La mia Grecia

In gita con la scuola tra Salonicco e Atene

  • di luigi8421
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 32
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Nel maggio del 2009 ebbi la fortuna di partecipare a un viaggio d'istruzione (e non solo) in Grecia con 2 insegnanti e 29 compagni di viaggio. Un'esperienza indimenticabile.

Non ero mai stato fuori dai confini nazionali. Quando ho letto su una bacheca che la professoressa di storia Greca organizzava un viaggio di una settimana in Grecia, non ci ho pensato due volte. Dovevo andarci. Fui uno dei trenta studenti fortunati. Partimmo l’ultima settimana di maggio. L’euforia in noi era tanta, e anche se non ci conoscevamo, cominciammo a parlare tra noi come se ci conoscessimo da anni.

Il primo giorno ci riservò un posto di nome Kalambaka, dove potemmo godere della visione delle Meteore. Non ne avevo mai sentito parlare, ma quando vidi quelle montagne così maestose, non riuscii a chiudere la bocca dallo stupore. Visitammo alcuni conventi situati proprio su quelle vette. Quella resta la visuale più bella che abbia mai visto in vita mia. A volte la mia mente vorrebbe vivere libera e serena sopra quelle vette, aspettando che qualche sogno si possa finalmente realizzare. Quella sera stessa arrivammo a Salonicco.

Nella seconda giornata del nostro viaggio, visitammo Salonicco. Entrammo in alcune chiese bizantine e nel museo cittadino. L’atmosfera che si respirava era particolare. Cominciai ad osservare quei dipinti così antichi, che m’incutevano un certo timore e rispetto. Mi stavano osservando dalla loro altezza. Subito dopo facemmo un giro per la città. La cosa che mi colpiva maggiormente era l’infinità di odori che si spandevano nelle strade, estasiando l’olfatto dei turisti. Odori imponenti di prodotti tipici della zona. Il monumento più importante di Salonicco è la torre bianca. È originaria del X secolo, ed è famosa per essere stata una prigione per i condannati a morte. Nei secoli questa torre ha cambiato spesso nome fino all’attuale torre bianca. Tale nome deriva dall’impresa di un ergastolano (Nathan Guelèdi) che nel lontano 1890 imbiancò la torre in cambio della propria libertà.

Il giorno dopo salutammo Salonicco, per dirigerci a sud. Le mete della nostra spedizione erano i paesi di Pella, Mieza e Vergina. Quest’ultima è una vera fonte di fortuna per tutti gli storici, non a caso è uno dei luoghi archeologici più importanti dell'intera Grecia. Può contare su un grande museo, con innumerevoli resti di vasi, ma soprattutto oro. Tantissimi oggetti d’oro, collane, corone. Roba da far impallidire un sultano del Brunei. Questo però non è nulla in confronto all’attrazione principale del museo: La tomba di Filippo II. Scoperta nel 1977, ha dimostrato senza ombra di dubbio che Vergina è stata la prima capitale della Macedonia antica. Tale tomba era assorta in un imponente mistero. Rimanemmo tutti lì, muti come pesci, assaporando un tempo antico, dove sicuramente a molti di noi non sarebbe dispiaciuto nascere. Ci fermammo qualche istante anche a guardare un posto immerso nella natura, dove un tempo c’era l’università di Aristotele. Lasciammo tali bellezze per accamparci in un hotel a tre stelle a Korinos. Quell’hotel si trovava sul mare, quindi quando arrivammo ci precipitammo in spiaggia a fare il primo bagno della stagione. Tra l’altro in lontananza si poteva scorgere il monte Olimpo. Dopo cena ci ritrovammo tutti nel giardino dell’hotel chiacchierando delle nostre vite, le nostre impressioni, i nostri ricordi e le nostre aspirazioni. Si respirava aria di famiglia, sembrava di essere dentro un film.

Il quarto giorno è stato forse il giorno più duro. Ci aspettava un viaggio di circa 450 km per raggiungere Atene. Ci siamo fermati ad osservare il posto dove un tempo c’è stata una delle battaglie più imponenti della storia della Grecia, ovvero quella delle Thermophili (guerre persiane). Nel tardo pomeriggio arrivammo finalmente ad Atene. Noi trenta poveri comuni mortali, rimanemmo estasiati da tale grandezza. Una città enorme, che aveva oltre 4 milioni di abitanti. Uscimmo dall'hotel cartina in mano, guardando estasiati qualsiasi angolo di tale meraviglia urbana. Eravamo immersi nella storia. Trovammo il famoso Hard Rock Café, dove naturalmente ognuno di noi comprò delle magliette per se, o per gli amici. La sera, dopo aver cenato in albergo, andammo in giro per Atene. Riuscimmo a trovare il centro della città. La cosa che notammo con più stupore furono dei particolari bar all’aperto dove si poteva far uso dei narghilè.

Il quinto giorno fu il grande giorno. Se sei ad Atene non puoi non andare a vedere l’Acropoli. Prima di addentrarci nella storia, la nostra guida ci fece vedere il luogo dove si disputarono le prime olimpiadi dell’era moderna. "Wow", esclamai. Ogni volta che ti giravi, eri di fronte a qualcosa di storicamente importante. L’Acropoli è qualcosa di indescrivibile. C’è solo da star lì estasiati, scattando qualche foto. Per non parlare della gente. Gente da tutto il mondo era lì per cercare di comprendere quanto sia bello viaggiare nel tempo e immedesimarsi in quel che è stato. Nel pomeriggio visitammo Capo Sounion. È un promontorio dove vi sono i resti di un tempio greco dedicato a Poseidone. Ma forse la cosa più particolare era vedere il mare che lo circondava. Mai visto qualcosa di più limpido.

Il sesto giorno visitammo il museo epigrafico e archeologico. Quest’ultimo è immenso. Statue, vasi, oggetti in oro. Mai visto qualcosa di più grande. Ci vollero ore per guardarlo tutto. Ricordo ancora lo sguardo estasiato della mia professoressa quando vide alcune lance, ritrovate ultimamente, che erano state utilizzate durante la seconda guerra persiana. Quella sera stessa andammo in un quartiere caratteristico di Atene, la Plaka. Partecipammo ad una cena folcloristica piena di balli e canti. Davvero una bellissima emozione. Tra l’altro molti di noi acquistarono da quel quartiere tanti souvenir da portare a casa.

L’ultimo giorno eravamo tristi. La nostra meravigliosa avventura stava per finire. Visitammo il museo del ceramico, dopo di che prendemmo il bus per raggiungere Patrasso. Facemmo in tempo ad osservare lo stretto di Corinto, e poi ripartimmo. Guardammo il traghetto allontanarsi dal porto, mentre noi desideravamo di poter restare ancora lì. Una parte di noi però la lasciammo in quella terra. Il mio non è un addio, ma un semplice arrivederci.

Ciao Grecia, ci rivedremo presto.

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