Osewa ni narimashita, Nippon

Avevo letto tanto e di più, prima di partire, mi ero documentato a lungo, ma difficilmente avrei pensato di essere pervaso dalla sensazione di benessere che la beata terra nipponica ha saputo in così breve tempo trasmettermi. Ho pensato di ...

  • di umbi74
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Avevo letto tanto e di più, prima di partire, mi ero documentato a lungo, ma difficilmente avrei pensato di essere pervaso dalla sensazione di benessere che la beata terra nipponica ha saputo in così breve tempo trasmettermi. Ho pensato di aver raggiunto lo zen, o qualcosa di simile, grazie a voi, anime giapponesi, guidate da inesauribile cortesia, talora riverenza, ospitalità, professionalità, organizzazione, rigore e senso civico, come in nessun’altra parte del mondo sinora, mi era capitato di vedere. Vivere il Giappone, mi è parso, è vivere un mondo ideale. Una terra dove è nitido il confronto e la commistione tra una fortissima evoluzione tecnologica e tradizioni millenarie, dove la religione è elemento pregnante, ma non condizionante. Dove si cammina per strada senza avere mai, dico mai, la sensazione di essere in pericolo o di poter essere “fregato”. La gente si ferma, appena interpellata, se ne riceve sempre un sorriso ed una risposta. Si entra in un negozio e la professionalità ed il servizio al cliente non conoscono eguali. Sarò stato fortunato, e certamente predisposto, ma è questa l’eredità che mi porto appresso.

Cercherò di ripartire questo resoconto in una parte iniziale introduttiva ed in alcuni focus specifici ed utili ai futuri viaggiatori Sono partito da solo, dopo anni, desideroso di perdermi e mischiarmi in una terra a me del tutto estranea. Undici giorni tra il 26 ottobre ed il 6 novembre, con il vantaggio, a parte il nubifragio del giorno d’arrivo, di una temperatura mite che, sovente, ha superato i 20 gradi. Tanto per intenderci ho indossato esclusivamente capi di cotone e girovagato sotto il sole. Periodo giusto, a quanto pare, come la primavera che ha, nei colori, un qualcosa in più. Tre le tappe: Tokyo, Kyoto e Nara. Una quarta, Nikko, eliminata in extremis per vivere appieno la Capitale. Tante altre rimandate, chissà, ad una prossima volta. I primi quattro giorni a Tokyo, i successivi tre a Kyoto, poi Nara e, infine, di nuovo Tokyo, con ritmi più compassati.

Tokyo è una metropoli che, pur aperta al continuo confronto con l’occidente, dà la sensazione di essere affatto cosmopolita. Al contrario di città come Londra, Parigi, Roma, New York ha un tasso di immigrazione praticamente inesistente, e limitato ad alcuni vicini Paesi orientali, e ciò, al di là delle attuali considerazioni in termini di sicurezza, le consente di mantenere un’anima del tutto nipponica. Lo straniero gira in metropolitana, e si muove nelle strade, circondato da giapponesi. Compra, di solito, da giapponesi. E’ una città enorme e servita da trasporti impeccabili, ma che si lascia girare anche a piedi, non appena il viaggiatore acquisisce una minima confidenza con la struttura urbana. Negli ultimi giorni ho scoperto il gusto di girovagare da Tsukiji a Ginza, da Ginza a Marunouchi, da Akihabara a Ueno e poi Asakusa, senza una meta vera e propria, osservando e scoprendo angoli remoti, negozietti, grandi magazzini e mercatini, fermandomi a mangiare uno spiedino di pollo nelle popolari Izakaia, accompagnato da una buona birra giapponese.

Il fascino di Tokyo sta proprio nell’osservare la totale diversità delle sue zone: la tradizione di Asakusa, Ueno, Yanaka, Ikebukuro, l’eleganza di Ginza, i luna-park a cielo aperto di Shibuya, Roppongi e Shinjuku, l’elettronica di Akihabara e tanto ancora. La mia preferenza, inequivocabile, va ai quartieri maggiormente intrisi di tradizione nipponica. Ho alloggiato a Yanaka ed Asakusa, ho amato Ueno, con il suo parco ed il mercato pullulante di gente, e non me ne sono pentito

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