Giappone in 3d

LUNEDI 4 AGOSTO 2008. Siamo arrivati, puntualissimi, alle 10 di mattina, dopo le 11 ore di volo diretto da Roma dove eravamo partiti il giorno prima. L’aeroporto di Narita sembrava un salotto, silenzioso e pulito; il controllo passaporti è durato ...

  • di Il Decano
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

LUNEDI 4 AGOSTO 2008.

Siamo arrivati, puntualissimi, alle 10 di mattina, dopo le 11 ore di volo diretto da Roma dove eravamo partiti il giorno prima. L’aeroporto di Narita sembrava un salotto, silenzioso e pulito; il controllo passaporti è durato un attimo, compreso il prelievo delle impronte digitali, dopodichè abbiamo recuperato, integri, i bagagli. Ci siamo subito recati al piano di sotto dove c’è l’ufficio della JR (Japan Railways) per ottenere il JR Pass cambiando gli ordini di acquisto presi a Roma: la signorina ci ha anche prenotato due posti sul Narita Express che di lì a poco (11.45) ci avrebbe portato a Tokyo Station in 54 minuti, attraversando risaie verdissime, fitte foreste di cipressi e cittadine disordinate, il tutto sotto una terribile cappa di umidità e il cielo grigio. Una volta arrivati a Tokyo Station abbiamo seguito le indicazioni (a fianco delle scritte in giapponese per fortuna ci sono anche quelle in inglese) e siamo andati a prendere un’altra delle linee JR, la Yamanote, un anello ferroviario che serve l’area urbana centrale di Tokyo, che ci avrebbe portato a Ueno distante 4 fermate e, come spiegato dai pannelli all’interno delle carrozze, 8 minuti. Se per leggere non abbiamo avuto problemi, questi sono sorti quando si è trattato di chiedere indicazioni su dove fosse il nostro hotel, che sapevamo essere vicinissimo alla stazione ma non esattamente dove: nessuno capiva una sola sillaba di inglese e ci venivano rivolte spiegazioni in giapponese; ma la gentilezza è stata tale che non abbiamo avuto grosse difficoltà a localizzare il Tourist Hotel che avevamo prenotato dall’Italia e che si trova esattamente a 1 minuto a piedi dall’uscita della stazione di Ueno, in un posto alquanto singolare dove la sopraelevata e le scale mobili si mischiano a tranquille e silenziose viuzze costellate di insegne esclusivamente giapponesi. L’Hotel, per quanto triste e piccolo, si è rivelato comodissimo, sennonchè abbiamo dovuto aspettare le 3 del pomeriggio per avere la nostra stanza (eravamo attesi per quell’ora, ergo a quell’ora la stanza ci sarebbe stata data...): ne abbiamo approfittato per pranzare in una bettola cinese lì accanto (serviti da ragazze alquanto divertite) dove per fortuna c’erano le foto dei piatti sul menù, prassi del tutto comune qui, come avremmo presto scoperto. Ho fatto quindi la prima esperienza con le bacchette e con la locale birra Asahi (buona), e ci siamo resi conto che i prezzi per mangiare forse non sarebbero stati così alti: per il pranzo abbiamo speso circa 7 euri in due. Dopo pranzo ci siamo riposati in albergo, poi verso le 7 abbiamo deciso di andare a farci un giretto, scoprendo però con sorpresa che già aveva fatto buio: qui non c’è l’ora legale e comunque hanno un fuso orario molto anticipato. Inoltre, nubi nerissime si stavano addensando...A ogni modo, siamo andati a fare una passeggiata per le viuzze accanto alla stazione di Ueno Station, strapiene di negozi, ristoranti e sale di Pachinko/Slot Machine, una vera mania dei giapponesi. Sopra le stradine corre la ferrovia e il quartiere ha un po’ l’aspetto di un suk mediorientale. Quando ha cominciato a fare il temporale siamo entrati in un kaiten sushi (sushi bar con nastro trasportatore) dove ci siamo fatti una grandissima mangiata: ogni piatto costava 136 yen (un sesto di quanto costa a Roma) ed abbiamo cominciato a capire che in Giappone non saremmo certo morti di fame. L’unico problema era ricordare il nome del locale per eventualmente ritornarci (insegna solo giapponese), ma ce ne erano talmente tanti che ci sarebbe stato solo l’imbarazzo della scelta. Visto il temporale, la stanchezza e che le strade si andavano svuotando, alle 8 ce ne siamo tornati in albergo

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