Naxos, il nostro viaggio in moto e il Meltemi

Quando con Andrea abbiamo deciso quest’estate di avventurarci nel nostro viaggio più lungo da turisti on the road, non avevamo fatto i conti con quello che abbiamo scoperto essere il vero protagonista delle estati greche, il Meltemi, un vento stagionale ...

  • di da_da
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Quando con Andrea abbiamo deciso quest’estate di avventurarci nel nostro viaggio più lungo da turisti on the road, non avevamo fatto i conti con quello che abbiamo scoperto essere il vero protagonista delle estati greche, il Meltemi, un vento stagionale che raggiunge, ahinoi, la sua massima intensità in agosto, arrivando spesso alla forza di burrasca piena. D’accordo che Naxos è uno dei paradisi dei windsurfisti e scalo prediletto dei velisti, ci siamo detti al momento della scelta della nostra meta, ma chi mai se lo sarebbe immaginato che anche nell’entroterra, tra colline brulle a perdita d’occhio e tornanti incastonati a strapiombo su dirupi mozzafiato (spesso senza guard-rail, ndr), il Meltemi si sarebbe rivelato come costante e affezionato compagno delle nostre escursioni, costringendoci a confrontarci, nostro malgrado, con la forza vorticosa degli elementi.

Ma andiamo con ordine. Ci imbarchiamo a Bari il 13 agosto e dopo circa 15 ore di navigazione sbarchiamo a Patrasso, città principale del Peloponneso e uno tra i principali scali turistici intermedi della Grecia ionica. La nostra prima destinazione è Atene, dove abbiamo prenotato dall’Italia una doppia in un albergo di livello medio in pieno centro.

Durante il tragitto sperimentiamo per la prima volta i picchi vertiginosi delle temperature greche, che ci fanno rimpiangere da subito la mitezza delle massime italiane, sia io che Andrea giureremmo infatti che in alcuni punti si siano superati largamente i 40°. In questo caso, a onor del vero, il Meltemi ci è venuto in soccorso, alleviando in parte il caldo reso ancora più insopportabile ai nostri sensi dal fatto che, viaggiando in moto, siamo equipaggiati di tutto punto.

Sulla strada per Atene non possiamo non preventivare una doverosa sosta per ammirare la spettacolare opera dello stretto di Corinto, inaugurato nel 1893 dopo ingarbugliate vicissitudini storiche, che, con i suoi 6343 metri di estensione e 23 di larghezza, collega la Grecia continentale al Peloponneso.

Ripreso il nostro viaggio, arriviamo nel pomeriggio ad Atene, e qui, causa la carenza di indicazioni chiare e la sfortuna di non trovare indigeni pratici di lingua inglese, fatichiamo non poco a trovare il nostro albergo che pur si trova a ridosso della centralissima Piazza Omonia.

Ritemprati e rinfrancati da qualche ora di riposo, decidiamo di trascorrere la serata nell’antico quartiere pedonale di Plaka. A Plaka i negozietti di souvenirs, i ristoranti tipici, le trattoriole, accomodate ovunque lungo le caratteristiche stradine strette lastricate, arrivano su fino a lambire la collina ai piedi dell’Acropoli, restando aperti fino a tarda ora.

Qui in un gradevole e tranquillo ristorantino turistico, con diversi tavolini sparsi al riparo di un pergolato, facciamo la nostra primissima conoscenza della deliziosa cucina greca, assaggiamo dell’ottima moussaka innaffiata con del vino bianco locale. Come entree prendiamo dell’insalata greca, ma questa sarà una piacevole costante dell’intero viaggio.

L’indomani mattina decidiamo di puntare la sveglia di buon ora: non possiamo lasciare Atene prima di avere visitato l’Acropoli.

Vi arriviamo verso le dieci, la temperatura è ancora gradevole, siamo fortunati è il giorno di ferragosto che coincide con non so quale festività religiosa locale, quindi l’accesso alle vestigia è libero, non ci sono code da fare se non quella obbligatoria per depositare gli zaini.

L’Acropoli è la parte più elevata della collina che sovrasta la città di Atene, non a caso da qui ci si rende conto della eccezionale estensione dell’abitato della capitale che si propaga a perdita d’occhio in un fittissimo dedalo di costruzioni bianche. Popolata fin dall’epoca neolitica, l’Acropoli si venne man mano a trasformare in area sacra con la progressiva costruzione di più templi. I Propilei, il Tempio di Athena Nike, l’Eretteo ed il Partenone. Quest’ultimo è dedicato alla dea protettrice della città, Atena Partenos (ossia Atena Vergine) e, andato distrutto quando la città fu conquistata dai persiani tra il 480 e il 479, fu ricostruito durante il governo di Pericle che lo affidò al genio artistico di Fidia

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