Il lato B di Ibiza: viverla fuori stagione

Syusy ci accompagna alla scoperta di un’isola ricca di solidi valori, che nascono dal mare e dalle tradizioni contadine più genuine

 

Ibiza non è solo estate, spiagge, discoteche, sballo o trasgressione. Io, nel mio primo viaggio sull’isola della movida per eccellenza, mi sono permessa di esprimere a un giornalista la mia opinione sul fatto che noi italiani non veniamo qui solo per cuccare. E in questo modo mi sono fatta interprete di un turismo anche curioso di vedere il lato B di Ibiza. Il giornale ha poi titolato: Syusy Blady, una giornalista italiana del sito e della rivista Turisti per Caso dichiara: “Non todos los italianos buscan Bunga Bunga!” E allora, per tenere fede a questo titolo, mi sono per prima cosa informata su quella che è la parte storica di Ibiza.

L’IBIZA STORICA, FRUTTO DI TANTE CIVILTÀ DIVERSE

Con Natalia, una mia amica bolognese trasferitasi qua da diversi anni e che ha fatto di tutto perché venissi a vedere di persona quella che lei chiama l’Ibiza vera, c’incamminiamo verso la parte più alta della città antica, che fu dapprima fenicia e romana, poi occupata dai vandali e quindi bizantina. Qui arrivarono anche gli Arabi, nel X secolo, che la conquistarono dopo che i pirati l’avevano assediata per anni, ma nel 1235 l’Arcivescovo Grillo Elmo de Mongri di Tarragona, nel giorno di Santa Maria delle Nevi, la liberò - si fa per dire – riconquistandola alla cristianità. Questo almeno per come la raccontano i libri di storia. Quello che è vero è che qui i pirati turchi, e non solo, l’assediarono per tutto il XVI secolo con una frequenza quasi settimanale. Per questo, forse, agli ibizenchi non fa né caldo né freddo l’assalto stagionale dei turisti! Comunque apprendo che tra i pirati era noto il classico rinnegato italiano soprannominato il Papa, che nel 1800 compì varie scorrerie, fino ad essere preso e imprigionato dai corsari di Ibiza e quindi giustiziato. Per questo, al porto, c’è ancora un monumento ai corsari che lo catturarono. La città per questi continui attacchi si dotò, in periodo rinascimentale sotto Carlo I, esattamente nel 1554, di possenti mura. Fortilizi ancora molto belli e integri, con sette torri di difesa, che furono progettate da Calvi, famoso fortificatore bergamasco di tutte le città che in quel periodo erano sotto l’influenza di Venezia. Il centro è molto bello, ma per comprenderne in toto il risvolto storico arcaico bisogna andare al Museo Fenicio.

L’ISOLA DEL DIO FENICIO BES E DI TANIT

Lo so che entrare in un museo è l’ultimo pensiero dei vacanzieri, ma aiuta a capire come mai, in passato come adesso, l’isola attrae tanta gente. M’interessa capire lo spirito dei luoghi e, nel caso di Ibiza, è importante cogliere la sua storia sacra, che si riflette forse su tutta la vocazione dell’Ibiza di oggi. Se ora l’isola è un luogo molto tollerante, con aspetti a volte inquietanti e sicuramente trasgressivi, lo è forse anche perché in passato era il luogo dedicato al Dio Bes, un Dio non proprio bello: un nanerottolo con le gambe arcuate, la faccia leonina, con la barba e col capo coperto di foglie, che tiene in mano vipere e scorpioni, di cui l’isola per fortuna è priva. Bes è un iniziatore ai misteri come Dioniso, ed è il dio del corpo, della danza e del sonno. Era anche associato ai divertimenti ed era patrono delle danzatrici e della musica. L’altra dea sempre presente e molto diffusa nel Mediterraneo era la dea dei fenici, Tanit, rappresentata da una piramide tronca alla cui sommità due braccia aperte sorreggono il sole e la luna crescente. Insomma: una donnina con la gonna, o piuttosto la stilizzazione di uno strumento per navigare. Del resto i fenici erano per antonomasia un popolo del mare e il Mediterraneo era la loro casa

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