Trieste e Slovenia

Tra grotte e castelli in compagnia di due (mini) turiste per caso

  • di Doc McStuffins
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

21/04

Partenza all'alba alla volta di Trieste. Dopo un viaggio di 5 ore sotto una pioggia battente, arriviamo intorno alle 11.00 del mattino a Duino; il programma prevedeva una breve passeggiata in zona San Giovanni di Duino per vedere le risorgive del fiume Timavo, ma visto il meteo avverso ci dirigiamo direttamente a Duino per visitare il famoso castello. In realtà i castelli a Duino sono due: la biglietteria si trova presso il castello nuovo, che è possibile visitare, unitamente alla torre, ai giardini e al bunker sotterraneo della II guerra mondiale al costo di 8 €; a 200m circa da esso si trova il castello vecchio, del quale restano solo i ruderi, visitabile aggiungendo 2€ al costo del biglietto (bimbi fino a 6 anni gratis). Cominciamo da quest'ultimo, visto che la pioggia ci concede un attimo di tregua: il posto è da favola, nonostante il cielo grigio... mi immagino che spettacolo deve essere in una giornata di sole! La leggenda narra che il signore del castello volle liberarsi della consorte gettandola in mare; il cielo, impietosito, non la volle far morire e la trasformò nella roccia bianca che si trova ai piedi del castello, detta appunto la Dama Bianca.

Torniamo verso il castello nuovo appena in tempo: si sta scatenando l'ennesimo acquazzone! All'interno del castello nuovo ci sono una serie di stanze arredate con mobili d'epoca (sala da pranzo, camera da letto, biblioteca e vari salottini), un'esposizione di strumenti musicali e una serie di documenti che raccontano la storia del castello e della famiglia che ne è proprietaria: niente di speciale, ma a mio avviso valgono il costo del biglietto i panorami che si ammirano dalla terrazza al secondo piano e dalla torre e il bel giardino con la vasca delle ninfee. Anche il bunker sotterraneo è interessante. Torniamo alla nostra auto sotto il diluvio universale! Avrei voluto visitare anche Miramare, che è di strada, in modo da non dover uscire fuori città l'indomani, ma con questo tempo sarebbe sprecato: preferisco rimandare sperando che domani sia una giornata di sole. A questo punto, percorrendo la strada costiera, arriviamo a Trieste: dai finestrini dell'auto ci godiamo un piccolo assaggio della città, con i suoi bei palazzi, il canal grande e piazza Unità d'Italia. Percorriamo le Rive fino alla Lanterna e poi prendiamo la strada che va verso il confine di stato: la nostra meta è la Risiera di San Sabba. La Risiera, un ex opificio per la pilatura del riso, è stata utilizzata durante la II guerra mondiale dal governo Nazista (questa zona dell'Italia è stata a partire dall'autunno del 1943 sotto il diretto controllo tedesco) come campo di detenzione per prigionieri politici italiani, croati e sloveni e come campo di smistamento per gli ebrei rastrellati nelle zone del Veneto e del Friuli: qui venivano razziati dei loro averi e caricati sui treni diretti ai campi di sterminio dislocati nel resto dell'Europa. Si tratta di un vero e proprio lager dove, secondo gli storici, vennero uccise tra l'autunno del '43 e la primavera del '45 tra le 3000 e le 5000 persone. Era presente anche un forno crematorio, che fu distrutto dai tedeschi in fuga nella notte tra il 29 e 30 aprile del 1945. I documenti che si conservano oggigiorno sono purtroppo esigui: la Risiera è stata infatti utilizzata, al termine della guerra, come campo per i profughi istriani e poi abbandonata all'incuria fino al 1965, quando è stata dichiarata monumento nazionale. Gran parte del materiale che oggi abbiamo a disposizione lo dobbiamo a Diego de Henrique, che nei suoi quaderni trascrisse le scritte e le incisioni presenti sui muri della Riseria, che in molti casi rappresentano l'ultima traccia delle persone che le hanno lasciate. Nella cosiddetta Sala delle Croci è possibile visionare parte di questo materiale e leggere ed ascoltare le testimonianze di alcuni superstiti. Questa sala, che in passato era divisa in quattro piani, come testimonia lo scheletro in legno messo in evidenza dalla ristrutturazione del 1975, rappresentava la zona in cui venivano raccolti i prigionieri nell'attesa di essere smistati verso gli altri campi europei. In un'altra stanza del campo ci sono le anguste celle in cui venivano rinchiusi i prigionieri politici. Accanto ad essa, la stanza detta Della Morte, dove i prigionieri venivano seviziati e uccisi con un colpo alla nuca: nell'area museale è possibile vedere la copia dello strumento usato a questo scopo (l'originale è stato trafugato). Nello spiazzo centrale una lastra metallica delinea l'area in cui si trovava il forno crematorio (di cui è possibile vedere l'impronta sul muro dell'edificio attiguo) e una scultura in ferro battuto si proietta verso l'alto a rappresentare il camino. La visita alla Risiera è molto toccante: un'esperienza che porterò per sempre nel cuore. Non è stato semplice spiegare alle bambine in modo a loro comprensibile, quello che rappresenta questo luogo, ma credo che nel loro piccolo abbiano colto la sacralità di questo posto.

Siamo ormai a metà pomeriggio e non accenna a smettere di piovere, ci dirigiamo quindi verso il colle di San Giusto, dove abbiamo prenotato due notti al B&B Tre Rose (120,00 con prima colazione per le due notti). La stanza, in realtà un mini appartamento, dotato anche di cucina, è pulita e decorata con gusto ed allegria, all'esterno c'è un bel giardino (del quale purtroppo potremo approfittare ben poco, visto il tempo...) ed un posto auto (cosa non da poco!). Facciamo merenda e ci rilassiamo un'oretta, sperando che spiova. Intorno alle 18.30, usciamo per fare due passi prima di cena... e mi rendo veramente conto di quanto è centrale questo B&B. Facciamo solo pochi passi e ci troviamo in cima della Scalinata dei Giganti! Scendiamo in piazza Goldoni, che riconosco subito grazie all'opera moderna che si trova al centro della piazza e che i triestini chiamano scherzosamente "porta cd" e poi facciamo una passeggiata nella pedonale via XX Settembre, fino al Teatro Politeama. Tornate in via Carducci, ceniamo da Bagutta (ricordo di aver letto il nome in qualche diario di viaggio): io assaggio la "iota", zuppa di crauti e fagioli, servita dentro una pagnotta...bellissima e buonissima, le bimbe gnocchi al ragù, anche questi molto buoni (con un dolce e acqua il conto è stato di 23€) Rifacciamo, questa volta in salita, la Scalinata dei Giganti e col fiatone arriviamo al B&B, dove ci godiamo il meritato riposo

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