Tour del Guatemala

Guatemala, dove la foresta ammanta i suoi tesori

  • di ollygio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

24/1/2017: SAVONA – CITTÀ DEL GUATEMALA

E anche quest’anno, per fortuna, siamo riusciti a permetterci un viaggio. Purtroppo tra guerre ed attentati, i confini visitabili, senza correre troppi rischi, si sono ristretti molto. La nostra prima opzione è stata il Cile: ci affascinava molto percorrere i grandi deserti salati e la zona andina, e, oltretutto Giò ha un cugino che lavora per un tour operator locale, così abbiamo chiesto un preventivo ma il prezzo per 18 giorni è stato di 2800 €, senza il volo intercontinentale, una cifra per noi irraggiungibile, quindi abbiamo subito cambiato destinazione.

Complici le splendide immagini trasmesse dal reality “Pechino Express” i cui protagonisti hanno attraversato questo splendido paese, abbiamo deciso per il Guatemala, culla della civiltà maya, dalla natura rigogliosa e dai coloratissimi mercati. Trovare il volo è stato relativamente facile, abbiamo acquistato un volo con Air France a poco più di 500 €, ma è stato più duro trovare un tour operator locale o una guida; su internet ce ne sono pochissimi, e anche il vostro sito non ci è stato di grande aiuto. Alla fine ci siamo affidati a “Thinkguatemala” che ha elaborato un programma personalizzato completo e flessibile ad un prezzo decisamente vantaggioso, 1415 € per 19 giorni in cui sono inclusi 19 pernottamenti, auto privata con autista per tutto il periodo di viaggio, gli ingressi a tutti i siti, la guida parlante italiano nei principali siti maya, praticamente esclusi erano solo i pasti. La scelta è stata assolutamente azzeccata, da consigliare. Yves Marchand, il titolare è un quarantenne belga che vive da 20 anni in Guatemala quindi conosce il paese come le proprie tasche, parla correntemente spagnolo, inglese e francese, ci ha consigliato sui posti da visitare anche quelli non battuti dal turismo di massa e, quando possibile, ci ha fatto vedere più cose che quelle previste da programma. Sempre preciso, puntuale, pronto a venire incontro ad ogni nostra richiesta, profondo conoscitore della cultura maya, infatti in un paio di siti ci ha fatto da guida spiegandoci il tutto con una competenza quasi di un archeologo.

Pare che il parcheggio dell’aeroporto di Nizza costi una fucilata, così Roby ha proposto di farci accompagnare in taxi, che, il giorno della partenza, è venuto a prenderci alle 3, 30 di notte, alle 5,30 eravamo in aeroporto, alle 7,10 siamo partiti puntuali; siamo atterrati a Parigi alle 8,30 e siamo quindi decollati con quasi un’ora di ritardo ma non è un problema visto che il transito a Città del Messico sarà di 5 ore. Il volo è stato confortevole anche perché a avevamo un sedile vuoto di fianco, quindi abbiamo potuto allungarci anche un po’e dormicchiare, buono il vino come sempre quando si viaggia con Air France, così come il cibo, anche se il cetriolo regnava ahimè sovrano! Atterrati a Città del Messico ci è capitata una cosa alquanto singolare: malgrado avessimo fatto l’imbarco diretto dei bagagli li abbiamo dovuti ritirare e, quindi, trasportati personalmente su un altro nastro trasportatore per il nuovo imbarco; pare che in questo aeroporto funzioni così! Abbiamo viaggiato per oltre 12 ore eppure siamo arrivati che il sole era ancora alto, sembra che ci abbia accompagnato per tutto il viaggio. Abbiamo più di 4 ore d’attesa nella capitale messicana, abbiamo dapprima raggiunto con un treno, il terminal da cui partiremo, abbiamo camminato per i lunghissimi corridoi del moderno aeroporto, abbiamo sbirciato nei numerosi negozi, per lo più di oggetti d’artigianato, quindi, stanchi morti, ci siamo seduti al nostro gate aspettando di imbarcarci per la terza volta. Il volo è partito in orario ed abbiamo toccato il suolo guatemalteco alle 23.40, puntualissimi. Yves era lì ad attenderci con in mano un foglio con il mio nome, in quattro e quattr’otto siamo andati a prendere il van ad otto posti con cui viaggeremo e ci ha condotto in hotel, che ha scelto a pochissima distanza dall’aeroporto, il “Mariana Petit Hotel”.

Per raggiungerlo abbiamo dovuto oltrepassare un cancello con tanto di custode che ha aperto solo dopo che il titolare dell’agenzia ha esibito i documenti; abbiamo avuto subito conferma che Città del Guatemala non è uno dei posti più tranquilli nel mondo!

L’hotel è una villetta con poche camere, anche un po’ kitch, ma è pulito e confortevole, ricorda un po’le case particolar cubane. Abbiamo saldato il conto con il titolare dell’agenzia poi ci siamo tuffati nel letto lavandoci solo i denti, sono 29 ore che siamo pressoché svegli!

25/1/2017: CITTÀ DEL GUATEMALA – PANAJCHEL

Abbiamo trascorso una notte agitata, ci siamo svegliati un’infinità di volte malgrado fossimo stati stanchi morti e poi, la vicinanza dell’aeroporto, con il via vai degli aerei, certo non ha aiutato. Avevamo appuntamento con il titolare dell’agenzia alle 9,30 ma prima delle 8 eravamo già giù nel salotto buono per la colazione. Di fianco alla reception hanno allestito un presepe meccanizzato e illuminato con decine di lucine grande quanto tutta la stanza, qui è usanza tenerlo fino a fine febbraio. Alle 9 abbiamo lasciato l’hotel ed abbiamo attraversato la capitale, che conta 4 milioni di abitanti e, stamane non è particolarmente trafficata, ci spiega Yves, con cui parliamo un misto di spagnolo ed inglese, ma riusciamo comunque a comprenderci. La prima tappa della giornata è Iximche, nei pressi di Topcol, prima capitale guatemalteca dopo la conquista spagnola. La città venne costruita nel XV secolo ed appartiene al periodo postclassico. Ha una funzione difensiva perché arroccata su di uno sperone di roccia ad un’altezza di 2200 m ed è raggiungibile da un’unica strada; è costituita da 4 piazze principali, tutte con 2 piramidi poste l’una di fronte all’altra una orientata ad est e l’altra ad ovest; sulla cima di esse, in una sorta di santuario, viveva il sacerdote che era anche sciamano ed astrologo e si mostrava ai fedeli con il viso coperto da una maschera. In ogni piazza ci sono altari di pietra su cui si facevano sacrifici, pare anche umani, alcuni conservano tracce degli affreschi da cui erano completamente coperti. Ogni piazza apparteneva ad una diversa famiglia, avevano tutte la stessa struttura ed ognuna aveva il proprio campo per il gioco della pelota. Nell’ultima piazza, le rovine sono poche ma è il luogo dove tutt’oggi si compiono riti sciamanici: su altari di pietra si bruciano sostanze vegetali: zucchero, cera, incenso, rosmarino, cannella ma sono proibiti sacrifici animali anche se, a detta di Yves, spesso si trovano le pietre sporche di sangue. Le cerimonie si compiono per lo più il sabato e la domenica ma anche oggi c’erano persone inginocchiate davanti al fumo delle candele mentre un gruppo di mariachi suonava e altri arrostivano pollo sulla brace. Il Guatemala è un paese molto cattolico ma è ancora molto legato alle credenze maya e questi 2 aspetti della religione si fondono insieme indissolubilmente. All’uscita c’è un piccolo museo con 4 reperti trovati nel sito ed un plastico della città. Ci siamo fermati per un tacos al formaggio al “Ranchon Swisso”, un ristorante con gli arredi di legno e il grande camino al centro della sala simile ad una baita di montagna. La strada di oggi è tortuosa, attraversa boschi di pini e zone coltivate a mais e cavoli, arriviamo a Sololà e, quando la strada comincia a scendere ci fermiamo in una piazzola da dove possiamo godere della vista del lago di Atitlan, secondo per estensione di tutto il Guatemala, circondato da vulcani spenti. Oggi la visuale è velata dalla foschia determinata forse dall’umidità che si alza dalle acque del lago o, forse, proveniente dal fumo che i coltivatori fanno bruciando, sulla costiera pacifica, le canne da zucchero. Panajchel è il paese più importante per turismo sul lago, centro focale della pesca sportiva, tanto che l’introduzione del persico nero ha falciato completamente la fauna autoctona del lago e luogo di ritrovo degli hippy americani ed europei. Il nostro hotel “Primavera” si trova in calle Santander, la principale via cittadina affollata da ogni tipo di negozietti d’artigianato, soprattutto di tessuti colorati. L’hotel è semplice ed elegante, con un piccolo giardino all’interno. Abbiamo posato le valigie e abbiamo passeggiato fino alle rive del lago, fermandoci spesso a vedere le merci esposte ma oggi niente acquisti, risentiamo ancora del jetlag e contrattare è sempre impegnativo! Il titolare dell’agenzia ci ha accompagnato in banca a cambiare un po’di dollari in quetzales, la moneta locale ed abbiamo scoperto che non si possono cambiare più di 500 $ in un mese e mai più di 200 $ per volta, e come fanno i turisti a fare acquisti se non permetti loro di cambiare? Abbiamo cenato al “Guajinbus” un ristorante uruguayano che ci ha cucinato una parillada superba poi subito a letto perché ci si chiudevano gli occhi

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