PachaMama

Chiapas e Guatemala, terre di raffinata bellezza naturalistica ed architettonica, plasmate dalla forza rigeneratrice della Pachamama, (se è permesso di scomodare i vicini Quechua) e dalla potenza artistica e scientifica delle popolazioni Maya. Un viaggio oltre le righe dello scontato, ...

  • di Luca Montelatic
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Chiapas e Guatemala, terre di raffinata bellezza naturalistica ed architettonica, plasmate dalla forza rigeneratrice della Pachamama, (se è permesso di scomodare i vicini Quechua) e dalla potenza artistica e scientifica delle popolazioni Maya.

Un viaggio oltre le righe dello scontato, dell’omologazione delle sensazioni e del vissuto. Ogni attimo centinaia di percezioni diverse disallineano piani emotivi, ormai oggi purtroppo perduti.

La “niebla” onnipresente nel cuore della Selva Lacandona percorso da superfarciti pulmini, dove ti trovi a fianco di “abuelas” ridondanti non solo nelle forme ma anche, e soprattutto, nei fardelli che spostano di continuo da un posto all’altro del sedile.

La fatica recalcitrante di un atavico “Chiken Bus” (di eredità statunitense grazie alla connivenza di precedenti governi) su per le strade di Sololà, altro improbabile avamposto dell’eredità culturale Kiché, rimasta per fortuna vergine da stupri turistici di massa.

L’impareggiabile connubio Natura-Arte, armonia inesauribile di grazia estetica e gentile potenza naturale, che appare esplorando le remote rovine di Aguateca nate dalle acque del lago Petexbàtùn e, per rendere loro omaggio di tanta raffinatezza, la stessa Pachamama le ha protette con una potente ma snella faglia geologica.

I brividi, nell’assoluto di una foresta pluviale, apoteosi di biodiversità, di un concerto di urla di scimmie che reclamano il proprio territorio-albero, dall’alto di un “ceiba”, albero sacro già presenti nel paradiso Maya, adesso custodi della Foresta del Rio Polochic.

Che dire altro dell’affascinante “inframundo” Maya, cioè la vita terrena, anch’essa attraversata, come il mondo sotterraneo o i mondi celesti dal tronco del gigantesco “ceiba”.

Forse questo è l’unico posto al mondo ove il rispetto ancestrale della natura e la esasperazione a realizzarla in forme umane e divine ha portato alla realizzazione delle città-stato che, con le loro incredibili piramidi desiderano ricongiungere l’umano con le deità (o forse invece, ancora un altro aspetto della natura: il cielo).

Solo qui, infatti, la razza umana non è riuscita negli anni a stravolgere l’ambiente naturale, ma semmai, con tale raffinatezza lo ha valorizzato e curato.

Ci verrebbe infatti da pensare che un concentrato di arte così elevato possa deturpare, sconnettere il territorio circostante. Non è stato, per nostra fortuna così e, se tanta prosperità culturale si è riuscita a tramandare fino ai giorni nostri, ci auguriamo che questi popoli preservino quel poco che ci è rimasto intatto e che descrivano un percorso indicativo di benessere per il nostro Pianeta.

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