Il Giappone in venti giorni

TRUCCO E PARRUCCO AL CAFFE’ SEGAFREDO ZANETTI DI SHIBUYA – TOKYO (Il Giappone in venti giorni). (solito) Prologo Il freddo (quest’anno poi neanche tanto) inverno è l’ideale per sognare ad occhi aperti sulle vacanze estive: si guardano siti internet, si ...

  • di gnappetto68
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  • Viaggiatori: in coppia
 

TRUCCO E PARRUCCO AL CAFFE’ SEGAFREDO ZANETTI DI SHIBUYA – TOKYO (Il Giappone in venti giorni).

(solito) Prologo Il freddo (quest’anno poi neanche tanto) inverno è l’ideale per sognare ad occhi aperti sulle vacanze estive: si guardano siti internet, si leggono racconti (Turisti per Caso è una vera miniera di informazioni), si valutano pro e contro. E allora eccole le mete candidate: Laos-Birmania, Armenia-Georgia, India di nuovo. La prima si scarta per il clima decisamente monsonico, la seconda per i prezzi che abbiamo trovato (anche i fai da te pare siano abbastanza cari). Rimane (per così dire...) l’India, tanto vasta e tutta bella. Riprendiamo i contatti con il nostro amico Rajeen, ma quest’anno, chissà perché, c’è meno entusiasmo. Poi, quasi per caso, Stefano comincia a leggere qualcosa sulla lontanissima, costosissima e difficilissima da visitare Terra del Sol Levante. Prima un racconto, poi un altro, poi un altro ancora. E ciò che emerge è che non è poi così lontana, non è poi così cara e non è poi così difficile da girare. Ci pensiamo per qualche settimana e poi, proprio mentre siamo in partenza per la Siria, ecco l’occasione giusta: un volo ad un ottimo prezzo con Austrian! Detto fatto: la prenotazione va a buon fine ed il volo Venezia-Vienna-Tokyo per il 16 di agosto è fissato (850,00 euro tasse comprese). Con la Lonely a portata di mano e quel magico ed indispensabile strumento che è diventato internet, ci mettiamo sotto con la programmazione che durerà qualche mese tra studio dell’itinerario, sistemazioni alberghiere, trasporti, cose da vedere e da fare. Sono stati mesi impegnativi anche perché a volte ci risultava difficile capire la mentalità giapponese. Siamo andati “in crisi” quando abbiamo scoperto che certe città hanno due stazioni “principali”, distanti anche parecchi chilometri una dall’altra: esiste quindi una stazione chiamata Kurashiki ed una stazione chiamata Shin-Kurashiki. Dove scendere? Perché questa differenza? E ancora, la scoperta di alcune linee ferroviarie private dove il Japan Rail Pass (cioè l’abbonamento che ci consentirà di girare liberamente per il paese in treno) non è valido. Ma sono state “crisi” risolte così rapidamente grazie alla rete di contatti giapponesi creati da me (Luca) (vedi Saori, dell’Ufficio Turistico di Takayama o Nobuko dell’Ufficio Marketing delle ferrovie giapponesi o, ultimo ma non ultimo, il prezioso amico Diego originario di Conegliano ma che vive a Tokyo da anni), che neanche ce ne siamo accorti.

Per fortuna quest’anno niente profilassi di nessun tipo e niente visto in ambasciata, due scocciature in meno. Anche le prenotazioni nelle ryokan (pensioncine più o meno grandi, tipiche giapponesi) e negli alberghetti locali, vanno tutte a buon fine senza nessun intoppo; riusciamo ad acquistare il Japan Rail Pass in un momento in cui lo Yen è bassissimo; ci procuriamo un frasario Italiano-Giapponese (che si rivelerà molto utile); e tra le domeniche al mare e gli ultimi giorni di lavoro, arriva finalmente il momento della partenza.

16-20 AGOSTO 2007 IL VIAGGIO e TOKYO Rispetto all’anno scorso quando la partenza per Madras è stata all’alba, i flessibili orari dell’Austrian ci consentono di dormire un po’ di più e quindi il fido amico-autista Giovanni stavolta ci passa a prendere verso le 8.30. Al Marco Polo il volo per Vienna è in ritardo e quindi riusciamo per un pelo a prendere la coincidenza per Tokyo dall’aeroporto austriaco. Siamo stati fortunati al check-in perché abbiamo trovato posto nei primissimi posti, lato finestrino, in modo da avere lo spazio davanti a noi completamente libero per muovere le gambe. O almeno così pensavamo. Purtroppo fra le centinaia di persone presenti sul volo c’era un foltissimo gruppo di ragazzi ungheresi “alcolizzati” che praticamente per tutta la notte hanno “stazionato” tutti insieme di fronte ai nostri piedi, con bicchieri di rum e coca, birre a volontà, gin lemon e via di seguito. Addirittura le hostess non potevano fidarsi a lasciare 5 minuti il carrello-bevande incustodito perché veniva letteralmente saccheggiato da questi disgraziati. Risultato: notte totalmente insonne e circa venti persone ubriache fradice all’arrivo, tanto da non reggersi nemmeno in piedi. A nulla sono valsi gli ammonimenti del personale di bordo né la mia supplica di andare a far casino da un’altra parte visto che avevo la febbre (circostanza ovviamente inventata di sana pianta). Ma, a parte questo, con Austrian abbiamo volato bene: ottimo cibo, ottimo servizio, confort molto buono grazie anche ai video personali

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