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Ad Accra e dintorni

Per secoli è stato dominato dal colonialismo europeo che ha derubato le sue ricchezze minerarie e costretto la sua gente alla schiavitù. Un paese ancora fuori dalle rotte del turismo di massa in cui lo sviluppo economico stenta a decollare, ...

  • di lauramaghy
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 17
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Per secoli è stato dominato dal colonialismo europeo che ha derubato le sue ricchezze minerarie e costretto la sua gente alla schiavitù. Un paese ancora fuori dalle rotte del turismo di massa in cui lo sviluppo economico stenta a decollare, il sentimento religioso è insito in ogni aspetto della realtà,la tradizione artigiana è tangibile, la gente cordiale, calorosa e priva di malizia.

La mia scelta di partire alla scoperta del Ghana ha radici lontane quando, poco più che adolescente, rimasi affascinata da una lezione di danza ballata al ritmo ipnotico delle percussioni e da allora crebbe in me il desiderio di attraversare quella terra d’Africa conosciuta a noi occidentali solo per il lungo periodo coloniale che aveva defraudato le sue ricchezze minerarie e ridotto in schiavitù la sua gente. Ma di questo Ghana, oltre alle solite informazioni enciclopediche sulla nazione, non c’era nessun racconto di viaggio da cui attingere notizie. Bisognava scoprire il paese di persona e sperare che non deludesse le mie aspettative. L’incontro all’aeroporto di Fiumicino con gli altri 16 partecipanti è un classico di tutti i viaggi di Avventure nel Mondo. Finalmente i nomi conosciuti e immaginati attraverso lo scambio di e-mail che precedono la partenza prendono corpo e, dopo il primo rapido sguardo e le prime veloci impressioni, mi sembra di essere finita, con la mia tuta da ginnastica azzurra, sulla tavolozza di un pittore un po’ bizzarro che a caso ha spremuto tanti tubetti di colore uno accanto all’altro confidando solo nel suo estro creativo per la riuscita di un bel dipinto armonioso. Paola spicca per il nero della sua chioma arruffata, dei suoi occhiali, del suo giaccone e del sacco di plastica con cui avvolge la sua valigia e mi chiedo se mai riuscirà a fondersi con il maglione zebrato bianco e blu di Giovanni. E i pantaloni color cachi di Sergio non gridano vendetta accanto al rosa shocking del completino di Lina? Ma è arrivata l’ora di salire sull’aereo e di riporre la fantasia nel mio zaino. E allora via, ha inizio il viaggio! Volo buono fino a Tripoli dove l’imponente immagine del Colonnello Gheddafi, dipinta sulla parete nella sala di attesa, ci fa compagnia fino al successivo decollo per Accra, la capitale del Ghana, dove atterriamo alle 22 circa. Il disbrigo delle formalità doganali è rapido così come la consegna dei bagagli. Ad attenderci e ad accompagnarci al nostro hotel troviamo, alla guida di due pulmini, Godwin, il nostro timido corrispondente locale e il secondo autista Koffi. Accra e i suoi abitanti Sarà colpa del caldo torrido e inaspettato che mi investe appena fuori l’aeroporto, sarà la fame, sarà che le bottigliette d’acqua e le scatolette di carne portate di scorta in previsione di allarmanti attacchi di fame e di sete hanno fatto lievitare il peso della mia valigia, sarà che anche l’aria è totalmente immobile che neanche il più piccolo granello di polvere riesce ad sollevarsi da terra, ma al terzo piano dell’hotel – chiaramente senza ascensore – arrivo con la lingua penzoloni e gli occhi fuori dalle orbite. La notte ricarica le energie perdute e al mattino, dopo una bella colazione fatta all’ombra di due alberi dal fogliame generoso, comincio a guardarmi intorno e mi accorgo che siamo gli unici bianchi lungo tutto il mio raggio visivo, per il resto “tra edifici sgangherati e ineguali della strada principale, brulica una moltitudine vestita dalle stoffe dai colori più smaglianti e dai disegni più arditi che si possano immaginare”(Alberto Moravia). Bellissimi uomini dai corpi scultorei e dalla pelle nera lucente e splendide donne dal portamento regale, fasciate dentro abiti multicolori che mettono in evidenza dei sederi così alti e così sodi che nessun chirurgo plastico riuscirà mai ad imitare. Sin da piccole apprendono l’arte di camminare con il busto eretto e sul capo, in equilibrio perfetto, poggiato su un rotolo di stoffa, un cesto o un vassoio contenente la merce che andranno a vendere lungo la strada, o l’acqua raccolta in catini da portare a casa, o fascine di legna. E che dire di tutte quelle mamme con i propri figlioletti avvolti in strette fasce legate intorno al busto che sembrano non provare mai né stanchezza né fatica anche se sottoposte ai lavori manuali più faticosi? Il colore è il primo aspetto che impressiona favorevolmente i miei occhi: i colori degli abiti, come già detto, ma anche il colore della terra rossa che ti sorprende dall’aereo sorvolando l’Africa e ancor più quando si solleva copiosa al passare dell’autovettura su lunghe strade sterrate; ma anche i colori delle baracche di legno o lamiera che avvampano di giallo, di arancio, di azzurro, di verde e la moltitudine di case dipinte di rosso con l’insegna pubblicitaria di una famosa società telefonica internazionale che ti perseguita ovunque, anche di notte nei tuoi sogni. Attraversiamo le strade di Accra invase da persone in un mescolio di caos metropolitano e di flemma africana mentre faticosamente cerchiamo di uscire dalla città. Ovunque volti lo sguardo vedi uomini, donne, giovani e bambini che sotto un sole cocente sperano di vendere la loro mercanzia posta in bella vista sul capo; dai generi di prima necessità quali frutta esotica, acqua contenuta in piccole sacche di plastica, uova, frittelle o cosce di pollo fritte, ai generi secondari tipo asciugamani o batterie. Appena rallentiamo in mezzo al traffico o ci fermiamo ai semafori si accostano ai lati del pulmino in tre, quattro, cinque alla volta appiccicandosi con le mani e i volti ai finestrini; difficilmente sorridono anche perché non hanno la malizia di sorridere per accattivarsi l’acquirente ma se, per disgrazia, capita che qualcuno dei miei compagni di viaggio si azzarda a scattargli una foto, ci inseguono infuriati lanciando insulti incomprensibili e malefici. Giustamente non tollerano di essere fotografati come fossero animali rari in via di estinzione, per questo consiglio di chiedere sempre il loro permesso prima di fotografare

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