Negril, mare ed escursioni con info

Relax a Negril, mare bellissimo nella Bloody bay, visite alle YS falls, al Black river, messa gospell, e Rick's cafè.

  • di Enrico 9
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Si parte alle 9,30, apprendiamo in loco che la particolare funzione è iniziata alle 8 e terminerà alle 13, poi i partecipanti pranzeranno insieme; non si tratta infatti di una normale messa, ma di un modo di passare insieme una giornata, e durante la funzione stessa avvengono molte cose, molte persone si recano al microfono a parlare, anche con una certa enfasi, e trascinano i partecipanti. La parte che attrae maggiormente i turisti sono i canti gospell, davvero coinvolgenti, cantati da un paio di cantanti sorretti da un coro di una decina di donne in tailleur bianco con cappello rosso. Molte donne sono elegantissime con grandi cappelli, stessa cosa dicasi per gli uomini per lo più in camicia e cravatta viola. La chiesa non è molto grande, è costituita da una platea e da una balconata, all’ingresso scriverete nome e nazionalità su di un libro, e ad un certo punto l’officiante ringazierà i partecipanti leggendo la nazione di provenienza: applausi per tutti; da non perdere. Abbiamo fatto un giretto per Negril, ben poca cosa, qualche simpatica baracca che funge da negozio nei pressi della chiesa, caratteristico il “Barber shop”. Rientriamo in hotel; al tramonto molti clienti abbandonano la spiaggia, dalla sabbia escono i sandflies, moscerini il cui pizzicotto fa molto prurito, in loco consigliano l’olio Johnson o l’Off. Comunque il periodo peggiore è quello umido, diciamo la nostra estate, ora non sono fastidiosi. Il clima continua ad essere buono, circa 28 gradi, ogni tanto passa una gradita nuvola; il mare assume diverse colorazioni dal blù intenso al turchese, l’acqua è chiarissima; anche vicino alla riva, con la maschera si possono vedere pesci interessanti, soprattutto se si lasciano cadere in acqua pezzetti di pane o di banana, per il meglio occorre recarsi alla barriera corallina. Per chi interessa nella Bloody bay vi è una piccola spiaggetta riservata a nudisti. La sera non vi è molta offerta al di fuori dei resorts, se volete trovare musica reggae il locale più frequentato è Alfred’s, sulla spiaggia, anche ristorante tipico. Un’escursione sicuramente interessante è quella alle cascate di Ocho Rios, lungo la costa nord (passando per la casa di Bob Marley) ed alla laguna luminosa così chiamata perché illuminata al calar del sole da piccoli organismi. Noi non ce la siamo sentita di percorrere tanta strada, e abbiamo ripiegato sulla visita alle YS falls, la parte più selvaggia dell’isola. Quindi, dopo aver caricato macchina fotografica e videocamera (voltaggio 110, caricatore universale) di buon’ora siamo saliti in 5 sul pulmino con guida italiana. La prima fermata è stata alla casa e tomba di Peter Tosh, (cantante reggae ucciso l’11 Settembre 1987) entrata a pagamento, dove tuttora vivono suoi seguaci rasta. Per arrivarci si costeggia anche un tratto di mare. Quindi prendiamo la direzione delle YS Falls, entrata 15 dollari, di proprietà privata. Un trattore traina un vagoncino che attraverso campi con buoi ci porta fino ad una piscina naturale inclusa in un bel parco curato, da lì inizia la passeggiata risalendo un sentiero che affianca le 7 cascate in una lussureggiante vegetazione e la presenza di bellissimi fiori, alberi altissimi e liane che penzolano. Non aspettatevi di vedere le cascate di Iguazu, ma l’ambiente è rilassante e scenografico. A pagamento ci si può agganciare ad una teleferica e scendere dall’ultima cascata fino alla prima, o gratuitamente aggrapparsi ad una liana (corda) e lasciarsi cadere in acqua imitando Tarzan. Molti addetti sono pronti ad aiutare. Vi è anche un negozio con ottimi souvenir. Ripartiti dopo pochi km siamo giunti a una delle varie bancarelle che vendono frutta, frittelle e gamberi del Black river, per la verità piuttosto piccanti e qualcuno ne ha approfittato per uno spuntino. La possente venditrice si è lasciata fotografare gentilmente. Di nuovo in bus percorriamo alcuni km della Bamboo avenue, dove un tempo si riunivano gli schiavi per mangiare dopo il lavoro nei campi. Enormi bamboo si alzano ad arco formando una ombreggiante tettoia. In Italia questa strada è famoso per uno spot della Fiat. Finalmente giungiamo al Black river e partendo dalla foce lo si può risalire per 4 km su di un comodo traghetto e tra le sponde formate da mangrovie osserviamo fauna acquatica tra cui piccoli aironi bianchi. Tuttavia l’attrazione principale sono i coccodrilli americani, ormai abituati ai turisti, e che prendono cibo dalle mani dei traghettatori. Per i più temerari a pochi metri di distanza possibilità di fare il bagno. Alle 14 lasciamo il Black river, e pranziamo in un piccolo ristorante vicino al mare. Il ritorno ci mostra un’altra parte di questa selvaggia Giamaica.

Gli ultimi tre giorni scorrono facendo acquisti, colloquiando coi vari personaggi giamaicani, e usufruendo gratuitamente della canoa e soprattutto del piccolo catamarano, semplice da “guidare” e che consente di vedere la baia dall’oceano. Il ritorno con la Neos in overbooking, sicuramente una delusione, gente che aveva il biglietto di business è dovuta sedersi in economy, sosta di un’ora a Cancun relegati in una spoglia saletta, e ultime 10 ore di viaggio per la Malpensa. Da qualche parte avevo letto lo slogan “Il bello del viaggio è il viaggio”: in questo caso proprio no, il bello del viaggio è stata la meta, cioè la Giamaica, sicuramente più interessante della Repubblica Dominicana e con clima migliore rispetto al Messico, mentre una rilassante musica reggae ci accompagnava durante il giorno. Personalmente la consiglio. Per chiudere non si possono omettere due parole su Bob Marley, icona giamaicana e che ha attirato tanti giovani stranieri. Muore nel 1981 a 36 anni per malattia. Credeva nella difesa del “nero”, i capelli rasta sono la “Criniera del leone” raffigurato nella bandiera etiopica del Negus di cui Marley era grande ammiratore poiché primo “nero” ad essere incoronato re. Il vero rasta chiede la legalizzazione della mariuana (legalize it!), credendola naturalmente un dono di Dio, e non fuma droghe pesanti, non si ubriaca ed è vegetariano. Rasta deriva da Ras Tafani, appunto il nome del Negus. Ma ci sarebbe tanto altro da dire… fatevelo raccontare da chi vive in loco, e non date fiducia a chi si definisce “Rasta” senza esserlo fino in fondo… stranieri compresi, che del rasta prendono solo il “fumo” e poco altro. Sono autorizzato a darvi questa mail: jamaica@presstour.it a cui risponderà Fabio, che vive a Negril ed è corrispondente di tour operator italiani: a lui potrete chiedere qualunque cosa anche curiosità che le agenzie non possono sapere e che desiderate conoscere se volete intraprendere un viaggio in Giamaica. Oltre che su tpc foto dei viaggi sul nostro sito http://poneloya25.weebly.com

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