1. Latitanze dei media

    di , il 16/7/2002 00:00

    Per proporre tutto quello che secondo noi, i vari TG o quotidiani non publicano per scelta editoriale e/o opportunità politica.

    Insomma, tutte le notizie che secondo noi vengono occultate e/o tenute nascoste.

    Cipputi

    P.S. Naturalmente notizie di ogni tipo.........

  2. Marco Benfe
    , 18/8/2002 00:00
    hei ragazzi siete tutti in vacanza..... allora ecco un copia e incolla da internet visto che anch' io sono lontano dall'italia

    NY, Coppia arrestata per sesso in Cattedrale S. Patrizio

    Clicca per ingrandire
    NEW YORK (Reuters) - Una coppia della Virginia ?stata arrestata ieri per aver fatto sesso in un vestibolo della cattedrale di San Patrizio, mentre erano in corso delle funzioni.


    Loretta Lynn Harper, 35 anni, di Alexandria, e il suo fidanzato, Brian Florence, di 37 anni, di Quantico, sono stati accusati di atti osceni in luogo pubblico


    Un terzo uomo, Paul Mercurio, di 42 anni, di New York, che aveva intrapreso un commento in diretta via radio sulla "performance" dei due, ?stato anch'egli accusato di aver agito in concerto con la coppia.


    I tre sono stati arrestati due giorni fa.


    La coppia stava prendendo parte a una competizione indetta dalla trasmissione della radio WNEW, chiamata "Opie and Anthony," ha detto un portavoce della polizia. Come parte dello show in diretta, alle sei coppie di partecipanti veniva fornita una lista di 54 diverse localit?ad alto rischio dove fare sesso nella citt? inclusa la cattedrale sulla Quinta Strada e il vicino Rockefeller Center.


    Un usciere ha visto la coppia e Mercurio che con un cellulare descriveva la scena alla stazione radio, dove lavorava come producer.


    Joe Zwilling, un portavoce della Arcidiocesi di New York, ha definito l'incidente "disgustoso."
  3. Turista Anonimo
    , 7/8/2002 00:00
    ........................?????
    I conti non tornano: Cisl e Uil lanciano l'ultimatum al governo

    O la maggioranza cambia la norma inserita nel decreto omnibus che estende il credito di imposta anche al Nord, oppure è a rischio il «Patto per l'Italia».

    A lanciare l'ultimatum al governo giusto un mese dopo la firma sono Cisl e Uil.

    "Fino a ieri sostenitori convinti della bontà dell'intesa".
    Pezzotta e Angeletti sono "arrabbiatissimi"????.

    La novità introdotta dalla Camera su spinta della Lega Nord, dicono, tradisce lo spirito del Patto. Che è quello di agevolare lo sviluppo del Mezzogiorno. E a poco sembra valere l'invito alla comprensione che il Carroccio - interessato a sostenere le aree depresse del settentrione - rivolge alle due confederazioni. «È un atteggiamento demagogico e irresponsabile» - sostengono alla Cisl. «È un atteggiamento senza senso» - rincara Angeletti. E, perché non salti tutto all'aria, i vertici delle due confederazioni chiedono al governo di intervenire. Subito. Anche perché a complicare le cose, per Cisl e Uil, ci si sono messi ieri anche i dati, disastrosi, sulle entrate tributarie: meno soldi in cassa, meno risorse a disposizione per il rinnovo dei contratti e per il finanziamento degli interventi previsti dal Patto. Il rischio che tutto resti sulla carta, insomma, si fa concreto.
    Che tirasse aria grama lo si era capito già da qualche giorno. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, due settimane fa aveva scritto al Presidente del consiglio, Berlusconi. Per metterlo in guardia della pericolosità della norma che andava prendendo forma in Parlamento. e per chiedere un confronto urgente.

    Era il 23 luglio. Quell'incontro non c'è stato.

    Mentre il decreto omnibus, venerdì scorso, è diventato legge senza alcuna modifica.
    Adesso?

    «Nessuno è nemico del Nord afferma il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, ma mi sembra improponibile l'idea di dare agevolazioni alle assunzioni in aree dove il tasso di disoccupazione è dieci volte più basso rispetto al Mezzogiorno.

    Sarebbe solo uno spreco di soldi. Lì il problema è trovare persone che vogliano lavorare». Il governo, insomma, deve fare chiarezza se vuole che «lo storico Patto per l'Italia» produca gli effetti previsti.

    Una chiarezza che, stando alle dichiarazioni di Pezzotta e Angeletti, altro non potrebbe essere che la marcia indietro.

    "A meno che, a far marcia indietro, non siano proprio loro due".

    Un invito in questo senso è arrivato ieri dal segretario confederale della Cgil, Paolo Nerozzi.

    «Cisl e Uil dice devono tornare sui loro passi e prendere le distanze da un Patto che non ha senso». In quest'ottica, l'estensione del credito d'imposta al nord, altro non sarebbe che la dimostrazione dell'inaffidabilità del governo. E della sua connotazione antimeridionalista.

    «Noi spiega Nerozzi non ci meravigliamo che il governo non mantenga le promesse.

    Anche su una delle poche cose positive contenute in quel Patto, come appunto le agevolazioni per il sud». Per questo in corso d'Italia si attendono decisioni conseguenti.

    Il "Patto per l'Italia" perde già pezzi.
  4. Turista Anonimo
    , 5/8/2002 00:00
    Cirami,
    un eroe dei nostri tempi.

    Quando era gip in Pretura, ad Agrigento,
    archiviò un procedimento per abuso edilizio scrivendo che le foto prodotte come prova "non erano nitide" e che i muratori avevano solo la "sensazione di costruire abusivamente".
    Come si dice,
    DE MINIMIS NON CURAT PRAETOR.
  5. Turista Anonimo
    , 1/8/2002 00:00
    Bisonti della strada

    Perché le donne guidano i fuoristrada? Forse perché credono che con quelle dimensioni acquisiscano una certa importanza, almeno sulla strada?
    Così ora è ufficiale: i veicoli destinati al tempo libero inquinano più delle automobili, consumano più benzina e rappresentano un grande pericolo per le automobili a causa delle loro dimensioni eccezionali e della loro altezza. Noi già lo sapevamo (sebbene alcuni di noi lo negassero.) Ma queste sono le notizie eclatanti trasmesse dalla Ford Motor Company, la stessa azienda che recentemente ha cominciato a vendere un camion familiare da 4 tonnellate e 19 piedi di lunghezza, chiamato Excursion ma conosciuto da alcuni con il nome di Ford Valdez. ( "Il passo successivo sarà guidare un'autobotte!")

    Secondo me, la vera notizia non è che i fuoristrada sono dei pericoli per l'ambiente e neanche che la Ford ha scelto di sorvolare su questo inevitabile dettaglio. Ciò che più mi sorprende, riguardo a loro sono le persone che li guidano.
    Non molto tempo fa, se ti trovavi ad essere inseguito in modo pericoloso da uno di questi mostri, potevi stare certo che era in atto un "avvelenamento" da testosterone del guidatore. Ora, invece, non mi preoccupo certo di ritoccare il mio trucco - visto che probabilmente il macho che mi insegue è animato dal dio calcio, o addirittura ne è la madre, come il lavoratore tutto muscoli che ha grandi e forti braccia, ma un piccolissimo… oh, tu sai cosa. Perciò cos'è questo enorme potere? Significa che finalmente abbiamo raggiunto la parità con gli uomini? E' una questione di donne che vogliono avere lo stesso diritto divino degli uomini di essere automobiliste imprudenti, che schiacciano sul pedale dell'acceleratore provocando così incidenti e inquinando stupidamente l'ambiente?

    A quanto pare la risposta a tutte queste domande è sì. La giornalista esperta di motori Ingrid Loeffler Palmer, scrivendo su edmunds.com dice: " Le donne degli anni '90 sono tanto dure e sicure di sé quanto i mezzi che manovrano." Poi menziona le proprietarie di fuoristrada che dicono cose tipo: "Ti senti come se avessi tutto il potere di questo mondo," e "Se io guidassi un'auto piccola mi sembrerebbe che la gente mi calpesti," e ancora "Dicono che non c'è niente di meglio di una ragazza appassionata su un fuoristrada sportivo con grossi pneumatici, vetri oscurati ed uno snowboard nel portabagagli… Ma sono le ragazze fredde che li guidano."

    E allora c'è la cara uscita di sicurezza, una conveniente cortina di fumo per i compratori dei bisonti della strada, in particolare per le succitate ragazze. Potrei capire una mamma che dormirebbe molto più tranquilla sapendo che i suoi bambini hanno più probabilità di sopravvivere agli incidenti; ma come fa questa donna a preferire un sonnellino convinta che sia molto più probabile uccidere bambini con le automobili? Forse pensa: " Quei bambini non hanno un'opportunità di salvezza, ma tu non puoi certo salvare il mondo intero." Chiamalo approccio evolutivo alla maternità, ma è così.

    A questo punto comincio a capire le motivazioni di tutto questo. Io voglio che i miei figli diventino adulti. Non voglio essere calpestata e voglio considerarmi una persona tranquilla. Dite che non sono una donna? Eppure riesco a soddisfare molto bene tutte le mie necessità di viaggiare e tutti i miei bisogni psichici con una automobile. ( Ce l' hai presente?)
  6. Turista Anonimo
    , 1/8/2002 00:00
    cacchio!!
    ma come faccio ad evitare che al posto degli accenti, compaia tutta quella roba che non c'entra niente.
    Non mi toccherà scrivere tutti gli articoli.
    C'è q..no che sa come fare.
  7. Turista Anonimo
    , 1/8/2002 00:00
    Ciao Paolo,
    il pappa e ciccia deve essere una specie di "compagno"; le notizie sono dell'Unità.
    L'altro....deve essere una specie di...animale raro...forse originario del sud della Patagonia, dove causa il freddo gli organi nella zona alta del corpo si sviluppano poco.
    Da li ne deriva la difficoltà di espressione (propi da bagai sanza zervel)
    A't salud
    Cip
  8. Turista Anonimo
    , 1/8/2002 00:00
    "Facciamo votare i lavoratori"

    MILANO Sergio Cofferati, segretario generale della Cgil: il ministro Maroni ha deciso che d’ora in poi tratterà solo coi sindacati che hanno sottoscritto il Patto per l’Italia. Voi, quindi, siete fuori da ogni tavolo.

    «Siamo di fronte a un tentativo esplicito di escludere la Cgil che peraltro aveva già preso corpo durante la trattativa: nel testo del Patto c’era una formula che prevedeva l’esclusione dei soggetti che non firmavano. E’ un’affermazione grave, prefigura la discriminazione dai temi di interesse generale dei soggetti che non sottoscrivono accordi particolari. E’ una idea deformata e inaccettabile della democrazia sindacale. E’ un atto di ostilità nei nostri confronti».

    Al negoziato sul Welfare ci sarà il Sindacato Padano, Sinpa, ma potrebbe non esserci il più grande sindacato italiano, la Cgil.
    «Questa è l’idea di Maroni: per discutere questioni che riguardano milioni di persone avrebbe titolo il Sinpa e non la Cgil. Non mi sorprende. Nel Libro Bianco era esplicitata la norma che prevedeva il riconoscimento delle parti in virtù dell’accettazione dell’accordo col governo. Questo mentre ci si rifiuta di promulgare una legge sulla rappresentanza indispensabile per dare sostanza all’art. 39 della Costituzione».

    Ma nessuno dei firmatari del Patto ha protestato per la vostra esclusione?
    «Quella norma contro la Cgil è stata in un primo tempo ritirata su nostra richiesta, e poi è rientrata dalla finestra. Di fronte a questo disegno di Maroni, Cisl, Uil e tutte le associazioni imprenditoriali sono rimaste in silenzio, mi sembra un dato grave e preoccupante. C’è, a mio avviso, il tentativo di condizionare le dinamiche sindacali e negoziali, di impedire l’esercizio del dissenso, alterando la dialettica democratica».
    La Cgil non condivide il Patto, adesso che cosa succede?

    «A proposito di democrazia devo sottolineare che il cosiddetto Patto per l’Italia viene sottratto al giudizio dei lavoratori e dei pensionati. Perchè non li si coinvolge direttamente? Nel 1993, 1995, 1997, di fronte ad accordi importanti sottoscritti dai sindacati confederali, i documenti vennero sottoposti al giudizio e al voto di milioni di persone».

    E cosa propone a Cisl e Uil?
    «La Cgil è pronta a una consultazione tra i lavoratori e i pensionati: ognuno si presenta con le proprie tesi, alla fine si vota. Chiaro e semplice, un esercizio di democrazia. Ma non c’è traccia di questo, non mi sembra che i firmatari del Patto vogliano conoscere che cosa ne pensano i destinatari. Il Patto per l’Italia gli italiani lo conosceranno solo dagli slogan di Berlusconi e della tv».

    Che cosa farà la Cgil?
    «Tante cose, agiremo a tutto campo. Intanto ci sono argomenti importanti che il Patto non sfiora, ad esempio l’estensione dei diritti verso quelli che non li hanno. Il Patto lede i diritti importanti e vitali e non dà nessun diritto a milioni di giovani, ai lavoratori coordinati continuativi. Il sindacato confederale diceva di voler estendere diritti dei padri ai figli, e invece si tolgono diritti ai padri e non si dà nulla ai giovani. E’ un problema da affrontare, lo faremo noi con una proposta di legge di iniziativa popolare sul tema estensione dei diritti. Poi il Patto nega la riforma degli ammortizzatori sociali, ci sono poche risorse, una mancia solo per aumentare l’indennità disoccupazione. Presenteremo un’altra proposta di collegamento degli ammortizzatori e della formazione per offrire a chi ha perso il reddito l’occasione formativa per rientrare stabilmente sul mercato del lavoro».

    Come si configurerà questa iniziativa?
    «Per presentare una legge di iniziativa popolare bastano 50mila firme, noi ne vogliamo raccogliere 5 milioni. Ai giovani, ai lavoratori, a tutti i cittadini che ci accompagnano in questa battaglia tornereno poi a chiedere un’altra firma quando la modifica dell’articolo 18 contenuta nel Patto diventerà legge. Chiederemo un referendum, penso che debba essere un comitato di persone, con accanto naturalmente la Cgil, a promuovere un referendum abrogativo delle norme. Il quadro delle nostre iniziative si completa con azioni di lotta e di contrasto anche relative ai temi non affrontati, ma che valgono moltissimo come la scuola e la formazione. L’economia della conoscenza ha come punto chiave d’accesso quello dei saperi, la valorizzazione delle risorse umane. Il governo e le imprese non ne parlano, così come cercano di far passare sotto silenzio l’attacco devastante al sistema previdenziale. Le deleghe presentate dal governo minano il sistema perchè il calo dei contributi a vantaggio delle imprese fa saltare la previdenza dei giovani e dei pensionati».
    Ma gli altri sindacati dicono che il Dpef offre vantaggi...
    «E’ un pessimo accordo quello sottoscritto: c’è un Dpef che fa riferimento a un quadro di finanza pubblica senza certezze, c’è il rischio di tagli di spesa per compensare gli squilibri. Il Dpef non crea lavoro, non ci sono risorse per recuperare competività, non ci sono stimoli o incentivi alla ricerca e all’innovazione, per il Mezzogiorno c’è una somma di intenzioni e i soldi indicati sono quelli che c’erano già prima. Tutto si riduce all’effetto mediatico dell’annuncio delle grandi infrastrutture. E non si parla più di sommerso, il fallimento del governo».

    E la riduzione delle tasse?
    «Bisogna fare bene i conti. Per la piccola impresa e commercianti c’è pochissimo, tanto che hanno espresso riserve e critiche. C’è un vantaggio per le imprese industriali mentre quello che viene presentato un vantaggio per i redditi medio-bassi non è tale perchè già i governi precendenti avevano fissato gli obiettivi di riduzione della pressione fiscale. Non c’è niente. Anzi il governo non restituisce il fiscal drag, e interviene ridisegnando il modello complessivo: cambiano la natura e le funzioni del pagare le tasse, salta la progressività, il taglio del gettito toglie risorse per il welfare futuro, i redditi alti sono compensati dalla riduzione delle tasse, gli altri sono colpiti duramente. C’è un’alterazione a vantaggio dei ricchi e a danno dei poveri. La politica dei redditi viene distrutta, per funzionare ha bisogno di dinamiche coerenti tra salari, prezzi e tariffe e fisco, se il fisco cambia radicalmente efficacia verso i percettori di salari non tutti saranno protetti come prima. Questa situazione comporterà necessariamente un cambiamento dei comportamenti di massa sul piano contrattuale».

    Nel Dpef ci sono i fondi per i contratti pubblici?
    «Per la verità non ho capito dove sono le risorse che dovrebbero confermare le condizioni per i dipendenti pubblici e della scuola, non vorrei che fossero stati destinati altrove».

    Il suo collega della Uil Angeletti dice che l’articolo 18 non è stato toccato.
    «Sono affermazioni che non meritano commenti. Alla negazione dell’evidenza, a parole senza pudore, voglio rispondere che la normativa ha tratti visibilmente incostituzionali. Verrà scatenata la concorrenza tra aziende non verso la qualità, ma contro i diritti perchè i diritti che hanno un costo si fanno sparire in nome della competizione. Altro che difesa del’articolo 18».

    Pezzotta sostiene che il referendum non ha mai portato bene al sindacato.

    «Non capisco l’obiezione visto che loro non sono interessati alla questione. Del referendum si occuperà chi, come noi, vuole difendere i diritti dei lavoratori. Noi siamo contrari a modificare l’art.18 e mi pare ci sia una larghissima consapevolezza sull’importanza dei diritti nel mondo del lavoro. Inoltre potrei ricordare che oltre dieci milioni di voti erano stati raccolti dai sindacati confederali nel referendum, non valido per mancanza del quorum, proposto dai radicali e Confindustria contro lo Statuto dei lavoratori».

    Alcuni sostengono che la fermezza della Cgil è determinata da Cofferati, Se Cofferati toglie il disturbo le cose cambiano, è così?

    «La linea della Cgil è stata costruita collettivamente, è evidente che al segretario generale tocca una maggiore esposizione degli altri, deve gestirla pubblicamente. Ma è una linea condivisa da tutta l’organizzazione. Bisogna solo aspettare che io me ne vada per avere la prova che la linea della Cgil non cambia. In realtà anche in questo caso, siamo di fronte alle intenzioni di alcuni ministri, come Maroni, ad atti intimidatori rivolti non più al segretario che sta lasciando ma al suo successore. Sono volgarità sgradevoli».

    Lei e la Cgil siete stati accusati dal presidente del Consiglio e da altri di usare un linguaggio dai toni pericolosi, addirittura contigui con la violenza...

    «E’ un’infamia. Ma la cosa è ancora più grave perchè punta a intimidire un’organizzazione di milioni di cittadini. Queste accuse ci vengono da chi, nel dibattito politico, ha dato pessima prova di sè, con un florilegio di calunnie verso tutti: intellettuali, magistrati, giovani dei movimenti pacificti e no global. Adesso è il turno della Cgil. Abbiamo espresso giudizi molto duri sui provvedimenti del governo riferendoci al merito e mai alle persone. Non cambiertemo atteggiamento, manterreno la nostra fermezza. Il 23 marzo scorso, a Roma, ai giovani, ai magistrati, agli intellattuali avevo detto di non farsi intimidire, avevo ben chiaro che cosa sarebbe successo».

    Che cosa dirà ai partiti di centro sinistra che incontrerà nei prossimi giorni?

    «Illustreremo le nostre preoccupazioni per la situazione economica e sociale, presenteremo le nostre iniziative nel rispetto dell’autonomia e dei ruoli di tutti. Il centro sinistra sarà costretto a scelte nette. Capisco le ragioni delle forze politiche, la delicatezza della vicenda attuale, c’è un problema di rapporto tra le forze centriste e una parte delle organizzazioni sindacali che hanno firmato, per appartenenza e vicinanza ideale. Non mi sfugge il problema, l’unità sindacale è un obiettivo da perseguire. E tuttavia le forze politiche sono chiamate a un giudizio di merito, dovranno votare in Parlamento sul Dpef che, questo è l’aspetto aberrante, conterrà l’accordo firmato. Dovranno dare un voto sul Patto per l’Italia. Ci sono ulteriori questioni che chiamano in causa il centro sinistra: l’accordo siglato da Cisl e Uil conferma e accetta i contenuti della delega sul mercato del lavoro, la somma delle deleghe del governo è contraria alla proposta di legge Amato-Treu in materia di mercato del lavoro e regole. Voglio dire che il provvedimento del governo cancella i contenuti della proposta della sinistra. L’Ulivo deve dire che cosa vuole fare: ha scherzato o no?».

    Anche a sinistra c’è una forte preoccupazione per la rottura sindacale.

    «Lo comprendo. Ma la sinistra oggi deve guardare e valutare l’obiettivo del governo di snaturare le funzioni del sindacato. Lo vuole ridurre a un erogatore di servizi che oggi sono di responsabilità dello Stato, e il governo è disposto a finanziare queste attività per nuovi enti bilaterali che non hanno niente da spartire con quelli del passato. Di questo stiamo parlando, è un problema di tutti. C’è il rischio di un bipolarismo anche nella rappresenza sindacale, già evidente nel Patto e nel Dpef».

    Si sente solo?

    «Per la verità no. Anzi proprio in questi giorni sono confortato dal grandissimo affetto che ho trovato nelle Feste dell’Unità e in tutte le iniziative pubbliche che hanno coinvolto anche molti iscritti ai Ds».

    E’ pronto l’esposto che aveva annunciato dopo la pubblicazione di alcune lettere di Marco Biagi?

    «Presenteremo l’esposto denuncia nei prossimi giorni ai magistrati competenti. Chiediamo che la magistratura faccia piena luce sulle ragioni per le quali una persona spaventata è stata progressivamente privata della protezione della scorta. Chiediamo poi di sapere chi, e per quali ragioni, ha alimentato presso il professor Biagi il timore verso la mia persona, per inesistenti minacce. Chi è stato e perchè l’ha fatto visto che le lettere del professore che ne parlano sono scritte in un periodo nel quale non c’erano polemiche pubbliche, né sul suo lavoro o su altri temi attinenti».
  9. Turista Anonimo
    , 31/7/2002 00:00
    ...ooohh...abbiamo tra noi anche delle intelligenze superiori....che bello!
  10. Turista Anonimo
    , 31/7/2002 00:00
    Il Proverbio del Giorno:
    (Valmadrera - Co)
    La roba l'è mia de chi la fa, ma de chi la göd
    (La ricchezza non è di chi la fa, ma di chi la gode)

    Te terun (terrone)
  11. Turista Anonimo
    , 31/7/2002 00:00
    Assalto alla Diaz: in un filmato Rai tutta la verità sulle molotov

    È un video girato dalla cancellata della scuola Diaz subito dopo l'irruzione della Polizia l'asso nella manica dei magistrati genovesi per provare le responsabilità dei funzionari indagati nella vicenda delle due bottiglie molotov sequestrate nella scuola.

    Il video, in una sequenza di 5 minuti, mostra un gruppo di funzionari intenti a discutere intorno al sacchetto di plastica azzurro che contiene le due bottiglie incendiarie, il tutto mentre nella scuola è ancora in corso la perquisizione.


    I funzionari ripresi dalla telecamera sono in pratica gli stessi che martedì sono stati convocati in Procura e interrogati dai magistrati con l'accusa di falso ideologico e calunnia, compreso il Questore vicario di Bologna, Lorenzo Mugolo e il funzionario del reparto mobile di Roma Pietro Troiani, che si era rifiutato di sostenere il faccia a faccia con gli altri indagati. Su di lui pesa la testimonianza di un agente che durante gli interrogatori ha dichiarato di aver portato le due molotov, sequestrate durante gli incidenti del pomeriggio in città, nella scuola proprio su ordine di Troiani.
    Tra i funzionari ripresi dalla telecamera ci sarebbero anche l'ex capo della Digos di Genova, Spartaco Mortola, il capo e il vicecapo del servizio centrale operativo Francesco Gratteri e Gilberto Caldarozzi, il funzionario del Reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini e il vicecapo dell'antiterrorismo Gianni Luperi.

    Il filmato, girato dalla Rai, fa parte di quel materiale documentario raccolto dalla Procura di Genova a partire dalle prime settimane dopo il G-8, ma solo di recente i magistrati si sarebbero accorti della sua esistenza e dell'importanza delle immagini in esso riprese. Il video, infatti, sembrerebbe confermare l' ipotesi dei magistrati inquirenti, secondo i quali le due bottiglie molotov sarebbero state usate dai dirigenti di Polizia come false prove per giustificare la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz e l'arresto di 93 no global.
  12. Turista Anonimo
    , 31/7/2002 00:00
    Senato senza numero legale: il centrodestra vuole solo la legge "salva-Previti"

    Per quattro volte di seguito la maggioranza di centro-destra al Senato ha fatto mancare il numero legale sul cosiddetto decreto "omnibus" del ministro Tremonti. A chiedere la verifica, per la quarta volta, del numero legale è stato il senatore Lucio Malan di Forza Italia. Obiettivoi: sospendere i lavori dell'aula e cercare di riprendere immediatamente, come ha spiegato il senatore dell'Udc Luigi Compagna, i lavori in Commissione Giustizia sul disegno di legge Cirami, il cosiddetto "decreto salva-Previti". Il centrosinistra è insorto gridando dai banchi «vergogna, vergogna». La riunione dell'Aula è stata rinviata alle 16,30, ma l'opposizione contesta che si possa anticipare la convocazione della Commissione giustizia.

    I lavori della commissione, sospesi alle 5,30 del mattino, dovrebbero infatti riprendere alle 13,45. Ma la maggioranza vuole giungere all'approvazione del disegno di legge Cirami entro giovedì, prima che il Senato sospenda i lavori per la pausa estiva.

    «Una maggioranza che è una stramaggioranza fa deliberatamente mancare il numero legale impedendo al Senato di discutere perché vuole privilegiare la legge Cirami che a questo punto è solo la Previti-Berlusconi. È qualche cosa di incredibile. La maggioranza si autoaffonda per perseguire solo un obiettivo. È un atto di indecenza. A questo punto non è un'offesa alla maggioranza ma all'Italia e agli italiani», ha commentato il capogruppo Ds, Gavino Angius, che aggiunge: «vedremo cosa succede nel pomeriggio in Aula e noi sul dl omnibus non chiederemo il numero legale per cui evidenzieremo ancora una volta l'assoluta responsabilità della maggioranza e del Governo in questa assurda situazione che si è determinata».

    «Senatori della maggioranza hanno sfilato le loro tessere per far mancare volontariamente il numero legale». Willer Bordon, capogruppo della Margherita attacca la maggioranza «capace di autoaffondarsi e di non votare un decreto definito importantissimo per il Paese pur di compiacere e favorire Berlusconi e Previti».
  13. Turista Anonimo
    , 30/7/2002 00:00
    Legge «sposta processi»: la maggioranza si 'concede' un giorno in più per l'approvazione
    di red.
    La pressione della destra per arrivare all'approvazione della legge 'sposta processi', continua ad essere fortissima. È di questa mattina l'ultimo colpo di mano: il disegno di legge Cirami sul “legittimo sospetto” potrà essere discusso dall'aula del Senato, «ove concluso» in Commissione Giustizia, anche giovedì mattina, ultimo giorno di lavoro dei senatori prima della pausa estiva.

    La modifica del calendario, che prevedeva la discussione in aula per mercoledì, è stata approvata a Palazzo Madama, su richiesta del capogruppo di Forza Italia, Renato Schifani. L'assemblea ha invece respinto la proposta avanzata da Willer Bordon (Margherita) di togliere dal calendario il ddl Cirami e sostituirlo con il provvedimento sul traffico di esseri umani. E ha anche respinto la proposta di Gavino Angius (Ds) di togliere comunque il ddl Cirami dal calendario. A questo ennesimo sopruso della maggioranza l'Ulivo ha reagito urlando “Vergogna, vergogna” e il presidente Pera ha sospeso la seduta per dieci minuti.

    La modifica del calendario è stata un’ennesima mossa strategica della maggioranza, per aumentare le probabilità che il testo passi all’esame dell’Aula prima della pausa estiva. I lavori in notturna della commissione (durati fino alle due del mattino) e la coda mattutina dalle 8,30 alle 9,30 non avevano infatti prodotto l'accelerazione sperata dalla maggioranza. La battaglia ostruzionistica dell’opposizione, a colpi di emendamenti, era riuscita a rallentare a tal punto i lavori della Commissione, da rendere improbabile che il testo potesse essere licenziato dalla commissione entro mercoledì, come stabilito ieri dalla conferenza dei capigruppo per passare al confronto in aula. Di qui la proposta di Forza Italia di 'aggiustarsi' il calendario secondo le sue esigenze.
  14. Turista Anonimo
    , 30/7/2002 00:00
    Quelle firme abbastanza limacciose
    di Gianni Vattimo

    Il ministro Sirchia, bontà sua, dice alla Stampa che la sanità italiana modello Berlusconi si ispirerà all'esempio tedesco; e che si intende assegnare la priorità all'assistenza domiciliare. In perfetta buona fede, come le altre affermazioni, che però includono anche la constatazione che non si è ancora deciso chi e come dovrà pagare, ma «la locomotiva è stata messa sui binari». Potrà dunque deragliare liberamente, quando si cominceranno a fare i conti. Per ora, l'assistenza domiciliare va intesa nel senso più letterale e semplice: chi si ammala, dovrà anzitutto arrangiarsi a casa, a meno che non abbia i soldi per pagarsi (e pagare a una delle società di proprietà Berlusconi e C.) un'assicurazione privata. Integrativa, certo, nessuno pensa di abolire il servizio sanitario nazionale (che del resto, in molte regioni, è una vacca da mungere per le burocrazie forzitaliote), solo che sarà bene che chi vuole un'assistenza anche solo al livello di quella che ha avuto fin qui (non delle peggiori) se la paghi di tasca sua.
    Questo è solo uno degli aspetti, tra i più clamorosi perché toccherà immediatamente la vita di tutti - più immediatamente certo della vendita del Colosseo, per ora rimandata non per legge, ma solo per la benevolenza del capo - della riforma-deforma della società italiana sulla base dei peggiori aspetti del modello americano. Anche se le imitazioni talvolta riescono male, per la pochezza dei mimi: così Berlusconi ha appena, e in via di urgenza, depenalizzato il falso in bilancio, risolvendo una piccola parte dei suoi problemi con la giustizia, mentre in USA scoppiano scandali a ripetizione proprio a causa di falsificazioni di bilanci e di revisioni compiacenti, mandando in rovina migliaia di dipendenti di varie società che avevano contato sui loro fondi pensione investiti in borsa. Qualcuno dei cultori delle privatizzazioni di tutto, in Italia, si accorgerà dei rischi che il governo Berlusconi ci fa correre? La scellerata e limacciosa firma del «Patto per l'Italia», del resto, sembra aver dato alla testa a Tremonti e compari. Se ci auguriamo che almeno la Commissione europea fermi il delirio delle cartolarizzazioni e dei veri e propri falsi di cui minaccia di essere pieno il Dpef saremo tacciati di scarso patriottismo, magari equiparati a quegli sciagurati calciatori nazionali che non cantano l'inno (e mal glie ne incoglie!)? Il mare di contraddizioni e di vera e propria disonestà - non solo intellettuale, purtroppo - in cui stiamo annegando per merito della maggioranza di destra potrebbe essere uno spettacolo consolante, se non fosse che il dominio dei media garantisce a Berlusconi una quasi illimitata libertà di mentire senza che i cittadini se ne rendano conto. Come fa uno come Buttiglione a credere di poter difendere la famiglia e la libertà di fare figli mentre d'altra parte sostiene la distruzione dell'articolo 18 che era appunto una delle poche garanzie per le persone di progettarsi un futuro, una famiglia, anche figli, senza temere troppo la disoccupazione? E con che faccia si pretende di garantire più sicurezza nella vita di ogni giorno quando tutta la società privatizzata spinge ciascuno a cercare di rassicurarsi attraverso quella libera iniziativa individuale che ha permesso a Berlusconi di diventare l'uomo più ricco d'Italia, certo a costo di alcune violazioni delle leggi a cui sta però rimediando brillantemente con la sua «discesa» in politica? Sarà vero che non bisogna demonizzare gli avversari politici, ma ci risulta impossibile non pensare che la maggioranza di destra sta conducendo l'Italia sulla via di un cinismo diffuso, rassegnato, che non crede certo all'innocenza di Berlusconi e Previti nei tanti processi che essi cercano di rallentare, che ride quando il Cavaliere si presenta come difensore dei valori cristiani, o parla di patriottismo con i suoi alleati leghisti pronti a fare del tricolore la loro carta igienica; ma sopporta per mancanza di energia morale, quella stessa ignavia morale che ha lasciato vivere il fascismo come regime fino a che l'alleanza con Hitler non lo ha travolto anche nella risvegliata coscienza degli italiani. Possiamo aspettarci che la soggezione di Berlusconi al modello di Bush, possibilmente senza guerra (ma l'Iraq è vicino), finisca per produrre un analogo risveglio?
  15. Turista Anonimo
    , 30/7/2002 00:00
    COMUNISMO Nel mirino soprattutto gli intellettuali. La rete segreta serviva per verificare le opinioni della gente sulle scelte politiche

    Unione Sovietica, una società di eguali e delatori

    Dagli archivi del Kgb materiali inediti sui sistemi di controllo esercitati da Stalin


    Slavoj Zizek, membro dell’Istituto di Scienze sociali di Lubiana, nel suo ultimo libro, dedicato al totalitarismo ( Did somebody say totalitarianism? ), brillante e interessante nonostante la vecchia banalità goscista di base secondo cui la nozione di totalitarismo avrebbe la funzione di coprire l’egemonia liberal-democratica, essa stessa a suo modo totalitaria, riporta un episodio riguardante il regime forse più coerentemente, e sinistramente, totalitario che si conosca: quello dei khmer rossi. Sotto il loro potere in Cambogia, visto il preoccupante calo della popolazione e della natalità a causa degli eccidi e dell’inedia, tre giorni al mese (il primo, il dieci e il venti) erano dedicati alla copula. Di sera le coppie sposate (che negli altri giorni dopo il lavoro pernottavano in baracche separate) avevano il permesso di dormire insieme, costrette a quell’operazione che si suole definire «fare l’amore». Il loro spazio privato era un piccolo cubicolo recinto da una semitrasparente cortina di bambù, lungo la fila dei quali pattugliavano le guardie rosse per vigilare che il coito avesse luogo. Le coppie sapevano che la renitenza anche a quell’obbligo era considerata un sabotaggio e veniva severamente punita; allora fingevano di dimenarsi e mugolare eroticamente per trarre in inganno le guardie. Questo episodio non dice soltanto che cosa sia un regime totalitario vero. L’episodio tragicamente grottesco riportato dice anche che neppure un regime arcitotalitario raggiunge la perfezione e l’«uomo nuovo» progettato dalla «rivoluzione culturale» trova il modo di sottrarsi, almeno in parte, alla coazione totale. Un regime, con la sua ideologia di base, può essere totalitario, nei limiti delle umane possibilità, ma una società non può essere veramente totalitaria, e tanto meno l’insieme dei suoi membri, gli uomini e le donne che la compongono, perché si dà una resistenza, magari soltanto passiva, al progetto ideopolitico che ispira il regime, progetto che resta quindi almeno parzialmente utopico e prima o poi è destinato a fallire.
    Questa riflessione è confortata dai nuovi materiali che giungono dagli archivi russi della polizia politica sovietica, riguardanti cioè il primo e più duraturo, e meno imperfetto, regime totalitario che si conosca, modello, in un certo senso, per i successivi: si tratta delle relazioni che gli agenti di questa polizia (ultima sua denominazione in sigla: Kgb) inviavano regolarmente alla propria direzione e di qui passavano al ministero degli Interni, e poi, rielaborate, erano inoltrate al Comitato centrale del Partito comunista, il quale così disponeva di una sicura informazione sullo stato della sottostante società, sui suoi umori, sulla sua opinione non pubblica, per così dire: i delatori, autori dell’informazione primaria, infatti, riferivano con fedeltà, come era loro compito, ciò che avevano sentito (a differenza delle delazioni «private», fatte cioè da normali cittadini, le quali potevano essere calunniose, dettate come erano non di rado dagli interessi di chi, autore della delazione, voleva vendicarsi di qualcuno o eliminare un rivale, prendendone il posto o magari l’appartamento). Si scopre così che come i cambogiani emettevano gemiti di finto orgasmo e simulavano il dimenio dell’amplesso, i russi in pubblico rispettavano le regole di comportamento imposte, ma in privato spesso tra loro (anche perché non sapevano che un delatore era presente sotto le mentite spoglie di una persona di loro fiducia) si esprimevano con franchezza.
    Questo avveniva tra gli scrittori e gli intellettuali anche negli anni più terribili delle rappresaglie poliziesche, nel 1936-37, quando Stalin, portando al parossismo il Terrore «normale» del regime, non si comportò come un folle tiranno, ma come un rivoluzionario il cui potere faceva tutt’uno con l’ideologia marxleninista e il regime comunista e la cui politica era di accelerare al massimo l’omogeneizzazione della società sovietica e di rafforzare, adattandolo alle nuove circostanze interne ed esterne, il dominio del partito e, naturalmente, del Capo che lo impersonava. Il fatto che dalla tradizionale (a partire dall’ottobre 1917) persecuzione spietata e criminosa dei «nemici di classe» e di partito Stalin passasse a quelle dei «nemici del popolo» anche all’interno del partito costituiva un passo assai breve e non del tutto illogico.
    I documenti qui presentati in breve aprono uno spiraglio, destinato ad allargarsi con la pubblicazione di altri materiali consimili, su una «società sovietica» non del tutto domata da un regime totalitario che all’inizio molti suoi membri, illudendosi, avevano contribuito a costruire.

    Vittorio Strada


    Cultura
  16. Turista Anonimo
    , 25/7/2002 00:00
    MILANO – Come Larry Flynt: condannato per pubblicazioni oscene. Stefano Surace, giornalista ultrasettantenne è finito dietro le sbarre per aver accumulato una serie di sentenze per diffamazione a mezzo stampa e pubblicazioni oscene.

    Una storia surreale, quella del cronista, scrittore e maestro di arti marziali ora rinchiuso nel carcere di Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Quasi un racconto kafkiano. Le manette sono scattate poche settimane fa; la libertà potrà ritrovarla, a detta degli avvocati, solo con la grazia.

    Era il 1960 quando Surace, ai tempi direttore del periodico Le Ore fu denunciato per l'oscenità dei servizi pubblicati sul settimanale. La giustizia fece il suo corso; nel '63 e nel '67 arrivarono le sentenze. Troppo tardi perché Surace ne venisse a conoscenza. Abbandonata quasi del tutto l'attività giornalistica, s'era infatti trasferito in Francia. A Parigi, ormai famoso per la carriera di inchiestista che s'era lasciato alle spalle, si dedicò alle arti marziali, al Ju Jitsu, in particolare, dove ha ottenuto i massimi riconoscimenti mondiali. Nel suo passato, tra l'altro, spicca un lavoro di indagine sulle carceri italiane. Entrò per 18 volte in nove galere del Paese, da San Vittore di Milano a Poggioreale di Napoli fino alle case circondariali di Monza, Arezzo, Voghera e Legnano. Ogni volta condivideva la vita dei detenuti per qualche settimana: un reportage che, ai tempi, fece scandalo.


    Ma delle sue condanne, una volta arrivato a Parigi, giura di non aver mai saputo nulla. Le tre sentenze emesse dai tribunali di Milano, Firenze e Monza, sono passate in giudicato: la condanna è stata comminata in contumacia. Ora si trova a dover scontare due anni, sei mesi e dodici giorni di reclusione. Lo ha scoperto quando è rientrato in Italia per far visita al fratello che vive a Napoli e sta male. E' stato allora che lo hanno ammanettato e portato in carcere. E come Larry Flynt, l'editore di Cincinnati che scandalizzò l'America con "Hustler", la prima rivista a pubblicare nudi femminili "ginecologici", Surace si ritrova condannato per pubblicazioni oscene.


    Il suo caso è finito sul giornale. La Federazione nazionale della stampa italiana, il sindacato unitario dei giornalisti, si è fatto carico della questione. " Sono passati più di quarantanni, l’Italia è profondamente cambiata - si legge sul sito della Fnsi - i costumi si sono velocemente evoluti e ciò che negli anni Sessanta era considerato diffamatorio ed osceno oggi viene tranquillamente pubblicato e diffuso nelle edicole e nelle librerie. Comprendiamo che dal punto di vista giuridico non ci siano spazi di intervento ma questo ci sembra che non elimini la mostruosità della vicenda".

    A 70 anni compiuti, Stefano Surace non riesce a superare l'empasse di una giustizia che, lenta, continua inesorabile il suo corso. Il magistrato della libertà, cui l'avvocato difensore di Surace si è rivolto, è stato irremovibile. "Dal punto di vista tecnico-giuridico - dice Alessandro Basile, il difensore - non è possibile fare molto". Ultima possibilità: il Tribunale di sorveglianza che potrebbe, almeno secondo l'avvocato Basile, disporre le misure alternative. Gli altri avvocati, tutti d'ufficio, non hanno mai avvertito Surace. Lo hanno sempre ritenuto irreperibile. L'ultimo ordine di carcerazione è quello della Procura di Milano e risale a più di 30 anni fa.
    Di qui l'appello del sindacato dei giornalisti: " la Fnsi chiede, con estrema fermezza, che il Presidente della Repubblica, Ciampi, intervenga per riconsegnare la libertà allo sfortunato collega con un atto di grazia e che il ministro della Giustizia, Castelli, più volte invitato ad iniziare il dialogo con la Fnsi sulla legge di riordino dei reati a mezzo stampa interrotta dalla fine della legislatura passata, trovi il tempo di riceverci e di riprendere quel percorso che riporti serenità e certezze tra la magistratura e il mondo dell’informazione".

    Il Nuovo