Piccolo dizionario bretone

Alghe: prodotto particolarmente apprezzato (che siano i bretoni i responsabili dell’eutrofizzazione dei nostri mari?): quelle grandi, prelevate da enormi gru e caricate su camion, vengono utilizzate nell’industria farmaceutica, quelle piccole vengono usate come letto per ostriche e conchigliume vario, per ...

  • di Holderlin
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Alghe: prodotto particolarmente apprezzato (che siano i bretoni i responsabili dell’eutrofizzazione dei nostri mari?): quelle grandi, prelevate da enormi gru e caricate su camion, vengono utilizzate nell’industria farmaceutica, quelle piccole vengono usate come letto per ostriche e conchigliume vario, per esaltarne il profumo di mare ( personalmente rimango un fautore del letto di ghiaccio, non riuscendo ad appassionarmi di fronte al colore marrone sporco ed alla consistenza gommosa delle alghe).

Arrivederci: la Bretagna merita una prima visita, diciamo così, “generalista”, ed una (o più) visite successive, mirate ai 3-4 posti che hanno maggiormente emozionato.

Bateau: per gli spiriti più romantici evoca immagini di colorate imbarcazioni, in rotta atlantica per l’Ile d’Oessant o Belle Ile en Mer, a sud del Quiberon. Per anime più prosaiche, la grande zuppiera ricolma di ostriche, conchiglie, scampi, gamberi (crevettes), incoronata dal crabe (il grosso granchio rosso) o dall’homard (l’astice). E’ da provare, se non altro per l’effetto scenografico, anche perché crevettes e crabe, spesso solo sbollentati, non sempre sono all’altezza. Consiglio di impratichirsi preliminarmente nell’uso dell’attrezzatura fornita: ho visto conchiglie volare (come la “Nina” di De Andrè) per la sala e chele esplodere sulla maglietta, per l’eccessiva energia applicata agli attrezzi.

Brocante: visti a decine, visitati due: il loro orario di apertura e chiusura, rimane uno dei più inquietanti misteri bretoni.

Calvari: numerosissimi e facilmente accessibili. Guimiliau e Plougasnou i più suggestivi, anche se, come gusto personale, preferisco indugiare davanti ai molti crocifissi con cristi in pietra, che guardano il mare con fissità dolorosa, come in attesa...

Carnac: distesa infinita di menir, vale la pena di imboccare uno dei molti sentieri in mezzo agli alberi, alla ricerca di itinerari meno turistici.

Cercatori di conchiglie: spesso ci è tornato in mente il libro della Pilcher, grazie a maree imponenti che, complice la luna piena, hanno lasciato enormi tratti di costa in balia di centinaia di appassionati che, stivali, rastrello e cestino, si dedicavano alla raccolta dei frutti di mare, quest’anno particolarmente prodiga per tutti. Dove cercare? Sotto ai frequenti filamenti di sabbia, attorcigliati, sicuro indizio di conchiglie interratesi per sfuggire ai gabbiani (ed agli umani!).

Chambres d’hotes: l’equivalente teorico dei B&B britannici, nel nostro itinerare ne abbiamo trovato solo uno all’altezza, a Tredarzec, vicino a Treguier (Jacques.Keramoal@wanadoo.Fr, 50 euro camera doppia e petit dejeuner), dignitoso ed economico quello di Le Conquet, in rue Molière 3 (tel. 0298890699), 40 euro con p.D., ospiti di Mme Le Ru, arzilla signora un po’ agé, che parla solo francese. Clima: indotti da tutti a portare guardaroba pesante, siamo stati costretti a nascondere le giacche a vento, per non coprirci di ridicolo di fronte alle migliaia di bagnanti. Sarà stato l’anticiclone, sarà il clima che è cambiato, fatto sta che non abbiamo mai indossato nulla di più pesante di una maglietta. Consigliato predisporre per vestirsi a strati, non dimenticando a casa i costumi da bagno.

Da perdere: Brest (ci perdonerà Prevert, ma forse solo la presenza di una qualche “Barbarà” potrebbe indurre ad apprezzarla), città industriale mastodontica ed anonima, e Douarnenez, maleodorante e cupa, come le sue toilettes pubbliche ed i suoi bar.

Da non perdere: Dinan, ariosa, vivace, piena di brio anche nelle ore morte; St Malò, irresistibile dal mare, durante la bassa marea, ben al largo, in mezzo al vociare concitato dei gabbiani alla ricerca di cibo; Cancale, con la sua infinita teoria di ristorantini e degustazione di frutti di mari, di fronte al porto, bellissima la sera, quando alle finestre comincia ad affacciarsi, per osservare la marea che sale, l’umanità più varia: giovani a torso nudo, uomini e donne con curiosi cappelli, vecchie in pose vezzose, non ancora rassegnate alla crudeltà del tempo, in una sorta di meraviglioso set naturale che ricorda un po’ alcuni quartieri di New Orleans; Pont Aven: non a caso Gauguin, prima di cercare il sole della Polinesia, si è ritirato in questo meraviglioso paesino, oggetto di ben 14 suoi dipinti, dall’atmosfera sognante, ricco di botteghe di pittura (alcune di interessante livello) e di un corso d’acqua in cui anatre, cigni e gabbiani condividono sonnolente passerelle serali. Sui 75 euro la doppia nella Chaumière Roz Aven, con il suo caratteristico tetto di stoppie (chaume), infrequentabili i ristoranti, tutti di livello men che mediocre (conviene recarsi a cena a Concarneau, prodiga di buoni ristoranti, all’interno della cinta muraria)

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