Dall’Egeo al Baltico

Syusy in Grecia sulle orme dei Popoli del mare, tra i monasteri delle Meteore e l’acropoli di Micene

  • di Syusy
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INCONGRUENZE

Leggendo l’Iliade e l’Odissea a scuola non si possono non notare tutta una serie di incongruenze. Come mai gli eroi combattono sempre nella neve e nel freddo, tanto che la mamma di Achille, che deve andare in guerra, gli riempie un baule di vestiti pesanti, insomma gli dà la maglietta di lana!? Avete notato come Ulisse sia il “biondo Ulisse”, per nulla mediterraneo, e come si combatta una battaglia, sotto le mura di Troia, in piena notte, quindi approfittando della luce che illumina la notte nordica? Avete mai pensa­to che Troia stessa non può essere la Troia omerica, con buona pace di Schliemann, non avendo davanti alle mura una pianura dove combattere, essendo, in quel tempo, quel terreno tutto paludoso? E così dicendo, si trovano via via contraddizioni palesi nelle traduzioni dal greco. Ma, guarda caso, stavolta il mio compagno di viaggio era il mio amico Felice Vinci, fisico nucleare che da decenni coltiva la passione per la storia, la geografia e soprattutto i testi omerici, che ha letto e riletto, analizzato e tradotto personalmente. Anche lui, come me, era qui a Micene per una ulteriore verifica della sua teoria, ormai ampiamente dimostrata e narrata: i fatti che hanno ispirato l’Iliade e l’Odissea si sarebbero svolti molto più a Nord della Grecia. Felice, autore dell’Omero nel Baltico, sostiene appunto che questi poemi avessero la loro origine “storica” nei Paesi Baltici e quindi fossero tramandati oralmente e poi, dopo l’esodo di quei popoli, approdati in Mediterraneo, trascritti da Omero. Io, dal canto mio, ho viaggiato con la barca Adriatica lungo tutte le coste del Mediterraneo, scoprendo appunto tracce dei misteriosi Popoli del mare, arrivati dal Nord attraverso la naviga­zione dei fiumi dell’Est europeo, fino alle nostre coste. Questi popoli sono i Fenici, gli Etruschi, i Sardes, i Siculi ecc. E hanno dato origine alle nostre caratteristiche regionali, insomma, siamo noi. Ma quale è stato l’evento scatenante di tutto questo? A questo punto, il mio viaggio in Grecia mi fa tornare alla mente un altro viaggio, stavolta in Estonia.

A SAAREMAA

La causa di questi esodi successivi può essere stata la caduta di un meteorite nell’isola estone di Saaremaa, che ha dato origine a un lago che io, assieme ai miei compagni di viaggio, Ulle, Gianni e appunto Felice Vinci, ho visto e filmato andando in Estonia qualche tempo fa. Bisogna partire dal Baltico se si vuole raccontare questa storia che finisce in Mediterraneo e io ci sono andata: in Estonia, fino a Tallinn, diretta all’isola misteriosa. Siamo partiti dall’Italia in una primavera tiepida, per arrivare in una più fredda Estonia col cielo terso e l’aria leggera. Eccomi così all’isola di Saaremaa, sulle rive di un piccolo lago rotondo, creato da un meteorite caduto qui circa nel 2000 a.C.: un evento catastrofico che ha cambiato il corso della storia di questi luoghi. Questa catastrofe ci aiuterebbe a spiegare, appunto, uno degli eventi più importanti della nostra storia, ma finora non abbastanza preso in considerazione: l’arrivo in Mediterraneo di quelli che vengono chiamati i Popoli del mare, quei popoli nomadi che arrivarono nei nostri mari nel 1200 circa a.C., combatterono col faraone d’Egitto e occuparono tanti territori delle coste del Medio Oriente e della penisola italiana, determinandone la storia. Furono proprio loro gli Akei insediatosi in Peloponneso e anche a Micene, dalle cui vestigia sono partita. Di loro ancora oggi è difficile stabilire l’origine, ma se ragioniamo in modo diverso da come ragionano gli accademici e se affrontiamo la storia pensando alle grandi migrazioni avvenute nel passato a seguito di eventi naturali catastrofici, forse troviamo dei nuovi indizi. Io, essendo un’amante della navigazione e navigando ap­punto da anni in Mediterraneo con la barca Adriatica sulle rotte dei Popoli del mare, ho scoperto che, aprendosi a una logica diversa in un luogo di­verso, incontrando una cultura diversa, possiamo scoprire molte cose che appartengono alla nostra storia. E le cose si scoprono viaggiando, come mi è accaduto viaggiando in Estonia.

Partendo da Tallinn per arrivare a Saaremaa, si attraversano chilometri di boschi in un paesaggio piatto e verde, per poi prendere un traghetto che in un’ora ti porta a Kurassare, sull’isola che un tempo può essere stata appunto “l’isola senza nome”

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