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Slow Tour in Friuli

Tra vigne, rovine romane e ricordi della Grande Guerra

  • di gp.elena
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Sabato mattina. Finalmente si parte: controlliamo il set di bagagli e a bordo della fedele Picasso imbocchiamo la Torino-Milano, destinazione Friuli! Il viaggio scorre senza intoppi, oltrepassiamo la temibile tangenziale milanese e all'ora di pranzo siamo a Soave. Breve sosta in un parcheggio tranquillo ai piedi della cinta muraria medievale per sgranocchiare i nostri panini e poi ci concediamo una passeggiata nella tranquilla via centrale. I leoni di San Marco annunciano che questa era la terraferma di Venezia: le evocazioni dell'Adriatico si avvicinano.

Da Gradisca svoltiamo per Dolegna del Collio, dove ci aspettano Sabrina, la proprietaria del bed and breakfast “Il Girasole”, un'antica caserma del Comando Asburgico, ad un chilometro dal confine con la Slovenia. Tutto attorno le rinomate vigne del Collio, boschi, campi coltivati e casette immacolate.

Visto che è ancora presto per la cena andiamo a Palmanova, antica fortezza costruita dai veneziani per difendersi dagli eserciti di terra provenienti da Est. La cittadina è costruita come una stella perfetta, con al centro la piazza centrale, costituita da un'oasi di ghiaia finissima da cui si controllano le tre porte principali. Saliamo sopra ai bastioni, ma la struttura geometrica ci sfugge ancora. Bisognerebbe essere degli uccelli per librarci in alto. Rientriamo a Dolegna e, su consiglio di Sabrina, ci rechiamo a cena all'agriturismo “La meridiana”, a pochi passi dal nostro alloggio. Affettati, gnocchi al ragù e verdure per una cena sostanziosa e naturale. Pochi passi e ci infiliamo sotto le coperte, per un sonno ristoratore.

Domenica di Pasqua

Oggi è Pasqua e andremo a visitare Trieste. Lasciata l'auto al parcheggio della stazione ferroviaria, ci dirigiamo verso il lungomare, costeggiando gli edifici fatiscenti delle Dogane. Dopo poco, eccoci camminare sulla riva dell'Adriatico! Trieste si affaccia sul mare con un fronte di palazzi di fine Ottocento – primi Novecento per ribadire la sua doppia indole commerciale e signorile. Dal lungomare si apre uno specchio d'acqua – Il Canal Grande – che termina di fronte ad una chiesa dalle forme di Pantheon. Nelle vicinanze ci imbattiamo nella statua di James Joyce, che proprio qui aveva vissuto. Poco oltre gli tiene compagnia Umberto Saba. Dalle vie commerciali della città portuale saliamo verso la Trieste più antica, costeggiando il teatro romano diretti verso il colle di San Giusto. Qui ci sono il castello, le rovine della basilica romana, il monumento ai caduti e la cattedrale di San Giusto con il suo interno di mosaici e il campanile romanico piantato solidamente a fianco della chiesa. Scendiamo verso il mare per un'altra via e costeggiamo la chiesetta di San Silvestro, un altro piccolo gioiello romanico. Infine, dulcis in fundo, arriviamo alla piazza più famosa di Trieste (e una delle più belle d'Italia): Piazza dell'Unità, circondata su tre lati da scenografici palazzi di fine ottocento e affacciata sul mare per il restante quarto. Il nostro consiglio è di percorrere il Molo Audace, poco lontano, per osservare la città dal mare, come appariva a chi ci arrivava per nave.

Tempo di uno spuntino in riva all'Adriatico e usciamo da Trieste diretti alla Foiba di Basovizza. Nel giro di pochi chilometri il paesaggio cambia completamente., passando dai vasti orizzonti marini alle boscaglie fitte e irte di spine del Carso. La foiba è individuata da una struttura dalle forme di patibolo e un grande tombino di acciaio che chiude la forra, come a voler trattenere gli incubi della storia. Un piccolo centro di documentazione ed una spianata spoglia e battuta dal vento completano la sensazione di cupo dolore

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