Gamarjobat Georgia

Avventure caucasiche

  • di Laura Bazzoni 2
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 
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Quando abbiamo deciso di visitare il Caucaso, 3 anni fa, la nostra prima idea era stata quella di andare in Armenia. Avevamo conosciuto molti armeni della diaspora, e letto numerosi romanzi (tra cui "La masseria delle allodole"), volevo andare a vedere con i miei occhi questo paese ospitale e sfortunato. In un secondo momento abbiamo deciso di allargare il tour anche alla Georgia, e per quei curiosi casi della vita, alla fine la parte più affascinante del viaggio si è rivelata proprio la Georgia. Il merito più grande della riuscita di questo viaggio lo dobbiamo a Sofia, la ragazza dell’agenzia di Tbilisi tramite la quale ho organizzato il tour, gli spostamenti ed il soggiorno, e a Gocha, il nostro meraviglioso autista che ci ha permesso di vedere la sua nazione attraverso i suoi occhi di cittadino, e non con il solito filtro del turista di passaggio. Questo racconto è dedicato a loro.

Il nostro viaggio è iniziato il 18 giugno, abbiamo passato in Georgia 10 giorni per poi terminare la nostra visita in Armenia il 6 luglio.Vi racconterò qua "solo" la parte georgiana del viaggio.

Siamo atterrati a TRABZON (TREBISONDA), cittadina sul mar Nero nella parte nord-est della Turchia. Avevamo prenotato un albergo su internet che si è rivelato un pessimo affare. L’hotel Secilya è a 20 km dal centro di Trabzon, per cui per arrivarci dall’areoporto, e poi tornare indietro in centro il giorno successivo, abbiamo speso quasi 50 euro. Oltretutto l’hotel è lungo una superstrada rumorosa, ha l’insegna blu che illumina a giorno anche le camere, le camere puzzano di fumo e sono arredate old style. Un bidone, ma a mezzanotte non c’è tanta scelta.. La mattina dopo visitiamo Trabzon,lasciando i bagagli al deposito bagagli (gratuito, ma fondamentalmente incustodito) della stazione dei bus (otogar). Saliamo in centro con un dolmus, l’equivalente russo dei marshutska. Ne passano un sacco, basta fermarli e dire la destinazione che si vuole raggiungere. La parte più interessante di Trabzon è la chiesa di Aya Sofia, che si trova in alto rispetto alla città, e si raggiunge in dolmus. E’ una chiesa del 1200 affrescata in stile bizantino, a pianta centrale con cupola. La chiesa è immersa in un bel giardino molto curato, con fiori, panchine e lapidarium. Scoviamo anche qualche lapide armena. Accanto al giardino c’è un grazioso tea garden, popolato solo da locali che mangiano o bevono. Ci fermiamo qua per pranzo, il menù non esiste, e per spiegarci i piatti il cameriere, che non parla inglese, ci accompagna tra i tavoli degli altri clienti per mostrarci le varie pietanze. Alla fine assaggiamo un piatto di formaggio locale fuso, involtini di foglie di vite ripieni di bulgur, taccole in umido, thè e ayran (sorta di yogurt liquido salato, molto dissetante). Il conto è 31 lire turche, decisamente economico. Come sempre all’estero, ma nel Caucaso in particolar modo,mangiare sarà sempre molto economico (e le quantità sempre abbondanti). Il dolmus per tornare verso l’otogar è trash allo stato puro: dentro è decorato con due piccole ciabatte di pelo rosa a forma di coniglio, mentre i parasole del lato guidatore e passeggero completamente decorati di spilli con i ciondoli degli occhi di Fatima. Alla biglietteria dell’autostazione facciamo il biglietto per Batumi, che costa 25 lire turche. Il tempo di viaggio previsto sarebbe 3 ore, in realtà ce ne metteremo quasi 5, perchè l’autobus entra ed esce pressochè ad ogni paesino. Le partenze sono circa ogni due ore, noi partiamo alle 1330. Siamo gli unici stranieri sul bus, come era stato sull’aereo da Istanbul a Trabzon, e come sarà in molte altre circostanze. La cosa susciterà sempre una certa curiosità nei locali che ci fanno domande, anche se la conversazione languirà inesorabilmente dopo poco perchè nessuno parla inglese, il russo di Paolo non permette lunghi dialoghi, di turco poi conosciamo giusto due parole. La strada per raggiungere la frontiera è ben asfaltata, con segnaletica chiara, e corre tra il Mar Nero da un lato, tristi villaggi dall’altro, o paesini più carini arroccati sulle colline verdi. Ci sono moltissimi fiumi. Il mare non è colonizzato da bagni attrezzati come da noi, e sembra per lo più frequentato solo da locali. Arrivati alla frontiera l’autista ci fa cenno di scendere dall’autobus e riprenderci le nostre valigie. Si attraversa a piedi la buffa frontiera sormontata da uno strano monumento. Attraversata la frontiera georgiana ci accodiamo ad un gruppo di locali in attesa, si suppone del bus rimasto dall’altra parte. L’atmosfera è più povera rispetto a quella della Turchia. Nel caffè di Trabzon, ma anche lungo le vie cittadine, le ragazze erano molto curate, si notava l’attenzione nella scelta dei colori con cui abbinavano vestiti e velo, nei dettagli del trucco e dello smalto. Qua questa attenzione sembra scomparsa, la gente non sembra fare molta attenzione a cosa indossa, e ci deve essere una moda di smalti fosforescenti fucsia che imperversa, perchè ho rivisto le stesse unghie dipinte in tutto il Caucaso. Del resto da noi ci sono delle unghie finte talmente brutte che potrebbero competere al ribasso... Un’altra cosa che noto sono le tinte ossigenate. I caucasici sono mori, e hanno tratti somatici ben distinti: sopracciglia dritte e scure, naso aquilino , profilo greco. Le ragazze che non amano i capelli scuri si tingono bionde, ma il biondo ossigenato non dona ai loro visi, ne esce fuori una tinta volgare e capelli sbruciacchiati dai prodotti schiarenti. Dopo 40 minuti di inutile attesa del bus ci decidiamo a prendere il bus per Batumi, che ci mette circa mezzora per fare 10km e si popola di interessanti personaggi, tra cui un tizio che sale con un tronco di albero

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