1. Posta : Comunicato di Carla Corso (lucciole)

    di , il 15/2/2010 13:49

    La posizione espressa dai gesuiti sulla prostituzione ha in sé la tradizionale doppia morale della chiesa. Non vi è nulla di innovativo in quello che propongono, anzi stigmatizzare la condizione della prostituta definendo inaccettabile la prostituzione ha l’effetto di aumentarne l’esclusione sociale.

    Non è importante definire se le prostitute possano o debbano lavorare in casa o in strada, è importante riconoscere i loro Diritti sociali e umani.

    Per sottrarre le prostitute immigrate (sono esse la maggioranza) allo sfruttamento e alla violenza dei racket è necessario toglierle dalla clandestinità e dar loro la possibilità di riappropriarsi delle loro vite e dei loro diritti di cittadine.

    Si deve trovare il coraggio di fare una sanatoria e concedere i permessi di soggiorno alle donne che lavorano sulle nostre strade. Solo dopo aver riconosciuto il loro fondamentale diritto di immigrate e cittadine si potrà disquisire sulla loro possibilità di autogestirsi la vita e il lavoro.

    Sono quasi venti anni che il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute chiede la modifica della legge Merlin per completare quello che era il disegno di chi fece la legge: riconoscere il diritto all’autodeterminazione delle donne prostitute fuori dal controllo coatto dello stato e dare loro dignità.

    Pia Covre e Carla Corso

  2. Corso Carla
    , 15/2/2010 13:49
    La posizione espressa dai gesuiti sulla prostituzione ha in sé la tradizionale doppia morale della chiesa. Non vi è nulla di innovativo in quello che propongono, anzi stigmatizzare la condizione della prostituta definendo inaccettabile la prostituzione ha l’effetto di aumentarne l’esclusione sociale.
    Non è importante definire se le prostitute possano o debbano lavorare in casa o in strada, è importante riconoscere i loro Diritti sociali e umani.
    Per sottrarre le prostitute immigrate (sono esse la maggioranza) allo sfruttamento e alla violenza dei racket è necessario toglierle dalla clandestinità e dar loro la possibilità di riappropriarsi delle loro vite e dei loro diritti di cittadine.
    Si deve trovare il coraggio di fare una sanatoria e concedere i permessi di soggiorno alle donne che lavorano sulle nostre strade. Solo dopo aver riconosciuto il loro fondamentale diritto di immigrate e cittadine si potrà disquisire sulla loro possibilità di autogestirsi la vita e il lavoro.
    Sono quasi venti anni che il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute chiede la modifica della legge Merlin per completare quello che era il disegno di chi fece la legge: riconoscere il diritto all’autodeterminazione delle donne prostitute fuori dal controllo coatto dello stato e dare loro dignità.
    Pia Covre e Carla Corso