Il Friuli Isontino

Viaggio nella terra degli avi

  • di battirena
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2+4
    Spesa: Fino a 500 euro
 

FRIULI ISONTINO 26/30-08-2016

Io sono nato in Toscana, molti anni fa, ma le mie origini paterne sono friulane. Per la precisione di Romans d’Isonzo, un tranquillo paesetto della bassa con il bel campanile con la punta a cipolla in perfetto stile austro-ungarico. Mio padre è nato qui, due anni prima dello scoppio della Grande Guerra, a pochi chilometri dal confine italiano, ma in territorio austriaco. Alterne vicende lo hanno portato in Toscana dove ha messo radici e dove sono nato.

In Friuli ed in particolare nel basso Isontino sono venuto molte volte e ho assistito al grande cambiamento di questa regione: da povera, depressa e spopolata del dopoguerra ad attiva, vivace ed ordinata del nuovo secolo. La zona è bella: verdeggiante, ricca di storia antica e moderna e testimone dei tragici anni della Grande Guerra e dei dolorosi momenti del secondo dopoguerra. Questa volta ho proposto la visita della terra degli avi ad una figlia ( la più grande) a suo marito e ai due nipotini di 14 e 11 anni. Proposta accolta e partenza…

Arriviamo un po’ tardetto, la sera, causa grosso incidente stradale tra Padova e Venezia. Ci sistemiamo magnificamente presso l’agriturismo Borgovecchio di la Versa a due passi da Romans.

Dedichiamo una giornata ai ricordi e alla recente storia. Una breve visita alla chiesa e poi all’ordinato cimitero di Romans dove dormono i miei nonni paterni ed uno zio poi una breve visita alla casetta di Scodovocca, ormai perduta, dove ha vissuta la nonna con lo zio pittore e dove ho trascorso un po’ di tempo da bambinetto. Sopra la porta c’è ancora il bel graffito con i cavalli scolpito dallo zio. Davanti, sulla roggia, c’è ancora la fontana-lavatoio: l’acqua è buonissima e fresca. Il vecchio salice non c’è più. Pochi chilometri e siamo a Redipuglia dinanzi a quel grandioso monumento che raccoglie 100.000 caduti, di cui 60.000 ignoti, appartenenti alla III Armata provenienti dai vecchi cimiteri della zona e qui raccolti nel 1938. Uno degli ignoti potrebbe essere il nonno di mia moglie disperso qui nel 1916 durante l’ottava battaglia dell’Isonzo. La visita a questo scenografico sacrario è sempre commovente e non può lasciare indifferenti : i 22 gradoni raccolgono le salme dei 40.000 Noti con la parola “PRESENTE”, scolpita nella pietra e ripetuta tantissime volte, che li incornicia. In basso i tumuli del comandante della III Armata e di cinque generali, in alto le tre croci del Golgota sovrastanti la cappella che raccoglie gli Ignoti completano questo suggestivo ed indimenticabile monumento. Di fronte, tra i cipressi, saliamo al colle di S.Elia, il vecchio cimitero, che raccoglieva 30.000 caduti e che è stato trasformato in Parco della Rimembranza con cimeli ed epigrafi. Da visitare anche il museo di guerra ai piedi del colle.

Vicino si può visitare un altro luogo sacro che induce alla riflessione e alla commozione : il cimitero Austroungarico di Fogliano che raccoglie circa 15.000 caduti, 2500 dei quali noti. D’altra parte questi sono i luoghi della Grande Guerra e da queste parti troverete numerose testimonianze di questi tristi eventi. Il vedere ed il ricordare non fa male a nessuno! Per esempio potete salire al S.Michele, colle conteso per tutta la guerra, dove si può visitare i piccolo museo e le gallerie delle postazioni di artiglieria. Dato che ci siete andate anche a Gradisca d’Isonzo una bella cittadina con un bel teatro, un centro storico circondato dalle mura veneziane e una bellissima piazza alberata. Qui non mancate di fermarvi al Mulin Vecio, caratteristico locale dove potrete assaggiare buonissimi affettati, pasta e fagioli, crauti e salsicce, cren grattugiato e naturalmente buon vino locale. Ancora : fate un salto a Gorizia, bella città sovrastata dal Castello con un bel centro di stampo austriaco e con un notevole museo di guerra. A pochi chilometri non mancate il Sacrario di Oslavia che raccoglie 57000 caduti noti e ignoti che si presenta come un fortilizio con una grande torre centrale e tre laterali che contengono i resti dei militi ignoti. Una grossa campana votiva, “Chiara “ si chiama, suona ogni giorno al vespero e ci ricorda l’inutile perdita di tante vite.

La mattinata di domenica è splendida: andiamo a Trieste. Attraversiamo Monfalcone con i suoi grandiosi cantieri navali e percorriamo la statale a picco sul mare che attraversa Duino (castello) e Sistiana, importanti località turistiche prima di giungere a Miramare e quindi a Trieste. Poco prima di Duino è interessante fermarsi presso l’antica chiesetta di S.Giovanni al Timavo o in Tuba per osservare le risorgive del fiume Timavo. Il fiume si inabissa nei pressi delle grotte di S Cassiano, circa 40 km a monte in territorio sloveno e dopo un percorso sotterraneo ritorna alla luce nei pressi della chiesetta per correre’ in superfice, fino al mare. E’ un imponente fenomeno carsico conosciuto e venerato fin dall’antichità

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