Partenza il 17/2/2017 · Ritorno il 24/2/2017
Viaggiatori: 4 · Spesa: Da 500 a 1000 euro

Fuerteventura (via col vento!) e gli infiniti ettari di sabbia di Maspalomas

di Libra - pubblicato il

Sei giorni a dal sud al nord on the road e un giorno al sud di Gran Canaria

Giorni di ferie da smaltire? Quale miglior occasione per partire! Questa volta la scelta è stata un po’ fuori dal mio ordinario: andare al caldo quando qui da noi fa freddo! Ed eccomi che dopo diversi anni mi lascio anche io cullare dall’idea di farsi accarezzare dal vento caldo delle Canarie (sicuri sia poi così caldo?!). La scelta dell’isola è stata dettata da motivazioni legate al trasporto (modo di arrivo e partenza) e dalla voglia soprattutto di mare e spiagge. Ecco così che le due prescelte risultano essere Fuerteventura e Gran Canaria.

Devo dire che inizialmente facciamo un po’ fatica a trovare dei posti dove alloggiare. Cavolo, penso, viaggiamo in febbraio, e c’è questo pienone?! Ma quanto diamine son battute ste Canarie?! Alla fine riusciamo, un po’ adattandoci e un po’ studiando i percorsi e vedendo le offerte disponibili per cercare ovviamente anche di risparmiare, a prenotare i nostri appartamenti. Decidiamo di dividere il nostro viaggio a Fuerteventura in due tranche: i primi 3 giorni soggiornando al sud, gli altri 3 al nord (in modo da vedere l’isola nella sua interezza, senza dover macinare sempre km in auto); acquisto di un volo interno con la Binter (compagnia aerea di bandiera delle isole Canarie) e passaggio su Gran Canaria, dove staremo però solo 1 giorno e 1 notte. La scelta del passaggio anche su Gran Canaria è dovuta dal fatto che almeno per il rientro abbiamo un volo diretto su Bologna, mentre all’andata, per Fuerteventura, voliamo da Pisa. L’altro motivo è che uno dei nostri amici, che conosce bene l’isola di Gran Canaria, ci tiene tanto a farci vedere le famose dune di Maspalomas… Prenotiamo a inizi di dicembre il tutto, voli per la tratta di andata e di ritorno più il passaggio interno, i vari appartamenti nei residence, il treno per arrivare a Pisa, ma anche il taxi che useremo a Gran Canaria e l’auto che useremo invece a Fuerteventura. Nel frattempo, come mio solito, cerco di informarmi un po’ sulle varie cose da fare/vedere, anche se, come immaginavo, in fin dei conti le isole son più da vedere per le loro caratteristiche naturali/paesaggistiche. Ovviamente mi limiterò a descrivere nel dettaglio solo le 2 isole visitate (Fuerteventura e Gran Canaria), da quel che ho capito tra l’altro le 7 isole hanno tutte caratteristiche molto diverse tra loro, ognuna magari con delle proprie peculiarità. Queste sono, ben o male, le caratteristiche per ogni isola:

Fuerteventura, il paradiso dei surfisti. E’ l’isola del vento e del mare cristallino e delle spiagge di sabbia bianca. La zona ovest in particolar modo è costantemente sotto un vento incessante che se non avete la muta non riuscirete a fare il bagno. Nonostante le dimensioni (è la seconda dell’arcipelago) l’isola è poco popolata e troverete lunghissimi tratti di spiaggia praticamente deserti. La zona più turistica è quella di Corralejo a nord, con alberghi, ristoranti... Ma anche la zona centro sud come Costa Calma (piena di residence praticamente) e Morro Jable, estremo sud. Gran Canaria, per gli amanti della città e del divertimento. Las Palmas, al nord, è una graziosa città con una splendida spiaggia cittadina ed un lungomare molto vivace dove potrete andare sugli skate e in bici, piena di divertimenti e discoteche. Al sud invece una delle spiagge più belle dell’arcipelago Maspalomas, dune dorate del deserto che si affacciano sull’oceano. La parte sud dell’isola è quella maggiormente turistica, il nord è poco battuto, con paesini sparsi nel nulla e molto ventosa. Tenerife, di tutto e di più. Tenerife è l’isola più grande, ed è quella dell’arcipelago che offre credo una maggior varietà di paesaggi e di attività. Santa Cruz, la capitale, è una graziosa cittadina con il suo porto ed un’università: è incastonata fra le montagne ed ha tutti i servizi che potete desiderare (la spiaggia cittadina dista però una mezz’oretta). Tenerife ha la montagna più alta di tutta la Spagna, il Teide (oltre 3mila metri di altitudine) che è anche il terzo vulcano più grande del mondo ed è patrimonio dell’Unesco, ha spiagge dorate, nere e bianche. La popolazione è distribuita per tutta l’isola, il sud è particolarmente turistico con il lungomare pieno di discoteche e locali. Lanzarote, la selvaggia e la vulcanica. La più piccola e la meno popolata delle quattro isole maggiori. Forse, a detta di molti, anche la più raffinata. Qui il paesaggio è quasi lunare e molto roccioso. Spiagge di sabbia ce ne sono e sono di una bellezza davvero rara. Molto battuta dal vento come Fuerteventura, la zona ovest è molto poco frequentata. Il centro più grande è Arrecife con circa 20mila abitanti, i centri più turistici Playa Blanca al sud e La Santa. La Palma, la quinta isola, detta “L'isla bonita”, piccolo paradiso terrestre, un'isola dominata dalla pace e dalla tranquillità, E' l'isola più alta del mondo ed è sede del più importante osservatorio astrofisico dell'emisfero Boreale, sulla cima del Roque de los Muchachos. La Palma è stata inserita anche nel World Heritage site come Patrimonio Mondiale dell'Umanità per Unesco da tutelare perché unisce tutte le tipicità dei paesaggi delle Canarie: verdi foreste di lauro al nord, montagne di oltre 2000 metri, un Parco Nazionale con uno dei più grandi crateri del mondo e esemplari di pino canario, una specie vegetale esclusiva di queste isole. La Gomera, detta “l’Isola Magica”. La penultima isola delle Isole Canarie per estensione, che misura soli 20 chilometri da nord a sud, è un autentico tesoro ecologico, con una costa punteggiata da piccole spiagge tra le scogliere. Questo ambiente, caratterizzato da un litorale selvaggio e minuscole spiagge di sabbia nera, è un vero paradiso per gli amanti della natura. Il paesaggio montuoso e accidentato è ricco di contrasti: nello spazio di pochi chilometri passa da valli ricoperte di palme a precipizi immensi, da aride coste con fondali ideali per il diving a un'affascinante selva di piante e alberi. El Hierro, l’isola più a sudovest delle Canarie è la più piccola, è ancora un’enclave per pochissimi viaggiatori. Nessuna stravagante colata di cemento o ecomostro, ma piccoli villaggi di architetture basse e discrete. Un’oasi naturale, intatta e appartata. Esclusa (per sua fortuna) dal flusso turistico di massa. Proprio per la sua “riservatezza” può essere considerata l’isola più selvaggia di tutte le Canarie, dove la vegetazione è ancora ricchissima e dove il vento trasforma i paesaggi nell’arco di pochi minuti. Torniamo al nostro viaggio, siamo a metà febbraio, e finalmente si parte…!

si parte!

Prendiamo il nostro treno AV da Bologna a Firenze, e da lì un treno regionale veloce che porta a Pisa. Una volta c’era proprio la fermata “Pisa Aeroporto”, ora invece, già da qualche anno, dalla stazione c’è un servizio di bus navetta che ogni 10 minuti parte ed arriva dopo 10 minuti appena all’aeroporto (alla stazione di Pisa basta seguire le indicazioni per la navetta aeroportuale, parte comunque dal lato esterno della stazione uscendo dal lato dell’ultimo binario, basta seguire le indicazioni all’interno della stazione stessa). L’aeroporto di Pisa sembra un posto fantasma, pochissima gente…! Sarà che la gente non vuol partire oggi che è di venerdì 17?! I controlli sono piuttosto rapidi e sbrigativi, ed eccoci finalmente entrare in aereo. Partiamo purtroppo con mezz’ora di ritardo, durante il tragitto si cercherà un po’ di recuperare… Sarà la levataccia del mattino, la solita ansia che ho di volare, la noia delle 4 ore e mezza di volo che non passano mai, ma il viaggio mi sembra interminabile…! Mentre stiamo per atterrare il mio passatempo preferito è sperare che il pilota abbia una buona mira… Finalmente atterriamo, sono circa le 18 30 del pomeriggio (c’è un’ora indietro rispetto l’Italia) ma c’è ancora una bella luce! E di questo ne rimaniamo subito contenti… Complice anche la temperatura, ovviamente molto diversa dalla nostra, appena usciti dall’aereo ci sembra di stare in un altro mondo…! Le valigie imbarcate arrivano sul rullo predestinato abbastanza velocemente, così ci dirigiamo subito al banco della compagnia CICAR, dove ritiriamo in maniera molto semplice e sbrigativa le nostre chiavi. Ci viene data una bella Seat Leon, grande, comoda, si guida bene…! Mi sento di consigliare molto questa compagnia, non ha deluso le aspettative assolutamente. Professionalità, cortesia, semplicità e risparmio! Tutto perfetto! Il costo comprende la copertura assicurativa completa senza franchigia, il sito internet è veloce e chiaro; in apparenza il prezzo può sembrare superiore ad altri ma in realtà altre compagnie non includono l'eliminazione della franchigia. Si paga alla consegna delle chiavi, ci viene lasciata l’auto con in pieno, e la dovremo riconsegnare col pieno. Semplice… Finalmente si parte! Direzione sud: Morro Jable! Il percorso da fare sarà abbastanza lungo, 85 km prendendo la via più diretta, la strada FV-2, che in un’ora e un quarto circa ci porterà all’estremo sud dell’isola. Nel frattempo, accompagnati dalle belle note musicali di Radio Kiss FM (sarà una fedele compagna durante gli spostamenti), ci iniziamo a godere i paesaggi di Fuerteventura. La rete stradale dell'isola è molto basica ma è ottima e ben tenuta, c'è una grande strada a due corsie opposte che collega nord e sud sulla costa est, poi ci sono altre strade sempre a due corsie opposte per collegare i vari paesini dell'entroterra e la costa ovest. Sono pochi i tratti che hanno due corsie per ogni senso di marcia, bisogna fare quindi molta attenzione a non superare dove non è consentito perché le innumerevoli curve e cune non permettono di vedere sempre chi arriva nell'altro senso, e soprattutto rispettare la velocità consentita. La natura arida e selvaggia riempirà subito i miei occhi di caldi colori estivi. Mi godo tutto a pieno fin da subito, anche perché mezz’ora ancora, poi cala il buio… Ci dirigiamo verso Jandìa, più precisamente a Morro Jable. I due posti sono in pratica la stessa cosa: il secondo è il paesino e il primo è la parte iniziale in cui si trovano appunto il faro e i vari negozietti e grandi hotel. Nella penisola di Jandìa secondo alcuni si trovano le più belle spiagge di Fuerteventura. La penisola forma un Parco Naturale con lo stesso nome. Qui troviamo tutti gli habitat caratteristici di Fuerteventura: jables, saline, canyon, pianure pietrose. Proprio a Jandia, prima di entrare per Morro Jable, è presente all'interno di una rotatoria all'inizio del paese, un gruppo scultoreo particolare rappresentante dei bambini. Le statue sorgono su un basamento rosso e nero che dovrebbe rappresentare i fondamenti della filosofia orientale (yin e yang). L'opera è di una artista cubana Lisbet Fernandez Ramos ed è stata costruita nel 2007, è chiamata “Caminos”. Le statue in terracotta dei bambini hanno lo sguardo rivolto verso l'alto, verso il cielo, e in senso più lato dovrebbero guardare verso il loro futuro. A mio parere le statue sono anche in un certo senso un po’ inquietanti. Arriviamo a Morro Jable e, grazie alla mia memoria visiva avendo visto giorni prima il percorso stradale attraverso Google Maps, riusciamo a trovare con abbastanza facilità la via del nostro residence. Smolliamo gratuitamente (come quasi ovunque sull’isola) l’auto. Molto gentilmente i proprietari ci stanno attendendo (arriviamo fuori orario check-in ma avevamo avvisato), parlano un po’ di italiano, ci capiamo bene, ci dicono tutto ciò che c’è da dire, ci danno anche una mano con le valigie, qualche consiglio, paghiamo…e via! Si va alle stanze. Rispetto ad altri nostri compagni di viaggio, saremo un po’ più distaccati con l’appartamento. Ci avevano chiamato il giorno prima spiegandoci che avevano fatto un po’ di casino con le prenotazioni, ma il posto ci va bene uguale e siamo comunque vicini… L’appartamento è semplice ma è ok, la vista non ha un difetto! Dal balcone lato davanti affacciamo sul centro di Morro Jable e sul mare, fino al faro di Morro Jable sulla spiaggia di El Matorral. Dall’altro lato, sì abbiano una seconda terrazza, affacciamo verso l’interno, vista direzione Porto e affaccio sulla Parroquia de Ntra S.ra del Carmen. Farsi accarezzare dalla brezza marina mentre si è in terrazza a sorseggiare una flute di Cava (vino spumante spagnolo) guardando il mare e sentendo il rumore delle onde… Non ha prezzo… Dopo poco usciamo subito e ci dirigiamo verso qualche posto dove mangiare in centro, possibilmente sul mare. E ci arriviamo dopo pochi minuti. Morro Jable è piccola, come tutti i villaggi dell’isola alla fine… Originariamente era una piccola località di pescatori, ma è ormai diventato un centro urbano in continua espansione, in cui sorgono continuamente nuovi hotels, alberghi, villaggi vacanze ed altre strutture organizzate per il turismo. La spiaggia nei pressi di Morro Jable (chiamata anche spiaggia di El Matorral) offre bellissima sabbia fine ed acque turchesi, e si propone certamente come una delle più grandi (4 km) e godibili dell’isola. Percorrere la sua chilometrica spiaggia esotica lungo il viale che la accompagna significa approfittare non solo delle zone commerciali ma anche della sua caratteristica vista del faro di Morro Jable che si staglia sul mare. Una sabbia incredibilmente bianca e come cornice un panorama montuoso. Con uno sfondo del genere non è difficile immaginarsi Lawrence D’Arabia in una scena di Point Break! L’adorabile area che circonda la città è fornita di numerosi hotel, bar e un’ampia varietà di ristoranti dove gustare pesce fresco appena pescato e altre pietanze, il tutto condito dalla romantica vicinanza del mare. Una larga quantità di persone, soprattutto tedeschi e in generale persone del Nord Europa, ha deciso di trasferirsi a Morro Jable per lunghi periodi, o addirittura in modo permanente. Fino a poco tempo fa Morro Jable era una riserva naturale, ma un decreto legislativo ha retrocesso questo status proprio per interessi economici. Decidiamo di mangiare proprio sul mare, cena a La Laja, quasi sugli scogli…! Dopo aver cenato (ci riempiremo un bel po’, le porzioni canarie sono davvero abbondanti) ed esserci preso un po’ di venticello, decidiamo di ritornare verso gli appartamenti. Prima però facciamo una passeggiata vicino al litorale, che è un ottimo posto per fare due passi in tranquillità, e rappresenta inoltre la via principale che porta dalla città alla spiaggia, fino al faro, agendo anche come divisorio tra le spiagge dei residenti e quelle turistiche. Rientriamo in appartamento, sono stanco morto, mal di testa e gran sonno. Ma prima di poggiare la testa sul cuscino voglio affacciarmi ancora una volta al balcone e guardare l’Oceano. E’ notte, ma le sue onde si vedono bene, la sua forza si osserva, si ascolta, si respira. Lo raggiungo, lo sfioro, ma solo per stasera. Domani sarà mio.

L’indomani ci alziamo abbastanza presto. Sono le 7, quando il mio amico mi sveglia dicendo “Corri fuori! Corri!”…Voleva semplicemente farmi vedere lo spettacolo dalla terrazza, una bellissima alba sul mare, con dei colori meravigliosi. Apprezzo molto, anche se io, che vengo da una città di mare, sono abituato a questi scenari e questi colori. Ma mi mancavano, ne sentivo il bisogno anche io… Per fortuna che ci ha pensato appunto il panorama e lo spettacolo naturale a farmi alzare un po’ di buon umore, dato che la notte non è trascorsa proprio in maniera tranquilla, mi son svegliato tantissime volte, sarà stata la cena tardi, i sogni strani, un nuovo letto… ma è andata così! Se poi ci mettiamo anche lo scoccare delle campane della chiesa ancor prima dell’alba, siamo a posto… Prendiamo l’auto e andiamo a fare colazione. Fermiamo l’auto sulla lunga e bella Av. del Saladar. Per caso facciamo colazione in questo posto dal nome Parajal, che scopro poi essere una catena che si occupa appunto di pasticceria, pane, colazioni, merende… La persona che ci serve è a dir poco “sgodevole”, ma le paste sono una bomba! Buonissime ed enormi. Tra l’altro prezzi irrisori. Bevo il mio caldo cappuccino cosparso di cannella…e via! Si riparte. Direzione nord, verso quella che è forse l’immagine tipica dell’isola, la lunghissima spiaggia di Sotavento. Riprendiamo così la FV-2 in direzione nord, appena usciti dal centro ci immergiamo non subito nel blu del mare, ma nel giallo e nel nero di questi paesaggi e scenari quasi lunari, molto particolari… Bello! Dopo circa 20 minuti ecco che siamo a Sotavento.

Fuerteventura dovrebbe tradursi in un’unica parola: spiagge. Per questo, riassumere la spettacolarità di quella di Sotavento è facile: è la più conosciuta dell’isola a livello mondiale. Già solo la sua lunghezza (più di dieci chilometri) lascia a bocca aperta il visitatore. Con la bassa marea, l’isola guadagna tanto terreno che alcuni residenti dubitano perfino che Tenerife sia la più grande delle isole Canarie. Il sole permanente, le enormi piscine naturali che si creano e la sua sabbia dorata che sembra non finire mai la rendono degna di un altro sinonimo: paradiso! In realtà Sotavento riunisce cinque spiagge: La Barca, Risco del Paso, Mirador, Malnombre e Los Canarios. Le interminabili passeggiate accanto alle sue trasparenti acque non hanno bisogno di aspettare la bassa marea. Una barriera di sabbia a 100 e 300 metri dalla riva crea una laguna di tre chilometri, ideale per iniziare a fare windsurf o kitesurf, sport molto presenti nella zona (il nome Sotavento dice già tutto…). Basta voltare lo sguardo per provare più volte la solitudine lungo migliaia di metri di sabbia, oceano e piacere. Un lusso. Noi usciamo alla deviazione di Risco del Paso. C’è un po’ di strada sterrata da fare, quindi procediamo con cautela (i danni alla parte inferiore dell’auto non sono mai coperti!), poi smolliamo alla fine in questo grande spiazzo la nostra auto. Arriviamo che non c’è praticamente nessuno. Il sole splende meravigliosamente, ma c’è da dire anche che il vento soffia prepotentemente…! Condizione che ben o male non ci lascerà mai più… Effettivamente in spiaggia con questo forte vento fresco sentiamo anche un po’ di freddino. Si fa fatica anche a stare sdraiati in spiaggia, porta via… Davanti e intorno uno spettacolo unico, il mare è un po’ agitato, forse molto per i nostri canoni, si vede e si sente chiaramente la forza della corrente. Mi siedo lì davanti. Wow. L’Oceano Atlantico. Non serve dire altro. Io, l’Oceano, il turchese e il blu, il giallo delle dune sabbiose, il verde della vegetazione e il marrone scuro delle rocce, una canzone a caso nell’mp3 che manco a farlo a posta si chiama “Il mare dentro”. Non desidero altro adesso. Anzi, forse una cosa sì! Che l’acqua fosse più calda per potermici buttare dentro. Dire che è gelida è dir poco, riesco a stento a metterci i piedi… Passiamo tutta la mattinata in spiaggia. Poi poco prima di pranzo ci spostiamo, verso nord… Il sole ora picchia bene…! Dopo circa 10 km eccoci a Costa Calma. Anche questa località è famosa per le sue spiagge bianche e per i suoi incredibili e bassi fondali. In questa zona pullulano diversi resort, la maggior parte dei quali con spiaggia a pochi metri dalla porta dell’alloggio. Questa zona è abitata da un gran numero di pensionati tedeschi, notiamo che molte attività del luogo sono possedute e gestite da coppie di anziani in pensione. Costa Calma fu costruita intorno a un piccolo villaggio chiamato Cañada Del Rio, anche se ora è difficile distinguere il "pueblo" originale inserito com'è nel paesaggio. L'attrazione per l'industria turistica erano le spiagge sabbiose, ma un attento piano regolatore ha impedito al territorio di scomparire sotto il calcestruzzo. Le aree edificate di Costa Calma, sono separate l'una dall'altra da una zona verde che segue la lunghezza del centro, e fornisce un rifugio ideale per la fauna locale; abbiamo individuato numerose Upupe Europee. Questa zona verde permette di fare piacevoli passeggiate di giorno, ma di notte secondo me appare un po' spettrale e le menti più fervide possono anche immaginare che gli alberi possano parlare... La significativa ampiezza di Costa Calma, fa sì che non esista un vero "centro", piuttosto diversi piccoli centri commerciali con ristoranti e negozi che fungono da nucleo per l'immediato vicinato. Se siete stanchi dell’acqua di mare ci sono anche altre cose da fare in zona. Ad esempio potreste fare un giro all’Oasis Park, a soli 8 minuti di strada verso nord, raggiungibile anche con gli autobus che effettuano corse regolari oppure con una navetta che parte dai resort più grandi. E’ il parco più grande delle Canarie (800.000 m2) ed è indiscutibilmente una delle perle dell’intero arcipelago. Due le principali attrattive: il parco zoologico e il giardino botanico. Un immenso spazio che riproduce nei minimi dettagli l’habitat naturale delle diverse specie che ospita, con al suo interno, più di 6800 tipi di piante diverse provenienti da tutto il mondo. Ghepardi, uccelli africani, elefanti, cammelli e centinaia di altre specie animali che mai si poteva immaginare di vedere tutte in una volta. Il giardino botanico, che ha visto la luce nel 2000 dopo undici anni di lavori, ospita al suo interno 2300 specie differenti e circa 28000 tipi di piante, alcune di queste alte più di 4 metri. Purtroppo il costo d’ingresso non è così economico, circa 33 euro a persona per gli adulti e 15 20 per i bambini/adolescenti. Inoltre le varie attività, come ad esempio la cammellata, o l’interazione coi lemuri, lo spettacolo coi leoni, si pagano tutte a parte…! Proprio poco prima dell’Oasis Park c’è una strada che conduce al Mirador de Sotavento, una strada poco battuta, che dà una bella vista sulla Costa Calma e sulle spiagge di Sotavento. Qui c’è un locale, molto carino, che si chiama proprio “Mirador de Sotavento”, dove ci fermiamo, ci riposiamo un po’, scherziamo un po’ col gestore, giochiamo un po’ con un bellissimo gatto coccolone che arriva sul nostro tavolo…e poi prendiamo un Ron Miel, un liquore tipico delle Isole Canarie, formato da una miscela di rum e miele. Buonissimo a mio parere (ma io amo le cose dolci!). Proseguendo verso nord, si va verso La Lajita, anche questo è un piccolo villaggio di pescatori (1500 anime circa) che però non ha nulla di particolare a mio parere. Qui la spiaggia è di sabbia nera. Le costruzioni turistiche sono nettamente inferiori rispetto ad altri posti, il turismo in questo villaggio è iniziato solo recentemente. Sicuramente meritano di più le due località successive, sempre salendo verso nord: Gran Tarajal e Las Playitas. Las Playitas conserva il sapore dei paesi di mare di Fuerteventura. Offre la possibilità di godersi un piccolo villaggio di pescatori e a detta di molti può essere considerato il più bel paesino dell’isola. Le sue casette bianche con fasce azzurre segnano un incantevole lungomare lambito dalle acque. E nei suoi ristoranti si può gustare del saporito pesce fresco frutto del lavoro quotidiano dei suoi pescatori. Il villaggio si divide in due parti ben distinte, da un lato c’è il centro dei pescatori propriamente detto, e dall’altro si trova un’ampia spiaggia di sabbia vulcanica in cui si possono apprezzare i soliti sport acquatici come il windsurf. A sei chilometri da Las Playitas, il faro di La Entallada offre alcune stupende viste sul mare e sulla zona montuosa di Cuchillos de Vigán, dichiarata Monumento Naturale. Gran Tarajal è invece una delle città più popolose dell’isola (parliamo di circa 13mila abitanti eh!), inoltre il suo porto è tra i più grandi scali commerciali dell’isola. Il paese in sé per sé non è niente di spettacolare, ma l’ho trovato autentico, non turistico. Dal porto è possibile vedere tutte le strade e le piccole vie costruite sulla collina, uno scorcio davvero interessante che dà l’impressione che il paese vegli sul mare. Anche qui la spiaggia è vulcanica, quindi nera. Riscendiamo in direzione sud, alla rotatoria prima di andare a Costa Calma prendiamo l’indicazione per La Pared, che si raggiunge in circa 10 km. Siamo ormai sull’altro versante dell’isola, lato ovest. Attraversiamo il piccolo centro abitato. Pochissimi abitanti e solo un bar con qualche scuola di surf. La spiaggia di questo luogo è però qualcosa di impressionante, una delle migliori per il surf ma anche per chi cerca tranquillità e bellezza selvaggia. Il mare è spesso agitato e scatena forti emozioni! Sembra quasi di stare sulle scogliere irlandesi o scozzesi… La balneazione sulla playa della Pared è fortemente sconsigliata date le forti correnti marine che qui si trovano. Infatti il mare è agitatissimo, c’è un vento pazzesco, quasi ci spinge via. La marea arriva a ricoprire tutta la spiaggia lasciando solo una breve striscia di sabbia scoperta. La spiaggia della Pared non è attrezzata con ombrelloni o sdraio e non vi sono chioschi in spiaggia, per chi desidera visitare questa splendida spiaggia è quindi necessario portare acqua potabile e colazione al sacco. Un piccolo supermercato si trova nel centro cittadino di La Pared a circa 1000 metri dalla spiaggia. Ritorniamo a Morro Jable.

E’ tardo pomeriggio, c’è luce ancora e approfittiamo per fare una passeggiata per Matorral, lungo il faro. Il faro del Matorral non serve solo per avvisare i naviganti che li c'è la costa, ma anche che la intorno ci sono spiagge riservate ai naturisti. Pratica diffusissima in tutte le isole Canarie. Dopo aver scattato qualche foto a dei bizzarri asinelli che “pascolano” tranquillamente sulla spiaggia e per strada, ci rechiamo tra i vari negozietti di souvenir a ridosso della spiaggia. Ecco il solito acquisto di souvenirs, calamite, cartoline, e in più mi regalo una lente per la mia macchina fotografica. Cosa che avrei evitato, dato che alla fine poi mi sentirò un po’ fregato dall’acquisto e dalla modalità… Ma meglio non parlare di questo qui, anche perché mi risalgono i nervi…! Consiglio solo di pensarci bene quando i venditori, anche in negozio, vogliono propinare qualcosa che secondo loro (dato un regime fiscale senza IVA) è un affarone assurdo…! Prima di ritornare ognuno nelle nostre camere, ci fermiamo a fare un aperitivo vista mare nella terrazza del nostro residence. Nel pomeriggio avevamo comprato tutto l’occorrente. Patatine, biscottini salati, vino, bibite gassate…tutte cose che avranno fatto bene alla nostra salute! Rientriamo, doccia…e via, si riscende per la cena. Questa volta decidiamo di andare nel posto consigliato dai proprietari del residence (che era consigliato tra l’altro anche sulla nostra guida), sempre lì al di sotto della Plaza Cirilo Lopez, sul mare. Il nome del locale è “La Puntilla”, detto anche “Casa Menso”. Decidiamo di non cenare all’interno del locale, c’è un odore troppo forte, per cui decidiamo di sederci a uno dei tavolini esterni, anche se la vista non è granchè… Il personale è gentilissimo e molto allegro. Come quasi tutti i ristoranti, il menù è anche in italiano, ci manca solo la lingua maban e kunama e poi sono al completo! Proviamo la nostra prima paella canaria. Seppur non è un piatto tipico delle Canarie, è davvero molto molto diffusa. Prendiamo quella mista, di pesce e carne. Non rimaniamo delusi, ma ho mangiato di meglio. C’è un albero di arance e limoni nella padella però! Buono e sfizioso il piatto di antipasti misti, molto colorato! Il conto non delude. Ci alziamo, passeggiata e via. Le stelle brillano in cielo come non mai, si vedono così nitide. Il meteo in realtà parla di un peggioramento domani, noi incrociamo le dita.

Il giorno dopo mi sveglio come al solito all’alba, le campane della chiesa fanno il loro dovere alla perfezione devo dire! Facciamo colazione e poi ci dirigiamo in auto verso l’interno del paese, direzione nord, in altezza, sulla Calle Cervantes (dopo la rotatoria divisoria). Qui smolliamo l’auto di fronte al Centro di Salute di Morro Jable, e di fianco entriamo in una struttura enorme, molto fantasma e spoglia, che altro non è che la Estación de Guaguas, lo stazionamento dei bus. Siamo intenzionati oggi ad effettuare la gita a Cofete e Punta Jandìa. Il giro ci è stato consigliato da amici, ed ovviamente anche leggendo opinioni in internet e guide pare meriti. Dato la strada molto sterrata e non di così facile guida, decidiamo di optare per il servizio pubblico di bus (è pubblico ma direi che è come se fosse turistico!). Più che dei bus sono dei 4x4! Arriviamo che non c’è un’anima…! Meglio così, siamo i primi, dato che leggiamo ovviamente di un numero limitato di posti, per cui se c’è afflusso di gente “chi prima arriva meglio alloggia”. Il numero del “bus” è il 111, da questo link potete vedere gli orari: www.tiadhe.com/rutas/111.htm. Ci sono difatti solo due partenze al giorno, alle 10 e alle 14. Noi optiamo per la prima delle 10, ma peccato che verso le 9 50 si presenta l’autista il quale dice che in mattinata non si effettuerà alcuna corsa perché c’è una gara ciclistica in atto in zona, per cui c’è divieto di transito. Incavolato nero! Immusito, mi rimetto in macchina…e cosa facciamo? Alla fine decidiamo semplicemente di andare alla spiaggia del Matorral, ci mettiamo sotto una grande duna, sopra di noi e la duna c’è una bella pedonale, e ci passiamo tutta la mattinata a prendere il sole e a farci due risate. Pranziamo con delle empanadas ripiene con tonno che avevamo preso al supermercato e poi decidiamo di riprovare ad andare allo stazionamento dei bus per la gita a Cofete. Questa volta il giro delle 14 c’è! Il bus da Morro Jable arriva a Cofete, poi da Cofete va al Faro de Punta Jandìa, si ferma lì una mezz’oretta e riparte da lì per riandare a Cofete. Qui alla Playa de Cofete starà fermo circa 15 minuti. Fa quindi ritorno poi a Morro Jable. Potete scegliere se fermarvi alla Playa de Cofete, perdendovi la visita della Punta de Jandìa (la parte estrema sud dell’isola), oppure di vedere entrambi, limitando ovviamente il tempo di permanenza nei posti. Noi abbiamo scelto di vedere entrambi e di andare quindi al Faro de Punta Jandìa, ritornando poi alla Playa di Cofete. Questo comporta però effettivamente farsi per ben 4 volte lo stesso pezzo di strada, che è molto panoramico è bello, ma potrebbe poi risultare noioso dopo 4 volte...! Su una strada sterrata in mezzo a delle montagne nerissime, e l’Oceano blu come contorno. In effetti siamo stati gli unici ad andare anche al Faro. Tutti si sono fermati alla Playa di Cofete, ma sinceramente non mi sono pentito affatto della scelta. Il prezzo del biglietto a mio parere è comunque caro, sono € 8,70 a tratta (fino a qualche anno fa costava € 2,50…!), mi pare eccessivo… 20 km di sentiero sterrato, spesso poco più largo di un’auto, con curve degne dei migliori tornanti alpini e bordo dritto su uno strapiombo…jeep o non jeep possono stancare presto autista e passeggero! Da ammirare però il panorama dal promontorio che sovrasta Cofete. La spiaggia di Cofete dall’alto, con un vento così forte da far mancare il respiro e la paura di volare via, è forse tra i ricordi più cari che mi porto di Fuerteventura. Sarà che il ricordo del pericolo (una volta scampato) è sempre così attraente? Cofete è una spiaggia particolarissima, chiusa da questi “piccoli” monti e caratterizzata da queste onde altissime, la forza dell’Oceano. Queste colline rocciose circondate da nuvole che non sembrano poi più di tanto capaci di generare pioggia. Di fronte ci sono le onde che si rincorrono, si sormontano, prendono forza e si rompono a riva. Tutt’intorno a noi una luce quasi soffusa, nebbiosa, sembra che l’aria sia piena di mille goccioline d’acqua, come se l’Oceano volesse essere ovunque. Cofete è stata per me la voce dell’Oceano, e l’Oceano se vuole sa fare la voce grossa. E restare a riva ad ascoltarlo, semplicemente seduti o in piedi ad ascoltarlo, vale la fatica fatta per essere arrivati fin qui. Anche dalla spiaggia si vedono i resti di un’antica villa, è la Villa Winter.

La Villa Winter rappresenta un aspetto misterioso della storia di Fuerteventura. Il mistero che avvolge questa villa, chiamata "Winter" dal nome del generale Gustav Winter che vi abitò (chiamato dagli abitanti del posto Don Gustavo), deriva dal fatto che non se ne conosce con esattezza la funzione. Si sa solo che fu una base segreta tedesca, e si sospetta che servisse da punto d'appoggio per alcuni sottomarini tedeschi diretti in Antartide. A quanto pare esistevano dei tunnel che collegavano la villa con delle caverne sotterranee naturali. In ogni caso doveva trattarsi di una base importante, dal momento che nelle sue vicinanze erano sempre posati due aerei da caccia tedeschi con i motori accesi, pronti ad intercettare ed abbattere qualunque aereo alleato che si avvicinasse. Il segreto della base fu comunque garantito, se è vero che gli alleati ne scoprirono l'esistenza solo alcuni mesi dopo la fine della guerra. La supposta residenza di vacanza di un generale tedesco, come recitano alcune guide turistiche, è massiccia ed impressionante, con due piani parzialmente costruiti in pendenza ed una torre a nord ovest di cui non si comprende ancor oggi la funzione, lasciando spazio ad ogni possibile speculazione. La cosa che desta maggior attenzione è l'enorme sforzo occorso per costruire questa casa. Grandi arcate, finiture in marmi e legni pregiati, precisione dei dettagli degli interni testimoniano un impegno che doveva senza dubbio presupporre un obiettivo ambizioso ed importante. "Don Gustavo" dovette infatti disporre di enormi risorse finanziarie ed umane per realizzarla... Secondo quanto si raccontava sul posto, il generoso "Don Gustavo" utilizzò degli operai nativi di altre zone per lavorare nel massimo segreto, che ogni sera dovevano abbandonare il cantiere: tutta la penisola di Jandía divenne una zona militarizzata, una specie di regalo di Francisco Franco ai Tedeschi che lo avevano aiutato a combattere i comunisti in Spagna. Però non vennero utilizzati solo dei manovali spagnoli, ma anche degli aiutanti tedeschi vennero a lavorare a Fuerteventura: il misterioso cimitero unito alla spiaggia si presta ancor oggi ad essere oggetto di molte speculazioni.

Passiamo ora all’altra meta, il Faro di Punta Jandìa, che anche se meno battuta dai turisti non delude, anzi, mi carica ancora più di emozione e stupore. Sul sentiero sterrato che porta a Cofete, troverete un bivio. A destra Cofete, mentre andando diritto arriverete al Faro di Jandìa. Il faro prende il nome dalla punta estrema di Fuerteventura. Peccato che non sia abitato e non si può neppure visitare all’interno. Qui ci troviamo nell’estremo sud-ovest dell’Isola, nel punto d’incontro dei mari del nord e del sud, su una scogliera alta 8-10 mt, sopra una piattaforma basaltica e grandi argini rocciosi sui quali s’infrangono le onde. Inutile dire che anche qui è sempre ventoso! Le scogliere piuttosto ripide ma anche le più tiepide scogliere e le pulite spiagge, contribuiscono a creare un panorama stupendo. I pendii sono abbracciati da zone meno ripide e qui si riesce a vedere in maniera migliore l’origine vulcanica, poiché ne portano testimonianza le rocce e il terreno. Poco prima del Faro c’è un minuscolo paesino di pescatori tutto bianco, Puertito de la Cruz, molto particolare, con tante roulotte fatiscenti e seconde case, dove l’autista ci dice che i residenti dell’isola vengono a trascorrere il fine settimana lontano dal trambusto turistico. Sembra il tempo si sia fermato. Passiamo davanti a un paio di locali dove dei ragazzi stanno mangiando del polpo (credo sia fritto), ci viene un’acquolina assurda, un profumo nell’aria di cucina di pesce…! Qui si tiene non a caso a settembre il Festival del Polipo! Non so se sia vero, ma ho letto che la zona è servita dalla corrente elettrica dalle ore 12,00 fino alle 18,00. Prima e dopo, il nulla! Rientriamo nel tardo pomeriggio. Effettivamente, come da previsioni, il tempo è cambiato. Nuvoloni grigi avanzano. Quando usciamo per la cena inizia anche a piovigginare. Andremo a cena nel nostro solito posto, sul mare. Questa volta ceneremo da “Avenida del Mar”. Sono un po’ stanco di pesce, io stasera opto per formaggi e carne. Generalmente il cibo isolano consiste esclusivamente in pesce fresco, ma a Fuerteventura non è certo l’unica soluzione possibile. La Cabra (capra), ad esempio, è uno dei piatti tipici qui a Fuerteventura ormai da tanti anni. Generalmente la si mangia arrostita o stufata, servita con patate delle Canarie, o patate rugose, perché è proprio questo l’aspetto che hanno a cottura terminata (si fanno bollire con la buccia), condite con il Mojo picón, una salsa tipica della zona. Non sono un amante, ma devo ammettere che il formaggio di capra mangiato sull’isola è buono, non ha un sapore così “selvatico” come il nostro. E’ più delicato a mio parere. Le patate della Canarie sono invece piccole patate bollite condite con sale e accompagnate dal mojo picón, una salsa che può essere di due tipi: il mojo rojo (rosso), fatto con aglio, olio, cumino e chili (o peperoncini arrostiti), che sta benissimo con carne e verdure, oppure il mojo verde, con aglio, olio, e cilantro (coriandolo). Il mojo verde è più delicato di quello rosso, ed è preferito da chi non ha proprio la “bocca d’amianto”, a differenza di molti abitanti del luogo. Se invece avete mai assaggiato (e apprezzato) il curry molto speziato, amerete il mojo rosso. Altro alimento tipico nell’arcipelago delle canarie è un tipo di cereale, chiamato gofio, un alimento di gusto acquisito che andrebbe provato ripetute volte prima di essere acquistato. Viene usato spesso come addensante per salse e zuppe, nella preparazione di alcuni piatti a base di capra, oppure insieme al latte per fare un tipo di porridge di cereali da colazione. Questo cereale tostato, fatto di frumento, granturco e orzo, è usato da moltissimi anni ed è stato una vera e propria salvezza nei tempi di povertà durante la guerra civile spagnola, quando veniva usato insieme ad acqua e zucchero per preparare un tipo di impasto che poteva essere mangiato direttamente oppure cucinato in diversi modi. Io l’ho provato con il gelato e devo dire che non era affatto male…! Usciti facciamo giusto in tempo a fare due passi in centro, perché poi inizia di nuovo a piovere. Così si conclude la nostra ultima sera a Morro Jable. L’indomani si parte.

Ci svegliamo non molto tardi, anzi…anche la nottata trascorsa è stata un po’ “rumorosa”, alle 2 di notte una pioggia fortissima mi ha fatto sobbalzare dal letto! Portiamo le nostre valigie in auto e partiamo. Prima però ci fermiamo a fare la nostra solita colazione dal Parajal. Oggi le previsioni portano tempo molto instabile, in effetti sarà così, non pioverà ma ci sono qua e là nuvoloni sparsi… La nostra direzione è il nord, ma ovviamente per arrivarci attraverseremo l’isola. Prendiamo da Morro Jable la FV- 2 e poi, alla famosa rotatoria dopo Costa Calma, la FV- 605, direzione La Pajara. Passeremo per La Pared, visitata un paio di giorni prima, la oltrepassiamo. Il paesaggio cambia, belle montagne e colline, non più sabbia dorata, c’è del verde, e in fondo a destra il blu del mare. Fiancheggiamo una bella montagna, chiamata la Montaña del Cardon. Il paesaggio è davvero particolare e bello. Dopo poco ci fermiamo a fare delle foto. Qui c’è un Mirador Astronomico. L’isola di Fuerteventura è Riserva della Biosfera, e attualmente selezionata per entrare a far parte del ristretto gruppo di siti mondiali che si pregiano del titolo di “Reserva Starlight”, luoghi ideali per contemplare il cielo in notturna, in totale assenza di contaminazione visiva. La differenza tra il cielo delle città e quello di aree meno contaminate oscilla tra le 500 e le 15.000 stelle visibili. Il Mirador è costruito con materiali naturali del luogo, per evitare un impatto visivo con il contesto. Da questo Mirador si possono ammirare benissimo il Monumento Nacional de la Montaña del Cardón, la Montaña Hendida e la Degollada del Viento. Niente da dire, ci sono luoghi dove effettivamente ci si sente più vicini al cielo…

Proseguiamo e circa 1 km e mezzo prima di arrivare a Pajara svoltiamo all’incrocio a sinistra, direzione Ajuy. Appena arrivati troviamo questo piccolo paesino di pescatori, qualche casa e ristorantini tipici, e due comodi parcheggi. Ci fermiamo. Ci dirigiamo verso la spiaggia. Una spiaggia nera e mare blu con un contrasto stupendo, non è certo una spiaggia comoda per la balneazione. Non credo vada molto bene per fare il bagno, ci sono onde alte e parecchie correnti. Molto spettacolari ad Ajuy sono le grotte, enormi caverne naturali scavate dall'oceano, che è possibile visitare con una passeggiata di 30 minuti circa, andando verso la destra della spiaggia guardando il mare (ci son le indicazioni). Lungo il percorso si vedono anche gli antichi forni dove, un tempo, veniva prodotta la calce utilizzata nella costruzione delle abitazioni. Le grotte sono visitabili gratuitamente e sono sempre aperte. Ritorniamo in auto e riprendiamo la strada a ritroso nuovamente verso Pajara. Eccoci arrivati dopo circa 10 minuti d’auto. La piccola città pittoresca di Pájara nonostante le sue dimensioni piccole offre alcuni monumenti che vale sicuramente la pena di visitare. La Iglesia Nuestra Senora de la Regla è sicuramente uno di questi, costruita tra il 1687 e il 1711 è una delle più belle chiese che si possono visitare sull'isola. Sono molte le decorazioni e le pietre preziose che arricchiscono questa costruzione, di particolare rilievo la vergine che sta in piedi sull'altare e che fu portata sull'isola da dei facoltosi emigranti provenienti dal Messico. Le aree verdi molto curate e gli edifici storici restaurati rispecchiano il benessere di Pajara (circa 1500 abitanti) che, nella sua funzione di centro amministrativo della penisola di Jandìa, riceve le entrate provenienti dalle località balneari limitrofe. Una caratteristica di Pajara sono i palazzi con i tranquilli giardini interni e i balconi in legno tipici del XVIII secolo: epoca in cui, grazie al fiorente sviluppo agricolo, questo centro raggiunge una certa autonomia dall’allora capitale Betancuria. Dal centro del paese, proprio dalla piazza centrale, prendiamo la strada FV-30 in direzione nord, verso Betancuria. Una strada di montagna con numerosi tornanti che attraversa un paesaggio verdissimo. All’altezza del passo Degollada de los Grandillos vale la pena fare una sosta per godersi il meraviglioso panorama delle cime e delle valli circostanti. Il tragitto prosegue poi in discesa, attraverso le rigogliose distese di palme della Vega de Rio Palmas, per raggiungere il Santuario de la Vega, dove, dal XVII/XVIII secolo, gli isolani venerano la Vergine delle Rocce. Mentre il portale del Santuario si caratterizza per il chiaro stile rinascimentale, le colonnine gemelle della base bombata che lo affiancano ricordano lo stile barocco coloniale dell’America Latina. Ogni anno, il terzo sabato di settembre, i majoreros (isolani veri) prendono parte al più grande pellegrinaggio di Fuerteventura. Capisco che Fuerteventura e le Canarie non sono solo mare, vento e sole. Sono anche monti, valli e ampi territori vulcanici che raccontano una storia potente e antica. Leggere il territorio è esaltante. Da quassù si può osservare la parte bassa del territorio di Vega de Rio Palmas e, scendendo lungo il burrone (barranco) si può incontrare una piccola sorgente di acqua che dà il nome al ruscello di Rio Palmas. A sinistra si trovano il Huerto e la Valle de los Granadillas in cui affiorano rocce plutoniche e rocce vulcaniche; si possono osservare numerose strutture agricole a terrazzamenti e gabbie, frutto di un passato dedito all’agricoltura. In fondo si osserva la diga di La Peñitas, una costruzione realizzata in due fasi, la prima nel 1939 in cui si costruirono 11 metri di muro, e la seconda nel 1943, quando furono costruiti ulteriori 22 metri. L’intensa erosione del suolo nella zona ha provocato un fenomeno all’interno della diga: l’accumulo di sedimenti che limitano il deposito di acqua. Inoltre si è verificata una crescente salinità delle acque, che così non sono più utilizzabili per l’irrigazione. Tutte queste condizioni ambientali hanno favorito lo sviluppo di tamerici e specie vegetali associate. Gli uccelli che si possono osservare in zona sono numerosi. Il burrone di Peñitas si restringe all’altezza della diga, formando una valle con pareti laterali di rocce plutoniche. Questa parte del burrone viene chiamato Mal Pasa, dove si può apprezzare una piccola chiesetta. Narra la tradizione che qui apparve la vergine del Dolore (Virgen de la peña), patrona dell’isola di Fuerteventura. In fondo la montagna della Atalayeja o “Tetta della vecchia”, così chiamata perché gli ultimi metri, costituiti da una colata di basalto di un antico vulcano, sembrano un capezzolo. Dopo circa 5 km, proseguendo sempre in direzione nord, arriviamo a Betancuria, l'antica capitale dell’isola di Fuerteventura. Visitandola ora troviamo un villaggio molto bello, forse davvero il più bello e tipico di tutta l’isola, caratteristico e molto curato ma sicuramente ha perso quell’importanza strategica che aveva in passato tanto da renderlo capitale dell’isola. Ci troviamo in un paesaggio di sicuro bellissimo, ma davvero inospitale, così chiuso nell’entroterra, soprattutto catapultandoci indietro nel tempo; trovandoci in un’isola ci sembra impossibile che il suo più antico insediamento non si trovi lungo la costa dove una risorsa di sostentamento sicura come la pesca era a portata di mano. Anche qui è la storia di queste isole che ci dà la spiegazione: gli attacchi di pirateria provenienti dal mare erano talmente frequenti che nessuno abitava più le coste per paura delle aggressioni. Ciononostante il pirata berbero Xabán Arráez penetrò l’isola fino a Betancuria e la distrusse completamente nel 1593, riducendola ad un ammasso di pietre e cenere, compresa la bella chiesa di Santa Maria. La chiesa venne ricostruita nel 1691, ma tutt’ora avvicinandosi al campanile si può vedere lo “stacco” tra l’unico pezzetto originario rimasto in piedi e il resto dell’edificio ricostruito. Betancuria deve il suo nome al conquistatore Normanno che la fondò nel 1404: Jean de Bethencourt. Oltre alla bella chiesa di Santa Maria (che ospita anche uno dei pochi balconi canari dell’isola), perdetevi tra le vie del paese con i suoi scorci che si integrano con la meravigliosa terra che la accoglie. Si può visitare il museo Archeologico e il Museo di arte sacra, da non perdere le suggestive rovine del Convento Francescano di San Buenaventura appena fuori dal villaggio. Uscendo da Betancuria verso nord, dopo pochi chilometri vi è l’affaccio con le statue degli antichi re Ayose e Guize, i mitologici antichi re che si spartivano pacificamente l’isola di Fuerteventura prima dell’avvento dei conquistatori. Quello che sicuramente colpisce di queste statue è la corporatura dei due uomini raffigurati… E poco più in alto il Belvedere di Morro Veloso progettato da Cesar Manrique. Questo belvedere è un must per tutti coloro che desiderano scoprire una Fuerteventura diversa dalle cartoline turistiche. L'entroterra di quest’isola stupisce i visitatori con i suoi paesaggi aspri senza zone turistiche e le dune. Davanti al viaggiatore si apre una successione quasi infinita di colline arrotondate in varie tonalità di ocra, e tra di esse, avvolgenti canyon con piccole cittadine e borghi sullo sfondo. È certamente un paesaggio straordinario che trasmette serenità e sensazione di grandi spazi. Da Betancuria proseguendo per la FV-30 ad un certo punto troviamo l’indicazione per Antigua, la strada prende così nome di FV-430. Dopo circa un quarto d’ora siamo così ad Antigua. Sarà che si avvicina l’ora di pranzo, ma sembra un paese disabitato. Ma la vera meraviglia del paesaggio di Antigua sono i mulini a vento usati ancora oggi per produrre il gofio. Antigua non offre nulla di particolare come città: le case sono quasi tutte costruzioni più moderne, mentre sorprese possono riservare i dintorni della città. Il monumento più importante di Antigua è la chiesa di Nuestra Senora de Antigua, costituita da una sola navata, di stile arabo e con un bel campanile all'esterno. Sia il campanile che la facciata sono stati costruiti con la pietra rossa di Fuerteventura. Cerchiamo in zona un posto dove mangiare, ma sarà che è lunedì, troviamo tutti i posti chiusi. Così decidiamo di riprendere il cammino in auto e di fermarci magari andando verso la capitale, Puerto del Rosario, in qualche posto sulla strada che ci “sfizia”. Prendiamo da Antigua la strada FV-20 in direzione Puerto del Rosario. Passiamo il piccolo villaggio di Ampuyenta, un piccolo villaggio agricolo di 200 anime. Se vi interessa appena fuori dal centro sorge l’Ermita de San Pedro de Alcantara, una chiesa intonacata di bianco candido che prima apparteneva all’ordine francescano e che è considerata uno degli edifici sacri più belli di Fuerteventura. Il cortile è circondato da un caratteristico muro merlato che ricorda i modelli della cultura araba. Nei pressi della chiesa si trova un podere restaurato con un balcone in legno tipico delle Canarie. Non lontano dalla chiesa sorge la Casa Museo Doctor Mena, un insigne personaggio dell’isola. Tomás Antonio Mena y Mesa nacque nel 1802 nella zona di Buen Lugar, vicino a Ampuyenta. Si recò presto a Gran Canaria, Cuba, Tenerife, Parigi e Stati Uniti, dove studiò filosofia e medicina (chirurgia). A La Habana esercitò la medicina trattando malattie come il colera, la febbre gialla e altre patologie tropicali. Nel 1847 ritornò nella sua isola natale dove continuò a esercitare medicina. La sua professionalità fu elogiata dagli abitanti dell’isola e diventò così il medico dei Los Coroneles che, in quel periodo, occupavano gli organi di potere dell’isola. A Fuerteventura, si installò a Ampuyenta in un’abitazione a due piani a forma di U e vicina alla chiesa. Dal 1999, l’edificio accoglie la Casa Museo Doctor Mena. Un busto del dottore dà il benvenuto ai visitatori. Una volta varcata la soglia, troverai un patio interno con un pozzo nel centro circondato da gerani, rampicanti fioriti e una moltitudine di piante in fiore che contrastano con la bianchezza delle pareti del pozzo e dell’abitazione. Il percorso tra le varie stanze permetterà di conoscere come viveva questo personaggio alla metà del secolo XIX. Sorprenderà il lusso dell’abitazione, i tendaggi, le tappezzerie, i quadri, il vasellame di la Cartuja e i grandi vasi del diciannovesimo secolo, unici in quel periodo in una Fuerteventura castigata dalla miseria generale. Al piano terra, si trovano i locali destinati alle sale di esposizione. Su questo stesso piano si trova la cucina con tutti gli elementi propri delle cucine dell’isola, le stanze dei domestici e una sala nella quale domina un interessante arazzo, oltre che mobili d’epoca di chiara influenza francese. Sempre al primo piano si trovano lo studio e la sala lettura. Al primo piano dell’abitazione, al quale si accede attraverso una scala di pietra, si trovano i locali destinati al dottore e la sala del tempo libero. Un maestoso pianoforte tedesco è in questa sala. Di lato, mobili portati da La Habana ricordano com’era la camera da letto del dottore. Mena destinò un lascito alla costruzione di un ospedale a Ampuyenta che si sarebbe chiamato Hospital de Caridad de San Conrado y San Gaspar. L’edificio fu costruito alla fine del secolo XIX e rappresentò un’importante innovazione nell’architettura dell’isola, sia per la sua tipologia sia per i materiali utilizzati. L’edificio si trova di fronte alla Casa Museo. Non entrò mai in funzione. Il villaggio dopo è Casillas del Angel, con la sua chiesa dalla facciata nera delle pietre vulcaniche…

Anche qui tenteremo di mangiare, ma la sorte ci volta le spalle. A questo punto decidiamo così di pranzare direttamente a Puerto del Rosario, che ormai dista solo circa 10 km… Il tempo inizia anche un po’ a fare i capricci. Si copre, qualche goccia, poi esce il sole…E’ indeciso e dispettoso anche lui oggi. Ed eccoci dopo un quarto d’ora arrivare a Puerto del Rosario. Effettivamente abituato in questi giorni ai piccoli villaggi dell’isola, mi fa un certo effetto vedere questa distesa di case più estesa…Addirittura vedo dei palazzi, cosa ancora mai vista qui, residence turistici a parte… Eppure anche la capitale dell’isola, fa circa 20mila abitanti…un paese delle nostre province forse fa più abitanti… La città è al centro delle principali vie di comunicazioni dell'isola, e inoltre vi sono presenti il porto commerciale per i collegamenti marittimi con le altre isole dell'arcipelago, e ovviamente vicino c’è l'aeroporto internazionale. Sede di tutti gli organi governativi, Puerto del Rosario comprende tutti gli uffici principali, l'ospedale e gli istituti scolastici superiori. Il nome è indubbiamente affascinante: Puerto del Rosario. Ricorda avventure coloniali, spedizioni, velieri che partono per le Americhe, quando le Canarie erano il punto di passaggio per le spedizioni. Il nome è certamente più bello dell'antico nome della città, Puerto de las Cabras, cioè Porto delle Capre. La cittadina non ha molte cose interessanti da offrire, anche perché ha solo due secoli di vita. E' comunque un moderno centro turistico. Nel centro della città è interessante visitare il Parque Escultorico, un museo all'area aperta composto da circa 50 statue poste nelle pose più insolite e in tutti i luoghi pedonali della città. Alcune di queste sculture, come L'orologio o il Marinaio sono ormai dei punti di riferimento per le indicazioni stradali. La parte più interessante della città è quella del Porto Vecchio, dove ci sono alcuni edifici in stile tradizionale delle Canarie. Il museo-casa del primo esilio del poeta Miguel de Unamuno è ubicato nel centro della città mentre alla "Casa della cultura" si svolgono mostre, rappresentazioni teatrali e concerti. Per il resto, Puerto del Rosario dà l'impressione di essere un punto di passaggio per i turisti che arrivano dall'aeroporto o approdano in nave per poi ripartire verso i luoghi più belli di Fuerteventura. Fermiamo la nostra auto proprio a ridosso del porto. Per la prima volta paghiamo un parcheggio sulle strisce blu, non che sia strano, anzi, ma fino ad ora mai avevamo visto parcheggi a pagamento. Decidiamo di fermarci nel primo posto che incontriamo e, manco a farlo a posta, ci fermeremo in un localino che è gestito da italiani! Il posto si chiama El Bounty del Muelle, e scopriamo dopo essere uno dei locali più frequentati a Puerto del Rosario e più criticati positivamente. Effettivamente abbiamo mangiato molto bene, la carne era davvero buona. Il tocco italiano si vede… Forse i prezzi un po’ più alti rispetto la media dell’isola, soprattutto per i vini. Prendiamo da Puerto del Rosario la strada FV-1 che porta fino a Corralejo, una delle mete più famose dell’isola, dove soggiorneremo per tre notti. La strada si fa abbastanza trafficata (rispetto a quanto visto fino adesso) ma scorrevole, il tempo è anche migliorato. La strada percorre quasi tutta la costa. Sono circa 30 km, e dopo quasi mezz’ora eccoci davanti a uno spettacolo strepitoso: il Parco Naturale di Corralejo con le sue bellissime dune di sabbia! Il parco si trova a 5 km da Corralejo e va visto assolutamente! E’ una delle cose più belle dell’isola. Una tappa obbligata per chi arriva in quest'isola delle Canarie e non vuole perdersi il paesaggio offerto da questo posto meraviglioso. L'ambiente Sahariano delle dune si incontra e si confonde con la spiaggia dell'oceano con acqua cristallina. La spiaggia è talmente grande che è difficile non trovare un "fortino" vuoto. I "fortini" sono costruzioni fatte con pietre incastrate una sull'altra per un'altezza di 1 metro circa e consentono di prendere il sole riparati dal vento. L'impatto visivo è emozionante… Le dune iniziano pian piano, dalla strada i colori del giallo si sostituiscono al marrone già pochi chilometri dopo Puerto del Rosario. Poi all'improvviso tutt'intorno ecco la morbida sabbia gialla che si tuffa nel mare, e poi le famigerate dune. In effetti sembra di stare nel deserto. Orde di turisti sparsi tra le dune più vicine alla strada rovineranno di certo le vostre foto, ma con un po’ di pazienza e facendo una passeggiata vi ricaverete uno spazio tutto vostro per rilassarvi al sole e scattare qualche foto. Questa immensa distesa di sabbia mi fa capire davvero cosa possa essere quel deserto diviso da noi da poco più di 70 km di Oceano… Ci arrampichiamo, ci fotografiamo, ci rotoliamo, ci insabbiamo, ci stupiamo… La prima volta che ho visto il deserto è stato in Israele, poi in Giordania, poi in Egitto…credevo non mi potesse più fare un effetto così… ed invece…! Ed ancora una volta piuttosto guardandolo mi chiedo, cosa è il deserto? E’ questo…?! Un’infinità di granelli di sabbia accarezzati dal vento che ne modella le forme, le curve e i motivi. Chiudo gli occhi e cerco di immaginare cosa possa voler dire voltarsi in tutte le direzioni e vedere ovunque, fino all’orizzonte, un’infinità di granelli di sabbia accarezzati dal vento. Mi rendo conto che non riesco poi più di tanto ad immaginare una cosa del genere. Non sono capace di sentire, se non come si sente una canzone lontana che arriva quasi senza parole e senza musica, l’emozione che potrei vivere di fronte alla convinzione che dopo l’orizzonte ci sia sabbia, sabbia che continua a giocare con il vento. Potrebbe essere un altro viaggio. In questo viaggio invece il mio orizzonte ha il colore dell’Oceano, ma se mi volto il bianco delle dune che riempie i miei occhi è quanto di più vicino al deserto io sia in grado di pensare. Dopo esserci goduti un po’ di questo fantastico scenario, ci dirigiamo in centro a Corralejo diretti verso il nostro residence. Corralejo si trova nel nord di Fuerteventura, proprio di fronte all’isolotto di Lobos, la cui silhouette all’orizzonte costituisce parte del paesaggio di questa meta turistica, dato che si vede con grande chiarezza. Sin da subito ci dà l’impressione di essere senz’altro il posto più turistico dell’isola e il più frequentato, ma devo dire che nello stesso tempo non abbiamo mai trovato tutta questa ressa di gente… Siamo stati bene. Ero un po’ preoccupato perché molti mi avevan detto che era un posto incasinato, pieno di inglesi ubriaconi, italiani poco educati, pub e birra, e casino…Noi, sarà che siamo stati a febbraio, non abbiamo visto nulla di tutto ciò. Mi è sembrato un posto, sì più affollato e frequentato di altri, ma comunque tranquillo e molto piacevole devo dire. Certo che il posto è molto “costruito”, non c’è un vero e proprio centro storico… Una volta sbrigati le varie pratiche del check in, entriamo nel nostro appartamento. Devo dire che rimango sorpreso, molto molto carino! Dopo aver fatto un aperitivo in casa e due chiacchiere tra amici, decidiamo verso sera di uscire appunto alla scoperta di Corralejo. Girare per il centro è abbastanza semplice, c’è una grande via chiamata da tutti “Main street” (Strada Principale), ma il cui vero nome è Avenida Ntra. Sra. del Carmen. Una lunghissima via piena di negozi, ristoranti, centri commerciali, locali e bar. Sembra quasi una località della riviera romagnola. Alla fine della avenida si raggiunge la zona del porticciolo con la spiaggia (il Muelle Chico) mentre oltre c’è il porto più grande (il Muelle Harbour). Ci fermeremo proprio a cenare fronte mare, al “Vista Lobos”, gestori di origine marocchina di una gentilezza unica, il cibo era nella norma (abbiamo preso la paella), ma loro sono stati davvero gentilissimi…! Dopo giriamo un po’ per Corralejo. Avevo letto delle notizie un po’ contrastanti su questo posto, molti lamentavano del casino, delle liti, di mega ubriaconi girovaghi per la strada…Io sinceramente non ho visto nulla di tutto questo, forse perché non siamo ancora in alta stagione? Non saprei, io l’ho trovato sì un posto più battuto di altri luoghi dell’isola, con più locali e movimento, ma dire un posto quasi da evitare non direi proprio! Anzi, io l’ho trovata (seppur molto costruita) molto carina. E’ un paesino gradevole, uno dei principali poli turistici dell’isola, e dimora di moltissimi italiani espatriati: a quanto pare, almeno un terzo della totalità del paese (che è di appena 15.000 abitanti). Gli italiani che sono qui sono di varia natura e motivazione: dai surfisti (ed altri amanti degli sport acquatici) che trovano qui il proprio paradiso; a chi semplicemente viene per il suo clima perfetto e per vivere una vita più rilassata; da chi viene per godersi la pensione in un posto piacevole e con un costo della vita più sostenibile; a chi viene per investire (magari beneficiando di alcune agevolazioni fiscali di cui godono le Canarie), per cercare (disperatamente) un lavoro, per scappare dall’Italia…

La mattina dopo (finalmente la prima notte che dormo come si deve!) dopo aver fatto una colazione (a proposito, consiglio a tutti di comprare le paste dei supermercati HiperDino, iperpresenti alle Canarie, ottimi!) ci mettiamo in auto e decidiamo di andare verso le spiagge delle dune. Manco a farlo apposta ci fermiamo verso il Km 22, che scopriamo essere poi una parte frequentata (frequentata parolone, vediamo pochissima gente) da naturisti. Oltrepassiamo le bellissime dune e ci mettiamo, o ci proviamo, al riparo nei “loculini” di pietra. Inizialmente a stento riesco a levare la maglia, l’aria è molto fresca, più che altro il vento. Lo scenario che ho tutto intorno a me è però speciale! A pochi chilometri dalla costa vedo l’isola di Los Lobos. Un luogo fuori dal mondo, ma a lui tanto vicino (giusto 2 km). Qui non esiste la corrente elettrica, e le poche casette che si incontrano sono di pescatori o di qualche privato che ha avuto la fortuna di poterne comprare una, anche se l’isola mi dicono sia disabitata. Il nome deriva dal fatto che forse in passato l’isolotto fosse abitato da leoni marini (in spagnolo lupi marini cioè Lobos). Giornalmente traghetti fanno la spola per turisti o amanti del surf. Molti sentieri si diramano tra rocce vulcaniche fino ad arrivare in cima al cratere, perché anche lei, come tutte le isole Canarie è di origine vulcanica. Se siete interessati da Corralejo i traghetti di El Majorero effettuano servizio tre volte al giorno (andata alle 10:15, 11:45 e 15:30 e ritorno alle 10:30, 12 e 16). Trascorriamo la mattinata in spiaggia, il tempo come dicevo non è il massimo, esce il sole, ma spesso si copre anche, e quando si copre… fa freddo! Decidiamo così di andare verso l’auto e proviamo a spostarci. Direzione verso ovest, diretti a El Cotillo! Da Corralejo a El Cotillo, pur se son due versanti diversi, son giusto 20 km di auto. A metà strada tra le due, nel centro, c’è Lajares. La località è nota soprattutto per avere i migliori negozi di artigianato dell’isola e di ricamo. Inoltre spesso qui si effettua la cosiddetta “lotta canaria” (lucha canaria), una forma di sport praticata in tutte le isole canarie. La lotta Canaria è di origine "guance" ed è particolarmente apprezzata dagli abitanti di Tenerife soprattutto. Si svolge nel corso di tutto l'anno e in molti municipi dotati di campi di lotta, i cosiddetti Terreros. La lotta presuppone la presenza di due atleti, i quali effettuano prese e movimenti spettacolari; è possibile appoggiare a terra solo il piede, in caso contrario vi è la sconfitta. A Lajares si possono vedere anche due tra i più antichi mulini dell’isola, un mulino maschio e uno femmina. Si perché c’è anche questa differenza… in base al basamento, se circolare o quadrato… Dopo Lajares troverete uno sbocco, a sinistra si va verso La Oliva e il Tindaya, a destra verso El Cotillo. Il villaggio di La Oliva è stato il centro politico di Fuerteventura dai primi del XVII secolo alla metà del XIX secolo, e si possono ancora vedere alcuni degli edifici in piedi oggi. Magari un giro ve lo consiglio. Nella città di La Oliva si trova l’esempio di architettura canaria più rappresentativo e importante delle canarie: il palazzo del Municipio conosciuto anche come Casa de los Coroneles (Casa dei Colonnelli). Gli elementi più affascinanti sono i balconi in legno decorati con delle sculture e lo stemma sul portone di ingresso. Un simpatico aneddoto che riguarda questo palazzo racconta che questo edificio avesse 365 finestre, tante quanti i giorni dell’anno vista la ricchezza delle persone che vi vivevano, ma era solo una voce della gente povera che parlava con malinconia e rassegnazione. Da non perdere, nel centro della città, la Chiesa di Nuestra Senora con una torre esterna costruita con delle nere pietre laviche che le danno un aspetto quasi da fortezza piuttosto che di costruzione religiosa. All’interno la chiesa presenta tre navate con rispettive cappelle, costruita in stile “mudéjar" una mescolanza di elementi arabi e cristiani. Tra il Municipio e la Chiesa si trova la “Casa Mane”, centro d’arte canaria, all’interno della quale si possono trovare opere di diversi artisti molto rinomati nelle isole.

Poco più a sud ovest di La Oliva c’è la montagna sacra dell’isola il Tindaya! Bella! Gli antichi aborigeni di Fuerteventura consideravano il Tindaya una montagna sacra alla quale attribuivano poteri magici, così come dimostrano le oltre 300 incisioni a forma di piede di grande valore archeologico, che sono state trovate in essa. Questa montagna solitaria, alta 400 metri e scolpita dal passare del tempo, spicca nel paesaggio molto arido e piatto di Fuerteventura. Ed eccoci a El Cotillo! Forse questo villaggio, insieme a Betancuria sicuramente, credo sia uno dei posti più caratteristici dell’isola. Molto molto carino! A tratti sembra quasi di essere in un villaggio marino della Grecia, tanto bianco e finestre e portoni blu o verdi. El Coltillo è famoso per le sue spiagge, bianchissime o gialle, selvagge e per lunghi tratti ancora incontaminate, le lagune con acque cristalline, come anche per la "Vergine del Buon Viaggio" (Vergine de Buen Viaje) a proteggere tutti coloro che solcano il mare; a testimonianza di questo la statua unitamente e le frasi dipinte sulla scogliera nel vecchio porto. Sentieri, vari percorsi e strade (a volte sterrate ed adatte solo a quads e fuoristrada) portano alle vicine spiagge come "Playa del Castillo" (una tra le spiagge più belle del circondario), "Playa del Ajibe", "Playa de la Cueva" e la "Playa del Aguila". El Cotillo è anche una meta molto apprezzata da chi pratica il surf e il windsurf; in inverno si creano le condizioni migliori in quanto il mare si può ingrossare così tanto da arrecare danni alle opere murarie in costa causando anche l’affondamento delle piccole barche da pesca ormeggiate in porto. Sulla scogliera, vicino al centro del paese e posta a sud del porto, sorge la "Fortaleza del Tostón", un insediamento militare a forma circolare costruito alla fine del 1790 a difesa della costa e del paese da parte delle incursioni dei pirati e degli invasori. La struttura è aperta al pubblico ed ospita un punto d’Informazione Turistica. Proprio nel centro del paesino, sul mare, andremo a mangiare in un ristorante consigliato da nostri amici, “La Marisma”. Non c’è che dire, mangiare sul mare con il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli fa sempre il suo effetto! Ovviamente andiamo di pesce! Terminato il pranzo ci rechiamo alla spiaggia. Al nord del paese la più bella è quella di La Concha, spiaggia bellissima con rocce nere, sabbia bianca e mare cristallino. La laguna protegge la spiaggia e l'oceano in questo tratto appare sempre calmo. Al sud del paese invece c’è la Playa del Castillo, dove ci fermiamo. Molto più lunga e ampia, più selvaggia (ma forse meglio l’altra de La Concha). Qui ci sono tanti surfisti. Tempo 15 minuti, un bel nuvolone copre il cielo, non faccio tempo a dire al mio amico che quasi quasi è meglio andare che all’improvviso cadono dei goccioloni di acqua! Non sappiamo dove ripararci, salire su verso l’auto non è poi così semplice e rapido, cerchiamo di ripararci con i nostri teli, ma 10 minuti di pioggia forte e intensa bastano per spugnarci completamente! Allucinante, non sappiamo se ridere o piangere… Ormai fradici, non ha più senso di restare e non capiamo cosa voglia fare il tempo. Decidiamo così di tornare a Corralejo. Effettivamente dopo uscirà il sole, ma ormai è andata… La sera proprio mentre siamo di passeggio in pieno centro a Corralejo, la pioggia farà di nuovo visita (ma non era questa un’isola in cui la pioggia a febbraio si vede 2 3 volte al mese? No perché l’abbiamo beccata già 3 4 volte…!). Presi dallo sconforto e dai nervi, siamo anche senza ombrello, decidiamo di fermarci a cenare nel primo locale che ci troviamo di fronte. Casualità vuole che siamo di fronte al locale “La Bodega Canaria”, un ristorante & tapas bar. Inizialmente non ero proprio convinto, ma non abbiamo avuto molta scelta. Invece poi devo dire che abbiamo mangiato anche bene. Il personale, anche se più distaccato, molto gentile e professionale. Il locale aveva solo qualche posto interno, poi esterni, da un lato affaccio verso il mare, dall’altro affaccio verso la Plaza Estevez. Ovviamente optiamo per fronte mare. Dopo giusto il tempo di fare una passeggiata sulla Calle Iglesia, piena di locali, un giro nei dintorni, e poi ci rifacciamo la “main street” per rientrare in hotel. Ovviamente, come ormai di consueto, la sera prima del rientro in appartamento ci fermiamo al nostro supermercato preferito: il mitico HiperDino! Prendiamo un po' di frutta, dei dolci per colazione, cose futili…ma ormai è tradizione! Durante la notte piove ancora e anche forte…

Ci svegliamo l’indomani con un cielo molto indeciso, le previsioni portano sole, ma in realtà vediamo dei nuvoloni minacciosi intorno. A questo punto alcuni decidono di rimanere nel residence, a prendere un po' di sole a bordo piscina, io e il mio amico decidiamo invece di tentare la sorte e andiamo a mare. Ci portiamo dietro dei panini e ci dirigiamo verso la spiaggia delle dune di Corralejo. E devo dire che siamo anche fortunati, a parte due gocce improvvise per 5 minuti, dopo uscirà il sole! Forse è stato il giorno in cui ci siamo dedicati più all’ozio, al sole e al mare. Ma nonostante rispetto agli altri compagni io sia più da vacanza scoperta/giri, oggi mi va bene così! Mi sono rilassato al massimo. Ho voluto nel pomeriggio provare anche io a fare un bagno, non ancora son riuscito, a parte mettere i piedi. L’acqua è così gelata. Mi avvicino con molta indecisione all’acqua, cavolo se è gelida…! Ci ripenso più volte, entro non entro…ma sì…ma no…dai arrivo fino alla gamba e mi tuffo.ma cosa dico, è gelida, non ci penso minimamente…Poi vedo una coppia di ragazzi vicino a me che stanno lì in ammollo come niente fosse, ma sono io anormale allora?! Alla fine mi convinco che non posso tornare a casa senza essermi tolto lo sfizio di essermi fatto un bagno alle Canarie nell’Oceano. Così mi lancio! Non l’avessi mai fatto, mi sento quasi fermare il cuore! Mi sento come Di Caprio in Titanic per un secondo. Scappo via subito fuori, cercando riparo sul mio telo! Tra l’altro come se non bastasse, unico tuffo, unico bagno di 5 secondi e basta per farmi entrare dell’acqua nell’orecchio, che mi procurerà un male assurdo. Riuscirò solo l’indomani andando in farmacia e comprando un prodotto apposito a farmi passare il dolore e la sordità… Penso, era proprio destino che non mi facessi questo bagno! Il pomeriggio rientrando ci fermiamo a fare un aperitivo al Centro Campanario, uno dei centri commerciali di Corralejo. Molto carino tra l’altro. Prendiamo due tapas con due birre. Le tapas (mezza porzione) son state una mezza cena! Tra l’altro anche molto buone… le albondigas (polpette) erano fenomenali. Andiamo dalle nostre amiche al bordo piscina del residence, ci raccontiamo un po' la giornata…due risate…due bicchieri di sangria (io adoro la sangria, ma questa che ci ha dato il bar del residence fa un po' pietà!). Per la nostra ultima cena decidiamo di andare a cena in un altro posto consigliato da una collega di lavoro, un suo “mezzo parente”. Siamo un po’ titubanti perché offrono molti piatti italiani, io la pasta la mangio a casa mia… Ma alla fine tra un’indecisione e l’altra decidiamo di entrare. Il posto si chiama “La Factoria”. La posizione è perfetta, fronte spiaggia di Corralejo. Peccato che comunque all’esterno ma coperti dalla struttura, si veda poco il panorama… Da buon italiani, una volta seduti subito cacciamo la carta “conoscenza”, dicendo che la nostra collega è parenti e bla bla bla. La risposta ci spiazza: “non la conosciamo”. Mi viene quasi da sorridere, ma alla fine capiamo che i veri gestori non ci sono… Ma vi dico che alla fine andrà bene così, abbiam mangiato molto bene. I gamberoni erano ottimi, così come i formaggi. E dite udite, ho spiazzato tutti prendendo una pizza! Io napoletano che prendo la pizza a Fuerteventura, ma sarò scemo?! E invece devo dire che rimarremo sorpresi, una pizza davvero buona! Ben fatta! Ed eccoci passeggiare per l’ultima sera sulla “mai street” d Corralejo, domani si parte, direzione Gran Canaria! Tornando ci faremo due chiacchiere, due risate tra amici, mi rendo conto di sentirmi rilassato e felice. Non vorrei ritornare, il pensiero che ormai è quasi tutto finito, mi dà una gran tristezza… Mi incavolo anche con me stesso perché so di non essermi goduto a pieno certi momenti, magari per delle incavolate stupide e inutili… Così, facendo la valigia col mio amico, tra il piegare una maglia e buttare qualcosa che ormai non serve più, mi rendo conto che parlando con lui sto cercando di analizzare quest’isola… Traggo questa conclusione: Fuerteventura è un’isola radicale, con un paesaggio estremo, psicologicamente difficile che può dare sensazioni mistiche o di profonda desolazione. Scenari aridi e deserti che ti lasciano spesso un senso di sospensione che non sembra smettere di stupire, angosciare o ispirare. Immense spiagge che confinano con un oceano spesso turbolento e venti molto forti (il nome “Fuerteventura” sembra significare “forte vento” oppure “grande avventura“) contribuiscono anch’essi a creare un’atmosfera sospesa, un po’ romantica, un po’ nostalgica.

Insomma: Fuerteventura può piacerti molto ma anche non piacerti affatto! E a me, che non gli avevo dato un euro prima di partire, mi è piaciuta un sacco! L’indomani ci svegliamo più o meno al solito orario, una colazione e via, le nostre valigie son già in auto. Ci dirigiamo così verso l’aeroporto. Per l’ultima volta muovo quei tasti cercando la mia Radio Kiss FM, mi accorgo di avere già nostalgia. Ma cerco di non pensarci. Esco dall’auto poco dopo Puerto del Rosario, dobbiamo fare benzina per riconsegnare l’auto col pieno. Ci accorgiamo anche di aver consumato tutto sommato davvero poca benzina per aver fatto tutti questi giri. C’è praticamente ancora metà serbatoio! Consegniamo l’auto in aeroporto, mi volto verso l’auto, trascinandomi il mio piccolo trolley, a mio modo cerco di salutarla, mi ha tenuto compagnia per una settimana! E’ stata brava! L’aeroporto, rispetto al nostro arrivo, stavolta è più battuto. Orde di tedeschi, svedesi, norvegesi e polacchi son tutti in fila per partire. Mi domando se hanno il mio stesso stato d’animo. Mangiamo un panino al volo che ci eravam preparati la mattina. Ci dirigiamo poi verso il check in della Binter, la compagna di bandiera delle isole Canarie. Il check in sarà rapidissimo, molto gentile il tipo tra l’altro. Con la Binter i bagagli vanno tutti imbarcati, gli aerei sono piccolissimi, massimo si può portare in cabina una borsa che non supera i 6 kg. Il resto tutto da imbarcare per mettere in stiva. Facciamo dei giri per l’aeroporto, passiamo i controlli (molto più rigidi che in Italia), guardiamo un po' i duty free…Ed ecco, si è fatta ora, il nostro imbarco è preciso. Quando vedo l’aereo con cui partiamo quasi mi viene un colpo! Sembra quasi un aeroplanino! Anche se me l’avevan detto, ero psicologicamente preparato. Ma devo dire che invece cavolo è anche carino, tutto tenuto pulito, nuovo, hostess garbate, un volo di 30 minuti appena dove ti servono anche lo snack e da bere! Che vuoi di più… Ed ecco che vedo le pale muoversi all’impazzata, ecco che sale…ed eccomi tra le nuvole sopra Fuerteventura, Cerco di vedere giù verso l’isola, a mio modo vorrei salutarla. Fuerteventura… un brandello di Sahara in mezzo all'Oceano. Un po' Marocco, un po' Spagna, un po' Sudamerica. Il vento. Sempre. Non è quasi mai una brezza. Disegna le dune, solleva mille spilli pungenti, agita il mare. E' un posto dai colori forti, i contorni netti, niente grigi, niente tiepidità, niente mollezze caraibiche. Riesco dall’alto a vedere le sue rocce e le dune. Le dune che rotolano nel mare, le rocce di basalto arrotondate dal vento e dal mare che strozzano le spiagge, rendono i passaggi difficili. Con la fantasia vedo anche una capra. Le capre di Fuerteventura… son ovunque, sulle dune, sulle montagne, sulle rocce…cosa mangeranno mi domando?! Eppure danno formaggi sapidi e piccanti. Mi viene in mente la dolcezza aspra della marmellata di cactus così simile all'amarena. E l’Aloe ovunque. I pizzi delicati come il vento. I mulini, tanti, maschi e femmine. I maschi a pianta tonda, le femmine quadrate, è così da sempre, no? Mezz’ora di mare, mezz’ora di Oceano. Ed eccoci, Gran Canaria! Anche Gran Canaria è di origine vulcanica. È la seconda isola più popolata dell'arcipelago (dopo Tenerife). Con una superficie di 1.560 km quadrati e un'altezza di 1956 metri con il Pico de las Nieves, è la terza isola più grande dell'arcipelago per estensione e altitudine. L'isola fu popolata fin dal 3000 a.C. dai Guanci, che erano indigeni aborigeni e la chiamavano Tamarán, ma fu rivendicata dalla Spagna nel XV secolo. L'isola è divisa in 21 municipalità e ha una popolazione di circa 850.000 abitanti, 377.000 dei quali nella capitale Las Palmas de Gran Canaria. Las Palmas è anche la capitale della provincia di Las Palmas, e anche la capitale della comunità autonoma delle Isole Canarie (ruolo condiviso con Santa Cruz de Tenerife). Questa isola tropicale è chiamata "continente in miniatura" a causa della varietà di climi e di panorami che è possibile trovarvi. La maggior parte dei turisti soggiornano nel sud dell'isola che è più esposto al sole e ha meno pioggia in rapporto al nord. Nel sud dell'isola c'è un grande parco naturalistico ed esotico, Palmitos Park, così come molti villaggi turistici. Le aree balneari cominciano nella parte orientale e centrale della costa meridionale, nell'area di Maspalomas che include le città San Agustín, Playa del Inglés, e Maspalomas e attira il maggior numero di turisti. Le Dune di Maspalomas, costituite da sabbia del Sahara, si trovano vicine a Playa del Inglés. Un'altra attrazione turistica è il Faro di Maspalomas. Playa del Inglés e Maspalomas sono destinazioni molto popolari per turisti provenienti da tutto il mondo, attratti dal clima tropicale, in particolar modo europei, soprattutto britannici, tedeschi, scandinavi e finlandesi. In esse vi sono molte discoteche, bar, ristoranti e attività commerciali. Più a ovest lungo la costa meridionale troviamo la città di pescatori di Arguineguín nel Municipio di Mogán. Il mercato che si tiene il martedì è il più grande dell'isola. Proseguendo a ovest lungo la costa meridionale si incontrano la comunità di Puerto Rico e di Puerto de Mogán, un villaggio chiamato "piccola Venezia" per via dei suoi molti canali, facenti anch'essi parte del municipio di Mogán. All'interno della capitale, Las Palmas de Gran Canaria si trova la spiaggia di Playa de Las Canteras. Las Palmas de Gran Canaria è conosciuta anche per il suo Carnevale. L’aeroporto di Gran Canaria è davvero grande, non me l’aspettavo. Appena prese le nostre valigie usciamo e troviamo il nostro autista del taxi, con tanto di foglio col nostro cognome, ci è scappato anche da ridere… Avevamo prenotato tutto on line, il servizio si chiama VivaTransfers (sito internet www.vivatransfers.com) e devo dire che è stato davvero comodo ed economico. Abbiamo pagato per il servizio taxi di andata dall’aeroporto a Maspalomas, e di rientro in aeroporto, circa 50 euro andata e ritorno (in totale), da dividere per 4. Direi niente! Tra l’altro sia all’andata che al ritorno sono venuto con dei mega macchinoni! Pronti partenza e via! Purtroppo il tempo anche qui non è molto bello, ci son molte nuvole grigie, ma fa molto ma molto più caldo rispetto a Fueteventura, sarà l’afa, sarà che non c’è il vento di Fuerte, ma inizio a sudare davvero. Nel frattempo lungo il tragitto che ci porta verso Maspalomas mi inizio a vedere intorno. Il paesaggio mi sembra molto diverso rispetto a Fuerteventura, è tutto più costruito intorno, forse anche troppo! In realtà prima della conquista spagnola, Gran Canaria era caratterizzata da una forte copertura boschiva. Ma dopo la conquista, l'isola ha subito un serio processo di deforestazione a seguito del continuo taglio degli alberi, della suddivisione dei terreni e dell'utilizzo intensivo del suolo. Ciò ha fatto sì che la copertura forestale si sia ridotta a soli 56.000 ettari, rendendo l'isola la più disboscata dell'arcipelago. La maggior parte dei monumenti che si possono ammirare a Gran Canaria risalgono al periodo successivo alla conquista delle Canarie, nonostante si siano preservati alcuni giacimenti e luoghi risalenti agli aborigeni isolani come la Cueva pintada a Gáldar e il Cenobio de Valerón a Santa María de Guía de Gran Canaria. Monumenti importanti sono la Catedral de Santa Ana che si trova a Las Palmas de Gran Canaria, la Iglesia de San Juan Bautista ad Arucas e la Basílica de Nuestra Señora del Pino, patrona di Gran Canaria, che si trova a Teror. Sempre a Las Palmas de Gran Canaria, nel quartiere storico di Vegueta, si trovano il Museo Canario, l'eremo di Sant'Antonio Abate e la Casa Museo di Cristoforo Colombo. Purtroppo tutto ciò che ho elencato ora non lo vedremo, perché il nostro soggiorno di un giorno e mezzo si limiterà solo alla scoperta di Maspalomas e Playa del Ingles. Appena arrivato capisco che la costa meridionale di Gran Canaria non conosce la noia: Playa del Inglés, Maspalomas e Meloneras offrono un tripudio di bar, discoteche, locali notturni di ogni genere, proponendo un divertimento adatto ad ogni esigenza. Playa del Inglés è sicuramente la zona più movimentata e giovane, soprattutto nella fascia notturna, quando si illumina tra sale da bowling, pub, discoteche ed altri innumerevoli luoghi di svago. Il nostro residence si trova proprio in centro, sulla Av. de Tirajana. Il posto dove allogiamo è alquanto squallidino per i miei gusti, va bene giusto appunto per 1 notte. Ma in fin dei conti lo immaginavo, per 1 notte siamo andati anche a risparmio. L’appartamento davvero enorme, con più stanze, ma mobilia a dir poco, vetusta… le camere da letto sembravano quasi delle camere di istituti religiosi gestite da suore. Non ci siamo. Dopo aver sbrigato il check in e aver posato le nostre cose, decidiamo subito di uscire e andare verso il pezzo forte della zona, o meglio, forse di tutta l’isola: le dune di Maspalomas! Proprio appena esco dall’albergo mi rendo conto che siamo in una zona molto ambita dal pubblico gay: locali per solo uomini, club hard per uomini, saune, ristoranti, di tutto di più. Ma nessuno di noi rimane stupito o infastidito, ci mancherebbe! Magari ci fosse questa apertura anche da noi! Passeggiamo verso sud lungo tutto il viale. Non rimango molto colpito, anzi, direi che forse quasi non mi piace. Tutta una serie di albergoni, alcuni direi anche bruttini, sia a destra che a sinistra. Ogni tanto una rotatoria…e poi di nuovo albergoni. L’ultimo albergo prima delle dune è il famoso Riu Palace. Accediamo alle dune entrando proprio dall’ingresso dell’hotel. Il paesaggio che si apre alla vista è unico nel suo genere e si permea di una bellezza quasi magica: la riserva si estende su di un'area di circa 400 ettari e si caratterizza per l'alternanza di ampi campi di dune, una piccola laguna ed un palmeto di grande valore, andando a costituire un complesso di enorme interesse dal punto di vista paesaggistico, geomorfologico, botanico e faunistico, unico nel suo genere all'interno dell'arcipelago delle Isole Canarie. Nel 1987 fu dichiarata Spazio Naturale Protetto di Interesse Nazionale, mentre nel 1994 fu definita Riserva Nazionale Speciale, periodo a partire dal quale si realizzano di continuo interventi volti alla conservazione e al recupero dei suoi ecosistemi. Delle tre unità che compongono tale riserva, senza dubbio la più interessante e spettacolare è quella del campo di dune, che si estende su di una superficie di 4 km² e che si compone di sabbia di origine marina. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare a prima vista, tali dune non sono immobili, bensì si muovono, sono vive: la causa principale è il vento, che soffia su tutta l'estesa piattaforma sedimentaria da esse occupata. Per quanto concerne la laguna, questa, di acqua salmastra, si estende al limite del campo di dune, allo stesso sbocco del Barranco de Fataga. L'acqua che si tuffa nella cosidetta charca si nutre delle apportazioni di acqua derivanti dal Barranco di Maspalomas e dal mare, vedendosi circondata da un anello di vegetazione assai importante per il riparo e per la nidificazione dell'avifauna locale. Inoltre, meraviglioso è lo stretto rapporto che si instaura tra la vegetazione acquatica e la fauna. Gli spazi della riserva di Maspalomas costituiscono un ecosistema unico nell'intero arcipelago canario e rappresentano un punto di passaggio fondamentale per le migrazioni di uccelli verso il continente africano. Le acque della laguna accolgono varie specie di pesci adattati a vivere nelle particolari condizioni di salinità che qui si incontrano. Nella parte finale della charca, nonchè sul confine destro del Barranco de Fataga, si slanciano i resti di un preziosissimo palmeto. Tutto davvero bello, peccato che il tempo molto grigio non mi facciano apprezzare tutto a pieno. Peccato inoltre che le dune e la spiaggia di Maspalomas siano davvero troppo troppo battute, sono difatti il luogo preferito e più affollato dalla comunità di nudisti e gay. Questo purtroppo genera un via vai pazzesco di gente, chi entra e chi esce, chi si infratta tra dune, palmeti e arbusti… chi fa pipì davanti a te come se niente fosse, chi butta a terra di tutto…insomma, un vero peccato! Siate pronti a non subire alcuno shock, perché le immagini che potreste vedere in questa zona possono essere anche alquanto divertenti e bizzarre. Arriviamo in spiaggia e depositiamo i nostri teli. Ci perdiamo in mezzo a miriadi di persone nude, gente stravagante, gente libertina…c’è di tutto, ma in fin dei conti è anche molto divertente! Poi decidiamo di andare a fare una passeggiata verso il Faro. E’ proprio la zona adiacente il Faro (chiamata Meloneras) che ho preferito di più come località. Sta di fatto che dopo vengo a sapere che difatti questa è la zona maggiormente frequentata dalle persone benestanti, e in effetti si vede! Fu nel 1861 che si decise di dar vita, nell'area fino ad allora deserta che si estendeva dall'attuale Playa del Inglés all'Oasi di Maspalomas, al Faro di Maspalomas, in un’opera che si protrasse per 28 anni, con l'obiettivo di orientare le navi a vapore che si muovevano tra America, Oceania ed Africa. Al fine di facilitare lo scarico dei materiali necessari per la costruzione, che potevano essere trasportati solo via mare, si creò un molo con un piccolo attracco. Il 1 febbraio 1890 si accese per la prima volta la luce del faro, dalla sua altezza di ben 55 metri. Passeggiamo, scattiamo delle foto, poi facciamo ritorno verso le nostre amiche in spiaggia. Vogliamo aspettare l’avvicinarsi del tramonto proprio da sopra le dune. Che spettacolo! Nonostante il tempo non è granché la vista è davvero bella… Peccato solo per i palazzoni degli albergoni che si vedono in lontananza! Rovinano molto il paesaggio. A un certo punto iniziamo a sentire più freschino, quella cappa di afa è andata via e il sole sta calando. Decidiamo così di farci tutta la spiaggia fino ad arrivare alla Bahia del Ingles, a Playa del Ingles. Un’ammazzata! Una spiaggia che sembra interminabile, ho i piedi bollenti… ogni tanto li rinfresco mettendoli in acqua, acqua che tra l’altro sembra più calda rispetto a quella di Fuerteventura, ma sicuramente di un colore meno bello! Ci ritroviamo così sulla Calle Las Dunas, un posto con una via che definirei veramente “artificiale e finta”, dove ci sono solo venditori di souvenirs e locali per mangiare uno dietro l’altro. Non mi piace molto, sembra tutto così fasullo, un paesaggio così bello deturpato da queste costruzioni artificiali a dir poco bruttine… Almeno ceneremo fronte mare, o almeno lo immaginiamo, dato che col buio poi non si vedrà molto. Dopo cena dallo spiazzo del parcheggio prendiamo queste scalinate che ci portano su, a Playa del Ingles. Anche qui ci son solo case e alberghi, ma son sicuramente più belli rispetto a quelli della zona dove alloggiamo noi. Sembrano un po’ più di classe… Da qui scorgiamo anche il lungo Paseo Costa Canaria, che abbiamo fatto prima in parte. E’ una lunga passeggiata da San Augustin alle dune di Maspalomas, davvero lunghissima ma carina, piena di palme… Il sentiero pedonale da San Augustin fino a Maspalomas, passando per Playa del Ingles, è forse la passeggiata più bella da percorrere a Gran Canaria. Numerosi km con vista sempre varia, con affacci spettacolari sul mare e contornato da bouganville, palme, piante grasse. Ogni tanto qualche panchina per riposare. Da una parte lo sguardo va sulle onde dell'oceano, dall'altra si può sbirciare nelle graziose villette che lo costeggiano; ci si può fermare nei numerosi locali che si incontrano o guardare i pacifici gatti che la frequentano. E pensare che originariamente Playa del Inglés era soltanto un’arida terra, oggi invece è diventata un centro iperturistico. Tra bazar indiani che offrono ogni sorta di prodotti, dagli stracci alla radio, una quantità infinita di ristoranti con piatti internazionali, colazioni tipiche provenienti da una mezza dozzina di paesi e qualsiasi altra cosa si possa pensare. Playa del Inglés è anche il luogo dove si trovano diversi centri commerciali enormi, il più grande dei quali è lo Yumbo Centrum (in Avenida de España, accanto all'Ufficio del Turismo) e il Kasbah (in Plaza del Teide) che offre ogni tipo di boutique e negozi. Noi passeremo proprio per il Yumbo Center, un centro commerciale che ospita ristoranti, locali notturni aperti fino all'alba, bar, un grande supermercato e moltissimi negozi di ogni genere (tra profumerie, negozi di elettronica o gioiellerie). Presenta, inoltre, anche un impianto per il minigolf. Questo centro commerciale, come tutti gli altri, si struttura su vari livelli e si sviluppa all'aperto. Di sera, a partire dalle 22.00, indossa la maschera della vita notturna, rivelandosi uno dei centri più frequentati dai giovani, soprattutto da gay, con un'ampia offerta riservata ad un pubblico prettamente maschile. Sinceramente siamo stanchi morti. Così decidiamo di ritornare in appartamento. Appena tocco il letto, entro in coma profondo.

Il giorno dopo sarà il giorno della partenza. Non abbiamo visto tanto di quest’isola, ma da quel po’ che ho potuto vedere, devo dire che ho preferito di gran lunga Fuerteventura. Sarà che Fuerteventura l’ho trovata più naturale, meno battuta, meno costruita… Ed ecco che le ore passano in fretta, e tutto a un tratto senza manco accorgermene mi ritrovo in aereo pronto per rientrare. Mi distendo sullo schienale e guardo fuori, mentre il mondo si allontana. E con lui queste isole, queste isole nel mare, anzi, nell’Oceano. Tecnicamente, geograficamente, siamo in Africa. Non lontano da qui in linea d’aria verso est c’è il Sahara, e più giù Mauritania e Mali; oltre un piccolo lembo di oceano, molti giovani africani attendono una vita migliore: sono scattanti, pronti, magri, affamati e invisibili. Al contrario, la felicità è una cosa semplice, qui. Qui ci può dimenticare dell’esistenza dell’inverno, e fare cose che a ottobre, ma ancor più a dicembre, a gennaio o a febbraio, si farebbero a fatica. Penso di essere ancora lì alle Canarie, mentre in realtà si allontanano velocemente da me mentre sono in cielo. Penso a me di mattina presto che me ne sto a pancia in su nella piscina del resort, nella luce azzurrina dell’alba, e osservo il cielo incorniciato dalle palme. Galleggio senza peso, l’acqua è fresca, il caldo e la fatica sono lontani. Una calma irreale. Tra qualche ora l’asfalto delle strade tornerà incandescente, il vento si alzerà sulla costa e l’aria diverrà di nuovo torrida sotto il sole a picco. Eppure sono già seduto sull’aereo, diretto verso l’inverno, ma non voglio intristirmi, molte storie attendono di essere raccontate…

di Libra - pubblicato il