Da Igoumenitsa a Sifnos, scampando ai roghi

Non ci piace di solito ripetere viaggi con le stesse modalità e mete, ma ormai lo scooter per noi è diventato un punto fermo delle nostre vacanze, ed eccoci a scegliere di nuovo la Grecia come meta. Periodo (ahinoi) classico, ...

  • di pinduti
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500
 

Non ci piace di solito ripetere viaggi con le stesse modalità e mete, ma ormai lo scooter per noi è diventato un punto fermo delle nostre vacanze, ed eccoci a scegliere di nuovo la Grecia come meta. Periodo (ahinoi) classico, di pienone turistico, ma stavolta scegliamo un itinerario che dia maggiori soddisfazioni al nostro Scarabeo 500; quindi, meno isole e più kilometri. Da Bari ad Igoumenitsa con i soliti eccellenti traghetti Blue Star, si arriva all'alba, ed assonnati inforchiamo subito il mezzo dirigendoci verso sud. La nostra prima meta è Parga, paesino delizioso che Paola ha conosciuto molti anni prima, e che adesso è diventato un affollato centro turistico, sicuramente il più rinomato del nord della Grecia. Nonostante la folla, Parga mantiene un fascino aristocratico, anche se Paola ormai stenta a riconoscere il paesino di pescatori meta di pochi ed avventurosi turisti, con due taverne e qualche vecchio pescatore. Nella nostra programmazione abbiamo deciso di prenotare solo qualche notte qua e là, sperando che la fortuna ci assista negli altri giorni. A Parga in effetti troviamo senza dannarci troppo una discreta sistemazione (Hotel Rosa Nea 70€), e ne approfittiamo per scaricare le borse e proseguire verso il mare. La baia di Giannakis è spettacolare vista dall'alto, e i souvlaki del chiosco tra gli alberi della spiaggetta sembrano un degno approccio alla vacanza. La serata è dedicata a Parga, piena di gente, con i tanti localini sul lungomare (quasi tutti gradevoli) e la cena da Sakis, in alto in paese, uno dei pochi ristoranti in cui trovi qualche vecchio locale seduto a tavola (ottimo segno, e 30€ in due). Ma i nostri obiettivi sono altri, cominciare dal Peloponneso, che è ancora lontano laggiù, e la mattina dopo proseguiamo il viaggio di buon'ora. Dopo una deviazione a Lefkada per salutare degli amici,proseguiamo lungo la costa. Il paesaggio è davvero bello, e la strada corre praticamente sulla riva per molti Km. Quasi al tramonto, decidiamo di far sosta ad Astakos, paesino in posizione privilegiata in fondo ad un fiordo molto scenografico. Nonostante la posizione, il mare piatto e l'acqua trasparente, Astakos dà l'idea di una colonia turistica per membri del Politburo. Non c'è ombra di stranieri, ed i pochi turisti locali hanno un'età indefinita. Insomma, un posto decisamente decadente, che però proprio per questo ha un suo fascino. L'unico hotel visibile dalla strada (Stratos, 80€) sembra l'emblema di tutto ciò. Terrazzato sul mare, negli anni 50 doveva essere un esempio di modernità... Peccato che da allora non abbiano toccato nulla, nè l'impianto elettrico, nè l'ascensore, nè le rubinetterie, ed anche il portiere sembra avere mille anni. La sera mangiamo talmente vicini all'acqua da poter dar del pane ai pesci mentre gustiamo sadicamente un loro simile seduti al tavolo, e della Grecia amiamo soprattutto questo; il contatto col mare è proprio fisico, hai sempre una vista sul mare, un tavolo sul mare, e ne senti odore, umore e rumore.

Ci lasciamo Astakos e la sua malinconia per quella che si preannuncia la tappa più lunga del nostro viaggio; siamo diretti a Pylos, dove via Internet abbiamo prenotato tre notti al Thanos Village. Il caldo, le numerose soste ed i quasi 400km di asfalto, ci fanno arrivare a destinazione abbastanza cotti. Inoltre il paesaggio, dopo Patrasso, diventa monotono e squallido. All'arrivo al Thanos Village, la doccia fredda; nonostante il preavviso telefonico della mattina stessa, ci dicono di non avere la nostra prenotazione, e ci "offrono" un'altra sistemazione presso un hotel più caro e meno carino. Incazzati neri, rifiutiamo e decidiamo di sfidare la sorte col fai da te. Pylos è in una posizione privilegiata, ma sembra sopravvalutata dai commenti che abbiamo letto prima di partire. Sta di fatto che non si trova un buco per dormire, e quindi proseguiamo lungo il primo dito del Peloponneso alla ricerca di una sistemazione quale che sia. Qui comincia un vero e proprio incubo, facendo un porta a porta nell'oscurità che avanza, in posti improbabili eppure tutti pieni, pieni, pieni. Arriviamo quasi alle 11 di sera a Kalamata, pensando che ormai l'unica soluzione sia quella di simulare un malore e farci dare una brandina in un ospedale. Ma al Pharae Palace di Kalamata, albergone a molti piani sul lungomare, troviamo un'unica stanza per un'unica notte. Il receptionist mi potrebbe chiedere anche 500€, lo abbraccerei ed accetterei con un sorriso da ebete, ma lui per fortuna non lo sa, e ce la caviamo con 98€ e prima colazione, inginocchiandoci e baciando il letto appena arrivati in camera. Siamo però piuttosto preoccupati, perchè abbiamo capito che il Peloponneso è in overbooking, e ci sono saltati i 3 giorni strategici che avevamo prenotato da casa. Unica possibile vendetta, parlare male del Thanos Village, della loro poca professionalità e della loro strafottente scorrettezza (passate parola!). La mattina dopo chiediamo alla hall del Pharae se si è liberata una stanza per la notte successiva; ci dicono di sì, e la blocchiamo subito, in modo da poter andare verso Kardamili alla ricerca di una sistemazione successiva senza bagagli e senza l'incubo per la notte. Kardamili è come ce l'aspettavamo, piccola, in uno scenario di una bellezza fuori dal tempo, con case di pietra e turisti radical-chic. Un bel posto! Proviamo senza grandi illusioni da Anniska, uno studio gestito da inglesi, che su Internet era già tutto pieno un mese prima. Ma, sorpresa, ci dicono che si è liberato un appartamento per 4 notti. Bingo! E' un po' caro (115€ a notte) ma l'appartamento è grande ed ha tutti i comfort, compreso un doppio rotolo di carta igienica (supermorbido o medio, non so se mi spiego!), e Kardamili sarà la nostra base per esplorare il Peloponneso. Torniamo a Kalamata con i moscerini che si spiaccicano contro i nostri sorrisi a 64 denti, e ci sembra di esser passati dalla sfiga al paradiso in 24 ore. Se passate per Kalamata, fate scorta di dolci e biscotti locali; hanno una grande tradizione di pasticceria, e quei biscotti nel latte sono puro godimento

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