Nella terra dei Re

Ho immaginato il viaggio in Giordania, come un qualsiasi altro viaggio alla scoperta di una terra straniera. Storia, cultura, paesaggi, popoli, tradizioni, come avrei potuto trovare in molte altre parti del mondo. Portavo con me un piccolo bagaglio di conoscenze, ...

  • di Sormaestro
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ho immaginato il viaggio in Giordania, come un qualsiasi altro viaggio alla scoperta di una terra straniera. Storia, cultura, paesaggi, popoli, tradizioni, come avrei potuto trovare in molte altre parti del mondo. Portavo con me un piccolo bagaglio di conoscenze, tante notizie, molte informazioni utili. Immaginavo di incontrare altre persone con le mie stesse aspettative ed i miei stessi interessi. Ho trovato luoghi di leggenda e posti unici dove la storia è passata ed ha lasciato le sue tracce. Storia di fede, di passione, di lotta e di oppressione, storia di fughe e di vittorie. La storia fatta dagli uomini che nascono da questa terra, combattono per la vita e conquistano infine la libertà. La storia di uomini che per questo diventano Re.

Sono appena le otto del mattino, il sole è già sorto da parecchie ore al canto del muezzin. Ci ritroviamo nella hall dell’albergo che ci ha ospitato per la notte, riconoscibili nella nostra abituale tenuta da turista, zaino in spalla, macchina fotografica, jeans, scarpe comode. Siamo ancora un piccolo gruppo ma presto incontreremo tutti gli altri e accompagnati dalla guida locale partiremo in pullman alla scoperta della Giordania. È un lunedì qualsiasi ad Amman. Il traffico intasa le strade, le piccole ma anche le grandi. Case, palazzi e uffici si susseguono lungo i chilometri dei viali della capitale. Quando rallentiamo in prossimità dei semafori riesco a scorgere bambini in gruppo che si dirigono verso la scuola, uomini seduti ai tavolini di un chiosco mentre sorseggiano caffè e fumano sigarette, donne con il capo coperto che fanno capolino da piccoli negozi di frutta e verdura. Amman, l’antica capitale del regno degli Ammoniti, è una vera metropoli di milioni di abitanti. Nata qualche migliaio di anni fa, sorgeva intorno a sette colli mentre oggi ne conta quasi una ventina. Dalla sommità dell’antica Cittadella romana si gode di una vista panoramica sui quartieri della città vecchia. Un insieme di case una accanto all’altra, un piano, due piani, un balcone, una finestra, strade, viuzze, vicoli, unico denominatore il colore della pietra bianca con le quali sono costruite. In basso, sotto di noi, l’anfiteatro, ancora ben conservato e usato per manifestazioni pubbliche e rappresentazioni all’aperto. All’interno del museo archeologico mi colpisce la scultura greco-romana di una testa femminile sormontata da una fortezza: è la Philadelphia simbolo della città antica. Mi siedo al bar del museo per una pausa ed osservo altri avventori giordani che chiacchierano fumando mentre aspettano che la polvere di caffè mista ai semi di cardamomo si posi sul fondo della tazzina prima di sorseggiarlo. Col sole alto la temperatura sale ed anche il gruppo comincia a sciogliere le proprie resistenze e ad amalgamarsi. Il passo del nostro pullman si fa veloce mentre usciamo dalla città in direzione Est. Ci stiamo addentrando sempre di più verso le zone desertiche ed a poco a poco il paesaggio aspro e ruvido ci inghiotte. Solo una lunga striscia di asfalto davanti a noi e tutt’intorno un’orizzonte piatto, bruciato e arso dal sole alto sopra le nostre teste. Siamo su una delle piste carovaniere più battute di tutti i tempi. Convogli di cammelli la attraversavano provenienti dal Mar Rosso in direzione della vicina Siria, dell’Iraq e dell’Arabia portando con sè spezie, stoffe, pietre preziose. Oggi potenti mezzi la solcano ancora con ogni genere di mercanzia, giorno e notte, senza tregua. Piccoli castelli sorgono di tanto in tanto. Usati dapprima come ricovero per uomini e animali, poi anche come avamposti di difesa. Il più imponente, Qasr al Kharanah, rompe il silenzio del deserto. La luce di mezzogiorno illumina la sua pietra rossa e lo disegna all’orizzonte. Quattro torri circolari ai vertici delle mura spesse e alte, soltanto poche fessure per la luce e l’aria. All’interno un cortile a cielo aperto, stalle, l’ingresso ai piani più alti dove sono visibili ancora le ampie stanze di accoglienza e gli stretti cunicoli di comunicazione. Qualche chilometro più avanti ci fermiamo presso un altro Qasr chiamato Al Amra, al cui interno pareti annerite dal fumo rivelano antichi affreschi risalenti al periodo degli Omayyadi (660-750 d.C.).Vengono raffigurate scene di vita rupestre, carovane di cammelli, battute di caccia alle gazzelle e donne immerse nei bagni termali . La nostra corsa nel deserto si ferma presso l’oasi di Al-Azraq proprio a ridosso dei confini con Iraq e Arabia. Un tempo ricca di acqua e vegetazione, ritrovo per tutte le carovane in transito, oggi ha perso gran parte della propria fama a causa della vicinanza della capitale che ne reclama sempre di più le riserve idriche. Di qui la strada del deserto si divide e ci costringe a decidere il nostro destino: nord Iraq, sud Arabia. Decidiamo per una comoda sosta e mangiamo il Mansaf, tipico piatto di riso con verdure e carne accompagnato dal Khobz, pane arabo basso e tondo. Il sole si abbassa lentamente all’orizzonte. Abbiamo ancora il tempo di scattare qualche foto allo Qasr di pietra nera basaltica, quartier generale delle truppe beduine di Lawrence d’Arabia eppoi il sole ci lascia andando a nascondersi dietro la linea d’orizzonte del deserto salutando così la nostra prima giornata in terra giordana

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