1. Posta : Etiopia: una sorpresa pazzesca!

    di , il 15/2/2010 13:59

    Le annotazioni sul tuo recente viaggio in Etiopia mi hanno riportato indietro di due anni, quando, esattamente in questo periodo sono stata anch'io in quello stupendo Paese. E di quell'esperienza, intensa ed emozionante, ce n'è traccia sul sito di turisti per caso.

    Alla vigilia della partenza non potevo immaginare quanto coinvolgente sarebbe stato l'incontro con la bellezza dei luoghi, la varietà della fauna selvatica, e con le persone.

    Non dimenticherò mai lo sguardo penetrante di Gado Shada, la donna hamer che a Turmi offrì a me e al mio compagno il caffé (gusci dei chicchi bolliti) sorseggiato al buio, seduti vicino al fuoco della sua capanna... Uno dei momenti più magici di quel viaggio!

    E poi, mentre passeggiavamo lungo la Churchill road, ad Addis Abeba, siamo stati avvicinati da un uomo anziano dall'aria distinta, che ci ha detto, scandendo bene le parole "io parlo un italiano perfetto". Era di origine eritrea ed aveva frequentato una scuola comboniana, da bambino. E, come altre persone che abbiamo incontrato, si sentiva profondamente addolorato per l'assurda recente guerra fra etiopi ed eritrei, di cui se ne vedevano purtroppo ancora i segni, tra Bahir Dar e Gondar: mezzi militari e carri armati abbandonati ai margini della pista.

    Vale anche per me il paradigma yemenita della bellezza: l'incomparabile meraviglia dei merletti e degli arabeschi che ornano le case a torre di Sana'a, ma cosa dire della solennità dei complessi di Fasiladas o di Kweskwam di Gondar?!

    Con simpatia,

    Annalisa A.

  2. Genzianazzurra
    , 15/2/2010 13:59
    Le annotazioni sul tuo recente viaggio in Etiopia mi hanno riportato indietro di due anni, quando, esattamente in questo periodo sono stata anch'io in quello stupendo Paese. E di quell'esperienza, intensa ed emozionante, ce n'è traccia sul sito di turisti per caso.
    Alla vigilia della partenza non potevo immaginare quanto coinvolgente sarebbe stato l'incontro con la bellezza dei luoghi, la varietà della fauna selvatica, e con le persone.
    Non dimenticherò mai lo sguardo penetrante di Gado Shada, la donna hamer che a Turmi offrì a me e al mio compagno il caffé (gusci dei chicchi bolliti) sorseggiato al buio, seduti vicino al fuoco della sua capanna... Uno dei momenti più magici di quel viaggio!
    E poi, mentre passeggiavamo lungo la Churchill road, ad Addis Abeba, siamo stati avvicinati da un uomo anziano dall'aria distinta, che ci ha detto, scandendo bene le parole "io parlo un italiano perfetto". Era di origine eritrea ed aveva frequentato una scuola comboniana, da bambino. E, come altre persone che abbiamo incontrato, si sentiva profondamente addolorato per l'assurda recente guerra fra etiopi ed eritrei, di cui se ne vedevano purtroppo ancora i segni, tra Bahir Dar e Gondar: mezzi militari e carri armati abbandonati ai margini della pista.
    Vale anche per me il paradigma yemenita della bellezza: l'incomparabile meraviglia dei merletti e degli arabeschi che ornano le case a torre di Sana'a, ma cosa dire della solennità dei complessi di Fasiladas o di Kweskwam di Gondar?!
    Con simpatia,
    Annalisa A.