Quattro giorni tre notti

Giovedì 11 agosto 2005 Viaggiatori, semplici turisti: in fondo quando si parte siamo tutti un poco uguali e in coda al banco del check-in è difficile distinguerci. Tutti infastiditi se c’è da aspettare per qualche disguido, tutti sempre smarriti e ...

  • di Nigel Mansell
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Giovedì 11 agosto 2005 Viaggiatori, semplici turisti: in fondo quando si parte siamo tutti un poco uguali e in coda al banco del check-in è difficile distinguerci.

Tutti infastiditi se c’è da aspettare per qualche disguido, tutti sempre smarriti e pronti a seguire la fila che pare più corta o quello che di noi sembra avere le idee più chiare e la soluzione migliore, salvo cambiare idea al prossimo che si presenta con una soluzione che ci pare al momento migliore.

E’ per questo forse che mi piace viaggiare da solo, io e Anna, per non essere accomunato anch’io ai turisti e per potermi tenere distaccato, un passo indietro.

Si parte con la Ryan Air, compagnia economica, molto economica: le valigie a Orio al Serio le dobbiamo inoltrare a mano sulla rulliera e saliamo a piedi sull’aereo attraversando la pista, oggi c’è il sole ma chissà quando piove... Sull’aereo non hai diritto proprio a nulla e tutto si paga, pare proprio di viaggiare su di un autobus con le ali.

George lo steward nordico e algido come nei migliori luoghi comuni sui britannici impartisce lezioni sul modo di operare, in un inglese impeccabile e oxfordiano, a una terrorizzata Assunta hostess alle prime armi, italiana e scura, sempre come nei migliori luoghi comuni sugli italiani. Seduti di fronte a noi sui sedili di servizio li osserviamo, la vittima e l’aguzzino, e inevitabilmente parteggiamo per la nostra connazionale anche perché Gorge pare ha un’aria molto antipatica. Mentre le interrogazioni si fanno sempre più fitte e i cicchetti diventano insostenibili, la povera Assunta sembra sull’orlo di una crisi di pianto: è dura per tutti lavorare.

Non è che si arrivi proprio nella capitale francese, si atterra invece a Beauvais circa 70 Km da Parigi: allora tutti sui pullman che ci aspettano all’uscita di questo piccolo aeroporto sperso nella campagna francese. Dai finestrini il verde e il giallo dei campi coltivati dopo vari chilometri lasciano il posto al grigio dell’anonima periferia comune a ogni metropoli sino a quando da lontano non si vede svettare la torre di ferro che sembra costruita con il meccano da un bambino affetto da una precisione e dedizione maniacale. Poi si scivola via tra i boulevards e le avenues, come il Péloton del Tour de France quando si avvicina al gran finale costeggiando la Senna. Scendiamo a Porte Maillot al cospetto dell’enorme torre dell’Hotel Concorde. Qualche giro a vuoto con le borse pesanti sulle spalle e sotto il sole che qui tramonta molto tardi, e finalmente imbocchiamo le scale che ci portano sotto terra per il metro. A sera ormai tarda riemergiamo dal sottosuolo nella zona dell’Opera per raggiungere il nostro albergo ***NO PUBBLICITà*** incastonato in una zona a traffico limitato chiamata Cité Bergère. E’ il frutto di una dritta di un’amica, un foglietto con il nome e il numero di telefono che per anni, almeno tre se ricordo bene, avevo tenuto in un angolo del portafoglio.

Per la strada la gente è multicolore e variegata come tanti gusti di gelato nelle vaschette del bancone della gelateria. Una volta le grandi città mi facevano paura: avevo il timore di diventare un nulla di fronte a quella moltitudine di persone, case e auto rombanti; ora è invece proprio questo che mi affascina. Ognuno fa quello che gli pare, ora per esempio passa un tipo con una sorta di mini-abito femminile appena sotto il sedere abbracciato alla sua giovane e bella fidanzata, più in là una bicicletta a tutta velocità, che non si capisce come, emette un rombo che imita quello di una motocicletta a scoppio. La gente è attiva come se fosse giorno anche se è oramai l’una di notte di un giovedì. La osserviamo fino a tardi dai tavoli del bar dove gustiamo due deliziose crèpes avec deux boules de glace accompagnate da una ghiacciata e frizzantissima Perrier

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