Sesso e religione da rodi a ibiza

SESSO E RELIGIONE DA RODI A IBIZA Un Mediterraneo inedito, fra tradizione, culto e trasgressione Molti turisti europei, in particolare italiani, sono vittime di una curiosa sindrome. Quella che potrei definire la sindrome del leghista errante e che consiste nel ...

  • di Jan Solo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

SESSO E RELIGIONE DA RODI A IBIZA Un Mediterraneo inedito, fra tradizione, culto e trasgressione Molti turisti europei, in particolare italiani, sono vittime di una curiosa sindrome. Quella che potrei definire la sindrome del leghista errante e che consiste nel cercare aria di casa all’estero. Si tratta di un atteggiamento ossessivo, di cui risulta difficile stabilire l’origine, se non affidandosi a ipotesi non suffragate da adeguati riscontri scientifici. Proviamoci.

In una qualsiasi agenzia di viaggi può capitare di sentire un cliente, alla scrivania accanto, chiedere espressamente un villaggio in Tunisia con cucina italiana, animazione italiana, guida turistica italiana. Al che si potrebbe obiettare: “Cosa cacchio espatri a fare? Stattene in Italia!” Le teorie, al riguardo, sono varie. La più gettonata è che un villaggio super attrezzato all’estero, il più delle volte, costa meno di una pensione scalcinata a Iesolo. Questo è probabile. Ma è altrettanto attendibile un’ardita ipotesi alternativa. Pensando a Milano, alla Medina araba di via Imbonati, alla torcida peruviana di Viale Monza, alla China Town di zona Sarpi e così via, viene da pensare che ci sia così tanto estero in Italia che molti italiani sentono di doversi ritagliare un angolo idealizzato di Italia all’estero. Un’Italia da sogno, dove tutto funziona, dove l’extracomunitario (indigeno, ndr) al massimo fa il cameriere, non iscrive i suoi figli all’asilo e quindi non rompe i gioielli al piccolo borghese nostrano. E’ un’Italia finta, da villaggio, appunto.

In occasione della stagione estiva 2005, data la nascita del nostro primogenito avvenuta pochi mesi prima, la parola d’ordine - mia e dia mia moglie Rosanna - fu: “Quest’anno stiamo a casa.” Dovemmo dunque pagare pegno alla nostra coerenza, quando, pochi giorni dopo quel perentorio proposito, prenotammo due viaggi: uno a Rodi, in maggio; uno a Ibiza, in giugno. Però, rigorosamente in villaggio turistico, dal momento che con un neonato al seguito servivano supporti logistici di ogni sorta. Ivi compreso il tiro con fucile ad aria compressa.

Villeggiature, più che viaggi. Ciò nonostante, chi ritiene che due “villeggiature” in placide isole del Mediterraneo non siano degne di un dettagliato reportage, si sbaglia. Un animatore bergamasco da villaggio, di stanza in un atollo dell’Egeo, può essere più stimolante del raro “ramarro viscido” delle Nuova Guinea. Parola di lupetto.

AVANTI, MIEI... RODI L’arrivo al villaggio di Lindos, straordinaria località a 30 chilometri da Rodi città, confermò le nostre più pessimistiche previsioni. I peggiori timori che alcuni degli occupanti del pulmino maturarono in quel breve tragitto, si concretizzarono drammaticamente alla vista di una scia di animatori, disposti su due file a comporre un corridoio umano, che applaudivano al ritmo della sigla del villaggio. Il più quotato Millionaire non avrebbe saputo fare di peggio. La sensazione che provai in quel momento, scorrendo come un pirla nel mezzo del corridoio, proruppe in un’istintiva esternazione che rivolsi a mio figlio Tommaso di sei mesi: “Prendono per il culo, questi?” Lui nicchiò.

Ma era tutto vero e la sera stessa ci ritrovammo a cena con i nostri amici Renzo, Roberta e Anna, reclutati sul pulmino dei futuri soci del Millionaire, e con un animatore di sostegno che si auto invitò allo scopo di intrattenerci (?). Prima dell’arrivo di Neuro – così si presentò l’animatore senior -, soli con i nostri compagni di vacanza, si spaziava dai progetti sulle visite dei giorni successivi, alle esperienze di viaggio fatte in passato. Ma il tenore della nostra conversazione, che nel frattempo si era incentrata sui grandi Cheteaux francesi, era destinato a virare presto. Durante alcune considerazioni riguardanti la straordinaria annata del ‘97, sul volto del nostro animatore si disegno un’espressione catatonica, simile a quella di un paziente in pre-anestesia. In quel preciso istante ci rendemmo conto che stavamo per perderlo. Preoccupati per le condizioni psico-fisiche di Neuro, dal momento che non eravamo provvisti di un defibrillatore, deviammo bruscamente il dibattito sul tiro con l’arco e la sua espressione si fece finalmente più rosea, lo sguardo più presente e la postura decisamente più tonica. Neuro si destò e ordinammo tutti un Montenegro

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