Slow tour a mollo tra Gemona e Cornino

Blogger per Caso acquatica per canali, laghi e riserve naturali

  • di valemac82
    pubblicato il
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 
valemac82
Mi presento… Sono Valentina, orgogliosamente sarda, nata e vissuta a Sassari, "volata" prima a Valencia e poi a Siena per studio. Sono laureata in marketing e comunicazione e attualmente vivo e lavoro a Milano in una startup di e-couponing. Amo la tradizione e la tipicità dei territori e quando viaggio cerco sempre di scoprire la cultura enogastronomica dei luoghi che ...

...secondo giorno...

Il rumore dell’acqua che scorre in una roggia sotto la nostra camera si fa sentire e ci sveglia come a ricordarci che oggi la giornata sarà interamente dedicata a lei: l’acqua in ogni sua forma, come risorsa naturale essenziale per la vita di tutti! Facciamo una colazione leggera e poi prendiamo i nostri zaini e lasciamo l’albergo, davanti al quale ci aspetta il responsabile dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese Maurizio Tondolo, che ci accompagnerà alla scoperta di un territorio profondamente legato alle acque. L’Ecomuseo delle acque del Gemonese è un progetto museale innovativo dove la staticità insita nel concetto di museo diventa dinamicità: si tratta infatti di un museo diffuso e partecipativo volto a conservare, interpretare e valorizzare un territorio a partire da un suo bene essenziale, l’acqua. È diffuso e partecipativo perché comprende più comuni del Campo di Gemona-Osoppo e perché vi sono coinvolti soggetti pubblici, privati e la stessa comunità locale.

Iniziamo la nostra visita dalla sede operativa che è il Mulino Cocconi, nella frazione di Ospedaletto di Gemona. Il mulino si chiama così dal nome della famiglia che nell’ottocento ne divenne proprietaria ma la struttura è molto più antica: risale a circa 500 anni fa! La struttura attuale è stata ricostruita, rispettando l’originale, a seguito del terremoto del 1976 ed è attualmente la sede di un laboratorio per la didattica e l’educazione ambientale con annesso Museo dell’arte molitoria e Centro di documentazione. Qui sono numerose le proposte educative per le scuole: dalle visite d’istruzione in strutture museali, impianti produttivi o siti di interesse naturalistico del territorio, ai laboratori didattici dove si impara l’arte molitoria e della panificazione oppure a fare il “bucato della nonna”.

Tra i progetti attivati dall’Ecomuseo delle acque del Gemonese c’è “Il pan di sorc” che io riassumerei come un bellissimo gesto nei confronti delle generazioni future che potranno godere di un prodotto antico del territorio che era stato abbandonato. Il progetto “Pan di Sorc” è infatti nato per recuperare e valorizzare un pane simbolo dell’identità della comunità locale che, per questo motivo, è diventato presidio slow food. Si tratta di un dolce speziato prodotto nel gemonese fino agli anni ’60 per poi estinguersi commercialmente a causa dei mutati gusti alimentari del consumatore. Questo pane veniva consumato principalmente nel periodo natalizio o comunque durante le feste ed era composto da tre farine diverse: frumento, segale e il cinquantino (una particolare varietà di mais). Nell’impasto c’erano anche noci, fichi e semi di finocchio. Grazie a Maurizio Tondolo ed Etelca Ridolfo dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese, che hanno conservato per noi una pagnotta del giorno prima acquistata al mercato del sabato, possiamo assaggiare anche noi il pan di sorc: dolce ma non troppo che ricorda il sapore semplice ma gustoso della polenta… Insomma una merenda di altri tempi e ora fortunatamente anche merenda moderna!

Ci sarebbero altre mille cose da dire del Mulino Cocconi e di tutte le iniziative e i progetti attivi al suo interno ma io vi consiglio vivamente di venirle a scoprire direttamente qui, soprattutto se avete bambini o se amate “sporcarvi” le mani con attività pratiche divertenti. Pensate che qui insegnano anche a intrecciare il vimini e le foglie delle pannocchie di mais per farne bellissimi cesti o borse!

Proseguiamo il nostro percorso guidato sulle tracce delle acque nel territorio del gemonese andando verso la presa del Canale Ledra-Tagliamento, opera idraulica costruita nel 1911. Ma prima ci fermiamo ad ammirare il profilo delle Alpi Giulie e Carniche plasmate dal passaggio dei ghiacciai: uno spettacolo davvero suggestivo che ti restituisce tutta la forza e l’energia della natura al solo sguardo! Poi il fiume Tagliamento che scorre impetuoso davanti a noi, completa il quadro di una natura che ha tanto da raccontare… E Maurizio Tondolo prova a trasmetterci almeno un po’ del suo sapere ed io e Domenico lo ascoltiamo incantati mentre ci parla delle conformazioni montuose, del fiume e dell’intervento umano per sfruttare al meglio un bene prezioso ed essenziale per questo territorio come l’acqua. Tra l’altro le acque del Tagliamento sono di un bel ceruleo e nel letto del fiume e sulle rive si possono ammirare ciottoli di ogni forma e origine: lavica, calcarea, fossile…

Il nostro itinerario prosegue con un’altra tappa che ha come protagonista sempre l’acqua: raggiungiamo infatti la roggia bianca, chiamata così per le sue acque limpide e così pulite che sono abitate da tantissimi animaletti: insetti, larve, crostacei, molluschi oltre che pesci e anfibi. Tutti questi abitanti sono dei bio indicatori che “certificano” in modo naturale la qualità dell’acqua. Fra questi scopriamo anche il tricottero, la cui larva vive all’interno di un astuccio (simile a un piccolo bastoncino in pietra) che si costruisce con detriti e un mastice che auto produce. Che buffo! Sulla riva della Roggia Bianca c’è anche un lavatoio degli inizi del ‘900… Qui nel passato venivano le donne a lavare i panni con la liscia: un antico detersivo con forte potere sgrassante, fatto con la cenere che veniva messa a bollire. Si tratta di una sostanza caustica, quindi attenzione, ma con scarso impatto ambientale!

Lasciamo la Roggia Bianca e ci dirigiamo, sempre scortati da Maurizio Tondolo, nostra esperta e piacevole “guida per caso” nel gemonese, verso la "polla" del Rio Gelato: una risorgiva che alimenta costantemente il Rio Gelato appunto, corso d’acqua tributario del fiume Ledra chiamato così non per la temperatura delle sue acque ma per il terreno, infatti in friulano orgelat richiama il termine argilla. L’acqua che sgorga dal terreno è limpida e cristallina… un vero spettacolo della natura e tutto intorno alla polla c’è una vegetazione rigogliosa. Vediamo anche una ranocchia di un verde intenso, specie caratteristica della zona e poi vengo rapita dalle montagnette di terra fatte dalle talpe, animali molto diffusi in questo territorio!

Continuiamo il nostro percorso passando per San Floreano, una frazione di Buja, dove ammiriamo un lavatoio che risale agli inizi del ‘900 e che ha una particolarità: è stato dimensionato sulla base degli abitanti della frazione ed è per questo che è molto grande. Pensate che ospitava fino a 30 lavandaie! La nostra ultima tappa seguendo le tracce delle acque nel territorio del gemonese è il Forte di Osoppo da cui si gode uno splendido panorama sulle colline dell'anfiteatro morenico e sull'arco alpino attraversati dal fiume Tagliamento. Maurizio ha voluto portarci qui per riuscire ad abbracciare con lo sguardo tutto il percorso fatto con lui e avere così una visione di insieme del territorio. La Fortezza di Osoppo è un insieme di resti di opere difensive risalenti a varie epoche. Nasce come antico insediamento celtico, poi oppidum romana e dopo il 1420 divenne punto nevralgico della difesa dello "stato di terra" della Serenissima. Durante le lotte del Risorgimento, il forte fu tenuto da un gruppo di volontari italiani che resistette per ben sette mesi contro gli austriaci che lo volevano riconquistare.

Ma si è fatto tardi e noi abbiamo un altro appuntamento con l’acqua: la Riserva Naturale del Lago di Cornino ci aspetta e Maurizio ci accompagna gentilmente lì. Il suo è stato un contributo essenziale per la riuscita del nostro itinerario ma soprattutto per la comprensione del territorio e della sua cultura. Bellissima esperienza… Ve la stra-consiglio! Fulvio Genero, responsabile della Riserva Naturale del Lago di Cornino ed Enrico Frucco, vicesindaco del comune di Forgaria del Friuli, ci accolgono con entusiasmo e iniziamo subito l’esplorazione della riserva partendo da un punto panoramico: davanti a noi tutta la piana di Osoppo Gemona attraversata dal fiume Tagliamento, incorniciata dall’arco alpino e alle nostre spalle il carnaio dove si nutrono alcuni “abitanti” della zona… Eh già! Perché qui è stato avviato un progetto di conservazione del Grifone che ha portato alla creazione di una colonia nidificante.

Ma il cielo si fa minaccioso e prima che accada l’irreparabile ci dirigiamo spediti verso il lago del Cornino che nonostante la scarsa luce si presenta ai nostri occhi con le sue bellissime sfumature che virano dal blu al verde smeraldo (colori dati da due tipi particolari di alghe presenti lungo le sponde e nel fondale). Si tratta di un piccolo specchio d’acqua che ha avuto origine circa 10.000 anni fa durante il ritiro dei ghiacci, quando vi furono numerose e imponenti frane lungo i fianchi delle valli, improvvisamente private del sostegno della massa di ghiaccio. Da e verso il lago, si snodano numerosi sentieri naturalistici semplici e ben segnalati, adatti a chiunque, anche ad anziani e bambini! Ma veniamo sorpresi dalla pioggia e finisce così la nostra passeggiata lungo le sponde del Cornino! Rientriamo così nel centro visite e curiosiamo per scoprire qualche informazione in più sui grifoni. Purtroppo dal punto di avvistamento non vediamo nessun esemplare perché in genere vengono il mattino a nutrirsi nel carnaio, ma fortunatamente assistiamo a un bellissimo spettacolo ripreso stamattina dalle webcam installate in punti strategici della riserva. I grifoni sono enormi avvoltoi che si cibano solo di carcasse e purtroppo si sono estinti in tutta Italia tranne che nella mia bellissima Sardegna dove ne sopravvivono ancora una quindicina di coppie. Qui nella Riserva del Lago di Cornino il grifone è stato reintrodotto grazie a un progetto internazionale che per essere portato avanti ha però bisogno di forti contributi… Speriamo possa proseguire, non solo per i grifoni che popolano questa zona ma anche perché il centro visite, con le sue voliere e il terrario, è un luogo che piace molto ai bambini ed è giusto che anche le generazioni future possano visitarlo.

Ma si è fatto tardi e noi abbiamo un treno per Milano, quindi ringraziamo e salutiamo tutti per l’ospitalità e il responsabile della riserva, Fulvio Genero, ci accompagna in auto alla stazione di Udine. Termina così il nostro secondo e ultimo itinerario da blogger per caso in Friuli Venezia Giulia. Io e Domenico, mio fidanzato e fotoreporter per caso armato di reflex, siamo stanchissimi ma felici… Durante il nostro viaggio di ritorno in treno ripensiamo alle belle persone che ci hanno aiutato a scoprire questo angolo del Friuli Venezia Giulia, che hanno partecipato anche attivamente all’organizzazione dell’ itinerario e che sono state delle valide guide del territorio: appassionate, colte e ospitali! Non potevamo desiderare di meglio! E come ho esordito nel mio precedente post, se dalle difficoltà nascono sempre le opportunità, in questo caso, nonostante la mancanza di alcuni mezzi di collegamento, nonostante la pioggia quasi costante e nonostante il poco tempo a disposizione, è nata davvero una splendida opportunità! Insomma grazie a tutti, dalla redazione di Turisti per Caso al Friuli Venezia Giulia Turismo, dalle persone che ho incontrato nel mio percorso a chi mi ha seguito in diretta e interagito con me su Twitter!

Grazie, grazie, grazie… di cuore!

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Iniziativa finanziata nell’ambito della realizzazione del POR-FESR 2007/2013, Asse 3, Attività 3.2.b, linea d’intervento 1a)