La schiava circassa

Georgia in primavera

  • di Kingsize
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 10
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Terra selvatica, terra libera, estranea alle nostre campagne a misura d’uomo e ai nostri boschi addomesticati. Terra che s’è scoperta troppo grande, colle sue montagne per sempre innevate, colle sue valli per sempre fertili, col suo cielo che ogni giorno rinasce remoto ed altero come il primo giorno che fu creato. Terra indomita, indifferente alle vicissitudini umane – troppi andirivieni per credere alla permanenza di un particolare ospite e impegnarsi a venirci a patti. E’ un’immensa vita, quella che questa terra vive, che appena s’accorge di ospitare un tesoro di comunità umane – 150 gruppi etnici – e che tiene lo sguardo fisso sulla propria libertà. Libertà che da sempre, per chi vive qui, s’è rivelata essere un sogno troppo fragile. Contesa com’è dall’Europa e dall’Asia Centrale, prezioso passaggio tra Oriente e Occidente, questa terra ha acceso i desideri di conquista degli espansionismi del momento – Gengis Khan, Tamerlano, gli Ottomani e, più recentemente, la Russia. Ombre che i georgiani esorcizzano attingendo alla fonte di un’identità intrepida, di una sapienza che non proviene dal passato né punta al futuro ma appartiene all’eterno presente dell’esistenza, manifestandosi in tradizioni nobili tanto radicate quanto improbabili, in quest’era di uomini piccoli piccoli. La frequenza dei rovesci umani ha insegnato ai georgiani, perennemente al confine di storie altrui, una sagacia pragmatica, cavalcando l’onda delle possibilità del momento, elevando la propria autenticità fino alle epopee delle fortezze e delle città scavate nella roccia, degli eremiti e dei guerrieri di montagna che mettono in versi le ingiunzioni a duello, dei mandriani a cavallo sullo sfondo del tramonto. Non ce lo si aspetterebbe, ma non lontano da noi esiste un regno di fantasia dove i borghi medievali sembrano costruiti dall’immaginazione e le donne belle sembrano modellate dal desiderio.

A questo proposito, nel suo Voyage de Paris à Ispahan, l’ugonotto Jean Chardin, che aveva attraversato la regione del Caucaso verso la fine del XVII secolo, dichiarava “Il sangue di Georgia è il più bello dell’Oriente e posso dire del mondo. Non ho mai notato un viso brutto in quel paese, tra l’uno e l’altro sesso; anzi, ve ne ho visti di angelici”. E, durante i secoli, il fascino indiscreto delle schiave circasse (quasi un sinonimo di caucasiche, se ci si riferisce ai vicini abitanti di questa regione del Caucaso) è stato proverbiale in Oriente: le loro grazie, rivelava Chardin nel 1686, “fanno la delizia dei serragli musulmani”. Senza esitazioni, in quattro (ore di volo) e quattr’otto sono in Georgia con dollari e talleri, zecchini e scellini, rubli e sesterzi alla ricerca di una schiava circassa. La traversata del Grande Caucaso, una mulattiera tra strapiombi paurosi che passa per il villaggio di Stepantsminda, era così stimolante che tanti scrittori vi si cimentarono, dopo che i soldati russi la resero carrozzabile nel 1783. Anche Dumas volle calcare le orme di Mitridate inseguito da Pompeo, ma la neve dell’inverno 1858/9 glielo impedì. E’ un percorso che sale al Passo della Croce sfiorando, come allora, villaggi di legno e pietre, di galletti e maiali, serpeggiando in panorami il cui tetto di nuvole è sostenuto dai picchi che le trapassano e che d’inverno continuano a essere grandiosi, tristi e d’un bianco accecante. Ma i miei 100 cavalli‑vapore permettono in tre ore distanze che Dumas, nella sua carrozza trainata da cinque cavalli e dodici buoi, avrebbe percorso in tre giorni e più.

Dall’alto, una sacra sentinella di pietra mi controlla. Sacra era e sacra deve restare. E così la teleferica costruita dai russi nel 1988 è stata distrutta, e a questa veneratissima chiesa – alta su una cresta a cui fanno da sfondo i 5.033 metri del massiccio Monte Kazbek – si arriva dopo una mezz’ora di energici scossoni dentro un fuoristrada ed essersi infangati gli scarponi lungo un sentiero su cui la neve del maltempo di ieri, nonostante il cielo terso e il sole brillante, stenta a sciogliersi

  • 5370 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
,
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social