1. Posta : Messico o giù di lì....

    di , il 15/2/2010 13:59

    3 gennaio 2006. Il nuovo anno doveva iniziare con una bella vacanza in terra messicana, tra le rovine Maya dello Yucatan. Già durante il viaggio verso l’aeroporto mi stavo “assaporando” quei momenti, compresi quelli dei cibi (una volta tanto) di cui mi sarei sfamato nei giorni successivi: tacos, tortillerias, mole, chili con carne e fagioli, il tutto accompagnato da una fresca cerveza, magari provando nuovamente a bermi una “tequila reposada”, rompendo così un giuramento di parecchi anni fa.

    Immaginavo anche le sette giornate che avremmo trascorso insieme… l’Ale ci avrebbe fatto da cicerone fornendoci notizie, tra antichi resti archeologici, su quegli imperi precolombiani; un bel bagno rilassante nel caldo mare caraibico, magari nuotando tra i delfini come avrebbe sognato la Lina; facendo fumare anche ad Alain, tra notevoli dinieghi, un sigaro dolciastro proveniente dalle coltivazioni del Chapas; oppure steso sulla rovente sabbia della spiaggia di Cancun, mentre la Maria Grazia cercava reperti “precolombiani” portati dal mare e conservarli poi come ricordo.

    Invece no! Ho vissuto un’altra esperienza, ancor più elettrizzante, che solo pochi “fortunati” sono riusciti a vivere: visitare l’aeroporto di Malpensa, purtroppo solo il Terminal 2, in ogni suo angolo, godendo della sua frenetica vita diurna e notturna. Lì, nell’attesa che il nostro aeroplano fosse approntato alla trasvolata atlantica, ho potuto gustare, insieme ai miei quattro compagni d’avventura, tutto ciò che quel magnifico luogo poteva offrire: panini al prosciutto, briosce “fumante” ripiena di marmellata di lampone, biscotti “cuor di mela” Barilla, tra l’altro proposti a pochi spiccioli, ed acqua, tantissima acqua, Vera per giunta, e per acclamare tutti questi sapori un caldo e lungo caffè dall’aroma tipicamente “lombardo”.

    Le ore passavano lente, ce n’è voluta di pazienza per vederne passare oltre ventiquattro, ma si sa, quando un luogo è così “calmo e sereno” tutto è più immediato, vissuto, sarebbe stato un vero peccato poter perdere anche uno solo di quegl’attimi fatti di promesse, di illusioni e poi di sogni.

    Dopodichè il nostro premuroso “tuor operator” ha voluto offrirci ancora di più, un fuori programma, forse temeva che l’escursione potesse risultare “calma piatta” da farci rinunciare al proseguimento, così ci ha dislocati in uno splendido hotel, ma solo per alcune ore, a Somma Lombardo, nota località turistica alle spalle di Malpensa. Se pur per pochi attimi è stato un luogo effimero, dalle mille particolarità, dove ogni tre minuti potevi alzare gli occhi al cielo e vedere sfrecciare, a pochi metri dal naso, stormi di 767 o DC9, oppure ascoltare il ritmico “via vai” dei treni che collegano la grigia Milano alla bellissima terra dei laghi lombardi, in quei momenti in cielo c’era anche uno spicchio di Luna, ma nessuno di noi, purtroppo, ci ha fatto tanto caso.

    Poi nuovamente, anzi malauguratamente, il ritorno al Terminal 2 di Malpensa dove il nostro “uccello dalle piume di cristallo”, il riferimento ad un film di Dario Argento è puramente casuale, sarebbe stato pronto a spiccare il volo. Niente! Una delle sue ali era spezzata, non sarebbe riuscito ad alzarsi neanche un metro da terra, figuriamoci migrare verso i caldi lidi del Messico, lontani oltre ottomila chilometri.

    “Bè a questo punto è ora di tornare a casa…” è quello che ci siamo detti alla fine di questa inconsueta e lunga giornata, di ventisei ore per la precisione.

    Un po’ dispiaciuti, per la fine dell’avventura, abbiamo ripreso in mano “armi e bagagli” e in direzione della strada di casa ci siamo incamminati, giungendoci poi a notte fonda. Stanchi ci siamo addormentati, subito, ancor prima che la stanza si facesse buia, e con la stessa rapidità abbiamo iniziato a sognare. Fortunatamente il Messico.

    P.s.

    E per non farci mancare nulla, anche un po' di popolarità:

    Http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_1242564.html

  2. Gigi Cavalli
    , 15/2/2010 13:59
    3 gennaio 2006. Il nuovo anno doveva iniziare con una bella vacanza in terra messicana, tra le rovine Maya dello Yucatan. Già durante il viaggio verso l’aeroporto mi stavo “assaporando” quei momenti, compresi quelli dei cibi (una volta tanto) di cui mi sarei sfamato nei giorni successivi: tacos, tortillerias, mole, chili con carne e fagioli, il tutto accompagnato da una fresca cerveza, magari provando nuovamente a bermi una “tequila reposada”, rompendo così un giuramento di parecchi anni fa.
    Immaginavo anche le sette giornate che avremmo trascorso insieme… l’Ale ci avrebbe fatto da cicerone fornendoci notizie, tra antichi resti archeologici, su quegli imperi precolombiani; un bel bagno rilassante nel caldo mare caraibico, magari nuotando tra i delfini come avrebbe sognato la Lina; facendo fumare anche ad Alain, tra notevoli dinieghi, un sigaro dolciastro proveniente dalle coltivazioni del Chapas; oppure steso sulla rovente sabbia della spiaggia di Cancun, mentre la Maria Grazia cercava reperti “precolombiani” portati dal mare e conservarli poi come ricordo.
    Invece no! Ho vissuto un’altra esperienza, ancor più elettrizzante, che solo pochi “fortunati” sono riusciti a vivere: visitare l’aeroporto di Malpensa, purtroppo solo il Terminal 2, in ogni suo angolo, godendo della sua frenetica vita diurna e notturna. Lì, nell’attesa che il nostro aeroplano fosse approntato alla trasvolata atlantica, ho potuto gustare, insieme ai miei quattro compagni d’avventura, tutto ciò che quel magnifico luogo poteva offrire: panini al prosciutto, briosce “fumante” ripiena di marmellata di lampone, biscotti “cuor di mela” Barilla, tra l’altro proposti a pochi spiccioli, ed acqua, tantissima acqua, Vera per giunta, e per acclamare tutti questi sapori un caldo e lungo caffè dall’aroma tipicamente “lombardo”.
    Le ore passavano lente, ce n’è voluta di pazienza per vederne passare oltre ventiquattro, ma si sa, quando un luogo è così “calmo e sereno” tutto è più immediato, vissuto, sarebbe stato un vero peccato poter perdere anche uno solo di quegl’attimi fatti di promesse, di illusioni e poi di sogni.
    Dopodichè il nostro premuroso “tuor operator” ha voluto offrirci ancora di più, un fuori programma, forse temeva che l’escursione potesse risultare “calma piatta” da farci rinunciare al proseguimento, così ci ha dislocati in uno splendido hotel, ma solo per alcune ore, a Somma Lombardo, nota località turistica alle spalle di Malpensa. Se pur per pochi attimi è stato un luogo effimero, dalle mille particolarità, dove ogni tre minuti potevi alzare gli occhi al cielo e vedere sfrecciare, a pochi metri dal naso, stormi di 767 o DC9, oppure ascoltare il ritmico “via vai” dei treni che collegano la grigia Milano alla bellissima terra dei laghi lombardi, in quei momenti in cielo c’era anche uno spicchio di Luna, ma nessuno di noi, purtroppo, ci ha fatto tanto caso.
    Poi nuovamente, anzi malauguratamente, il ritorno al Terminal 2 di Malpensa dove il nostro “uccello dalle piume di cristallo”, il riferimento ad un film di Dario Argento è puramente casuale, sarebbe stato pronto a spiccare il volo. Niente! Una delle sue ali era spezzata, non sarebbe riuscito ad alzarsi neanche un metro da terra, figuriamoci migrare verso i caldi lidi del Messico, lontani oltre ottomila chilometri.
    “Bè a questo punto è ora di tornare a casa…” è quello che ci siamo detti alla fine di questa inconsueta e lunga giornata, di ventisei ore per la precisione.
    Un po’ dispiaciuti, per la fine dell’avventura, abbiamo ripreso in mano “armi e bagagli” e in direzione della strada di casa ci siamo incamminati, giungendoci poi a notte fonda. Stanchi ci siamo addormentati, subito, ancor prima che la stanza si facesse buia, e con la stessa rapidità abbiamo iniziato a sognare. Fortunatamente il Messico.
    P.s.
    E per non farci mancare nulla, anche un po' di popolarità:
    http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_1242564.html