Dall’Egeo al Baltico

Syusy in Grecia sulle orme dei Popoli del mare, tra i monasteri delle Meteore e l’acropoli di Micene

  • di Syusy
    pubblicato il
 

In Grecia, se avete voglia di andare a vedere un luogo poco conosciuto e davvero particolare, quasi surreale per l’atmosfera che si respira, non perdetevi i monasteri delle Meteore. Un complesso di monasteri sede nel tempo di una grande comunità monastica: in passato ce n’erano ben 24, di monasteri, alcuni dei quali oggi sono an­cora abitati. Sono costruiti su enormi massicci rocciosi, erosi dalle intemperie, a forma di colonna. I panorami sono tra i più belli al mondo! Questi insediamenti, pare risalgano al 1000, quando i primi eremiti occuparono alcune grotte nei fianchi dei dirupi. Ma nel 1300, per difendersi dai turchi, gli asceti cercavano un luogo per sottrarsi ai disordini e ai conflitti e così furono costruiti i monasteri sulle cime di roc­ce inaccessibili. Si dice che sia stato Atanasio, l’asceta più famoso, provenendo dal Monte Athos, a fondare il monastero sulla grande Meteora e diede quel nome alle rocce… Meteora, che poi vuol dire sospeso in aria”. E in effetti… Fino al secolo scorso, i monasteri erano raggiungibili dai monaci con un sistema a carrucola: salivano tirati a braccia dagli altri monaci, avvolti in una rete che li alzava per aria fino all’eremo. A collegare i vari monasteri c’erano dei ponti di corde. Immer­si nella piena solitudine della natura selvaggia, anche noi turisti potremmo vivere l’emozione degli antichi eremiti, se solo non ci fossero altri turisti come noi… Comunque, si può camminare su un ponte levatoio e attraversare una gola profondissima. E una volta raggiunte le costruzioni monastiche, si può godere della vista degli altri monasteri e di un panorama pazzesco, che vi farà dimenticare la fatica. Salire su queste rocce, ai tempi, era un’im­presa e capisco come gli asceti sen­tissero la “nullità dell’esistenza umana e l’immenso potere dell’infinito”. Im­mersi com’erano – loro sì – nella piena solitudine della natura selvaggia…

GIÙ LA MASCHERA, AGAMENNONE!

Il mio ultimo, breve viaggio in Grecia in realtà l’ho fatto… facendo l’autostop (dovrei dire il boat-stop) su una nave da crociera sulla quale stavo la­vorando. E quindi, approfittando del fatto che la nave si sposta di notte e si ferma ogni giorno in un porto diverso, sono scesa al porto di Nau­plia (o Nafplio) nell’Argolide, sul Peloponneso. Argolide e Argo… Vi ricorda qualche cosa? Argo era la barca degli Argonauti, gli avventurieri-marinai guidati da Giasone alla ricerca del Vello d’Oro, di cui abbiamo trovato le tracce anche all’Isola d’Elba. Ma stavolta ne ho approfittato per tornare, in pullman, a vedere Micene. Sede di una vera e propria civiltà, dalle ori­gini ancora misteriose, datata attorno al 2000 a.C. La patria degli Achei, che noi conosciamo soprattutto per le opere di Omero e per la Guerra di Troia. Mi sono ancora una volta emozionata davanti allo spettacolo dell’Acropoli di Micene, tuttora ben conservata, che si innalza sopra una collina. E naturalmente ho cercato di farmi una foto sotto alla famosissima Porta dei Leoni che però, tutte le volte che ci vado, è sempre in controluce, a quasi tutte le ore del giorno: che sia vittima di una maledizione? Forse è la maledizione di Cassandra, l’indovina, che da prigioniera viene portata sotto le mura di Micene dopo la guerra di Troia. Secondo la tradizione storica, qui Agamennone, appena tornato, lui guerriero prepotente e maschio, a casa dalla dolce mogliettina, viene assassinato sempre sotto la Porta dei Leoni, appunto dalla moglie Cliternestra, che dicono lo faccia perché ha un amante, ma io ritengo più plausibile che lo faccia per vendicarsi del fatto che quell’asino del marito, per poter partire per la guerra, aveva sacrificato sull’altare nientemeno che la loro figlia, Efigenia. Quindi, essere a Micene, sotto la Porta dei Leoni, che fanno da entrata alla città, evoca tanti miti, tanta epopea, prima fra tutte, appunto, quella dell’Iliade, ma forse non è proprio qui che si svolsero i fatti raccontati da Omero. Anche andando a visitare il museo attiguo alle mura di Micene, trovo una copia della maschera detta, e sottolineo detta, di Agamennone. La famosa maschera d’oro è appartenuta sicuramente a un potente re, ma non all’Agamennone omerico. Lo riconoscono ormai anche gli storici, che hanno verificato, che non possa appartenere al periodo più arcaico, così come gli altri gioielli che Heinrich Schliemann (scopritore di Troia) attribuì al tesoro di Priamo

  • 1197 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social