Es lebe berlin, viva berlino

È lo slogan che campeggia un po’ dappertutto nelle réclame pubblicitarie: un incitamento al progresso ed una testimonianza della vivacità artistico-culturale, nonché economica, della rinata capitale della Germania. Mancavamo da Berlino da più di 10 anni; infatti la nostra prima ...

  • di Nube
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

È lo slogan che campeggia un po’ dappertutto nelle réclame pubblicitarie: un incitamento al progresso ed una testimonianza della vivacità artistico-culturale, nonché economica, della rinata capitale della Germania. Mancavamo da Berlino da più di 10 anni; infatti la nostra prima visita risaliva a qualche anno dopo l’abbattimento del muro ed eravamo ansiosi di vedere l’evoluzione di questa metropoli che oramai conta quasi tre milioni e mezzo di abitanti. Il suo profilo era allora caratterizzato da una selva di gru che incombevano dall’alto ed ampi settori del muro erano ancora ben visibili in parecchie zone. Allora alloggiavamo all’East-Side Hotel che si affacciava proprio sul muro ed era celebre per aver ospitato in passato gli incontri tra i rappresentanti delle due avverse fazioni politiche. Ora il muro è quasi del tutto scomparso (è rimasto qualche triste pilastro in Potzdamerplatz) e per intuirne il tracciato bisogna fare attenzione alla doppia fila di piastrelle scure delineata sui marciapiedi. Ecco il resoconto di questa breve escursione nella capitale teutonica.

Giovedì 2 agosto Partiamo da Venezia con TuiFly che avevamo prenotato in anticipo pagando per 2 persone A/R circa cento euro, gli orari sono buoni ed il servizio è puntuale e affidabile. Dall’aeroporto Tegel prendiamo il bus 128 (biglietto 2.10 euro anche a bordo, valido per 2 ore) che ci porta a Kurt Schumacherplatz da dove trasbordiamo nella U-Bahn ed all’incirca in 40 minuti siamo già al Novotel Berlin Mitte, proprio a due passi dalla metro di Spittelmarkt. Ciò vuol dire essere nel cuore della Berlino est, da dove è facile raggiungere a piedi tutte le maggiori attrazioni. Arriviamo verso sera e poiché ci eravamo prefissati di cenare ogni sera in un quartiere diverso (certamente impossibile farli tutti in quattro giorni perché i Bezirke sono 12!) decidiamo di andare a Kreuzberg, il più vicino all’hotel, ma che raggiungiamo comunque con una bella camminata. E così possiamo già iniziare a fare i confronti tra quello che resta dei vecchi palazzi fatiscenti (ormai molto poco) e le costruzioni moderne in vetro ed acciaio, come l’impressionante edificio trasparente dell’editore Springer. Incrociamo il Museo della Storia Ebraica, opera di Libeskind, veduta inquietante fin dall’esterno con le sue masse irregolari grigie tagliate da finestre che sembrano andare in frantumi: l’effetto dello stordimento e l’invito alla riflessione sono pienamente raggiunti. Il quartiere è abitato da molti turchi come si vede dalla popolazione che gira, dagli innumerevoli ed invitanti Doner-kebab che si alternano ad Imbisse di curry-wurst, la specialità di Berlino. Notiamo che per essere in una città così grande tutto sembra tranquillo, non c’è inquinamento acustico ed il traffico appare scorrevole ed ovattato, sinonimo che i trasporti pubblici qui funzionano. Ceniamo bene in un ristorantino greco (Romiosini), un angolo verde e tranquillo tra palazzi residenziali ed il conto è incredibilmente basso: 15 euro per due! Tutta l’area di Kreuzberg è animata da locali etnici e non c’è che l’imbarazzo della scelta: spagnoli, slavi, italiani ed ovviamente turchi. Superata Mehringplatz, un’interessante piazza circolare, arriviamo a Yorckstrasse perché attratti dalla St. Bonifatius Kirche, una bella chiesa neogotica in mattoni rosso cupo. Ma la vera sorpresa saranno invece i complessi di edifici a cui si accede tramite dei portoni posti prima e dopo la chiesa. Dal primo si entra in un cortile con abitazioni in stile neo-gotico simili alla chiesa, affacciate su un bel giardino con piante molto alte. L’effetto è veramente suggestivo perché ora è buio e le facciate fittamente traforate da bifore e trifore illuminate ci appaiono come enormi occhi spalancati che ci osservano dall’alto. Siamo forse capitati nel mezzo di una magia, come nei film di Harry Potter? Due passi più in là della chiesa, la musica cambia completamente. Da un alto portone bianco sovrastato da cariatidi si entra in un’altra meraviglia: Riehmers Hofgarten e qui siamo in pieno rinascimento. Slanciati palazzi candidi in stile neoclassico al punto che sembra di stare in una città italiana, cingono ampi giardini con prati curatissimi e folta vegetazione: un vero lusso abitare qui! Ne valeva la pena di fare la lunga passeggiata fin qui per gustare queste due chicche, ma la serata non è ancora finita perché vogliamo completarla rivedendo il famigerato Checkpoint Charlie, ora ridotto a cimelio cinematografico per le due gigantografie di un soldato russo e di un americano e la scritta “You are leaving West Berlin” ad indicare un recente passato che sembra oramai preistoria

Venerdì 3 agosto Oggi decidiamo di fare la più classica delle passeggiate di Berlino: Unter den Linden fino alla Brandeburger Tor, dove dobbiamo essere alle 12 per incontrare la guida, che abbiamo prenotatato on-line, per la “visita senza coda” del Reichstag. Partiamo quindi da Lustgarten, un’ampia spianata verde dove i berlinesi prendono il sole o fanno pic-nic se il tempo lo permette. Il prato, verdissimo e curato, è sovrastato dalla mole imponente del Berliner Dom con il cupolone ben visibile ovunque. Ci accontentiamo della visita esterna perché il biglietto d’ingresso a 5 euro ci sembra effettivamente troppo caro per gettare lo sguardo in questo monumento del barocco tedesco. Certamente le entrate andranno a favore del restauro di quest’opera che esternamente è quasi tutta nera e necessita più che mai di una bella ripulita. Ripercorriamo il celeberrimo viale dei Tigli focalizzando a destra e sinistra i monumenti elencati dalla guida; ma questa via è tutta una serie di celebrità! Per prima la Neue Wache, tempietto neoclassico memoriale a tutte le vittime delle guerre ed oppressioni, che custodisce all’interno la struggente statua della madre piegata sul figlio morto avvolto nel suo grembo, incisiva opera della scultrice tedesca Kaete Kollwitz. Poi appare l’imponente edificio che custodisce il Museo della storia tedesca; di fronte la maestosa Staatsoper e la Humboldt Universitaet. Bebelplatz, luogo del nefasto rogo nazista dei libri, invece non riusciamo a vederla perché è invasa da stand ed ombrelloni di una delle tante feste della birra in corso. Ci infiliamo poi per una stradina per arrivare a Friedrichswerdsche Kirche, bella chiesa neogotica in mattoni opera di Schinkel che ospita una pregevole collezione di sculture. Riprendiamo la discesa di Unter den Linden, ammirando l’imponente statua dell’imperatore Federico II, al centro della via, per passare poi alla Biblioteca con la sua facciata arretrata e tutta ricoperta di edera. Il cammino prosegue davanti a numerose ambasciate come quella russa, americana ed inglese ed infine scorgiamo la mole dell’Adlon, hotel di super lusso che ha ospitato ed ospita tuttora i potenti della terra, ma che, come ci dirà la guida più tardi, dopo le distruzioni della guerra è stato rifatto dalle fondamenta, ricreandovi sapientemente anche la patina del tempo. Sul lato dell’Adlon segue un museo moderno e poi un’altra costruzione, sede di una banca: questa dall’esterno ci fa restare indifferenti per il suo anonimato, ma è niente di meno che dell’architetto Gehry (quello del Guggenheim di Bilbao), che si è sbizzarrito invece nell’interno creando una specie di balena volante ed una volta fantasmagorica (si può accedere nell’atrio). Dato che all’appuntamento con la guida manca ancora un’oretta, in possesso della carta dei trasporti giornaliera (Tageskarte 6.10 euro) prendiamo la U-Bahn fino a Potzdamerplatz che siamo impazienti di rivedere. Ci ricordavamo del box rosso che era stato innalzato in quest’area rasa completamente al suolo per far posto ad interventi degli architetti contemporanei più in voga e c’era tutto un serpentone di gente che andava a vedere i progetti qui esposti, ma erano soprattutto i berlinesi interessati alle sorti della loro piazza. Quando esci dalla metro e spunti su Potzdamer Platz la prima esclamazione è di stupore. È d’obbligo guardare all’insù: il grattacielo vitreo della DB (Deutsche Bahn), l’originale edificio in mattoni rossi della Daimler-Crysler che ricopia i primi grattacieli americani degli anni 30/40 del secolo scorso e poi il Sony Center, che con un’originale struttura in vetro ed acciaio riproduce le forme del Fujiama e richiama quindi la terra dello sponsor. Più in là scorgiamo l’opera di Enzo Piano caratterizzata da un enorme cubo verde sul cocuzzolo. Rientriamo a precipizio all’ufficio turistico alla Porta di Brandeburgo da dove parte la nostra visita guidata al Reichstag. Lungo il percorso la guida ci fa notare per terra il tracciato del muro che ci porta fino al Parlamento dove entriamo superando le code perché ai gruppi prenotati c’è un accesso riservato. Dopo i debiti controlli tipo quelli all’aeroporto siamo finalmente nel regno della Merkel. Entriamo proprio nella sala dove si riunisce il parlamento, che ora ovviamente è in ferie. Ci sono delle tribune sospese molto originali dove ci fanno accomodare per sentire una meticolosa esposizione di quaranta minuti da parte di un funzionario sulla storia di questa istituzione, sulle sue funzioni, sul lavoro dei deputati, le compagini politiche ecc. Ecc., finché l’incaricato non sollecita il pubblico a porgli delle domande. E qui si apre una raffica di questioni talmente ovvie e puntigliose, alla ricerca dei dettagli più assurdi come appartiene alla pignoleria dello spirito tedesco che esige su tutto l’approfondimento e la precisione assoluta, che quasi non scoppiavamo a ridere. Finalmente, saziate le curiosità, siamo potuti salire con l’ascensore sulla cupola, opera strabiliante ed incredibile dell’architetto Foster, una bolla magica che incredibilmente resta su. Non possiamo purtroppo percorrere la scala a spirale interna perché, com’è in uso due volte all’anno, viene chiusa per lavori di pulizia che durano qualche giorno. Il panorama ad ampio raggio di Berlino dall’alto ci permette di focalizzare meglio i suoi quartieri ed i monumenti e ci ripaga della lieve delusione. Ma per vedere la cupola così da vicino meritava anche l’aver sopportato la dotta esposizione del funzionario parlamentare

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