Toccata e fuga tra parchi, Strasburgo e Parigi

Potevo forse passare un’estate senza fare anche una sola, piccola e stressante capatina in terra di Francia? Assolutamente no, torno in Francia ogni estate da quattro anni, e per me parlare un po’ di francese per almeno una settimana all’anno ...

  • di Giada S.
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Potevo forse passare un’estate senza fare anche una sola, piccola e stressante capatina in terra di Francia? Assolutamente no, torno in Francia ogni estate da quattro anni, e per me parlare un po’ di francese per almeno una settimana all’anno è diventata una specie di droga. Dopo il mega tour de France dell’altr’anno (di cui ho scritto in un altro itinerario intitolato “Disneyland Paris, Parigi, Normandia, Loira e Cote d’Azur”), in cui in 16 giorni e 6500 chilometri io e il mio fidato (e molto paziente) compagno di viaggio Ale abbiamo girato in lungo e in largo mezza Francia vedendo tante di quelle cose che non saremmo neppure riusciti ad immaginare, quest’anno, per una serie di motivi (pochi giorni a disposizione e scarse finanze su tutti) ci siamo dovuti accontentare di scavare 6 giorni striminziti per staccare la spina.

La nostra vacanza doveva essere completamente diversa. Nata come vacanza in quattro, con una coppia di amici (Raffa e Daniel) la nostra meta doveva essere il parco di divertimenti di Europa Park, a Rust, in Germania, unito a un paio di giorni a zonzo per la Foresta Nera. Vacanza completamente tedesca, dunque. Finché un giorno, guardando l’atlante, non mi rendo conto che Rust è incredibilmente vicino alla frontiera con la Francia e alla meravigliosa Strasburgo, in cui avevamo già soggiornato due anni fa. La mia smania di Francia comincia a farsi sentire.

L’idea di pernottare a Strasburgo, e di lì muoversi verso Rust e la Foresta Nera, è una logica conseguenza. In questa maniera posso sfogare la mia francomania, rivedere la città e non rimanere troppo lontano dalle diverse mete previste.

Finché un giorno, mannaggia a lei, alla mia amica Raffa salta in testa di spostarci a Disneyland Paris, distante “solo” quattro ore da Strasburgo. Inutile dire che con me sfonda una porta aperta: appassionata di parchi di divertimento, sono già stata a Disneyland Paris quattro volte e ci ho anche scritto la mia tesi di laurea.

Tempo due giorni, e addio Foresta Nera: dopo Rust la nostra avventura continuerà a Parigi e Disneyland!!! Ale è sconvolto dall’idea di dover guidare di nuovo fino a Parigi, soprattutto avendo pochi giorni e pochi soldi a disposizione, ma lo convinciamo promettendogli di dargli il cambio alla guida (di cui poi non ha mai avuto bisogno) e sottolineando che in fondo in quattro si divide tutto, dalla benzina all’autostrada, e perciò la spesa non sarà eccessiva. Per sei giorni abbiamo previsto una spesa di circa 400 euro a testa, comprensiva di pernottamenti, viaggio e ingressi nei parchi.

Come al solito assumo il ruolo naturale della capogita, e organizzo tutto nei minimi dettagli già due mesi prima: trovo gli alberghi con il miglior rapporto qualità-prezzo, verifico in internet i commenti di chi c’è già stato (consiglio a tal proposito il sito www.Tripadvisor.Com) e sottopongo ai miei compagni di viaggio le mie scelte. Prenoto su internet, sento via mail gli hotel e sembra tutto a posto. Stampo tutti gli itinerari da fare dal sito di viamichelin, li pinzo insieme in ordine cronologico (ebbene sì, sono pazza) e siamo pronti per partire.

Domenica 14 agosto 2005, ore 6 del mattino. Ale, dopo esser passato a prendere Raffa e Daniel, arriva sotto casa mia. La mia valigia come al solito è la più grande, non so mai cosa portare e anche stavolta, con la scusa che tanto siamo in macchina, ho portato ben 3 paia di jeans per 6 giorni. Tutto entra però nel mitico bagagliaio dell’Audi A3 e siamo pronti a partire. Il tempo fa schifo, fa freddo ed è nuvoloso, sembra di essere in novembre. Partiamo da Trieste e poco prima delle 8 siamo a Tarvisio, pronti a sconfinare in Austria. La prima tappa è all’autogrill poco prima del confine per acquistare la Vignette austriaca (7,80€ per una settimana), fare un pieno di benzina, comprare qualche giornale italiano da leggere durante il viaggio e bere l’ultimo cappuccino degno di questo nome, ben consci che nella settimana seguente troveremo solo brodaglia annacquata. Poco dopo le 8, con una temperatura esterna di 14 gradi, siamo in Austria. La traversata alpina, tra mucche, castelli da fotografare attraverso il finestrino della macchina, prati verdi e gallerie infinite (come quelle a pagamento dei Tauri – 9,50€ andata) passa abbastanza velocemente, complice anche una sfilza infinita di cd da inserire nell’autoradio per fare un po’ di karaoke e una sosta strategica per sgranchirci in un autogrill all’altezza dei Tauri, dove troviamo delle allegre tazze da caffellatte con i nomi tedeschi scritti sopra: decidiamo che Ale è Ingo, Daniel è Gunther e Raffa è Bettina, scattiamo una foto ricordo e con una Milka alle nocciole da chilo sottobraccio possiamo riprendere il viaggio

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