Magica SAMOS

SAMOS, l’isola dell’arte, della scienza e dell’amore Da diversi anni trascorro una parte delle mie vacanze nell’isola di SAMOS; quest’isola è unica e misteriosa, affascinante, molto particolare e diversa da tutte le altre isole dell’Egeo. E’ un’isola dal clima mite, ...

  • di leila2000
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SAMOS, l’isola dell’arte, della scienza e dell’amore Da diversi anni trascorro una parte delle mie vacanze nell’isola di SAMOS; quest’isola è unica e misteriosa, affascinante, molto particolare e diversa da tutte le altre isole dell’Egeo.

E’ un’isola dal clima mite, dove c’è pace e tranquillità e dove si respira ancora l’atmosfera di altri tempi; per fortuna, il turismo non è ancora riuscito a stravolgere usi, costumi e tradizioni popolari. Anche se è un’isola turistica ognuno può trovare un angolo di paradiso o una baia nascosta e poco frequentata dove poter trascorrere delle giornate indimenticabili nuotando in un mare blu, pulito e cristallino.

Le spiagge hanno la prerogativa di non essere mai affollate, neppure in piena estate. A Samos ci si può concedere un periodo di vero relax oppure si possono praticare sia sport acquatici come il windsurf come pure “greek trekking” senza seguire percorsi tipicamente turistici ma vivendo in modo personale questa meravigliosa isola dell’Egeo.

In quest’isola non vi annoierete e di quest’isola vi innamorerete! Sàmos ha una superficie di circa 475 Kmq. Ed una lunghezza costiera di circa 160 Km.; l’isola incanta il turista con le sue belle spiagge di ciottoli e di sabbia e con la sua lussureggiante vegetazione costituita da ulivi, vigneti, lentischi, ginestre, abeti, pini, castagni, oleandri, palme, gelsomini, bouganvillae e tamerici anche se, negli ultimi anni, la vegetazione è stata in parte danneggiata dagli incendi.

Samos fa parte delle Sporadi meridionali; è una delle isole più orientali dell’Egeo e dista circa 18 miglia marine dalla costa anatolica. La città turca di Kousadasi, poco distante da Efeso, si può raggiungere in battello in circa un’ora e mezza di navigazione (i battelli partono sia dal porto di Samos città come pure dal porto di Pythagorion, più volte alla settimana).

Dal porto di Samos partono pure traghetti per il trasporto di auto e moto (nonché l’aliscafo “Dolphin” per soli passeggeri) che più volte alla settimana collegano l’isola di Samos con altre isole dell’Egeo come Patmos, Fourni, Mykonos, Paros, Syros, Naxos, Chios, Lésbos, Kos, Rodi, Léros, Kàlymnos, Lipsi, Agathonissi. I traghetti collegano pure l’isola con il porto del Pireo, con la Turchia e con Salonicco, nella penisola Calcidica.

Samos diede i natali ad Hera (Giunone) ed il mito narra che la dea soleva fare il bagno con le sue ninfe nel fiume Imvressos che scorre nei pressi del luogo dove sorgono le rovine del Tempio a lei dedicato che era un Tempio maestoso, tra i più belli ed imponenti dell’antichità; un giorno, mentre faceva il bagno, il dio Zeus la notò, si innamorò di lei e quindi la sposò. Qui trascorsero i giorni più belli della loro luna di miele.

Persino Antonio e la regina Cleopatra si innamorarono di questa affascinante isola e qui trascorsero la loro luna di miele, inebriati dal dolce vino di Samos e dai mille profumi di fiori e piante aromatiche.

Su quest’isola nacquero il grande filosofo e matematico Pitagora, il matematico Aristarco, Epicuro, Aristide, il favolista Esopo, il navigatore Colaio, il mosaicista Dioscuride (creatore di alcuni dei bellissimi mosaici di Pompei).

Samos è conosciuta come l’isola dei vasi : infatti l’arte popolare più considerevole è l’arte del vasaio che ancora oggi è fiorente in alcuni villaggi come Koumaradei, Mavratzei e Karlovasi.

Nei laboratori di ceramiche troverete utensili vari per la casa come anfore, piatti, scodelle, brocche, tazze ed altri oggetti, alcuni di particolare bellezza. Prima di partire non dimenticatevi di acquistare la tazza di Pitagora la “Dikìa Koupa” ovvero la “tazza giusta”. E’ una specie di bicchiere che, pur avendo la base bucata trattiene dentro l’acqua che viene versata; il segreto è che l’acqua non deve oltrepassare l’altezza che è indicata da un piccolo segno praticato all’interno del bordo. Anni addietro, alcuni maestri vasai creavano anche un altro curioso vaso, il “maskàra bardàk”, sempre ideato da Pitagora ed ora introvabile; questo vaso aveva una serie di buchi e serviva per bere l’acqua ma per non bagnarsi bisognava necessariamente chiudere alcuni buchi con le dita

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