Parigi e i gargoyles de Notre-Dame

Decidiamo di visitare Parigi e tramite agenzia riusciamo a prenotare attraverso un’offerta della Futurviaggi il viaggio per una spesa complessiva di 295,00 € comprendente il volo Alitalia da Roma Fiumicino, le tasse aeroportuali e l’albergo centrale (tre stelle) inclusa la ...

  • di Nicola 71
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Decidiamo di visitare Parigi e tramite agenzia riusciamo a prenotare attraverso un’offerta della Futurviaggi il viaggio per una spesa complessiva di 295,00 € comprendente il volo Alitalia da Roma Fiumicino, le tasse aeroportuali e l’albergo centrale (tre stelle) inclusa la sola colazione, ma in più dovemmo aggiungere 25 € a persona per l’iscrizione alla promozione.

Partimmo da Roma con un’ora di ritardo e addirittura ci cambiarono compagnia aerea (AirFrance). Capimmo che qualcosa stava andando storto, ma salimmo in aereo ugualmente. Solo la mattina dopo sapemmo da Le Figarò che c’era stato il duplice attentato dinamitardo all’ambasciata inglese ad Istanbul. Evidentemente avevano già fiutato qualcosa.

Giovedi: Arrivammo all’aeroporto Charles De Gaulle alle 18,00 circa. Andammo al terminal 2 per prendere la navetta che ci avrebbe portato al Gate C o D. Da qui salimmo sull’autobus Airfrance (conviene andata e ritorno 17 €), il biglietto si può acquistare sul mezzo stesso dall’autista. Questo ci portò dopo 40 estenuanti minuti alla Piazza dell’Arco di Trionfo (comunemente chiamata dai francesi Etoile dopo la morte di Charles de Gaulle nel 1969 (Port Maillot o meglio all’Avenue Grand Armeè)), da qui andammo quindi all’Hotel Flaubert in via Rennequin, 19 – Tel. 146224435 e Fax. 143803234, a 400 mt. Dall’Arco di Trionfo. Parlano bene l’italiano. Dopo aver lasciato i bagagli (solo due capienti valigette 24 ore e l’attrezzatura fotografica onde evitare di perdere tempo prezioso al recapito bagagli dell’aeroporto) tornammo all’Etoile per prendere la Linea Verde (linea 6) della metropolitana che in questo caso è anche capolinea - direzione Nation - e scendemmo alla sesta fermata Bir-Hakeim che è quella della Torre Eiffel.

Ovviamente appena usciti dalla stazione metro ci guardammo in giro e lasciati il ponte in ferro, omonimo della stazione stessa, imboccammo la Quai de Brandly e ad un tratto la vedemmo in tutta la sua canonica bellezza.

La sensazione che ebbi fu di imponente simmetria. Personalmente mi stupì il fatto che quello che avevo sempre e solo contemplato in foto e soprattutto in televisione, ad un tratto mi si presentava dinnanzi completamente illuminata e poi mi stupì molto il fatto la costruzione avesse un colore molto prossimo al marrone e non a quel nero che avevo sempre pensato che fosse! Era anche ridicolo vedere sotto la torre lo Stadio Emile Anthoine gremito di giovani, indifferenti a quello che a noi non faceva distogliere lo sguardo. Tutto è relativo.

Giunti sotto la torre ci stupimmo della assenza di fila e quindi entrammo (10,20 € a testa fino al terzo piano) senza attendere un solo minuto a discapito di quanto ci avessero detto prima di partire.

E’ fuori discussione che dal terzo piano a 276 mt. Di altezza la visione su Parigi è straordinaria e sortisce un effetto particolare vedere la città di notte. Si afferma che si possa vedere, nelle giornate serene, anche la cattedrale di Chartres a circa 80 km di distanza. Rimanemmo per una buona mezz’ora e scrivemmo, come del resto fan tutti, i nostri nomi sulle pareti della torre. Vengono riverniciate ogni 2 anni. Poi ridiscendemmo al secondo piano con l’ascensore e un ragazzo in perfetto tedesco ci disse che era venuto per vedere e fotografare l’oggetto della sua tesi di laurea in ingegneria, ossia il particolare congegno idraulico dell’ascensore. Quando uscimmo contravvenendo alla nostro rigido copione in fatto di cimeli, Gilda mi regalò una minuscola torre-souvenir acquistata dalla miriade di ambulanti senegalesi che si appostano fuori. Va detto che i prezzi sono almeno un terzo in meno rispetto ai prezzi sulla torre. Lungo il Ponte d’Jena e su Place de Varsovie piazzai più volte il treppiedi e scattai con speciali filtri le nostre foto del Trocadero e la Torre Eiffel, mentre Gilda si sedette su dei gradini a scrivere i passi del diario di viaggio. Era così avvenente, assorta su quella moleskine, col basco in pelle nera sugli occhi e con tra le dita la preziosa stilografica che le regalai per il compleanno, che la immortalai sul rullino più volte alla sprovvista

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