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  1. Fisica e Metafisica

    di , il 1/10/2009 23:37

    La guida di quest'area è Alessandro R. (AleRugolo)

  2. AleRugolo
    , 24/10/2008 15:39

    E se la teoria dell'evoluzionismo che è nata dalle osservazioni di Charles Darwin forse è da riconsiderare? E se vi dicessi che vi sono prove che l'uomo e i dinosauri coesistettero per un certo periodo?
    E se vi dicessi...

  3. AleRugolo
    , 29/8/2008 20:20

    Ciao a tutti, oggi vi voglio parlare di Pausania il periegeta (110-180 d.C.) e la storia della Sardegna

    La lettura del libro di Ettore PAIS, "Storia della Sardegna e della Corsica" e di "Le colonne d'Ercole un'inchiesta" di Sergio FRAU, mi hanno spinto alla ricerca del testo di Pausania "Periegesi della Grecia"...
    Pausania (Παυσανίας / Pausanías)) fu uno scrittore e geografo greco del II secolo dopo Cristo, nato probabilmente a Magnesia di Sipile nella Lidia, detto il periegeta in quanto si occupava, diremo noi, di scrivere "guide turistiche".
    La sua opera più importante è, per l'appunto, "Periegesi della Grecia", da lui visitata in lungo e in largo e descritta con dovizia di particolari anche storici. L'opera è articolata in dieci libri. L'Attica (libro I), Corinto (Libro II),Laconia, (Libro III), Messenia (Libro IV), Elide (Libri V e VI), Acaia (Libro VII), Arcadia (Libro VIII), Beozia (Libro IX) e la Focide (Libro X). Perché questo interesse? Direte voi...
    Perché è un testo antico, in primis, e dunque mi interessa... Perché il libro X parla della Sardegna antica (perché poi ne parla se il titolo è Periegesi della Grecia?) e dunque ancor più interessante! Tanto interessante che mi reco in alcune librerie a Roma, e non le più piccole per vedere cosa riesco a trovare... Cerco tra i libri ed ecco che salta fuori Pausania, quasi subito... Certo che potrebbero fare anche una edizione completa, invece che costringere il lettore a comprarsi tutti i singoli volumi... Io sono interessato al volume decimo, vediamo se c'è...
    Niente da fare... I volumi arrivano fino all'VIII! Gli ultimi due non ci sono! Stessa storia poco lontano, in un'altra grossa libreria di Roma... Ed è uguale anche nella terza! Mi arrendo. Torno a casa e cerco su internet,Wikipedia di solito non mi delude... Ed è così infatti! Basta un po di pazienza e la conoscenza di alcune lingue oltre l'italiano e di solito si trova tutto!
    Seguo il link per una edizione completa in doppia lingua, francese e greco, e riesco così a leggere il X libro... L'indice mi indica che la Sardegna è trattata alcap. XVII e così... Inizio la lettura... Perdonate la traduzione "barbara" ma il mio francese è abbastanza maccheronico...

    [1] "I Barbari che abitano la Sardegna, isola situata ad ovest, hanno inviato a Delfi la statua in bronzo di colui dal quale hanno presso il nome..."

    Dunque i Sardi della Sardegna si chiamano cosi dal nome del loro fondatore... O Re, presumibilmente si doveva chiamare "Sardo"... Ma andiamo avanti...

    "La Sardegna, per la sua estensione e la sua fertilità, può essere comparata alle isole più rigogliose... "

    ci dice Pausania... E ciò mi fa piacere, non come ne parlava Cicerone...

    "Io non so quale fosse l'antico nome con cui la Sardegna è chiamata dai suoi abitanti, ma i Greci che vi navigavano per il commercio, la chiamavano Ichnusa perché essa ha assolutamente la forma del piede d'un uomo; essa è lunga 1120 stadi e 470 stadi di larghezza."

    [2] Si dice che i Libici furono i primi che vi arrivarono con i propri vascelli: il loro capo si chiamava "Sardus"...

    Ecco, lo sapevo...

    "... Figlio di Maceris, chiamato Ercole dagli Egiziani e dai Libici"

    Ercole... Ecco che si comincia a parlare di Ercole... Un nome ed un mito, anzi, un nome e tanti miti...

    "il viaggio più celebre che ha compiuto questo Maceris è stato quello di Delfi. Sardus aveva il comando dei Libici che si erano stabiliti a Ichnusa, così l'Isola cambiò nome e prese da lui quello di Sardegna."

    Libici e isolani vissero assieme dividendosi l'Isola... Poi arrivarono i Greci:

    [3] "Diversi anni dopo, Aristeo e i Greci che erano con lui, approdarono nell'Isola. Aristeo, a quel che si dice, era figlio di Apollo e di Cirene..."

    Aristeo decise di stabilirsi in Sardegna...

    "e c'è chi dice che Dedalo in quello stesso periodo si trovasse obbligato a lasciare "Camicus" a causa della spedizione dei Cretesi e così si sia associato ad Aristeo per questa colonia.

    [4] Ma non è per niente probabile che Dedalo, per la colonia o per altri fatti, avesse potuto associarsi ad Aristeo sposo di Autonoe figlia di Cadmo; Dedalo in realtà visse all'epoca del regno di Edipo a Tebe. Del resto, coloro che arrivarono con Aristeo non fondarono alcuna città, non essendo, per quel che io credo, ne forti ne numerosi per poterlo fare.

    [5] Dopo Aristeo, gli Iberici passarono in Sardegna guidati da Norax (Νώρακι), ed essi fondarono la città di Nora (Νώρα), che fu, a quel che si dice, la prima città dell'Isola. Norax era, si dice, figlio di Mercurio e di Eritia, figlia di Gerione.
    La quarta spedizione, composta da Tespiesi e Ateniesi, arrivò in Sardegna agli ordini di Iolao (Ἰόλαος)..."

    Lo Iolao da cui ebbe origine il popolo degli Iolei o Ilienses di cui parla il Pais, sicuramente.

    "e fondarono la città di Olbia (Ὀλβίαν)."

    Pare che tra gli Ateniesi ci fosse un tale "Grillus" dal quale deriverebbe una località chiamata "Ogryllé"... Ma non sono sicuro di aver capito bene...

    "Si possono trovare ancora in Sardegna, dei luoghi chiamati Iolai, e gli abitanti di quest'Isola rendono gli onori a Iolao..."

    [6] Quando Troia fu conquistata molti Troiani fuggirono ed alcuni di questi , scappati assieme ad Enea, furono scaraventati in Sardegna dai venti, e qui si mescolarono con i Greci che vi si erano stabiliti in precedenza; i Barbari non fecero mai la guerra contro i Greci e i Troiani siaperché le forze militari erano pressoché le stesse sui due fronti, sia perché nessuno osava attraversare il fiume Thorsus ( Θόρσος) che separava i loro territori.

    [7] Molti anni dopo, i Libici passarono nuovamente nell'Isola con forze considerevoli e cominciarono a fare la guerra contro i Greci che morirono pressoché tutti in questo periodo o comunque ne sopravvissero ben pochi. I Troiani si rifugiarono sulle alture dell'Isola, nelle montagne inaccessibili a causa delle pareti di roccia e dei precipizi e portano ancora oggi il nome diIliensi, nonostante assomiglino in tutto ai Libici dei quali hanno adottato le armi ed il genere di vita..."

    Ecco tutta la spiegazione secondo Pausania... E perché mai non dargli retta? Sono forse meglio le Carte di Arborea (che non conosco... Ancora) o il "nulla" che si dice contraddistingua la storia dei Sardi?

    [8] "Di seguito alla Sardegna c'é un'Isola, chiamata Cyrnos (Κύρνος) dai Greci e Corsica (Κορσική) dai Libici che vi abitano. Una grossa parte della popolazione a causa di disordini civili passò in Sardegna e si impadronì della parte di montagne in cui si stabilì. I Sardi chiamarono questi abitanti Corsi (Κορσοί) dal nome della loro patria."

    [9] "I Cartaginesi (Καρχηδόνιοι), nel periodo della loro massima potenza sul mare, soggiogarono i popoli della Sardegna, ad eccezione degli Iliensi e dei Corsi, che ritiratisi nelle loro montagne, fuggirono dalla schiavitù. I Cartaginesi fondarono anche essi nell'Isola due città, Caralis (Κάραλίν) e Sulcis (Σύλκους). Alcuni alleati dei Cartaginesi, Libici o Iberici, entrarono in discussione per la spartizione del bottino, li abbandonarono in un momento di collera e si spostarono a vivere nella parte più elevata dell'Isola equi presero il nome di Balari che, nella lingua dei Cyrniensi (Corsi) significa "fuggitivi"."

    Caspita! Così i Balari, secondo Pausania, erano un popolo che arrivò da fuori assieme ai Cartaginesi... Peccato che Pausania ci abbia riferito il significato di Balari ma non faccia cenno del significato di Caralis e Sulcis, chissà...

    [10] "Queste sono le razze che abitano la Sardegna ed è così che vi si stabilirono.
    Sul lato Nord e dalla parte del continente dell'Italia quest'Isola è bordata di montagne inaccessibili... Seguendo la costa troverete dei porti per ivascelli, ma dei venti irregolari e molto violenti soffiano perennemente dall'alto delle montagne verso il mare."

    [11] Nel centro dell'Isola si trovano delle altre montagne meno alte; l'aria, in questi luoghi è per la maggior parte del tempo carica di vapori e malsana, a causa di concrezioni saline e di un vento del sud, sporco e violento. Che vi domina: le montagne sul lato dell'Italia impediscono ai venti del Nord di penetrarvi e di rinfrescare l'aria... Altri pensano che l'Isola diCyrnos (sempre la Corsica!) che è separata dalla Sardegna per mezzo di un tratto di mare di circa otto stadi e che è montagnosa e molto elevata per tutta la sua estensione, impedisca ai venti del nord ed allo Zefiro di farsi sentire

    [12] I serpenti di quest'Isola non sono pericolosi per l'uomo in quanto non sono velenosi, non si vedono lupi. Gli arieti selvatici non sono più grandi che altrove ma hanno la stessa forma degli arieti che si possono trovare nelle opere di fabbricazione Egineta. Essi hanno il tronco più villoso e le corna si ricurvano di colpo verso le orecchie, essi sorpassano in velocità tutti gli animali selvatici."

    [13] "In tutta l'Isola non c'è che una sola specie di pianta il cui veleno è mortale. Assomiglia al sedano e chi ne mangia muore, a quanto si dice, ridendo: è perciò che Omero e quanti l'hanno seguito, hanno chiamato "riso sardonico" quello causato da qualcosa di sgradevole... "

    Ed ecco il significato di "riso sardonico"...

    "Questa pianta cresce particolarmente attorno alle fontane senza per questo comunicare all'acqua qualità velenifere."

    E così Pausania ci lascia, dopo queste righe di storia della Sardegna, spiegandoci i motivi che l'hanno spinto a scrivere sulla Sardegna... "principalmente perché quest'Isola è molto conosciuta dai Greci..."

    Quanto mi avrebbe fatto piacere sentire questa storia quando, ragazzino, frequentavo la scuola in un piccolo paese della Sardegna...

    Meglio tardi che mai!

  4. AleRugolo
    , 10/8/2008 21:24

    Ciao a tutti,
    nel precedente post sulle Metamorfosi ho concluso parlando dell'età del ferro, l'era delle guerre, non so se ci sia qualcuno interessato... Visto che nessuno commenta, ma finchè ho voglia di scrivere...

    Dunque, Giove, stancatosi di vedere e sentire gli uomini riunì il concilio degli dei per decidere sulla punizione da dare alla razza umana e dopo aver valutato attentamente decide di usare l'acqua per distruggere questa razza malvagia. I fulmini, sua arma preferita, avrebbero potuto dar fuoco al "sacro etere" e causare distruzioni incontrollabili. Si sarebbe potuto infiammare e bruciare il lungo asse terrestre, ci riporta Ovidio! E dunque é meglio distruggere "la stirpe dei mortali con un'inondazionee mandare un diluvio da ogni parte del cielo".
    E così l'acqua sommerse il mondo, trascinando via tutto "e le torri strettedall'acqua restano invisibili sotto i gorghi; ormai non c'era nessuna separazione tra mare e terra: tutto era mare ma al mare mancavano i lidi...
    Solo in due si salveranno, Deucalione e la moglie, Pirra. Su una fragile barca sopravvissero ed approdarono sul monte Parnaso e, resisi conto di essere soli al mondo si rivolgono agli dei perchè li consiglino su come ripopolare la terra con la stirpe degli uomini. Temi, interpellata dai due sopravvissuti risponde: "Allontanatevi dal tempio e copritevi il capo, sciogliete le vesti e buttate dietro le spalle le ossa della gran madre..."
    Deucalione, figlio di Prometeo, interpreta come "pietre", le ossa della gran madre "Terra" e così, ubbidendo alla dea, inizia il lancio delle pietre... E "le pietre lanciate dalle mani di Deucalione assunsero l'aspetto di maschi, mentre le femmine ripresero vita con il lancio effettuato dalla donna"...

  5. AleRugolo
    , 4/8/2008 07:58

    Salve a tutti...
    Oggi riprendo un argomento già in parte trattato in altri post, la nascita dell'Uomo e l'età dell'oro, grazie ad un altro autore del passato: Ovidio.

    Le metamorfosi di Ovidio, opera scritta in latino presumibilmente tra il 1° e l'8 d.C., parla del "mutamento di corpi in altri nuovi" come ci dice l'autore. Il libro I°, dopo aver descritto la formazione dell'universo e della Terra, la forma e la suddivisione in fasce climatiche, i venti e le loro direzioni, passa a descriverci l'uomo come "un essere animato più augusto di questi altri [cioè degli altri esseri animati] e fornito di una mente più profonda e tale da poter dominare su tutto..."
    Il creatore dell'uomo è il figlio del Titano Giapeto, Prometeo. Prometeo, comunemente noto come colui che donò il fuoco all'uomo è, secondo Ovidio, il creatore della razza umana che fu fatta a somiglianza degli dei. Diversamente dagli altri esseri che guardano verso il basso l'uomo fu creato per guardare verso il cielo e le stelle.
    Nasce così spontaneamente il tempo conosciuto col nome di "età dell'oro", un tempo antico in cui non vi erano leggi ne giudici, un tempo in cui le navi ancora non avevano cominciato a solcare i mari e ognuno abitava solo il proprio paese. Non vi era la guerra e l'uomo oziava, dovendo solamente raccogliere i frutti spontanei della terra, senza coltivarla. L'età dell'oro è l'età dell'eterna primavera... Dominata da Saturno, il Crono greco, padre di Giove.
    Poi accadde qualcosa che viene ricordata dai poemi epici come la rivolta del figlio Giove nei confronti del padre Saturno e all'età dell'oro fu sostituita l'età dell'argento. Con l'avvento di Giove nascono le quattro stagioni, "l'inverno e l'estate e l'autunno incostante e la primavera di breve durata. Allora per la prima volta l'aria infuocata dal caldo asciutto divenne incandescente e penzolò il giaccio rappreso dai venti; allora per la prima volta gli uomini abitarono le case: ma a far da casa furono le spelonche e le frasche ammassate e i rami tenuti insieme con la corteccia; allora per la prima volta la semenza di Cerere fu interrata nei lunghi solchi e i giovenchi si lamentarono sotto la pressione del giogo". Questa era l'età dell'argento non certo bella come l'età dell'oro ma neanche brutta se paragonata a quelle che seguono. Qui Ovidio si allontana dai predecessori non ci parla infatti dell'età degli eroi ma passa direttamente all'età del bronzo. La terza era è quella del bronzo "più violenta per carattere e più incline alle armi crudeli; tuttavia non al colmo della perversione". E' quindi il tempo dell'età del ferro, la peggiore. Ogni tipo di frode, inganno, insidia, violenza e cupidigia di ricchezza è posta in essere dall'uomo. La terra viene suddivisa tra i popoli e i mari erano solcati da navi. Si cominciò a scavare la terra alla ricerca di minerali, del ferro e dell'oro e nasce la guerra...
    L'età del ferro è l'era delle guerre, non solo tra uomini ma anche tra dei, così i Giganti si rivoltarono a Giove e cercarono di impadronirsi del regno celeste e "ammucchiarono monti innalzandoli fino alle stelle". Era, forse , un ricordo della torre di Babele?
    Ma Giove non si lascia sconfiggere e schiaccia i Giganti e inonda la terra con il loro sangue. La stirpe degli uomini sembrava esser nata dal sangue dei giganti, tante erano le nefandezze cui era capace. Così Giove, stancatosi di vedere e sentire gli uomini riunì il concilio degli dei per decidere sulla punizione da dare alla razza umana... Sarà il fuoco o l'acqua a distruggere questa razza malvagia?

    Lo scopriremo più avanti...

  6. AleRugolo
    , 13/7/2008 08:30

    Ciao a tutti!
    (c'è nessuno?)

    Oggi voglio spendere qualche parola su Aristotele e il suo "Etica Nicomachea".
    Solo il titolo spaventa... Mi dicono degli amici quando faccio loro vedere il libro appena comprato!
    Un bel libro pagato 2 euro e mezzo da Melbook, in via Nazionale a Roma!
    Eppure, dico loro, perché spaventarsi prima di averlo letto?
    Secondo me il problema fondamentale è che chi ha frequentato il liceo da ragazzo, ha dovuto affrontare lo studio dei classici latini e greci contro la sua volontà... E certo il professore non è riuscito a trascinarli nella scoperta dei testi del nostro passato! Io questo problema non l'ho dovuto affrontare avendo studiato ai geometri...
    Ho sempre letto tanto e di tutto... Dai fumetti ai romanzi per passare ai testi di fisica e scienze in genere fino ai libri di storia e ai testi sacri delle religioni del mondo... Da alcuni anni ho smesso di leggere romanzi... O almeno lo faccio sempre più raramente, per dedicare tutto il tempo disponibile allo studio dei testi classici e antichi... E non ci trovo niente di pesante... Anche perché lo faccio per curiosità, non certo per sostenere l'ennesimo esame della mia vita! Lo faccio per ricercare ciò che ad oggi non ho ancora trovato... È un percorso di ricerca interiore, diciamo...
    Ma veniamo al libro...
    Etica Nicomachea... Che significa il titolo? Prima domanda da soddisfare... Così sfoglio le prime pagine del testo, in metropolitana, mentre torno a casa... E scopro che esistono tre versioni dell'etica di Aristotele. La Grande Etica, l'Etica Eudemia (cioè divulgata da Eudemo di Rodi, discepolo di Aristotele) e l'Etica Nicomachea (cioè divulgata da Nicomaco, figlio di Aristotele)... Della Grande Etica pare che non si sappia granché e non tutti concordano sulla sua autenticità! Abbiamo dunque risposto alla prima domanda cioè al significato del titolo... Ma siamo sicuri?
    E si vi chiedessi cosa significa "Etica"?
    Probabilmente in tanti lo sanno... Altri credono di saperlo ma poi posti di fronte alla domanda secca cercano di articolare una risposta improbabile oppure si precipitano su wikipedia per trovarne la definizione... Che per semplicità riporto di seguito...
    "L'etica (il termine deriva dal greco "ethos", ossia "condotta", "carattere", “consuetudine”) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. Si può anche definire l'etica come la ricerca di uno o più criteri che consentano all'individuo di gestire adeguatamente la propria libertà; essa è inoltre una considerazione razionale, dei limiti entro cui la libertà umana si può estendere. Spesso viene anche detta filosofia morale. In altre parole, essa ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell'uomo."

    Dunque, ora sappiamo cosa è l'etica... Ora possiamo dire di aver risposto ala prima domanda... O forse manca ancora qualcosa?
    Riflettendo mi rendo conto che sto commettendo un errore... Per farvi capire quale sia l'errore vi devo raccontare cosa mi è accaduto ieri.
    Mentre leggevo un passo delle Metamorfosi di Ovidio ho trovato una frase in cui si parlava di "sbarre d'acciaio"... Incuriosito dall'uso di un termine moderno, armato delle mie scarsissime conoscenze di latino ho affrontato il testo in contropagina... Il termine tradotto con "acciaio" era "adamante"... Adamante significa "non domo" o "indomabile" usato come durissimo o resistentissimo! Nella traduzione diventa "acciaio"!
    Ecco dunque cosa manca, la contestualizzazione. Devo cercare di capire, prima di andare avanti nella lettura, cosa Aristotele intendesse per "etica" per evitare di fare riferimento alla definizione dei giorni nostri...
    Ma per fortuna la ricerca è abbastanza semplice e cosa Aristotele intende per etica è lo stesso Aristotele che ce lo dice nel primo capitolo.

    "Ogni arte e ogni ricerca scientifica e similmente ogni azione e ogni proponimento pare che abbiano come scopo un bene. Perciò il bene fu giustamente definito come ciò a cui tutto mira [cioè il fine!]. [..] Il conoscerlo ha, quindi, grande importanza per la vita; e invero, conoscendolo, non riusciremo meglio in ciò che dobbiamo fare, come gli arcieri che hanno una mira sicura? Se così è, si deve cercare di comprendere sommariamente che cosa esso sia e di quale scienza o facoltà sia oggetto: senza dubbio della scienza principale e più fondamentale di tutte: e tale è evidentemente la politica. Essa dispone infatti quali scienze debbano esservi nello stato e quali ciascuno debba imparare e fino a che punto; e vediamo che anche le facoltà tenute in maggior conto, come l'arte militare, l'economica, la retorica, sono subordinate ad essa. Poiché essa si serve delle altre scienze pratiche e inoltre stabilisce per legge cosa bisogna fare e da quali cose astenersi, il suo fine comprenderà in se quelli delle altre scienze e sarà per conseguenza il bene umano. Invero, pur essendo lo stesso il bene per il singolo e per lo Stato, è cosa più grande e più perfetta conseguire e conservare il bene dello Stato"

    Dunque, andando avanti nella lettura è possibile capire che per Aristotele l'etica è la scienza che studia il bene, etica e politica hanno lo stesso fine ma l'etica studia il bene in relazione all'individuo mentre la politica studia il bene in relazione allo Stato.

    Ecco, abbiamo chiarito alcuni dei concetti fondamentali su cui Aristotele disquisisce nel suo Etica Nicomachea"... Cosa c'è dunque di difficile?

    Niente, mi pare... L'unico problema è che chi vuole studiare l'etica deve avere molta esperienza della vita per comprenderne i principi e per questo che risulta poco adatta ai giovani... E questo vale ancor di più per la Politica!
    E non sono parole mie... Ma dello stesso Aristotele!
    Ciao a tutti!

  7. AleRugolo
    , 6/7/2008 00:06

    Fisica e Metafisica... Argomenti ostici per molti e credo sia per questo che nessuno scrive su questo forum... A meno che non sia colpa mia... Troppo poco esperto e troppo poco coinvolgente. Può darsi, intanto giusto per dire qualcosa ,stò leggendo le "metamorfosi" di Ovidio e come al solito trovo delle cose particolari... Conoscenze di fisica che forse non dovevano esserci in quei tempi... Ma andiamo con ordine.
    Publio Ovidio Nasone è il nome completo del poeta latino Ovidio, autore, tra l'altro delle "Metamorfosi". Nato nel 43 a.C. A Sulmona, comincia a viaggiare da subito. Si reca a Roma, ad Atene, in Asia Minore, in Egitto e in Sicilia. Muore all'età di circa 60 anni.
    La sua opera più conosciuta è intitolata "Metamorfosi" e tratta del "mutamento di corpi", cioè di trasformazioni, tra queste vi è spazio anche per la formazione dell'universo a partire dal Chaos.
    Ma veniamo al punto che mi interessa trattare in questo breve articolo, la suddivisione della terra in fasce in base alla temperatura.
    Ci dice Ovidio che:
    (Cap. I, 47 e seguenti)
    "la provvidenza divina ripartì con lo stesso numero la massa della Terra avvolta dal cielo, sicché altrettante zone sono delimitate sulla terra. Delle quali quella mediana non è abitabile per il calore; due altre sono coperte di neve alta: altrettante zone dispose tra l'uno e l'altro spazio, e creò un giusto equilibrio mescolando il caldo con il freddo. Su di esse sta sospesa l'aria; la quale quanto è più leggera del peso della terra e dell'acqua, di tanto è più pesante dell'etere."
    Su questa frase dall'apparenza scontata e banale è possibile fare alcune osservazioni:
    1. La suddivisione della Terra in cinque fasce, visto il tempo in cui scriveva non doveva essere banale; eppure ad Ovidio è chiaro che la terra è suddivisibile in due fasce polari agli estremi, due fasce temperate e una fascia calda, equatoriale;
    2. La disposizione delle fasce e delle temperature sulla terra crea un certo equilibrio;
    3. L'aria ha un peso, inferiore al peso di terra e acqua ma comunque superiore al peso dell'etere...
    Ora, sulla base di queste semplici osservazioni, proviamo a porci delle domande:
    1. Come poteva Ovidio sapere della suddivisione della terra in fasce sulla base del parametro "temperatura"?
    2. Perché ci parla di "equilibrio"?
    3. Come poteva sapere che oltre l'aria c'è qualcosa di diverso e più leggero, l'etere per l'appunto?
    Queste domande sono solo alcune che possiamo porci e alle quali vorrei poter trovare risposta...
    Chi mi sa aiutare?

  8. AleRugolo
    , 12/6/2008 21:48

    iao Annarita,
    penso che ciò che proponi si possa fare...
    Per ora però ho approfondito alcune cose su platona e ve ne rendo partecipi...
    Fedone - Socrate, Simmia e la Terra vista dall'alto, di questo trattava un mio precedente intervento, forse sui misteri della Storia, legato alla lettura del libro "Il mulino di Amleto". Allora dissi che sarei tornato sull'argomento quando avessi letto il testo originale di Platone, Fedone, ebbene, ora l'ho fatto e dunque come promesso, eccomi qua!
    Di cosa ci parlerai? Direte voi pazienti lettori...
    Di cosa potrei parlarvi se non di conoscenze andate perdute e che di tanto in tanto riemergono in passi oscuri e, talvolta, non capiti o male interpretati?
    O, più modestamente, della mia personale interpretazione di un testo letto e riletto purtroppo non nella lingua originale ma in italiano...
    La premessa è per dire, "Non vi fidate di me e delle mie parole perché potrei sbagliare, visto che so veramente poco, ma in compenso, sono molto confuso!"

    E' dunque arrivato il momento di dichiarare l'oggetto del contendere...

    Cos'è il Tartaro di cui ci Omero e altri antichi Poeti anno parlato?
    Per Socrate e Platone la Terra è cava...
    "all'interno di essa, ci sono tutto intorno, in relazione alle sue cavità, molte regioni, alcune più profonde e più aperte di quella in cui abitiamo noi, altre più profonde ma che hanno apertura minore di questa nostra, e ce ne sono di quelle che hanno minore profondità della regione di qui, ma più aperte. Ora, sotto terra, tutte queste regioni, dicono, sono perforate in molti punti da condotti, dove più stretti dove più larghi, che portano dall'una all'altra, ed hanno quindi vie di comunicazione per dove scorre molta acqua da una regione all'altra come in grandi vasi; e sotto terra ci sono smisurate masse di fiumi perenni di acque calde e fredde; e gran quantità di fuoco e grandi fiumi di fuoco, e molti fiumi di fango liquido, ora più puro ora più melmoso, come in Sicilia quei fiumi di fango che scorrono davanti la lava e la lava stessa; e di questi fiumi invero si riempie anche ogni regione secondo che in ciascuna regione venga a trovarsi ogni volta la corrente."

    Se si legge con attenzione e si tiene presente ciò che Platone ci ha già detto in altri testi, il Timeo per esempio, si capisce subito che dove si parla di fiumi d'acqua si intende più genericamente fiumi di sostanze liquide e in particolare della lava. Platone ci sta dunque descrivendo l'interno della terra come solo oggi noi sappiamo com'è...
    Ma come è possibile?
    Da dove arrivavano le conoscenze dell'interno della Terra?

    Ma non è finita...
    "E tutte queste acque, si dice, le mette in movimento, una specie di oscillazione che è nella terra. Ora, questa oscillazione si verifica a causa di una condizione naturale che è la seguente. Tra le voragini della terra ce n'è una che oltre ad essere la più grande, anche attraversa la terra da una parte all'altra tutta quanta, ed è quella voragine di cui ha parlato Omero, quando dice: <> e che anche altrove Omero e molti altri hanno chiamato Tartaro. Giacché in questa voragine confluiscono tutti i fiumi e anche da questa di nuovo si riversano fuori. E ciascuno di essi diviene tal quale è la terra in cui si trova a scorrere. Ora la causa del riversarsi fuori da lì e anche del confluire di tutte le correnti è il fatto che questa massa liquida non trova né fondo né base; e quindi oscilla e fluttua su è giù, e l'aria e il vento intorno fanno lo stesso; perché vi si accompagnano sia quando essa si dirige verso quelle regioni là della terra sia quando si dirige verso queste qui, e, come chi respira il fiato viene espirato e inspirato fluendo continuamente, così anche là il soffio, sollevato insieme con la massa liquida, produce venti terribili e irresistibili entrando e uscendo. Quando dunque l'acqua si ritira verso la regione che, come sai, è chiamata inferiore, si riversa attraverso la terra in quelle regioni lungo le correnti che sono là e le riempie come quando si irriga; e quando, invece, recede di là e muove verso questa parte, riempie di nuovo le correnti di qui, e queste, riempite, scorrono attraverso i condotti e attraverso la terra..."

    Movimenti del nucleo terreste... Oscillazioni...
    Ecco dunque anche la spiegazione delle eruzioni vulcaniche...

    E, ripeto la domanda... Da dove gli arrivavano queste conoscenze?
    Chissà... In ogni caso continuando a leggere le opere di Platone conto di trovare qualcosa e se così sarà vi farò sapere...

    Ciao a tutti!

  9. Annarita Z.
    , 10/6/2008 15:44

    Platone, Aristootele... Mica male come proposito, eheheh!
    Son belli "tosti", ma fondamentali in e per tutto il pensiero umano!
    Per quanto riguarda la Metaphysica di Campanella, si tratta di un libro importante anche storicamente. Senza di questo, credo che la moderna metafisica (e anche personaggi decisivi come Cartesio) sarebbe tutt'altra cosa, per cui pensavo sarebbe utile fare una sorta di excursus sulla metafisica attraverso le opere degli autori e dei filosofi piu' importanti su questa guida per caso, che e' senza dubbio il posto piu' adatto di tutto il sito.
    Per questo ti ho chiesto del libro... Per vedere se magar ti andava di trattare l'argomento (e la metafisica in genere, chiaraemnte) qui.

    P.S.: La succitata opera di Tommaso Campanella e' interessante anche per come riprende il pensiero di Sant'Agostino, un grandissimo!

  10. AleRugolo
    , 1/6/2008 18:25

    Ciao Annarita,
    non ho letto quello di campanella, ma stò leggendo (da un anno ormai), la metafisica di Aristotele... Che non riesco a terminare perchè è un'opera enorme!
    Pensi che vi sia qualcosa di interessante nel libro di Campanella?
    Te lo chiedo perchè mi sono riproposto di leggere tutte le opere di Platone entro l'anno e, salvo casi eccezionali, vorrei evitare di scantonare...
    In ogni caso, di cosa parla il libro che, immagino, tu hai già letto?
    ;-))

  11. Annarita Z.
    , 31/5/2008 20:26

    Ciao Alessandro!
    Tutto bene?
    Dato che sei un appassionato lettore (quasi divoratore, in senso buono, eheheh!), e ultimamente stai leggendo tanti "classici", mi domando se ti era mai capitato di leggere la "Metaphysica" di Campanella...

  12. AleRugolo
    , 21/5/2008 11:19

    Ciao Massimo,
    grazie...
    Oggi voglio parlare un attimo di Platone e del cavallo di bronzo...

    La Repubblica, di Platone, è uno dei dialoghi in cui Socrate usa la sua arte per discorrere, tra l'altro, su argomenti legati alla formazione dello Stato e alla giustizia.
    Ma come anche nel Timeo Platone si lascia andare a ricordi antichi, miti e favole, utili al suo scopo... Una di queste non l'avevo mai sentita e ritenendola "particolare" vale la pena raccontarla. Impegnato a costruire lo Stato, Socrate parla del giusto e dell'ingiusto e si chiede come si comporterebbero se liberi di comportarsi come vogliono fossero osservati facendo ricorso ad una facoltà particolare di cui si parla in una leggenda...
    [Libro II]
    "La facoltà di cui parlo è questa qui, di disporre del potere che si dice abbia avuto un tempo Gige, l'antenato del Lidio. Costui era pastore alle dipendenze del principe che governava allora la Lidia. Ora, in seguito a un nubifragio e a una scossa tellurica la terra si squarciò per un certo tratto producendo una voragine nel luogo ove egli pascolava l'armento. A quella vista, pieno di stupore, discese nella voragine e oltre alle meraviglie di cui narra la fiaba scorse un cavallo bronzeo, cavo, provvisto di aperture. Vi si affacciò e vide giacervi dentro un cadavere di proporzioni, a quanto pareva, sovrumane, senza nulla addosso se non un aureo anello alla mano."
    Dunque, riassumendo, in quel periodo vi era una fiaba abbastanza conosciuta in cui si parlava di meraviglie. Tra queste si parla di un cavallo bronzeo, vuoto all'interno e provvisto di aperture che si trovava all'interno di una voragine apertasi a causa di un nubifragio e di un terremoto... E se invece dicessimo che durante un nubifragio una navicella in grado di volare precipitò a terra creando una voragine?
    Il corpo poi era di dimensioni sovrumane...
    Chissà, se si potesse dire così potrebbe trattarsi della prima testimonianza scritta di un U.F.O.?
    Ma, al di là di ciò che potrebbe essere accaduto, di quale favola si tratta?
    Ma le cose strane non sono finite, infatti l'anello...
    "Glielo prese e se ne tornò fuori. Quando, come di consueto, si fece la riunione dei pastori per inviare al re il rapporto mensile sulle greggi, si presentò pure lui con l'anello. Ed ecco che, mentre se ne stava seduto insieme con gli altri, girò per caso il castone dell'anello verso la propria persona, dalla parte interna della mano, e con ciò divenne invisibile a quelli che gli erano seduti accanto, sì che discorrevano di lui come se se ne fosse andato. Ed egli se ne meravigliava e continuava a gingillarsi con l'anello finché ne girò il castone dalla parte esterna e con ciò tornò visibile."
    Dunque, altra meraviglia, l'anello è un anello dell'invisibilità...
    Al di là della stranezza del racconto, mi chiedo da dove possa provenire una fiaba di questo tipo, a meno che non vogliamo ipotizzare che nella Grecia di Platone, o forse prima, esisteva il genere fantascienza!
    Ciao a tutti...

  13. Massimo_72
    , 21/5/2008 10:26

    Bellissimo pezzo!
    Complimenti e grazie Alessandro

    Ciao,
    Massimo

  14. Massimo_72
    , 21/5/2008 10:26

    Bellissimo pezzo!
    Complimenti e grazie Alessandro

    Ciao,
    Massimo

  15. AleRugolo
    , 18/5/2008 20:08

    Da dove viene la conoscenza dell'Ade? E del Tartaro?
    Da dove viene la credenza dell'immortalità dell'anima eterna e la reincarnazione?

    Le religioni di tutto il mondo da millenni ci parlano dell'immortalità dell'anima... Ma cos'è l'anima?
    Io non lo so e nemmeno conosco le risposte a queste domande, però, leggendo la Repubblica di Platone, nel decimo e ultimo capitolo, mi sono imbattuto nel mito di Er, chiamato a raccontare cosa c'è nell'aldilà!

    Ma lasciamo a Socrate e ai suoi discepoli la parola...

    "Non ti racconterò certo un apologo di Alcìnoo, ma la storia di un valoroso, Er, figlio di Armenio, di schiatta panfilia. Costui era morto in guerra e quando dopo dieci giorni si raccolsero i cadaveri già putrefatti, venne raccolto ancora incorrotto, portato a casa e nel dodicesimo giorno stava per essere sepolto. Già era deposto sulla pira quando risuscitò e, risuscitato prese a raccontare quello che aveva veduto nell'aldilà...
    Uscita dal suo corpo, l'anima aveva camminato insieme con molte altre ed erano arrivate a un luogo meraviglioso, dove si aprivano due voragini nella terra, contigue, e di fronte a queste alte nel cielo, altre due. In mezzo sedevano dei giudici che, dopo il giudizio, invitavano i giusti a prendere la strada di destra che saliva attraverso il cielo [..] e gli ingiusti a prendere la strada di sinistra, in discesa."

    Ma non era ancora arrivato il momento di Er, che era stato scelto solo per vedere e raccontare tutto, al suo ritorno sulla terra.

    "Liete raggiungevano il prato, per accamparvisi come in festiva adunanza. E tutte quelle che si conoscevano si scambiavano affettuosi saluti..."

    E si scambiavano notizie dei mondi dai quali provenivano... Gemendo e piangendo quelle che venivano dal Tartaro, felici e sorridendo quelle che provenivano dal cielo. Ogni cento anni di vita umana erano chiamate di fronte ai giudici che le indirizzavano verso il cielo o verso il Tartaro, in virtù della loro vita terrena. E passavano mille anni prima che potessero tornare sulla terra reincarnate in un nuovo essere. Nell'aldilà gli ingiusti venivano puniti per il comportamento tenuto in vita, così capitava che Ardieo, un tiranno della panfilia, colpevole di aver ucciso mille anni prima il vecchio padre e il fratello maggiore e di essersi macchiato di molte altre nefandezze scontasse ora le sue colpe...

    "d'improvviso scorgemmo lui e gli altri, per lo più tiranni [..] e essi credevano ormai che sarebbero risaliti, ma lo sbocco non li riceveva, anzi emetteva un muggito ogni volta che uno di questi scellerati inguaribili [..] tentava di risalire. Lì presso c'erano uomini feroci, tutti fuoco a vedersi, che sentendo quel boato afferravano gli uni a mezzo il corpo e li trascinavano via, ma, ad Ardieo e ad altri avevano legato mani, piedi e testa, li avevano gettati a terra e scorticati, e li trascinavano lungo la strada, dalla parte esterna, straziandoli su piante di aspalato [..] e li conducevano via per gettarli nel Tartaro."

    Uomini feroci, tutti fuoco a vedersi... Proseguendo il racconto di Er, e trascorsi sette giorni nel prato, le anime si mettevano in viaggio. Dopo altri quattro giorni giungevano in un luogo dal quale era possibile vedere una colonna di luce che univa il cielo alla terra:

    "All'estremità era sospeso il fuso di Ananke, per il quale giravano tutte le sfere. Il suo fusto e l'uncino erano di diamante, il fusaiolo una mescolanza di diamante e di altre materie..."

    Doveva essere uno spettacolo ben particolare...

    Cosa fosse il fuso di Ananke o il fusaiolo non è ben chiaro! Potrebbe trattarsi di una rappresentazione del cielo e del sistema solare... Magari di quello che in altre leggende è chiamato "mulino di Amlodi", ma in questo momento non ci interessa!
    Poi il racconto prosegue e Socrate, dopo averci parlato di Sirene e Moire, le figlie di Ananke (Lachesi per il passato, Cloto per il presente, Atropo per il futuro) e delle melodie che esse cantavano, finalmente si torna alle anime:

    "Anime dall'effimera esistenza corporea, incomincia per voi un altro periodo di generazione mortale, preludio a nuova morte. Non sarà un demone a scegliere voi, ma sarete voi a scegliervi il demone. Il primo che la sorte designi scelga per primo la vita cui sarà poi irrevocabilmente legato."

    Dopo aver raccolto il numero che la sorte gli aveva assegnato, nell'ordine loro, erano chiamate a scegliere la vita che volevano vivere tra le vite di ogni genere umano e animale che vi si trovavano. Vi erano vite di tiranni, di ricchi e poveri, di tristi e felici, di virtuosi e non. Ogni anima sceglieva quella che più desiderava nell'ordine stabilito e, chi veniva dalla terra e aveva sofferto, sceglieva con cura, chi veniva dal cielo, spesso sceglieva velocemente!
    Così tutte le anime si sceglievano la vita in cui si sarebbero reincarnate...
    Poi tutte passavano sotto il trono di Ananke e giungevano nella pianura di Lete...

    "Era una pianura priva di alberi e di qualunque prodotto della terra. Al calare della sera, essi si accampavano sulla sponda del fiume Amelete, la cui acqua non può essere contenuta da vaso alcuno. E tutti erano obbligati a berne una certa misura [..] via via che uno beveva si scordava di tutto. Poi s'erano addormentati quando, a mezzanotte, era scoppiato un tuono e s'era prodotto un terremoto: e d'improvviso, chi di qua, chi di là, eccoli portati in su a nascere."

    Tutti avevano bevuto, ad eccezione di Er che, svegliatosi di colpo all'alba sulla pira s'era salvato per la seconda volta da morte certa.
    Così, dicono, si sa quale sia il destino dell'uomo nel continuo alternarsi di vita e morte del corpo, e il perpetuarsi eterno dell'anima...

    Ciao a tutti...

  16. AleRugolo
    , 15/5/2008 21:30

    Ancora qualche considerazione su la Repubblica di Platone.

    Socrate, Platone e la democrazia
    Nell'immaginario collettivo dell'uomo moderno la democrazia è nata in Grecia ai tempi dei grandi filosofi Socrate, Platone, Aristotele...
    Come spesso accade, però, l'immaginario collettivo non sempre rappresenta la realtà!
    Così leggendo "La Repubblica" di Platone, mi sono imbattuto (e non è la prima volta!) in un esame approfondito delle forme di Stato, dalla migliore, una forma particolare di governo simile all'Aristocrazia, poi la costituzione laconica o timarchia, quindi l'oligarchia, penultima la democrazia e per finire, peggiore di tutte, la tirannia! La descrizione comprende la formazione di tali forme di governo. Si può condividere o meno il discorso ma è difficile non riconoscere le pecche della democrazia descritta da Socrate, così splendidamente enunciate.
    Ancor più difficile è non riconoscere in quello stato così rappresentato le pecche delle democrazie moderne...
    Ma credo sia meglio lasciare il passo alle parole di un grande filosofo, Socrate, scritte da un altrettanto, se non maggiore filosofo, Platone...
    Parlando degli uomini democratici essi, "... Non sono liberi? e lo stato non diventa libero e non vi regna la libertà di parola? e non v'é licenza di fare ciò che si vuole? [..] Ma dove c'é questa licenza, é chiaro che ciascuno può organizzarvisi un suo particolare modo di vita, quello che a ciascuno piace. E' soprattutto in questa costituzione, a mio avviso, che si troveranno uomini d'ogni specie. Forse tra le varie costituzioni questa è la più bella. Come un variopinto mantello ricamato a fiori di ogni sorta, così anche questa, che é un vero mosaico di caratteri, potrà apparire bellissima. E bellissima, saranno forse molti a giudicarla, simili ai bambini e alle donne che contemplano gli oggetti di vario colore. [..] Chi, come facevamo or ora noi, vuole organizzare uno stato, forse è costretto a recarsi in uno stato democratico per sceglierne, come andasse a una fiera di costituzioni, il tipo che gli piace; e quando l'ha scelto così, può fondare il suo stato. [..] Ma, non aver alcun obbligo di governare in questo stato, nemmeno se ne sei idoneo, né di essere governato, se non lo vuoi, né di fare guerra quando la fanno gli altri, né di mantenere la pace quando la mantengono gli altri, se non ne hai voglia; e ancora, se una data legge ti vieta di stare al governo o di sedere in tribunale, poter ciononostante governare e giudicare se te ne viene l'astro, tutto questo modo di vivere, di primo acchito, non é prodigioso e dolce? E non è carina la mitezza di certe sentenze giudiziarie? Non hai ancora veduto uomini che tale regime ha colpiti di sentenza di morte o di esilio, cionondimeno restare e girare tra la gente? e ciascuno va attorno come un eroe, quasi che nessuno se ne curasse né lo scorgesse? Veniamo all'indulgenza e all'assoluta mancanza di meticolosità che le sono proprie, anzi al disprezzo dei princìpi che noi esponevamo con tanto rispetto quando fondavamo lo stato. Dicevamo che se uno non ha una natura straordinaria, non potrà mai diventare un onest'uomo, a meno che fin da bambino non si diverta con giochi belli o non attenda a ogni cosa simile. Ora, con quanta alterigia la democrazia calpesta tutto questo, senza curare quali studi uno segua per prepararsi all'attività politica; anzi lo onora non appena affermi di essere ben disposto verso la massa popolare! [..] Ecco dunque quali saranno le caratteristiche della democrazia, con altre loro affini. A quanto sembra, sarà una costituzione piacevole, anarchica e varia, dispensatrice di uguaglianza indifferentemente a eguali e ineguali..."

    Capite ora cosa intendevo con pecche delle democrazie moderne...
    Potrebbe andar peggio? Ci si potrebbe chiedere...
    Si, potrebbe andar peggio...
    Per dirla con Socrate, si potrebbe cadere nella tirannia!
    Molto più difficile, invece, è andar meglio perché le forme di governo definite "migliori" sono forse troppo lontane dalla mentalità dei nostri giorni...
    e chissà poi se è vero che sono migliori...
    Ciao a tutti!