Alla ricerca di un francese antipatico tra Loira, Bretagna e Normandia

Castelli della Loira, Bretagna e Normandia: una tranquilla vacanza di cultura e relax alla ricerca dello stereotipato francese antipatico. Diario di viaggio semiserio ai tempi dei social network

  • di Corrado Benanzioli
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Giovedì 13 agosto 2015. Primo giorno

"Il vizietto"

No, non è ciò che pensate, un attimo e vi sarà tutto chiaro.

C'è da sempre quel fastidioso vizietto di parlare dei francesi come di gente spocchiosa, antipatica, scostante, piena di boria e fastidiosamente nazionalista (e vabbè, qui in effetti non ci si va molto lontano, però siamo noi italiani che sbagliamo sputando sempre nel piatto dove mangiamo, ma mai prima di aver fatto scarpetta...); dal momento che sono anni che sostengo il contrario e che sono in pochi quelli che mi credono (mica per fiducia, solo perché anche loro hanno potuto verificare di persona), per questo tour tra Castelli della Loira, Normandia e Bretagna mi sono prefissato un obiettivo sociologico tanto semplice quanto complicato (e, ok, pure idiota): dovrò trovare un francese davvero antipatico. Sì, ma non uno che a vederlo lo prenderesti a sberle così, solo perché somigliante a Napoleone oppure a prescindere e senza motivazione alcuna: dev'essere proprio uno antipatico antipatico antipatico al quale stanno antipatici tutti, i turisti italiani in primis (non abituatevi al latino che ho fatto ragioneria), uno così irritante che ti verrebbe da legarlo per fargli vedere tutta la filmografia di Michael Bay facendogli rinnegare Truffaut e nutrendolo di rosetta al gorgonzola anziché di baguette e roquefort.

Sarà dura, sappiatelo, anche perché tra gli amici ho ben una francese e mezza e tutto sono fuorché antipatiche, anzi. Ma la ricerca sociologica impone rigore ed imparzialità e sento di potercela fare. Credo.

Bene, dopo qualche ora di viaggio ed una volta penetrato il Monte Bianco come un tizzone ardente nel burro, arriviamo tutti unti alla "cittadina di passaggio" per noi stanchi viandanti, ovvero Cluses (risparmiatevi la fatica di cercarla sulla mappa, probabilmente neppure gli abitanti sanno di esserci). Ecco, il primo impatto con lo straniero avviene alla reception di questo essenziale hotel e potrebbe già essere la volta buona: niente, la ragazza è davvero molto gentile e si prodiga nel farsi capire in un ottimo francese (già, strano...) mentre io mi sforzo a comprendere, rispolverando vecchie nozioni scolastiche ferme al "Oui, je suis Catherine Deneuve" e all'evergreen "Voulez-vous coucher avec moi, ce soir?" che va sempre per la maggiore, specialmente nelle vecchie discoteche chiuse da trent'anni.

"Grazie per avermi portata in questo posto!", mi dice abbracciandomi Linda sul distrutto andante davanti ad un letto ad una piazza e mezza coperto da una colorata trapunta invernale; "Grazie di esistere!", le rispondo io ridendo, convinto che mi stesse prendendo in giro. Non mi stava prendendo in giro.

La ricerca del cibo alle nove di sera, in un posto dimenticato pure dagli apostoli, può presentare qualche difficoltà; infatti è tutto chiuso, ma ci ricordiamo di aver notato una specie di ristorante all'uscita dell'autostrada, perciò risaliamo in auto ed eccoci già lì. Dicevo prima del mio perfetto francese: scambio il saluto della cameriera per un invito ad uscire dal locale perché chiuso, ma per fortuna ci richiama immediatamente. Beh, "fortuna"... Prima di sederci dobbiamo scegliere tra otto menù fissi, ma al mio "Mangio solo io, lei no" (ve lo traduco già per agevolarvi), la cortese signorina mi ripete per tredici volte che, essendo parte della cena a buffet senza limiti (anche quella solo a buffet), Linda non potrebbe sedersi perché verrebbe tentata dal mio cibo e non sarebbe corretto pagare per uno e mangiare per due. Le promettiamo sulla testa della gatta di Linda che ci comporteremo bene e riusciamo finalmente ad arrivare ad un tavolo; ci saremmo potuti risparmiare la promessa, sarebbe bastato vedere il buffet. Sospiro e mi riempio un piattino di fluorescenti insaccati, seguiti da alcuni formaggi che si sono stagionati durante l'esposizione all'aria negli ultimi giorni e da un paio di dolcetti che non fanno certo onore alla rinomata pasticceria francese

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