1. In giro per la Tanzania...

    di , il 16/5/2008 23:18

    Ciao a tutti!

    A Luglio partirò per la Tanzania dove resterò per tre mesi girandomela in totale libertà... Qualcuno ha dei suggerimenti da darmi?

    In particolare avrei bisogno di tre informazioni:

    - un ostello economico ma pulito e sicuro a Dar es Salaam

    - sapere se è facile trovare sportelli automatici dove prelevare denaro, o se piuttosto non siano meglio i travel cheques

    - capire quali siano i pericoli maggiori per una ragazza e un ragazzo che viaggiano da soli.

    Grazie mille,

    Claudia

  2. Pippo Topolino
    , 21/6/2008 14:38
    A quanto mi risulta per visitare i parchi é comunque necessario andare con una guida abilitata. In ogni caso si ratta di una scelta appropriata considerato che solo il loro occhio di lince ti permette di meglio individuare gli animali .. e dirti come si chiamano, cosa non ovvia ad esempio con gli splendidissimi uccelli che si incontrano.

    Noi abbiamo avuto una ottima esperienza, non so il caro buon vecchio ( si fa per dire ) Naiman per chi lavori ma se lo incrociate prendetelo al volo ..

    Evitate i pulmini con botola, affumicherete al sole, meglio le 4x4 con tetto tptalmente rialzabile che danno buona visibilità e protezione dal sole .. nonche piu liberta di spostamenti ..
  3. loria1943
    , 11/6/2008 11:07
    mi scuso, non intendevo fare pubblicità, anche se la meriterebbero,
    terò presente
    grazie
    loria 1943
  4. loria1943
    , 6/6/2008 18:31
    *********MESSAGGIO DELLA REDAZIONE*********
    Non postate messaggi promozionali nel forum, grazie.
    Loria, per pubblicare il tuo itinerario di viaggio nella giusta sezione usa la form a questo link
    http://www.turistipercaso.it/viaggi/itinerari/form.asp
    Grazie
    ***********************************************


    Visto che devi stare tre mesi in Tanzania, ti do un consiglio. fatti un safari, Se ami la natura è il massimo.
    Qui di seguito ho il piacere di inviarti il racconto del mio safari. nonostante i tagli fatti è rimasto lungo, ma se ti va....leggilo

    1° Giorno.
    Arriviamo all’apt di Arusha alle prime ore del pomeriggio.
    Troviamo la nostra guida ad attenderci, Rama, uomo sui 35 anni, tanzaniano, parla discretamente l’italiano e perfettamente l’inglese.

    Gentilissimo, ci chiede come stiamo,com’è andato il viaggio, se è la prima volta che veniamo in Africa, ecc. ecc. carica le valige in macchina e subito ci prega di parlargli in italiano, lingua per lui importante, che sta studiando con una maestra italiana, messagli a disposizione dalla Rift Safari.

    Si parte, la macchina è spaziosa e pulitissima, così come lo sarà per il resto del safari.
    Dopo una decina di km arriviamo nella sede della Rift Safari, una casa coloniale immersa in un bellissimo giardino, pieno di piante e fiori, parcheggiamo sotto le fronde di una pianta enorme.

    Ci accoglie Claudia, più tardi conosceremo anche Massimiliano, due ragazzi veramente simpatici e che si sono dimostrati preparatissimi nel loro lavoro.

    Sono assieme sin dai primi anni di università, ci racconteranno piu tardi delle loro esperienze universitarie e lavorative in Italia. Claudia lingue e scienze politiche, tesi di laurea sulla costituzione Etiope. Paese che conosce ed ama molto..
    Massimiliano laurea in architettura a Venezia ed esperienze lavorative in Trentino.

    Claudia ha i genitori che vivono da anni a Zanzibar e per questo si recava in Africa (Etiopia, Sud Africa, Tanzania) ogni anno per alcuni mesi e durante questi periodi ha selezionato hotel e lodge per un’agenzia viaggi italiana con cui collaborava.

    Un bel giorno la decisione: Trasferirsi in Tanzania la dove ci sono i migliori parchi dell’Africa e da la organizzare e personalizzare safari.
    Detto, fatto! Nasce la Rift Safari.
    .
    Torniamo all’accoglienza, Claudia parte dicendoci subito che il safari è un viaggio d’avventura, che ci sono dei rischi, dei pericoli e che pertanto bisogna essere prudenti ed attenerci scrupolosamente ai consigli della guida.
    In particolare ci raccomanda di non scendere dalla macchina, di non gettare mozziconi fuori dall’auto, di non gridare in presenza di animali e di non allontanarsi da tenda o dagli hotel da soli.
    Ci illustra il safari che stiamo per compiere e ci colpisce la loro conoscenza dei parchi e degli animali.

    Finito l’incontro partiamo tranquilli perchè sappiamno che durante tutto il viaggio potremmo metterci in contatto con loro via radio, prima tappa Karatu.

    Prendiamo la strada x Dodoma, a Makujuni giriamo a dx per Lake Manjara, non ci fermiamo, non era in programma, proseguiamo x Karatu.
    Dopo circa tre ore arriviamo, siamo a circa 1000 metri d’altezza, il territtorio è collinare le vallate si susseguono una dopo l’altra, sono totalmente coperte da piantagioni di caffè.
    Rama ci spiega che alcuni anni fà parecchie fattorie, specialmente quelle più a valle, avevano abbandonato la coltivazione, ma qui a Karatu no, la qualità dei caffe qui coltivati è superba e la produzione è stata intensificata.

    Proseguiamo incantati dal paesaggio ed ascoltando i suoi racconti sulle abitudini e cultura della gente del posto,
    Lungo la strada ci fermiamo qualche minuto per vedere una “fornace” locale, dove si cucinano i mattoni d’argilla. Consisteva in due o trecento mattoni, messi uno sopra l’altro, un pò divisi e racchiusi da un muretto perimetrale di altri mattoni non cotti,
    Sotto il forno veniva accesa della legna, dalla sommità venivano versate dentro delle braci , il fumo ed il calore che si creava avrebbero “cucinato” i mattoni.interni e parzialmente quelli perimetrali.

    Poco prima di arrivare a destinazione altra tappa per osservare la raccolta del caffe.
    Un gruppetto di donne nei loro vestiti coloratissimi, staccavano i chicchi dalle piante cantando canzoni d’amore con voce sottile e li ponevano in un telo che avevano fissato in vita.
    Le piante del caffè sono coltivate esattamente come l’uva, in filari, vengono potate in modo tale da rimanere basse, un metro e mezzo al massimo, così la raccolta è meno faticosa.
    Mi è tornata in mente la vendemmia, quando con tutta la mia famigli, gli zii ed i cugini andavo a vendemmiare nel podere di mio padre. Che bel ricordo.
    I luoghi erano diversi, Italia-Tanzania, Il frutto era diverso, Caffe-Uva, la gente era diversa Bianchi-Neri, ma il modo e l’atmosfera del raccolto erano identiche.

    Ed intanto, fra un commento e l’altro sulla qualità del caffe e la bellezza del panorama , arriviamo alla Gibb’s Farm.

    Il benvenuto è un delizioso fresco aperitivo a base di frutta.
    Lo prendiamo comodamente seduti sul cortile della farm, a destra e sinistra piante gigantesche, davanti una grande valle coperta di piante di caffe.

    Gustato l’aperitivo, il personale ci accompagna, percorrendo un viottolo costeggiato da fiori variopinti, al nostro cottage.
    Stupendo, molto curato sin nei dettagli, due letti enormi ed un’intera grande parete
    vetrata che si apre sulla valle!

    Il sole sta per tramontare, la valle pian piano si oscura , ma il calore e la luce della legna accesa dagli inservienti nel caminetto crea un’atmosfera magica.
    Si va a cena, cibo delizioso, vino pregiato del Sud Africa. Tutto perfetto!

    2° Giorno
    Al mattino abbondante, varia e gustosa colazione, ci viene dato un lunch box e partiamo, destinazione Seronera nel Serengheti.

    Siamo pimpanti, vogliosi di vedere questo famoso Serengheti, chiacchieriamo con la nostra guida Rama che verrà più tardi nominato “il magnifico”, per le cose magnifiche che ci farà vedere.
    Lo tempestiamo di domande e lui sempre a risponderci con dovizia di particolari, gesticolando, e più aveva difficoltà a spiegarsi in italiano e più gesticolava e noi a ridere, non deridere, anzi. Ci complimentavamo con lui per quanto aveva già imparato della nostra lingua.
    Così , pole pole, (piano piano) entriamo nella pianura, nella savana come la chiamano tutti, nella prateria come veniva più naturale a me chiamarla.
    Immensa, non si vedavano i confini ne a destra, ne a sinistra ne davanti ed in lontananza le colline assumevano un colore azzurro.
    Rama ci dice che Serengheti è il nome Masai di questa terra e che “Serenget” significa appunto “piana senza fine”.

    Da dove siamo partiti la strada ci avrebbe portato dritta dritta a Seronera, ma Rama ci propone di deviare a destra, di arrivarci facendo tutto fuoristrada,
    “ Vi porterò a vedere quello che madre natura ha creato milioni di anni fa, si chiamano Kopies, sono enormi massi di granito usciti dal magma incandescente, che la pioggia ha lavato ed il tempo ha modellato.
    Sono le “case” dei leoni, sono i loro punti di avvistamento, da qui al tramonto, individuata la preda scendono ed attaccano”.
    Arriviamo quasi subito al Gol Kopies, cosi mi era parso tanto volava via il tempo.
    Sassi, trovo giusto chiamarli sassi, o se preferite macigni, sono di diverse dimensioni , uno sopra l’altro in modo casuale, un pietrone squadrato che tiene sopra di se un macigno enorme, grando quanto una casa, rotondo, sembra in bilico ma è là da chissà quante centinaia di anni.
    Questo Kopies ha tutto attorno diverse piante , non molto alte, ma verdi che contrastano con il giallo della savana.
    Rama si avvicina, ci gira attorno, continua a scruttare i macigni, andavamo a passo d’uomo, rallenta ancora e ci sussura.....là, la, lo vedete? è là?
    E’ il Re, stà sdraiato sopra quella roccia a destra dell’albero. Siamo fermi, lo abbiamo visto tutti, non servono binocoli è davanti a noi. Si è accorto della nostra presenza, siamo in assoluto silenzio, lo stiamo studiando, siamo curiosi di vedere cosa farà,
    Rama ci invita a non parlare, e noi muti, il Re si alza pigramente, gira lo sguardo verso di noi, proprio non gli interessiamo, anzi ho l’impressione che lo annoiamo visto lo sbadiglio che ci fà, poi si gira , fa quattro passi e si draia vicino alla sua compagna, appoggia la testa sul masso e , visto il suo totale disinteresse per noi, decidiamo di proseguire.
    Andiamo sempre verso il nord , tutto attorno savana gialla, erbe che sembrano spighe di grano, ma sono più basse e non sono punteggiate dal bel rosso dei nostri papaveri.
    Lungo la via avvistiamo di tutto, zebbre, tante, a gruppi o da sole quasi disperse nelll’immensa pianura, qualche gnu, sono piuttosto bruttini questi animali e sgraziati anche nel correre, poi ecco le gazzelle, tante, tantissime e piu in là ancora eccola la mia preferita, la giraffona, alta, alta, che cammina lenta.
    Ma dove andrà sta sciocchina pensavo, qui non ci sono piante verdi, non può essere che vada a cibarsi delle fronde di quelli alberi vicini ai Kopies, no, là non deve andare, la c’è lui o meglio loro, le leonesse, ma la vita è cosi, ogni giorno qualche animale, guarda caso sempre i più deboli e belli , da la propria vita per la vita di altri.
    La stradina sterrata che stiamo percorrendo è asciutta, solo raramente troviamo del fango così procediamo tranquillamente sino al Barafu Kopied e poi oltre sino al Masai Kopies e ci gustiamo il paesaggio e gli animali che incontriamo.
    Babbuini, jene, scimmie elefanti e non so quanti altri.
    Lungo la pista ci siamo fermati qualche minuto, abbiamo aperto il lunch box e mangiato la coscietta di pollo, la banana, il pezzetto di formaggio, non è mancato nemmemo il dolce, la barretta di cioccolato e la bottiglietta d’acqua.
    Il tutto piu che sufficente, credo nessuno di noi abbia consumato tutto il contenuto, non avevamo fame di cibo, avevamo voglia di mangiare con gli occhi quanto ci passava davanti.
    “ E’ il paradiso terrestre dice Valeria” “ E no, dice Giovanni, mica il Padre Eterno avrà messo il povero Adamo e la bella Eva in mezzo a tutti questi pericoli”
    “Eh si ribatte Valeria, ma a quel tempo gli animali erano innamorati di quella copia di sposini, è dopo che ci hanno conosciuti e capito quanto percolosi siamo noi umani che sono diventati quel che sono, ecco perchè dobbiamo stare attenti a non scendere dalla macchina”
    E con una risata sonora da parte di tutti siamo arrivati al Seronera Wildlife Lodge.

    Il personale ci accoglie come loro consuetudine, un panno umido per toglierci la polvere che ci incipria il viso e le mani ed un bicchiere di buon succo di frutta fresco.

    L’hotel è grazioso, le camere sono un pò piccole ed il pavimento in perline di legno scricchiola ad ogni passo. Ma sì, va bene, ti sembra d’essere ad Arabba nel tempo della stagione sciistica..
    Scendiamo a cena, il buffet è ottimo, commentiamo gli avvenimenti della giornata,
    della moltitudine di animali che girano liberi per quelle sconfinate praterie, della varietà di piante che abbiamo osservato, piante mai viste come un tipo di acacia dalle foglie piccolissime e di un colore verde pallido mentre le lunghe spine erano argentee e talmente dure che nessun animale le mangiava, ma a vedersi queste piante erano “belle”.

    Ci facciamo stappare una buona bottiglia di Nedemberg Premier Grand Cru, brindiamo al giorno meraviglioso vissuto assieme e poi.....tutti a nanna, domani sarà un altro giorno.

    3° Giorno
    La destinazione odierna è la più importante di tutto il safari, dobbiamo arrivare al Grumeti River ed assistere alla Grande Migrazione.
    Si parte, siamo tranquilli, ci sembra cosa normale incontrare la migraziome ed invece non è così.
    Rama chiede ad ogni collega che incontra se hanno visto gli animali, No è la risposta, sempre No.
    Ma dove saranno ci chiediamo ed intanto continuiamo verso il Grumeti River.
    Dopo nemmeno mezz’ora di strada, in prossimità di un guado, sull’argine opposto al nostro, Valeria nota una leonessa.
    Rama rallenta, si ferma, scruta a destra e sinistra, ci dirà dopo che cercava la presenza del leone.
    Poi scende pian piano a motore spento verso il centro del guado, siamo tutti a scrutare fra l’erba secca se c’è il leone, all’improvviso Vanda con un filo di voce, ma concitata ci dice: “A destra, a destra...” Ed eccoti, a tre metri di distanza, non di più, la scena giusta che tutti ci aspettiamo di vedere in un safari:
    La leonessa teneva stretto alla gola uno gnu, questo aveva gli occhi sgranati, la bocca era semi spalancata , ho notato i denti bianchissimi stretti in uno spasimo, era una scena dura.
    Un attimo, poi due, tre calci con le gambe posteriori e la testa dello gnu si reclina da un lato, l’animale è immobile, la leonessa dopo un pò molla la gola.
    Un minuto e sbucano dall’erba gialla tre splendidi cuccioli.Il loro manto era dorato, gli occhi vivi come carboni accesi.
    Due corrono verso la madre, il terzo già è sopra il povero animale, ma subito dopo, tutti si fermano a guardarci.
    Noto gli occhi della madre, li guardo bene per capire cosa sta passando per quella testa. (come se potessi capire qualcosa guardando una leonessa con la preda appena uccisa sotto di lei) e in quel momento mi è piaciuto leggere in quegli occhi amore per i suoi cuccioli, soddisfazione per aver procurato loro il cibo.
    Aspettiamo ancora un pò per capire cosa sarebbe successo, immaginavamo di vedere anche la seconda leonessa scendere e partecipare al banchetto, invece no, la leonessa rimane sopra l’argine con lo sguardo rivolto nella stesaa direzione di prima,
    .
    Quando chiedo a Rama come mai non inizia il banchetto, Lui, con una bella risata maligna ci dice che le leonesse non possono banchettare prima di Lui, del Re, del Capo. Devono catturare la preda, ucciderla, provvedere ai cuccioli ma il primo boccone spetta al Leone.
    Non l’avesse mai detto, Valeria è esplosa e rivolta alla leonessa le dice “Brutta stupida, tu lavori, ti preoccupi della prole e lui? Lui fa il Re, col cacchio che lo farebbe a casa mia, e giù un’altra fragorosa risata.
    Visto che il banchetto non inizia, decidiamo di partire e ci promettiamo di rifermarci al ritorno.
    Da qui la pista ci portera diritti al Grumeti River, lungo il percorso incontriamo ogni tipo di animale, i più sono a branchi, ma molte sono le copie disperse nell’immensità della savana.
    Rama ci spiega che gli animali si allontanano dal gruppo quando cercano l’intimità, tutti, dai leoni alle zebbre ai leopardi alle giraffe ecc.
    Ma ho notato comunque lunga la pista anche la presenza di una singola gazzella, di una singola giraffa, di un singolo cinghiale. Forse il loro compagno o compagna sarà stato nei paraggi, nascosto ai miei occhi dall’erba alta.
    Il paesaggio sarebbe monotono se non ci fossero questi continui avvistamenti, se non incontrassimo di tanto in tanto macchie di acacie e se all’orizzante non apparissero e scomparissero le colline.
    Altro avvistamento, poco lontano dalla pista, all’ombra di una pianta striminzita c’è una coppia di leoni. Sono sdraiati ed il leone alza appena la testa sentendo arrivare l’auto, poi si rimette giu, come niente fosse,
    Per vederli meglio, Rama esce dalla pista, cosa proibita ed i Ranger staccano pesantissime multe ai trasgressori, ma visto che siamo soli in quell’immensità, Rama decide di rischiare e si avvicina alla copia sino ad una decina di metri, ci teniamo dalla parte opposta dell’albero quasi a lasciare loro un pò d’intimità.
    Siamo muti, Rama ci dice che la coppia è in “luna di miele” che durante questo periodo che dura circa sette giorni il leone non si nutre, e che può accoppiarsi sino a cento volte in un giorno.
    Non ci crediamo, ma visto che Rama afferma questo decidiamo di aspettare i 15 minuti teorici che separano un’incontro dall’altro.
    Non succeda nulla i 15 minuti sono passati , sono passati anche i 20 , abbiamo appena mandato a quel paese Rama quando il leone si alza, si avvicina alla compagna che lo allontana dandogli una zampatina sul naso dicendogli ”Sono stanca, mio caro Re, torna a nanna”
    ”Il troppo stanca” è la battuna di Giovanni e ridendo riprendiamo la pista.

    Stiamo per arrivare al Grumeti River, la migrazione non si è vista, purtroppo, tante mandrie si, ma la grande migrazione no e nessuno sa dirci dove possano trovarsi gli animali. “Nella foresta” ci siamo sentiti ripetere ogni volta.
    Che fare? Decidiamo di proseguire sino al Grumeti, arriviamo al guado, c’è pochissima acqua, Rama ferma l’auto al centro del guado, siamo però sopra una piattaforma di cemento che serve a rallentare la forza delle piene.
    E’ un paesaggio selvaggio, mette una certa angoscia, Mentre scrivo lo ho nitido davanti agli occhi, sotto di noi nell’acqua stagnante, scura, notiamo una decina di coccodrilli, si muovono lentamente, mamma mia come son brutti!
    Sugli alberi attorno, la maggior parte dei quali morti o spogli, sono appolaiati decine e decine di avvoltoi, sopra le rocce sul fondo del torrente altri uccelli rapaci, grandi, di color bianco.
    Seguo con lo sguardo il fiume, è una scena da film di Tarzan, ma non siamo al cinema siamo là, fermi al centro di un guado sul maledetto Grumeti River, tomba di tantissimi gnu, zebbre ed animali vari..
    Ok, guadiamo, siamo sull’altra riva e Rama gira subito a sinistra, costeggia per 200 metri il Grumetri, poi ferma l’auto davanti ad un ponticello di corda sospeso sopra il torrente.

    “Questo ponticello, ci dice, viene attraversato dai locali e dai turisti ogni qual volta c’è la piena, i turisti troveranno dall’altra parte un’altra macchina e potranno cosi continuare il loro safari”
    Era un ponticello sospeso a 10/15 metri, sorretto da delle funi, il fondo era costituito da tante tavolette di legno, la larghezza del ponte non era più di 70/80 cm. Le due funi a cui ti tenevi con le mani erano a circa mt 1,20 dalla base..
    Si poteva passare uno alla volta a distanza di circa 8 / 10 metri l’uno dall’altro. Massimo quattro persone.
    Vanda e Giovanni si precipitano al ponte, lo imboccano, non uno distaccato dall’altro, tutti e due assieme.
    Il ponte balla, solo a guardarli sto male, mi si piegano le ginocchia, supplico i due “pazzi scatenati “ di fermarsi, di ritornare.
    Vedo sotto di loro i coccodrilli, uno con la bocca aperta guarda verso i due.
    Urlo, urlo di ritornare se non vogliono vedermi morire di spavento.
    Valeria sente le mie grida, arriva di corsa, non aveva capito la situazione, sente solo che invito i due a tornare e mi dice che anche lei vuole provare l’emozione.
    “ No, tu no, tu non vai da nessuna parte” e la blocco la con me.
    Poi si rende conto che è meglio desistere,
    Nonostante il ponte fosse in ottime condizioni e mantenuto tale dai Rangers, la mia paura era così grande che ho difficoltà a descriverla o forse un pò mi vergogno.
    Nel frattempo anche gli altri due pazzi scatenati, mossi a pietà per me, erano ritornati.

    Come non bastasse devo sentirmi dire da Rama testualmente “ In 15 anni che faccio la guida non ho mai conosciuto uno più fifone di te” e questo poteva anche passare, ma le risate esplose in seguito a questa battuta da parte di mia moglie, Vanda e Giovanni, beh...hanno fatto ridere anche me, ma a denti stretti.

    Al Grumeti River siamo arrivati, gli animali radunati per la grande migrazione non li abbiamo trovati, decidiamo di ritornare in albergo, ci fermiamo subito per mangiare qualcosa al C.C.Africa Lodge che era poco lontano...
    Entriamo, è un lodge in ristrutturazione, non c’è nessuno, chiamiamo, chiamiamo ma nessuno risponde. Ci inoltriamo nella struttura, stanno costruendo delle piattaforme in tavole di legno proprio davanti ad un’ansa del Grumeti.
    Ci fermiamo, il fiume è pieno di ippopotami, non so quanti siano stati, forse una trentina, tanto grossi da non credere.
    Scendo a piedi verso il corso del fiume, mi fermo un attimo ad ammirarli, è stato un secondo, ho pensato ai coccodrilli, sono tornato di corsa sulla piattaforma e di la, con un pò di calma, in auto.
    Comodamente seduti in macchina abbiamo consumato il nostro lunch box.
    Eravamo tutti più tranquilli la dentro..

    Rama nel frattempo si mette in contatto radio con la Rift Safari.
    Informa la Claudia che la grande migrazione non si è trovata, discutono fra loro, poi Rama ci dice che secondo Claudia gli animali dovrebbero trovarsi nel Western Corridor nei presi di Simiti Hills questo stando alle informazioni che raccoglie da giorni e ad una sua intuizione, ma ovviamente non può essere certa.
    Secondo lei si deve tornare indietro e poi cambiare pista, saranno circa 15 km da fare all’andata ed altrettanti per il ritorno, Rama ci chiede cosa decidiamo, ci guardiamo in faccia e come sempre in coro diciamo : Rama Vai !
    Non cambia molto il panorama, sempre savana, solcata di tanto in tanto da fumiciattoli che ospitano di tutto, ma in questa zona nessun coccodrillo, molti elefanti e le immancabili zebbre.
    Sono stati diversi gli avvistamenti di scimmie e babbuini, non rari i buffali, moltissimi gli gnu, e gazzelle ed antilopi da pertutto.
    I serpenti non devono essere rari da queste parti stando ai cadaveri che notavamo lungo la pista, tre Black Mamba, un Pitone o serpente simile, non troppo grosso, ma lungo circa 2.5 metri. Rama ci dice che sono pericolosissimi, Morso mortale nel giro di pochi minuti per il Black Mamba.

    Attorno a noi l’erba gialla lascia pian piano il posto a quella verde, non ci sono piante ma solo savana sconfinata, si prosegue tranquillamente, ammirando animali delle piu diverse specie, poi, dopo un paio di dune scendiamo in una pianura verdissima, tempestata di puntini neri, tanti, tantissimi, ci fermiamo, prendiamo i binocoli, ci siamo, ECCOLI,
    LI ABBIAMO TROVATI !
    Balliamo in macchina, siamo contentissimi, e subito Rama parte incontro a loro.
    “Vai Rama, Vai Rama” ripetiamo, la polvere che solleva la nostra macchina crea una nube grandissima dietro di noi, la pista è scorrevole, in pochi minuti arriviamo laddove le mandrie attraversano la pista per raccogliersi alla nostra destra.
    La prima mandria è di gnu, solo gnu, tanti. Hanno continuato ad attraversarci la pista sino a quando non ci siamo avvicinati a circa 40 metri da loro. Poi si sono fermati. Ci guardavano certamente impauriti.
    Ho notato che a destra ed a sinistra della mandria che si snodava lunghissima, c’erano i “guardiani” così li ho nominati. Erano i gnu più forti, i più esperti, che accompagnavano e proteggevano la mandria rimanendo ai lati, distanti dalla stessa circa 30 metri e la distanza fra un guardiano e l’altro non era piu di 50/100 metri. Sono rimasto sorpreso da questa organizzazione.
    Dopo un pò la mandria si sposta più avanti di noi e riinizia la corsa.
    Poi d’improvviso si fermano, smettono di attraversarci la pista, uno dei “guardiani” che era già passato torna indietro, a dare corraggio ai fifoni ed allora ripartono tutti correndo all’impazzata, facendo salti impensabili.
    Rimaniamo là fermi, non valeva la pena muoversi, eravamo circondati da animali, eravamo solo noi 5 umani, rinchiusi in un guscietto di lamiera, attorniati da migliaia di animali. Che emmozione!
    Ci giriamo indietro, c’era una nuvola di zebbre che correvano nella stessa direzione degli gnu, ed ancora antilopi, giraffe, ma queste andavano sempre tranquille.
    Ancora un pò più indietro, ma già radunati a sinistra della strada, una moltitudine di bufali, e più avanti si vedevano elefanti, ed ancora scimmie e babuini.
    Non si finiva più di vedere animali, erano dispersi in una pianura immensa, ed immenso era anche il loro numero.
    Rama ci consiglia di ripartire, Io gli chiedo se posso scendere per farmi fotografare davanti a queste mandrie, quando mai potrò avere un’altra simile occasione! Mi dice che non c’è pericolo ma ci invita a stare vicino all’auto
    Scendiamo tutti, scattiamo e..... vediamo in lontananza una macchina da safari che si sta avvicinando, aspettiamo un può e chi arriva? La “Svizzera”, era una signora giovane, energica, anche lei ospite nel nostro stesso hotel.
    Come arriva salta giu dalla macchina, ci aveva riconosciuti da lontano attraverso il tetuccio aperto, viene verso di noi con un sorriso splendente e ci chiede subito “Ma come avete fatto a trovarli? Sono venuta in Africa solo per vedere la migrazione, sono tre giorni che mi sposto da una parte all’altra, senza incontrarla, nessuno sa nulla , Voi siete i primi ad averla incontrata e va bene, ma io sono la seconda, e parte con una sonora risata e poi dice , Oddio come sono contenta.”


    Dopo i saluti riprendiamo la strada del ritorno, abbiamo una meta precisa, rivedere la leonessa, i suoi cuccioli e quel che sarà rimasto dello gnu:

    Andiamo veloci, le piste sono in ottime condizioni, appena sistemate, da complimentarsi con il governo.
    Poco prima di arrivare al nostro appuntamento abbiamo fatto un’altra sosta, Bisognava!
    In un’ampia ansa del nostro fiumiciattolo, troviamo a coccolarsi nell’acqua una ventina di enormi ippopotami. Si immergevano, riaffioravano, spruzzavano acqua e sbattevano le orecchiette, Erano uno vicino all’altro come a formare un’enorme piattaforma viva.
    Dopo averli immortalati con la Nikon, riprendiamo la strada. Arriviamo in poco tempo al guado dello Gnu,
    Incredibile, arriviamo e troviamo ancora la leonessa sull’argine, ci nota e si appiattisce a terra , invisibile fra le erbe alte.
    Scendiamo giù al guado a passo d’uomo, pensavamo di trovare uno scheletro con avvoltoi a dilaniare gli ultimi brandelli di carne ed invece troviamo lo gnu quasi intatto. La leonessa gli aveva aperto il solo petto e tentava di staccargli delle ossa del costato,
    tutto il muso era rosso di sangue, vistici arrivare si ferma un secondo, ci da un’occhiata e riprende il lavoro.
    Due piccoli sono vicini a lei e cercano di imitarla nello strappare lembi di pelle all’animale, con poco successo, il terzo invece è affannato a staccare il labbro superiore dello gnu.
    Chiediamo a Rama dov’è il Re, e lui di rimando ci dice che certamente è lontano, molto lontano, forse impegnato in qualche altra avventura per cui Valeria dice che fanno bene le leonesse a cenare e quando arriverà lui farebbero un’ottima cosa se lo rimandassero la da dove è venuto.

    Prendiamo delle foto, la madre che mangia ed un cucciolo che quasi tenta di strapparle il boccone dalla bocca non è cosa che capita di vedere tutti i giorni.
    Riprendiamo la strada, non siamo molto lontani dal nostro hotel, ci sediamo, qualcuno accende una sigaretta avendo in mano un portacenere a prova di vento, commentiamo sulle cose vissute durante la giornata, giochiamo prendendo un pò in giro Rama ed il suo Re Leone.
    Siamo arrivati al nostro hotel, passeremo qui anche questa seconda notte.
    Ceniamo e ci corichiamo quasi subito, non sembrava, ma siamo tutti piuttosto stanchi.

    4° Giorno
    Si parte verso le 8,30, piuttosto tardi, ma dovevamo recuperare energie.
    La destinazione è per Valeria ed il sottoscritto il cratere di Ngorongoro, una passeggiata di tre ore sul bordo del cratere per Vanda e Giovanni.
    Questa volta facciamo la strada “direttissima” senza deviazioni, senza tappe.
    Arriviamo sul cratere, andiamo a prendere il Ranger ed a pagare l’entrata.
    Il Ranger, Mohamed, è un ragazzo giovane, ha il “cannone” a tracolla posto sul davanti, parla perfettamente l’inglese e sapremmo dopo che è un perfetto conoscitore della flora e della fauna non solo della Tanzania ma anche degli stati vicini.
    Vanda e Giovanni partono con lui in auto, che lascieranno poco dopo nel parcheggio dell’hotel Serena, noi continuiamo il nostro viaggio con Rama.
    Saliamo proprio sopra la cresta del cratere e su uno spazio abbastanza ampio ci fermiamo per ammirare in un sol colpo d’occhio tutto il cratere sottostante.
    Da lassù è impossibile vedere animali, ma i due laghi salati quelli si si vedono bene anche perchè stanno riflettendo le nuvole e la luce che c’è in cielo.
    Il tempo di parcheggiare ed un gruppetto di ragazzi masai, nei loro tradizionali mantelli ci raggiungono. Sono pieni di ogni souvenir, in meno che non si dica Valeria si è trovata con tre bracialetti ai polsi ed una collana. A me è toccata una lancia, una bella lancia che ho poi ragalato a Massimiliano della Rift Safari.
    Non abbiamo voluto mercanteggiare a lungo perchè tirava un’arietta piuttosto fredda, ci siamo limitati a tirare sul prezzo, ma neanche tanto visto che ci sembravano anche loro infredoliti e vogliosi di mettersi al riparo.
    Soddisfatti per gli acquisti riprendiamo la corsa, Stiamo scendendo giù nel cratere, la strada è piuttosto stretta, e messa maluccio,
    Mi sono raccomasndato con Rama perchè andasse piano e si tenesse piu vicino alla parete che al vuoto. Ancora una volta a fottermi per il mio grande sangue freddo.
    Per farla breve, per fpercorrere i seicento metri di discesa non ci abbiamo impiegato ore, ma si e no una ventina di minuti, giunti sul piano il panorama che avevamo davanti era unico.
    Un catino enorme, largo circa 22 km e profondo 600 metri.
    Tutte le pareti erano verdissime, mentre il fondo era un’unico tappetto di fiorellini gialli profumati.
    Su questa oasi pascolavano tutti gli animali che potete immaginare, nessuno escluso. C’erano anche i rinoceronti, ne abbiamo però visto solo due mentre in tutto il cratere ce ne sono 15.
    Qualche anno fa stavano per scomparire, poi il governo ha voluto proteggerli assegnando ad ogni rinoceronte un ranger, dotato di binocoli potenti ed armato.
    Il braconaggio ha avuto cosi fine e questi animali hanno cominciato a procreare.
    Era fiero Rama quando ce lo diceva, sa bene quanto importante è per il suo paese il proteggere gli animali e la natura.
    Con la nostra fantastica guida decidiamo di percorrere tuttoil perimetro del cratere, è stata una scelta indovinata perchè mai in nessuna altra parte della Tanzania abbiamo visto tanti animali in così poco spazio, fatta eccezione per il raduno della grande migrazione.
    Fra tutte le cose viste nel cratere, due mi hanno molto colpito: I fenicotteri rosa in uno dei laghi salati, e le due colline interne al cratere completamente coperte di quei fiorellini gialli, fiorellini che sembrava si accendessero ogni qualvolta erano toccati dal sole.
    Il loro profumo delicatissimo, tipo frangipane, ci ha accompagnato in ogni parte del cratere, anche la dove ci si doveva far strada fra le centinaia di gnu che riposavano in mezzo alla pista, e dalla parte opposta del cretere dove passeggiavano elefanti e buffali.
    Quel profumo e quel colore giallo acceso dal sole, me li ricorderò per tutta la vita e saranno legati in modo indissolubile al Ngorongoro Crater.

    Scesi dall’aereo che ci aveva portati a Zanzibar per un breve soggiorno nell’isola, nel taxi che ci stava portando a Stone Town, rivolto a mia moglie Valeria le ho detto:
    “ Mi sembra di essere uscito da un sogno” e Lei di rimando “ Si , da un sogno meraviglioso”

    Concludo ringraziando Rama, “il magnifico” perchè è stata una persona veramente unica, ha dato sapore al nostro safari.
    Un grazie perticolarissimo va a Claudia e Massimiliano per averci organizzato un safari stupendo che mai avremmo potuto immaginarne uno migliore facendoci spendere decisamente meno di ogni altro tour operator contattato e per essersi interessati di noi durante tutto il viaggio.
    GRAZIE CLAUDIA, GRAZIE MASSIMILIANO. vi prometto che ci rivedremmo fra due anni, a Dio piacendo, come dicono la da voi, per continuare il sogno in cui ci avete immerso.

    Leopardo Primo
  5. marco.drudi
    , 26/5/2008 14:39
    ciao,

    prova a chiedere al forum sulla tanzania..

    http://www.turistipercaso.it/viaggi/forum/testo_guide.asp?ID=2701

    oppure anche in questi forum:

    http://www.turistipercaso.it/viaggi/forum/testo_viaggi.asp?ID=28193&paese=Tanzania

    http://www.turistipercaso.it/viaggi/forum/testo_viaggi.asp?ID=34183&paese=Tanzania
  6. Saltimbanco
    , 16/5/2008 23:18
    Ciao a tutti!
    A Luglio partirò per la Tanzania dove resterò per tre mesi girandomela in totale libertà... Qualcuno ha dei suggerimenti da darmi?
    In particolare avrei bisogno di tre informazioni:
    - un ostello economico ma pulito e sicuro a Dar es Salaam
    - sapere se è facile trovare sportelli automatici dove prelevare denaro, o se piuttosto non siano meglio i travel cheques
    - capire quali siano i pericoli maggiori per una ragazza e un ragazzo che viaggiano da soli.
    Grazie mille,
    Claudia