1. Posta : Fotorimanzo: Poemetto di Princi in Grecia

    di , il 1/2/2010 15:51

    Carissimi,

    Ho letto il poema di Umberto e ho pensato che forse potrebbe farvi piacere dare un'occhiata a quello che ho scritto questa estate in occasione di un viaggio in Grecia. In origine era molto più lungo, così l'ho tagliuzzato per non annoiarvi troppo. Questo è il testo:

    Auto, treno e la navetta,

    Poi l’aereo per Atene

    Le valigie troppo piene

    Ma la Grecia già ci aspetta.

    Prima sera ristorante

    Le occasioni sono tante

    Ma la scelta là si ferma

    Su una tipica taverna

    Già l’Acropoli è adocchiata,

    Là si staglia il Partenone

    Qual mirabile visione

    Nella notte illuminata.

    La mattina, belle arzille,

    Il gran caldo noi sfidiamo

    Con il cuor che batte a mille

    Sull’Acropoli saliamo.

    I teatri, le colonne,

    Gli imponenti propilei,

    Masse d’uomini e di donne

    E…il respiro degli dei.

    L’Eretteo, il Partenone,

    La cariatide assente

    Anche sotto il solleone

    Ci sconvolgono la mente.

    D’improvviso, per magia,

    Si ritorna nel passato

    E la ressa vola via

    Della storia resta il fiato.

    Non vediamo più rovine

    Ma del marmo lo splendore,

    Siam vestali o indovine

    Del dio Apollo protettore.

    Ma l’incanto presto cessa

    Altro c’è da visitare

    E, staccate dalla ressa,

    Ci dobbiamo allontanare.

    “Cos’è quello? Guarda là!

    Che splendore, guarda,presto!”

    “Sarà l’Università?

    “Ma no!E’ il tempio del dio Efesto!

    Dall’Acropoli discese

    Si presenta l’Agorà

    Meraviglia ateniese

    Col mercato e la Stoà.

    Era tosta la calura,

    Ci buttammo su una panca

    Per placar la gamba stanca,

    Ma…era fresca la pittura!

    La panchina traditrice

    Il sedere ci ha marchiato

    Tutto il giorno abbiam girato

    Belle verdi di vernice.

    Dopo tanto solleone

    Quale oasi là ci appare

    Per poterci rinfrescare

    un bel bar con l’ombrellone.

    Alla sera poi la cena

    Tra tzatziki e mussakà

    E l’Acropoli sta là

    Luce della luna piena

    Terzo giorno pullman rosso

    Per girare a più non posso

    Poi la sosta eccezionale

    al museo nazionale.

    C’è la maschera dorata

    Di Agamennone guerriero

    E restiamo per davvero

    Con la bocca spalancata.

    E restiamo poi di sasso

    A mirar le statuine

    Di fattura molto fine

    Che ricordano Picasso.

    Una nube minacciosa

    Si rovescia sul ritorno

    Terminato è il quarto giorno

    E in hotel ci si riposa

    Qui finisce la commedia

    (Meno male che è finita)

    Su prendiamoci una sedia

    E pensiamo a un’altra gita.

    Grazie della pazienza se siete riusciti ad arrivare fino in fondo (pensate all'originale!) Ciao

    Princi

  2. princinetta
    , 1/2/2010 15:51
    Carissimi,
    ho letto il poema di Umberto e ho pensato che forse potrebbe farvi piacere dare un'occhiata a quello che ho scritto questa estate in occasione di un viaggio in Grecia. In origine era molto più lungo, così l'ho tagliuzzato per non annoiarvi troppo. Questo è il testo:
    Auto, treno e la navetta,
    poi l’aereo per Atene
    le valigie troppo piene
    ma la Grecia già ci aspetta.
    Prima sera ristorante
    Le occasioni sono tante
    Ma la scelta là si ferma
    Su una tipica taverna
    Già l’Acropoli è adocchiata,
    là si staglia il Partenone
    qual mirabile visione
    nella notte illuminata.
    La mattina, belle arzille,
    il gran caldo noi sfidiamo
    con il cuor che batte a mille
    sull’Acropoli saliamo.
    I teatri, le colonne,
    gli imponenti propilei,
    masse d’uomini e di donne
    e…il respiro degli dei.
    L’Eretteo, il Partenone,
    la cariatide assente
    anche sotto il solleone
    ci sconvolgono la mente.
    D’improvviso, per magia,
    si ritorna nel passato
    e la ressa vola via
    della storia resta il fiato.
    Non vediamo più rovine
    ma del marmo lo splendore,
    siam vestali o indovine
    del dio Apollo protettore.
    Ma l’incanto presto cessa
    Altro c’è da visitare
    E, staccate dalla ressa,
    ci dobbiamo allontanare.
    “Cos’è quello? Guarda là!
    Che splendore, guarda,presto!”
    “Sarà l’Università?
    “Ma no!E’ il tempio del dio Efesto!
    Dall’Acropoli discese
    Si presenta l’Agorà
    Meraviglia ateniese
    Col mercato e la Stoà.
    Era tosta la calura,
    ci buttammo su una panca
    per placar la gamba stanca,
    ma…era fresca la pittura!
    La panchina traditrice
    Il sedere ci ha marchiato
    Tutto il giorno abbiam girato
    Belle verdi di vernice.
    Dopo tanto solleone
    Quale oasi là ci appare
    Per poterci rinfrescare
    un bel bar con l’ombrellone.
    Alla sera poi la cena
    Tra tzatziki e mussakà
    E l’Acropoli sta là
    Luce della luna piena
    Terzo giorno pullman rosso
    Per girare a più non posso
    Poi la sosta eccezionale
    al museo nazionale.
    C’è la maschera dorata
    Di Agamennone guerriero
    E restiamo per davvero
    Con la bocca spalancata.
    E restiamo poi di sasso
    A mirar le statuine
    Di fattura molto fine
    Che ricordano Picasso.
    Una nube minacciosa
    Si rovescia sul ritorno
    Terminato è il quarto giorno
    E in hotel ci si riposa
    Qui finisce la commedia
    (Meno male che è finita)
    Su prendiamoci una sedia
    E pensiamo a un’altra gita.
    Grazie della pazienza se siete riusciti ad arrivare fino in fondo (pensate all'originale!) Ciao
    Princi