Partenza il 25/4/2017 · Ritorno il 6/5/2017
Viaggiatori: 3 · Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Giappone, consigli e cronaca di un viaggio da sogno

di eachdream - pubblicato il

Come succede ormai da anni, ci riuniamo a Gennaio per prenotare il viaggio e, come sempre, non siamo noi a decidere dove andremo ma le compagnie aeree. Eravamo orientati sull’Islanda o sul Vietnam ma ecco che sul browser appare la classica “offerta che non puoi rifiutare”, volo Alitalia Catania-Milano-Tokyo a/r 400 euro. Preso!

Scegliamo Aprile, il mese migliore per osservare la fioritura primaverile degli alberi che in Giappone chiamano “hanami”. Per perdere meno giorni di lavoro, prenotiamo per fine mese, vedremo meno ciliegi in fiore ma potremo ammirare anche la pioggia di petali che coincide con la fine di questo periodo.

Come al solito non prenotiamo niente, vogliamo decidere direttamente sul posto dove stare più o meno tempo. Primo errore! Due settimane prima della partenza scopriamo che il periodo scelto coincide con la Golden Week, una settimana di vacanza nella quale molti giapponesi viaggiano in lungo e in largo per il paese e gli hotel fanno il tutto esaurito. Fortunatamente abbiamo il tempo di recuperare ma siamo costretti a prenotare tutto e a pianificare un percorso dal quale non è possibile deviare.

Prima di tutto, prendiamo il Japan Rail Pass (JRP), che dà accesso illimitato a tutti i treni della JR (ferrovie giapponesi), inclusi i cosiddetti treni proiettile (Shinkansen), per una settimana il prezzo è 230 euro, noi preferiamo prendere quello di prima classe visto che la differenza è di appena 70 euro. Non pensateci, fatelo! E compratelo con almeno 10-12 giorni di anticipo perché ci mette un po’ ad arrivare.

C’è anche la possibilità di noleggiare un pocket wifi in modo da avere internet sempre a disposizione, non lo prendiamo perché pensiamo: “siamo in Giappone, ci saranno wifi liberi ovunque”. Secondo errore! Scordatevi i wifi liberi e considerate che internet è utilissimo per orientarvi, controllare orari e risparmiare tempo prezioso. Anche in questo caso vi consiglio di farlo.

Dopo lunghe ricerche riesco a prenotare tutti gli hotel (11 notti) con 450 euro a persona, quindi con un totale di 1150 euro abbiamo voli, hotel e tutti gli spostamenti pagati. Niente male! Possiamo partire.

25 Aprile

Dopo un lungo… lungo… lungo viaggio che collega due affascinanti vulcani come l’Etna e il Monte Fuji, eccoci finalmente a Tokyo! Passiamo rapidamente i controlli doganali e andiamo subito nell’ufficio della JR che si trova nell’aeroporto stesso, per attivare il nostro pass. Sono già le 12.00 quindi lo attiviamo dal giorno 26 per evitare di perdere un giorno.

Dall’aeroporto Narita ci vuole circa un’ora per arrivare al centro di Tokyo. Ho prenotato un hotel vicino la stazione centrale, visto che la mattina dopo partiremo direttamente da lì. Arrivati in hotel, facciamo subito una bella doccia rinfrescante e facciamo il primo incontro con i supertecnologici WC giapponesi, con la tavoletta morbida e riscaldata e una miriadi di tasti con scritte solo in giapponese, dopo vari tentativi si riesce ad intuirne le funzioni principali e devo dire che sono davvero utili e credo che tutti coloro che fanno questa esperienza avranno pensato: “devo metterne uno a casa mia”.

Siamo stanchi quindi usciamo solo per mangiare e torniamo a riposarci in hotel.

26 Aprile

Vuoi per il fuso, vuoi per il fatto che siamo andati a dormire nel pomeriggio, alle 4 siamo già svegli. In questo hotel abbiamo la colazione inclusa e stranamente è possibile averla già dalle 4.30, così ci prepariamo e andiamo a riempirci gli stomaci come se non ci fosse un domani. Finita la colazione, facciamo il checkout e con molta calma ci dirigiamo in stazione. Oggi ci aspetta la tappa più lunga del nostro viaggio, da Tokyo arriveremo a Beppu, una città nella più meridionale delle 4 maggiori isole del Giappone, Kyūshū.

Alle 6.00 siamo già sul primo treno proiettile, “sparati” verso sud. La prima classe degli Shinkansen è molto confortevole e non ci rendiamo nemmeno conto che procediamo alla velocità di 300 km/h. Le hostess si inchinano ogni volta che entrano nella carrozza e ci danno un panno rinfrescante per le mani.

Prendiamo 2 coincidenze senza preoccuparci del poco tempo per cambiare treno, visto che qua spaccano il secondo. Dopo meno di 7 ore siamo già a Beppu, 1200 km più a sud.

Incontriamo una leggera pioggia, così andiamo in hotel per sistemarci. Ci riposiamo un attimo per poi partire per la visita della città. Beppu è famosa per gli Onsen, equiparabili alle nostre stazioni termali, almeno così avevamo letto. Così ce ne facciamo indicare uno in hotel e ci dirigiamo là.

Arriviamo a destinazione proprio quando smette di piovere, c’è una bella struttura antica, così paghiamo l’ingresso, entriamo ma non c’è nessuno. C’è una piccola vasca al centro della stanza, non sappiamo che fare. Siamo ancora dell’idea che ci troviamo in una spa di tipo europeo, quindi siamo pronti per indossare il nostro costume ma non ci sono spogliatoi, siamo un po’ confusi, finché non entra un anziano giapponese che in un attimo si denuda totalmente, prende l’acqua della vasca con una bacinella e si lava le parti intime, poi entra nella vasca e ci invita ad entrare. Eravamo in Giappone da appena un giorno e non avevamo capito ancora niente della loro cultura, così ci rivestiamo in fretta e furia e scappiamo! All’uscita ci rimborsano il prezzo dell’ingresso, vedendo che non avevamo usufruito del “bagno comune”, sarebbe meglio chiamarlo così, invece che “stazione termale”.

Tornati in hotel, ci organizziamo per l’indomani e cerchiamo un posto dove cenare. Troviamo un bel locale, non lontano dall’hotel. Entriamo e ci sediamo, nessuno parla inglese, il menu è solo in giapponese, così ordiniamo a caso. Al centro del tavolo c’è una specie di griglia a gas, la accendono e ci portano vari tipi di carne cruda e una miriade di salse. Così iniziamo ad arrostire, non sappiamo che tipo di carne stiamo mangiando e con che tipo di salsa vada accompagnata, così mischiamo un po’ tutto a caso e, nonostante ciò, risulta tutto squisito.

27 Aprile

Anche oggi ci svegliamo prestissimo, facciamo colazione fuori, con un bellissimo sole primaverile che ci accompagnerà per tutto il resto della vacanza e quando torniamo sono ancora le 7. In programma ci sarebbe di prendere le bici che l’hotel offre gratuitamente e raggiungere il luogo per il quale Beppu è famosa oltre che agli Onsen; i Jigoku, anche detti “8 inferni di Beppu”.

La reception apre alle 9 e non ci va di aspettare due ore, così rinunciamo alle bici e decidiamo di prendere un taxi, del resto siamo in tre e la spesa non dovrebbe essere eccessiva, infatti, con circa 3 euro ciascuno, siamo all’ingresso del primo degli inferni. L’orario di apertura però è alle 8 così dobbiamo aspettare circa 20 minuti prima di entrare. Poco male, perché Beppu è una città affascinante, sembra essere costruita su un calderone bollente, da ogni strada trasuda vapore acqueo che crea un’atmosfera particolare. Finalmente entriamo nel primo degli 8 inferni e facciamo il biglietto per tutti. I primi 6 inferni sono vicini e possono essere visitati a piedi, gli ultimi 2 sono più lontani e bisogna andare in bus o taxi, noi abbiamo visto anche questi ma non ne vale la pena, potete benissimo evitare. Che dire degli inferni? Tra bolle di fango bollente, pozze di acqua rosso sangue, vapore ovunque ed un contesto che, complice il periodo, crea colori eccezionali, ne vale sicuramente la pena. Di contro, sono molto turistici e almeno 3-4 non sono niente di che. In ogni caso 2-3 valgono da soli il prezzo del biglietto. Nonostante aver visto anche gli ultimi 2 più lontani ed aver fatto tutto con calma, alle 10.15 siamo già in hotel, così dopo il checkout siamo già in stazione pronti per la prossima tappa del viaggio, Hiroshima.

Dopo 2 ore e mezza siamo già nella città tristemente famosa per essere stata l’obiettivo della prima bomba atomica. In stazione prendiamo due armadietti nei quali lasciamo tutte le valigie in modo da essere liberi per l’escursione. Scopriamo con piacere che con il JRP possiamo viaggiare gratuitamente sull’autobus che fa il giro della città, così prendiamo il primo e scendiamo alla fermata Genbaku Dome, dove si trova il Peace Memorial, uno degli edifici più riconoscibili di sempre, essendo presente in tutti i libri di storia. Sono passati ormai 72 anni ma concentrando lo sguardo sull’edificio sembra come tornare al giorno dell’esplosione, una sensazione indescrivibile, da “pelle d’oca”. Lì vicino c’è anche il Peace Memorial Park dove abbiamo incontrato parecchie scolaresche dedite a riti e cerimonie per non dimenticare quel giorno, almeno così crediamo visto che urlavano qualcosa in giapponese. All’interno c’è anche un piccolo ma interessante museo. Terminiamo la visita intorno alle 15 così andiamo a mangiare in un ristorante vicino la stazione, questa volta hanno il menu in inglese e prendiamo il Tonkatsu, una cotoletta di maiale impanata e accompagnata da riso e da una zuppa non ben identificata. Molto buono.

Ripresi i bagagli, risaliamo sullo Shinkansen per arrivare a Okayama dove avevamo prenotato l’hotel. Tra i vari tipi di alloggi nei quali uno dovrebbe soggiornare in Giappone, ci sono i Ryokan e i Capsule Hotel, oggi è il giorno per quest’ultimo tipo. In effetti, dormire in una specie di loculo è un’esperienza da provare almeno una notte in Giappone. Nell’hotel c’è anche una sauna e una spa che ci permette di rilassarci e recuperare le energie.

28 Aprile

Oggi il programma prevede, visita del museo delle spade giapponesi, in un paese vicino Okayama e acquisto del miglior souvenir possibile, una katana originale. Il paese si chiama Bizen-Osafune, ed è a 25 minuti da Okayama. Arrivati nella stazione del piccolo paese, decidiamo di non prendere il taxi perché la giornata è davvero bella, così facciamo una passeggiata di mezz’ora fino a destinazione. Il museo è molto piccolo, lo visitiamo in poco tempo, sappiamo che ci sono degli show che mostrano i vari passaggi della costruzione di questa meravigliosa spada, ma tutto è spento e c’è solo una ragazza alla biglietteria, ovviamente non parla inglese e non riusciamo a chiedere se ci saranno o meno gli show. Delusi, usciamo ed entriamo nel negozio adiacente al museo, abbiamo stanziato ciascuno un budget di 1000 euro e negli scaffali vediamo varie katane esposte, ma il prezzo sui 150-200 euro ci sembra stranamente basso. Il venditore ci fa capire che quelle sono riproduzioni e che le katane originali si trovano nella stanza accanto. Entrando, ammiriamo delle vere e proprie opere d’arte ma i prezzi vanno ben oltre il nostro budget, si aggirano sui 5-7.000 euro, così siamo costretti a rinunciare. Delusi una seconda volta, andiamo in stazione per tornare a Okayama. Arriviamo in città con circa 3 ore di anticipo rispetto al programma, quindi cerchiamo un posto nei dintorni di Okayama nel quale rimediare, almeno in parte, alla deludente mattinata. Ad un’ora e mezza di treno notiamo il Ritsurin Garden, uno dei giardini storici più famosi del Giappone. Si trova nell’isola di Shikoku, la più piccola delle maggiori isole nipponiche. Pass alla mano e partiamo. Il giardino è stupendo, e curato nei minimi dettagli, tagliano gli alberi con quelle che sembrano più forbicine per unghie che cesoie. All’interno c’è un vecchio edificio molto bello dove, avevamo letto, era possibile assistere alla cerimonia del tè. Giunti sul posto, come al solito, non parlano inglese, quindi non sappiamo che fare. Ci fanno entrare e ci indicano dove sederci, poi una signora ci porta un vassoio con tre tazze con una melma verde all’interno e tre piattini con un dolce e va via. Ci guardiamo ignari sul da farsi. Beviamo? Non beviamo? Dobbiamo aspettare la cerimonia? Boh. Aspettiamo qualche minuto e poi decidiamo di bere quello che tutto sembra meno che tè. Di consistenza denso e di sapore amarognolo, sembra non piacere all’inizio, ma poi finisci per apprezzarlo. In tutto ciò, della cerimonia, all’apparenza, nessuna traccia. Una nostra amica giapponese ci spiegherà, poi, che ci sono vari tipi di cerimonie e che possono durare molte ore. Generalmente si assiste alla parte finale, e per noi, trovandoci in un giardino zen, la “cerimonia” era proprio quella; lasciarci soli a godere del panorama e della pace del posto.

Trascorriamo tutto il pomeriggio nel giardino, grazie al quale ci riprendiamo dalle delusioni della mattina. Tornati alla stazione di Takamatsu, prendiamo il treno per la prossima meta, Osaka, nella quale arriviamo di sera e, senza internet, perdiamo un po’ di tempo per trovare l’hotel.

29 Aprile

Oggi da Osaka ci spostiamo a Kyoto, a meno di mezz’ora di viaggio. Kyoto è la vecchia capitale giapponese, quindi ha molto da offrire in termini di attrazioni turistiche. Non ci siamo svegliati molto presto, quindi cerchiamo di fare un percorso ponderato che ci permetta di vedere il più possibile. Partiamo dalla foresta di bambù di Arashimaya, un luogo molto singolare, che sembra portarti, in un attimo, fuori da una delle aree metropolitane più popolose della terra. Purtroppo oggi è il primo giorno della Golden Week e si nota; una marea di turisti ha invaso la foresta e ci fa apprezzare un po’ meno la nostra passeggiata. Ci spostiamo poi a Kinkaku-ji, o padiglione d’oro, davvero molto ma molto bello. La struttura è particolare e contiene alcune reliquie del Buddha, è ricoperta da lamine d’oro e il riflesso sul laghetto che la circonda crea un panorama surreale, da cartolina. Dopo il padiglione d’oro, pranziamo e continuiamo la visita con il Fushimi Inari-taisha, il più importante santuario shintoista giapponese. Non pensavamo fosse così grande, ci mettiamo quasi un’ora ad arrivare in cima, e a passo spedito. Incredibile il numero di porte torii rosse che si devono attraversare per giungere sulla vetta della collina. All’inizio incontriamo la solita ressa di turisti che ci fa rallentare il passo di parecchio, ma poi, via via che si sale, diminuisce fino a ritrovarci praticamente da soli. Le scarpe comode sono obbligatorie per affrontare la scalata, ci sono davvero tante ma tante scale. Da fare assolutamente!

Ridiscesi velocemente, ci spostiamo al quartiere Gion. Molto bello perché ricorda il vecchio Giappone. Si dice che qua sia possibile incontrare le vere Geishe ma ci sono così tante turiste giapponesi vestite con il kimono che non riusciamo a distinguere le une dalle altre. Ne vediamo alcune con il viso truccatissimo, saranno loro? Può darsi. Torniamo ad Osaka quando ormai cala il buio. Siamo “stanchini”.

30 Aprile

Dopo la “maratona” di Kyoto di ieri, oggi decidiamo di rilassarci. Trascorriamo tutta la mattina all’acquario di Osaka, uno dei più grandi al mondo e, di sicuro, il più bello nel quale sono mai stato. Entrando si raggiunge l’ultimo piano per poi ridiscendere come se ci si stesse immergendo dalla superficie fino al fondo oceanico, ripercorrendo vari habitat che, oltre agli immensi squali balena, ha molto da offrire. Miglior posto per riposarci non potevamo scegliere.

Per pranzo scegliamo un ottimo ramen, in un ristorante all’interno della struttura dell’acquario, poi ci rilassiamo in un parco e torniamo in hotel a prepararci per la serata.

Per la cena scegliamo un piatto tipico di Osaka che viene anche detto “pizza giapponese”, l’Okonomiyaki, ma più che pizza, altro non è che un’elaborata frittata. Molto gustosa comunque. Mangiamo nella zona Dotonbori nel quartiere Namba, così dopo cena possiamo anche immergerci nel centro della vita notturna di Osaka. Il numero di gente per strada è impressionante, si cammina a fatica. Cerchiamo un posto per passare la serata, alle discoteche preferiamo un bar dove bere qualcosa in tranquillità e chiacchierare ma ne troviamo uno dove ogni tavolo è isolato da separè, forse consono per i riservati giapponesi ma non per dei socievoli italiani.

1 Maggio

Oggi lasciamo un’affollatissima città per dirigerci in montagna verso la natura selvaggia. Cambiando treno a Nagoya, scendiamo alla stazione di Ena dove avevamo appuntamento per il transfer gratuito dell’hotel che questa volta è un Ryokan, un albergo con lo stile giapponese tradizionale. Come al solito, siamo abbondantemente in anticipo. Facendo il programma dall’Italia non avevo calcolato la precisione e la facilità con cui uno si può spostare in Giappone con i treni. Decidiamo dunque di andare a pranzare. Ena sembra una città fantasma, non c’è nessuno in giro. Entriamo nel primo posto che vagamente sembra un ristorante, ci accoglie una simpatica nonnina che potrebbe avere dagli 80 ai 100 anni. Ovviamente qualsiasi lingua, oltre il giapponese, sembra un tabù, quindi ordiniamo di nuovo a caso, ma mangiamo nuovamente bene, noodles e zuppa.

Dopo pranzo ci incontriamo con il nostro autista che ci porta in un posto sperduto in mezzo alle montagne. Anche se non piove, il tempo è minaccioso, quindi rinviamo la nostra escursione all’indomani mattina. Siamo in un Ryokan con tutti gli attributi, ci sono vari onsen e in particolare uno è bellissimo, una struttura in legno e bambù all’aperto, immerso nella natura. Ormai ci siamo “giapponesizzati”, sappiamo come comportarci ed entriamo nell’onsen in perfetto stile nipponico. All’inizio siamo in compagnia di un signore di mezz’età, poi restiamo soli e possiamo goderci l’acqua calda, i suoni e la vista della natura, molto rilassante. Facciamo anche la sauna e ci ricarichiamo le batterie per domani, visto che ci toccherà una lunga camminata.

Per cena mangiamo quello che ci consigliano i gentilissimi gestori del Ryokan e assistiamo ad uno spettacolo tradizionale giapponese, molto particolare. Poi ci offrono una bottiglia di sakè e andiamo a nanna nel nostro futon.

2 Maggio

Oggi ripercorreremo una parte dell’antica via Nakasendo che collegava Kyoto a Edo, l’odierna Tokyo. Dal Ryokan ci portano, sempre gratuitamente, a Magome, la tappa di partenza del sentiero che ci porterà a Tsumago. Abbiamo le valigie con noi, ma al centro informazioni turistiche offrono un servizio di trasporto a 500 yen (4 euro) in modo da trovare le valigie direttamente a Tsumago. Il percorso di 8 km è ben segnalato e non molto impegnativo; partendo da Magome i primi 2,5-3 km sono in salita ma i restanti 5 sono tutti in discesa/pianura. Tutto è bellissimo, la natura la fa da padrona; sentieri nei boschi, ciliegi in fiore ovunque, ponticelli, cascate e ruscelli e chi più ne ha più ne metta. Ogni tanto si incontra qualche casetta antica che rende tutto ancora più bello.

Arrivati a Tsumago sembra di tornare indietro nel tempo, anche se a differenza del sentiero, dove non abbiamo incontrato quasi nessuno, qua è pieno di turisti. Alla fine, prendendocela comoda e facendo molte foto, abbiamo impiegato 3 ore per tutto il percorso.

Facciamo un ultimo giro per le case e i negozietti di Tsumago, poi prendiamo le valigie e andiamo alla stazione di Nagiso, da lì prendiamo il treno per Nagoya e poi l’ultimo Shinkansen per Tokyo nella quale arriviamo in serata. Domani ci scade il mitico JRP, crediamo proprio di averne abusato.

3 Maggio

Stamattina sveglia alle 5, dobbiamo incontrarci con Erika, un’amica giapponese della mia ragazza. In Italia avevo cercato un modo per assistere a un incontro di Sumo ma i tornei erano in date diverse dal viaggio e, per di più, già con il tutto esaurito. Così ho chiesto aiuto ad Erika che mi ha detto della possibilità di assistere agli incontri di allenamento, ma questi iniziavano alle 7 di mattina. Così appuntamento alle 6.45 alla stazione accanto al Ryogoku Kokugigan, il tempio del sumo giapponese. All’inizio non avevo capito la necessità di essere lì così presto, poi dopo esserci incontrati con Erika, usciamo dalla stazione e vediamo che a quell’ora c’era già una fila chilometrica. Lei ci tranquillizza dicendoci che nell’arena possono entrare più di 10.000 persone e che ci entriamo tutti. In effetti ha ragione e troviamo un ottimo posto.

All’inizio ci sono gli incontri delle classi inferiori, quindi assistiamo a qualche match, facciamo delle domande ad Erika che ci confessa di non essere un’appassionata e di non capirne nulla, così cerca tutte le info su internet e ce le traduce. Iniziamo a farci una cultura sul Sumo, poi facciamo un giro nel museo dello stadio, dove c’è la storia dei vari Yokozuna, il massimo grado che può essere raggiunto da un lottatore professionista di Sumo. Scopriamo che in 300 anni di storia ce ne sono stati solo 72 e noi oggi assisteremo alla lotta tra 2 di loro, ci sentiamo onorati. Inoltre Erika legge che il nuovo Yokozuna è giapponese e che era quasi 20 anni che non accadeva a causa di un dominio mongolo, quindi ipotizza che tutta quella gente sia lì per lui. Tornati al posto assistiamo ad incontri sempre più belli, fino all’incontro che tutti aspettano. Nello stadio non c’è più un posto libero e lo Yokuzuna giapponese non delude le attese, vincendo in maniera davvero spettacolare 10 incontri di fila. Nel frattempo sono passate 4 ore e il mio pensiero va alla povera Erika costretta a vedere qualcosa per il quale non nutre alcun interesse. Mi immedesimo in lei immaginandomi in un negozio di scarpe femminili per 4 ore, mi sparerei o, visto che siamo in Giappone, farei l’harakiri. Fortunatamente per lei, quello era l’ultimo incontro così possiamo uscire. Ci indica un ristorante là vicino, aperto da un ex lottatore e che prepara quello che generalmente mangiano loro per tenersi in “forma”. Finalmente mangiamo con una giapponese e sappiamo cosa e come mangiare. Tutto squisito.

Dopo pranzo facciamo una mini-crociera sul fiume Sumida, per arrivare al quartiere di Asakusa dove attraversiamo il Kaminarimon, visitiamo il Sensō-ji, mangiamo una specie di gelato giapponese e acquistiamo dei souvenir. Poi ci spostiamo alla Kappabashi-dori, una via dedicata interamente alla ristorazione, dove visitiamo un negozio di Sampuru, delle riproduzioni in plastica di piatti cucinati, molto realistiche. La prossima tappa è Akihabara, il quartiere dell’elettronica. Preferiamo non entrare nei negozi per non fare perdere altre ore a Erika in un posto per lei poco interessante. L’ultima tappa è la stazione di Shinjuku, dove abbiamo l’hotel. Qui visitiamo un centro commerciale enorme, qualcosa come 8 piani, dove c’è anche un negozietto che vende articoli folli giapponesi. Poi salutiamo Erika, che domani ha un impegno, ceniamo e torniamo in hotel.

4 Maggio

Stamattina visitiamo il Palazzo imperiale, o meglio i suoi giardini, perché per visitare una parte del palazzo bisogna fare una richiesta online che noi non abbiamo fatto, non sapendo quando saremmo andati. I giardini sono affascinanti, ma ne abbiamo visti davvero tanti qui in Giappone e anche di più belli, quindi apprezziamo maggiormente il fossato che circonda il palazzo che è quello originale, il muro di cinta e le sue imponenti porte.

Ci spostiamo poi al parco Yoyogi-kōen, anche questo molto bello ma abbiamo visto natura di ben altro calibro qui in Giappone. Nel parco c’è anche il santuario Meiji, di tipo shintoista. Per arrivarci incontriamo una stradina dove ci sono barili di sakè da un lato e di vino francese dall’altro. Il motivo? Non lo so.

Uscendo dal parco ci facciamo una passeggiata sull’affollatissima Takeshita Dori, una via piena di negozi, dove decidiamo di pranzare. Uscendo notiamo un neko café, un bar nel quale puoi rilassarti accarezzando e giocando con alcuni gatti. Il prezzo è economico, solo 200 yen (1,50 euro) per 10 minuti, così decidiamo di provare. All’ingresso ci dicono, però, che il minimo è 30 minuti. Non ci va di stare mezz’ora lì, ci basta quello che abbiamo visto dall’ingresso, così usciamo.

Nel frattempo riceviamo un messaggio da Erika che ci manda il programma per domani e ci promette di farci stancare molto. Torniamo dunque in hotel per vedere cosa fare. Il neko cafè ci ha dato l’idea di fare un giro per i bar più strani di Tokyo, in particolare ne troviamo 2 vicini l’hotel ma aprono la sera così ci riposiamo e aspettiamo.

Il primo dei bar scelti si chiama “The LockUp”, una specie di prigione horror. Appena entrati, una sexy poliziotta giapponese ti ammanetta a lei e ti porta nella cella nella quale veniamo rinchiusi. Fortunatamente una delle poliziotte parla inglese così riusciamo a ordinare. Tutto è particolare. I bicchieri sono dei becher con ghiaccio. Il vino si trova dentro una flebo che si beve tramite una specie di deflussore. La vodka è in una beuta mentre gli aromi, dentro 5-6 provette, vanno aggiunti tramite una pipetta. Dentro una piastra di Petri ci sono delle capsule trasparenti, con gin, che si sciolgono in bocca.

Ad un certo punto si spengono le luci e scatta l’allarme e una voce in giapponese dice qualcosa che noi ovviamente non capiamo. Nella prigione siamo invasi da mostri che aprono le celle e provano a spaventarci, e dalle urla delle ragazze nelle altre celle direi che ci riescono. Poi arrivano le sexy poliziotte e sparano ai mostri e tutto torna alla normalità. Tutto molto divertente e giapponese.

Il secondo locale si trova vicino, si chiama “Robot Restaurant”. All’ingresso ci chiedono ciascuno 8.000 yen che sono circa 70 euro, ci sembra caro, così prima di buttare più di 200 euro andiamo in hotel a controllare le recensioni. Leggiamo che non c’è manco un giapponese, solo occidentali e il fatto che tutto è in inglese ci fa capire che è la classica trappola per turisti. Rinunciamo.

5 Maggio

Per fortuna, oggi l’appuntamento con Erika è ad un orario più “italiano”, le 9. Prima tappa, la Tour Eiffel giapponese, la Tokyo Tower. Saliamo con l’ascensore fino al primo dei 2 osservatori, perché il secondo non è accessibile a causa di lavori. In ogni caso si ha un panorama eccezionale di una città infinita, che si perde a vista d’occhio da ogni angolo. Per scendere, invece dell’ascensore, utilizziamo le scale e poi ci dirigiamo al tempio Zōjō-ji, dal quale si ha un’eccellente vista sulla Tokyo Tower, ottimo posto per le foto.

La seconda tappa è più lontana, quindi ci tocca prendere un’ora di treno per spostarci nella città di Yokohama. Esatto, come gli pneumatici. Entriamo al Kawaii Park dove c’è il “J-POP Culture Festival 2017”, un festival con musica dal vivo di importanti cantanti nazionali, vari cosplayers e stands con street food giapponesi, che sfruttiamo per il pranzo. Forse siamo gli unici occidentali. Passiamo tutto il resto della mattina lì. Dopo pranzo ci spostiamo al porto per visitare l'Hikawa Maru, un transatlantico storico. Molto interessante. Come ultima parte della tappa di Yokohama, andiamo al Frühlings Fest, una specie di Oktoberfest che qua, però, usano per celebrare l’arrivo della primavera.

Dopo Yokohama torniamo a Tokyo e più precisamente alla stazione di Shibuya dove c’è l’incrocio più trafficato al mondo. Impressionante. C’è anche la statua di Hachikō, il cagnolino più fedele della storia.

E’ già sera, quindi ci incontriamo con Hiroyuki, un amico di Erika che ci porta in un locale di sushi per la cena. Anche qui siamo gli unici non giapponesi, quindi sappiamo di essere nel posto giusto. E in effetti mangiamo divinamente. Per concludere la “serata tipo” giapponese, preghiamo Erika di fare un’altra cosa che non ama, andare in un Karaoke Bar. Lei acconsente e passiamo una serata memorabile. Hiroyuki ed Erika sono simpaticissimi.

Domani mattina si riparte ed è arrivata l’ora di salutarci, Erika ci dice che in Giappone ci si saluta con distacco, solo con un gesto della mano appena accennato, ma capisce che non fa per noi e dice che vuole salutarci alla italiana. Stiamo per lasciare un paese e, ancor di più, delle persone meravigliose, così partono i nostri calorosi baci e abbracci, ai quali non sono chiaramente abituati ma capiscono che sono il nostro modo di dire: Grazie!

di eachdream - pubblicato il