1. Posta : La corrida del famoso 12 febbraio

    di , il 15/2/2010 13:51

    Ciao, ho letto alcune delle e-mail del forum sulla puntata del 12 febbraio e

    Vorrei aggiungere la mia opinione alle tante espresse...

    La corrida è senz'altro uno spettacolo che manifesta una violenza (in questo

    Caso dell'uomo sull'animale) e come tale suscita legittimamente delle

    Reazioni di rifiuto. Ma dietro alla violenza, così come dietro la rabbia e

    La aggressività, ci sono spesso dei meccanismi di difesa, di esorcizzazione

    Di paure, la ricerca di un "condiviso" senso di appartenenza e di

    Protezione. Il rito attraverso cui questa violenza si manifesta è la

    Codificazione di tutto ciò. Sicuramente la Spagna è progredita culturalmente

    Rispetto all'epoca in cui la corrida è stata codificata come un rito

    "collettivo" in cui si celebra la forza dell'uomo, e nel matatore di turno

    Il pubblico riconosce la propria forza e vince le proprie paure. Ma la

    Corrida è una tradizione e chi conosce il significato di questa parola

    Probabilmente sa benissimo che anche la peggiore delle tradizioni (credo che

    Una delle più tremende che si conoscano sia l'enfubulazione delle donne

    Arabe ancora praticate in alcune regioni dell'africa) non si supera né si

    Distrugge semplicemente con il disprezzo o il dissenso. In qualche modo

    Questa è una delle prime consapevolezze maturate fra gli antropologi:

    Nessuna tradizione può essere distrutta senza crearne una nuova che

    Sotituisca la funzione svolta da quella vecchia....

    Insomma...se un turista non è disposto a perdersi nella cultura altra e

    Attarverso questo smarrimento ritrovare sé stesso, la propria identità

    Trasformata e arricchita in alcuni casi...ma si limuta a "visitare" e a

    "giudicare" con il proprio sguardo (quella della sua "gente") le culture

    Diverse dalla propria corre il rischio di essere uno pronto a fare nuove

    "guerre sante"...Il turismo è vettore di trasformazioni individuali e

    Collettive..non facciamo falsi moralismi per sentirci migliori...ma

    Piuttosto apriamoci alle diversità e impariamo che RISPETTO non è una

    Parola...è una PRATICA !!!

    Vi chiedo scusa per le tante parole usate...ma vedo in voi e in questo sito

    Degli amici a cui esprimere tutta la mia solidarietà per l'ottimo lavoro

    Svolto.

    Giù

  2. Giuseppe M.
    , 15/2/2010 13:51
    Ciao, ho letto alcune delle e-mail del forum sulla puntata del 12 febbraio e
    vorrei aggiungere la mia opinione alle tante espresse...
    la corrida è senz'altro uno spettacolo che manifesta una violenza (in questo
    caso dell'uomo sull'animale) e come tale suscita legittimamente delle
    reazioni di rifiuto. Ma dietro alla violenza, così come dietro la rabbia e
    la aggressività, ci sono spesso dei meccanismi di difesa, di esorcizzazione
    di paure, la ricerca di un "condiviso" senso di appartenenza e di
    protezione. Il rito attraverso cui questa violenza si manifesta è la
    codificazione di tutto ciò. Sicuramente la Spagna è progredita culturalmente
    rispetto all'epoca in cui la corrida è stata codificata come un rito
    "collettivo" in cui si celebra la forza dell'uomo, e nel matatore di turno
    il pubblico riconosce la propria forza e vince le proprie paure. Ma la
    corrida è una tradizione e chi conosce il significato di questa parola
    probabilmente sa benissimo che anche la peggiore delle tradizioni (credo che
    una delle più tremende che si conoscano sia l'enfubulazione delle donne
    arabe ancora praticate in alcune regioni dell'africa) non si supera né si
    distrugge semplicemente con il disprezzo o il dissenso. In qualche modo
    questa è una delle prime consapevolezze maturate fra gli antropologi:
    nessuna tradizione può essere distrutta senza crearne una nuova che
    sotituisca la funzione svolta da quella vecchia....
    Insomma...se un turista non è disposto a perdersi nella cultura altra e
    attarverso questo smarrimento ritrovare sé stesso, la propria identità
    trasformata e arricchita in alcuni casi...ma si limuta a "visitare" e a
    "giudicare" con il proprio sguardo (quella della sua "gente") le culture
    diverse dalla propria corre il rischio di essere uno pronto a fare nuove
    "guerre sante"...Il turismo è vettore di trasformazioni individuali e
    collettive..non facciamo falsi moralismi per sentirci migliori...ma
    piuttosto apriamoci alle diversità e impariamo che RISPETTO non è una
    parola...è una PRATICA !!!
    Vi chiedo scusa per le tante parole usate...ma vedo in voi e in questo sito
    degli amici a cui esprimere tutta la mia solidarietà per l'ottimo lavoro
    svolto.
    Giù