Partenza il 31/8/2001 · Ritorno il 9/9/2001
Viaggiatori: fino a 6
Questa è l’esperienza di un viaggio “disorganizzato” (nel senso: senza l’aiuto di alcun tour-operator) di una famigliola alla prima (e non ultima) avventura “on the road”. La meta di questo esperimento è stata estratta “per esclusone”, ossia abbiamo preso una cartina dell’Europa e, una volta raccolte le opinioni di tutti i membri del consiglio casalingo (padre, madre e figlio –cioè io-), abbiamo trovato l’itinerario ideale, per un settembre tutto speciale! I requisiti dovevano essere: innanzitutto una meta non troppo lontana (papà si è preso soltanto 10 giorni di licenza); tanto sole (quindi viene automaticamente esclusa l’Europa centro-settentrionale); possibilità di fermarsi al mare (bacino Mediterraneo); possibilmente somigliante a Creta (isola da dove i miei sono tornati entusiasti) e, soprattutto, in un luogo dove non abbiamo mai messo piede (e non troppo caro).
Allora: Spagna no, Turchia no, Dalmazia no, Provenza non ancora, Sicilia cara, Sardegna e Corsica idem...Rimaneva solamente quella penisola a forma di mano nell’estremo lembo meridionale dei Balcani. E’ il Peloponneso, “la patria degli eroi omerici”, una regione che non avremmo mai pensato di trovare nel raggio di un paio di ore d’aereo, così affascinante, così ospitale, così ricca di sorprese architettoniche e naturali...
Venerdì 31 agosto
Sveglia alle 4.00 A.M., perché l’agenzia ha trovato disponibilità soltanto sugli aerei che partono dalla Malpensa (ma dovevano costruire un aeroporto proprio al confine con la Svizzera????). Fortunatamente il traffico sulla A4 non è “impossibile”, e quindi arriviamo al check-in e ci imbarchiamo con sufficiente anticipo. Il viaggio comincia male: l’aereo sta fermo un’ora intera sulla pista perché deve aspettare (così dicono le hostess) una coincidenza da Amsterdam, e per il caldo che comincia a farsi sentire, la mamma diventa impaziente e una signora francese addirittura sviene! Visto che serviva un dottore per rianimarla, e dato che papà (guarda caso!) fa il rianimatore, l’umano senso civico lo ha indotto ad intervenire. Sembrava di essere sul set di un film catastrofico: hostess che correvano avanti e indietro urlando “state calmi” nel bel mezzo di una tempesta, dottori che andavano su e giù alla ricerca di uno sfigmanometro (quell’oggetto che serve per misurare la pressione, credo)...Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio, e papà ha ricevuto per premio una bottiglia di spumante! Siamo atterrati nel nuovissimo aeroporto di Atene, dove subito ci ha accolto una temperatura atroce (ma l’aria era ventilata), e le pubblicità per le Olimpiadi 2004, evento che gli ateniesi si sono conquistati con fatica e che sono orgogliosi di sbandierare ad ogni occasione. L’aeroporto (Eleftherios Venizelos, ma in città troverete segnaletiche che sembra indichino un “pueblo” messicano: El Venizelos) è abbastanza piccolo per servire una città di 5.000.000 di abitanti, altrettanti turisti e un’esercito di sportivi che arriveranno per le Olimpiadi, ma tutto sommato è facile orintarcisivici..Vi..Si... , ed inoltre collegato al centro città da numerosi mezzi pubblici, soprattutto da una marea di economicissimi taxi che attendono i turisti all’ingresso!
Pensate che il tragitto da El Venizelos all’hotel (prenotato via internet, per non avventurarci in una vana ricerca nel caos cittadino) costava appena 5.000 dracme (30.000 £)... Per un’ora e1/4 di strada trafficatissima, mica male!
Arriviamo all’hotel Arethousa verso le 2:30 del pomeriggio. Siamo proprio nel centro storico di Atene (anche se non sembrerebbe, visto il gran numero di costruzioni moderne), e da qui cominciamo la visita della capitale greca, un po’ prevenuti nei confronti di una città che tutti definiscono “orrenda”. Ed infatti, appena usciamo dall’albergo, incontriamo una chiesetta inglobata nei portici di un palazzone neo-fascista. Ma più ci avviciniamo all’Acropoli, alta sulla infinita distesa di case ateniesi, più l’atmosfera ricorda “l’Atene di una volta”: pergolati, ristoranti e bar (l’unica cosa cara ad Atene ed in tutta la Grecia), donne con le classiche tonache nere, resti archeologici popolati di gatti...Tutto molto bello, anche se troppo irreale rispetto al resto della città! La cattedrale di Atene è molto carina, come la piccola e più antica chiesetta retrostante. La Plaka, il quartiere “dei turisti” sopra descritto è molto piacevole, ma nulla è tanto spettacolare come quell’immenso monumento alla Storia che è l’Acropoli. La salita è meno faticosa di quanto ci si aspetti, e lungo il percorso si hanno magnifiche vedute sulla città e sull’Agorà, dove si distingue il tempio dell’Efastheion, secondo soltanto al tempio della Concordia di Agrigento per lo stato di conservazione. L’Acropoli si delinea man mano, con le colonne quasi intatte dei suoi templi. Una volta pagato il biglietto, si scorge il bel teatro di Erode Attico, dove una coppia di vicentini ci ha dato qualche “dritta” per il nostro tour nel Peloponneso, poi si entra nella vera e propria “collina degli dei” attraverso la scalinata dei propilei (templi grandiosi quanto il Partenone). Qui compare improvvisamente uno dei luoghi più suggestivi del pianeta, uno di quelli per cui “vale la pena vivere” (come confermeranno coloro che hanno già visitato l’Acropoli): il Partenone, immenso, bianchissimo, sproporzionato rispetto all’infima statura dell’uomo, ma sapientemente studiato per rispettare i canoni della bellezza e della perfezione classica: colone rigonfie, leggermente piegate verso l’interno, lati concavi...Una meraviglia unica...Indescrivibile!!!
E poi tutti i templi che fanno da cornice alla casa di Atena: l’Eretteion, la loggia delle Cariatidi (gli originali sono custoditi nel piccolo museo dell’Acropoli), il tempietto di Atena Nike...Noi che li abbiamo visitati di pomeriggio, verso il calar del sole, li abbiamo ammirati nei loro colori più smaglianti, e sono uno spettacolo da non perdere assolutamente, soprattutto se si soggiorna o si è di passaggio in città. Soltanto da questa postazione privilegiata (e forse anche dal Licabetto) si gode il panorama più completo della vallata di Atene: una conca naturale letteralmente occupata da una marea di edifici, palazzi e casermoni che nascondono le poche, alte colline che punteggiano di verde, qua e là, il piatto grigiore cittadino...Sembra di essere in un’isola, ed il panorama è veramente impressionante! Siamo rimasti a lungo a riflettere di fronte alla Storia, a formularci quelle domande che ci si pone soltanto qui, ed in pochi altri luoghi nel mondo... Scendiamo dalla collina al tramonto: dobbiamo ritornare in albergo perché alle 9.00 verrà un ex-compagno di università del pa’, che ci porterà a scoprire l’Atene by night! Naturalmente, da buon greco, Panos (così si chiama l’amico) arriva con 3 quarti d’ora di ritardo... Normalissima routine per chi vive nella città più incasinata d’Europa! E noi testiamo immediatamente il traffico ateniese, impiegando almeno un ora per raggiungere una trattoria “ottima”, a sentire Panos, ma che non saprei proprio dirvi dove si trova. Dopo la cena a base di souvlaki (gli spiedini di carne che vi propinano in ogni angolo della Grecia), antipastini tipici, pane (ottimo) e, ovviamente, l’allegria di una “rimpatriata” fra 2 amici che non si vedevano da 25 anni, ritorniamo verso l’hotel, compiendo un tragitto interminabile che ci porta a scoprire il nuovo quartiere olimpico, il Pireo e chissà quanti altri posti ancora. Finalmente arriviamo, stanchissimi dopo un’intensa giornata vissuta da veri “turisti per caso”. La mamma si dirige immediatamente in camera, noi ne approfittiamo per passeggiare con Panos lungo gli stretti e romantici vicoli della Plaka, con una luna quasi perfettamente sferica che illumina le basse case colorate, i musicisti che allietano le cene dei turisti, le mura impenetrabili dell’Acropoli...
Tutto ciò in compagnia di un “esperto” del luogo, che ama avventurarsi ogni domenica mattina alla ricerca di oggetti antichi nel mercatino di Monastiraki, nostalgico dell’Atene di suo padre e della sua infanzia, dei cieli tersissimi dell’Attica e dei venti impetuosi, quando ancora non esisteva quella maledetta cappa di smog che ricopre oggi tutta la città ed i suoi sobborghi, dalle montagne all’isola di Salamina. Torniamo in hotel distrutti (perché reduci non solo di una giornata faticosa, ma anche di una ben più massacrante passeggiata sulle montagne di Alleghe). Siamo stanchi, sì, ma non tanto da rinunciare ad una riflessione: Atene è il prodotto dei suoi abitanti, non perché sia brutta (anzi, a papà, che è nato ed ha vissuto in Nicaragua, ricorda tantissimo le atmosfere latino-americane). Atene è gioiosa, viva, ottimista, orgogliosa, politicamente attiva, storicamente soggiogata dal peso della Storia: i suoi gioielli affiorano, con la prudenza della discrezione, tra banalità, volgarità, mostruosità architettoniche. Il tutto soffocato da 4 milioni di persone (quasi mezza popolazione greca) che assediano incessantemente l’Acropoli, in un disperato abbraccio di desiderio e di riscatto. Insomma, Atene non è bella, non asseconda i tipici canoni estetici del nostro immaginario turistico, ma è vera, affascinante, solare, patriottica, mediterranea: proprio la via di mezzo (geograficamente e culturalmente) fra Napoli ed Istanbul! Ad ognuno le proprie considerazioni, ma non fatevi illusioni prima di partire: è sempre meglio credere che Atene “non sia una bella città”, per non rimanerne delusi..
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