1. Aiuti umanitari, si o no? E quali?

    di , il 29/9/2004 00:00

    Avete mai pensato di adottare un bimbo a distanza, di donare dei soldi ad una associazione umanitaria, di partecipare ad una colletta?

    Se si, lo avete fatto per quale ragione? Chi o che cosa vi ha spinto? Avete conosciuto i responsabili, avete visto un documentario, avete letto una locandina? E verso quali paesi vi siete rivolti? Verso il terzo mondo, verso l’Europa o verso l’Italia?

    Infine, siete rimasti scottati da alcuni degli scandali che hanno colpito le più grandi catene umanitarie, di cui si credeva potersi fidare ciecamente?

    Forum proposto da: CaviettaPeruviana (caviettaperuviana@virgilio.it)ed Eloisa (eloisa.vacchini@bluewin.ch)

  2. Gabriele Bertini
    , 7/2/2005 00:00
    Data la serietà di questo forum mi permetto di segnalare anche la onlus di cui facico parte da 4 anni... ABChildren Charity Onlus... siamo di Roma, abbiamo come scopo l'aiuto di bambini nei villaggi presso Madras nel Tamil Nadu in India... da anni abbiamo progetti di sostegno a distanza, di cooperazione e di recente abbiamo anche attivato progetti di microcredito sia per i pescatori che hanno eprso le barche nel recente maremoto sia per le donne per dar loro una formazione professionale che le permetta di poter lavorare e guadagnare... Oltre che benefattori per i progetti di sostegno ai bambini, cerchiamo anche tutti coloro che vogliano "regalare" un po' del loro tempo per questa buona causa...
    Non so indicarvi la maniera giusta di credere alla mia buona fede se non dicendovi che qualsiasi documentazione, foto, documentario e atto legale sono a disposizione di chiunque voglia in qualche modo assicurarsi delle persone a cui affida il proprio denaro.
    Mi sono permesso di scrivere qui proprio perchè da quello che leggo mi sembra di capire che qui ci sia gente seria che vuole un servizio trasparente e del tutto primo di problemi... Reputo che ABChildren, nell'interesse dei bambini, possa garantire tutto questo.

    Chiunque voglia informazioni può visitare il sito www.abchildren.org, per poi arrivare al forum e per poi ovviamente chiedere tutti gli eventuali chiarimenti tramite email...

    Grazie a tutti quelli che vorranno imbarcarsi con noi in questa buona azione!

    Alla prossima
    Gabriele Bertini
  3. Ilaria Biffi
    , 2/2/2005 00:00
    Buongiorno a tutti..ho trovato questa mattina l'argomento che fa per me dato che cerco appunto un associazione seria per poter adottare un bimbo a distanza.
    E' da molto tempo che voglio farlo ma sono sempre stata scettica per paura che i miei soldi non arrivassero direttamente ai bimbi!
    Con quello che succede poi...
    Io vorrei chiedere consiglio a qualcuno che ha già esperienza e che mi può indirizzare verso associazioni davvero serie!
    Aspetto un Vs consiglio...so che mi potrete aiutare..
    Grazie..
    Ialria.
  4. Fortunato Fabrizio
    , 31/1/2005 00:00
    Questa è la nostra testimonianza (di viaggio) sulla nostra adozione a distanza finalizzata allo studio di due ragazzine sudafricane tramite il MAIS - Movimento per l'Autosviluppo
    Internazionale la Solidarietà.
    Cerchiamo di testimoniare perché è bello e giusto che noi nella società del benessere adottiamo a distanza bambini che vivono in condizioni nelle quali noi non potremmo immaginare i nostri figli nemmeno nei peggiori incubi. Eppure i nostri figli non hanno nessun merito in più di quei bambini e quei bambini hanno gli stessi diritti dei nostri a non soffrire la fame, ad avere un tetto sulla testa e a non vedere i genitori morire di AIDS comee mosche.
    ___________________

    Non ce l’aspettavamo. Primavera 2003, sede del MAIS; avevamo già conosciuto Jackie Stevenson, responsabile del MAIS-AFRICA (responsabile? no, Jackie è il MAIS-AFRICA), ed eravamo andati lì per ricevere notizie di Stephanie e Samantha, le due bambine di cui siamo “sponsor”. Quando Loredana ci chiese “perché non andate in Sudafrica a conoscere le bambine?”, ci prese alla sprovvista. Ma il meglio doveva ancora venire: al nostro “si, si potrebbe fare”, Jackie aggiunse: “però non venite solo per poche ore, il tempo di visitare la scuola e andare via; se venite a gennaio potreste portarle con voi in vacanza da qualche parte”, e Loredana, subito, “ve la sentite?”. Non so se ce la sentivamo, ma come si fa a dire di no? E infatti, “perché no?” fu la nostra risposta. Era fatta: avevamo iniziato il “grande passo”: da anonimi “supporter” (soldi, ogni tanto qualche regalo e qualche lettera) a “persone in carne e ossa” con un volto, una voce, che avrebbero a loro volta finalmente conosciuto le bambine che da anni stavano aiutando economicamente nello studio, consentendo loro anche di avere qualche vestito e qualche giocattolo in più. L’idea comincia a concretizzarsi a dicembre; un’e-mail a Jackie per confermare che a gennaio andremo lì, la scelta della data, e lei che ci organizza tutto: noleggio dell’auto (“che macchine volete?” “fai tu, Jackie, basta che abbia quattro posti ed un bagagliaio”), scelta della “riserva naturale” dove andare (“abbiamo sentito parlare del Kruger Park; che ne dici?”, “no, attualmente c’è una grossa siccità, vi conviene andare al Pilanesberg Game Reserve”), prenotazioni varie e, visto che c’è (come se non avesse altro da fare…), ci organizza anche la seconda parte della vacanza, che faremo da soli. E finalmente partiamo, un sabato pomeriggio, per Johannesburg (via Francoforte!), dove arriviamo domenica mattina. Jackie ci viene a prendere e ci ospita a casa sua fino a martedì mattina. Trascorriamo questi due giorni con la stupenda famiglia di Jackie (Keith, il marito, Christopher, il figlio, più Panzarotti e Brunhilde, due simpaticissimi rottweiler, e Ninjia e Shiva, due socievoli siamesi), ma, soprattutto, in questi due giorni abbiamo un assaggio dell’Africa che qui possiamo solo immaginare e che nessun “tour operator” mostrerebbe mai. Intanto Jackie ci fa visitare “Alexandra township”, una bidonville dove la dignità umana è un concetto privo di significato. Poi ci fa vedere Hillbrow e Yeoville, due quartieri confinanti e degradati le cui condizioni di vita sono compromesse dalla sovrappopolazione e dalla miseria: è stupefacente vedere il carisma di Jackie, che ferma i bambini per la strada per chiedergli perché non sono andati a scuola, o semplicemente per avere informazioni su di loro o la loro famiglia: sembra che la conoscano tutti, e tutti la rispettano. Ma la cosa più toccante è sicuramente la visita della Casa gestita dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta, dove c’è sempre un posto per chi non ha niente ma, soprattutto, dove vengono assistiti i malati di AIDS, compresi i bambini ed alcuni malati in fase terminale (“ogni volta che esco da qui, so sempre che la volta successiva non troverò più qualcuno”, ci dice Jackie che ha una parola per tutti). Ma vediamo anche la faccia della speranza di questa realtà: prima di tutto la Casa Famiglia “Saint Christopher’s”, la “creatura” di cui va giustamente orgogliosa, che ospita tanti bambini che non hanno una casa, dei genitori, o che lì vengono sottratti a condizioni di vita inaccettabili; ormai sono tanti, e Jackie ci dice che c’è bisogno di creare una nuova Casa Famiglia; questa, comunque, è davvero carina, ed i bambini sembrano contentissimi di viverci e di conoscerci; e poi la “Yeoville Community School”, che lei dirigeva prima di dedicarsi completamente al MAIS. Ma per avere un’idea di cosa sia Jackie per queste istituzioni bisogna vedere la devozione con la quali l’ascoltano quando dice ai bambini della Casa Famiglia che devono considerarsi tutti fratelli e sorelle ed aiutarsi a vicenda, oppure la fila di persone davanti alla porta della stanza che ha conservato alla Scuola, che aspettano di parlarle per sottoporle i loro problemi di qualunque tipo: e questo è uno degli aspetti più drammatici, perché a Jackie non si rivolgono solo ragazzi o genitori con “banali” problemi scolastici, ma anche donne fuggite in Sud Africa dai loro Paesi in guerra, magari dopo che le loro famiglie sono state trucidate, persone che non hanno più niente, nemmeno una lingua comune per comprendersi. Ed arriva martedì, il momento di partire; ma prima sentiamo il bisogno di porre una domanda che ci portiamo dentro da tempo: “Jackie, ma è giusto quello che stiamo per fare? In questi giorni di vacanza con Stephanie e Samantha mostreremo loro una realtà tanto diversa dalla loro vita di tutti i giorni e poi le riporteremo a quella vita come se fosse stato tutto solo un sogno bello e impossibile?” Ma Jackie ci mostra la faccia “positiva” della medaglia: “Mettiamola così: queste bambine non hanno mai visto nulla al di fuori del loro piccolo mondo, non hanno fatto nessuna esperienza, non hanno nulla da raccontare; voi mostrerete loro che il mondo non è solo quello al quale sono abituate: c’è dell’altro, e non esiste solo in televisione; ma per raggiungere condizioni di vita migliori bisogna impegnarsi, a cominciare dallo studio che anche voi rendete a loro possibile; il ritorno a casa non dovrà essere il risveglio da un incubo, ma uno stimolo ad andare avanti, a non pensare che il domani non può essere diverso dall’oggi”. E allora, partiamo. Le bambine sembrano molto incuriosite, pur tenuto conto della loro assoluta timidezza (e vorrei vedere…). Per sciogliere il ghiaccio, appena partiti da Johannesburg chiedo loro di farmi da guida e da “navigatori”: “Sapete, non sono abituato a guidare sulla sinistra: se mi vedete contromano lanciatemi un urlo”. Loro sorridono e si impegnano; di fatto, riveleranno un senso dell’orientamento invidiabile, ma l’unica volta che, soprappensiero, imboccherò una strada contromano, dovrò accorgermene da solo (“guarda quel matto contromano, oddio, dietro ce ne sono altri due, ops, scusate…”). Arriviamo al Pilanesberg Game Reserve: purtroppo piove, ma è tutto molto bello, e Stephanie e Samantha sembrano molto divertite ed interessate. Trascorriamo il mercoledì ed il giovedì andando in giro nella riserva, sia con la nostra auto, sia con il giro organizzato; la pioggia non sembra rattristarle, e loro si divertono ad avvistare gli animali, dei quali conoscono tutti i nomi. Inoltre, è un divertimento anche mangiare al buffet del ristorante, dove il nostro “nucleo familiare” spesso provoca la curiosità del gentilissimo personale. Fanno quasi tenerezza quando, l’ultima sera, si vestiranno di nero per la cena. L’ultima sorpresa l’avremo venerdì, il giorno della partenza: c’è il sole! La nostra proposta di partire solo dopo pranzo viene immediatamente accettata e Stephanie e Samantha possono finalmente trascorrere tutta la mattina in piscina, “consumando” lo scivolo e sbellicandosi dalle risate. Alla fine, per asciugarsi decideranno di andare a saltare sul tappeto elastico… E alla fine si riparte: grazie al loro già sperimentato senso dell’orientamento riusciamo a tornare a Johannesburg e raggiungere la Yeoville Community School, dove abbiamo appuntamento con Jackie. E’ il momento dei saluti: ci promettiamo a vicenda di rivederci, e la prossima volta speriamo che sia in Italia. Nel frattempo, già che ci siamo, raccomandiamo loro di darsi da fare: nel tempo trascorso insieme ci hanno raccontato le loro aspirazioni: Samantha, dopo la high school che sta frequentando, vorrebbe iscriversi all’università e diventare medico; Stephanie sogna di diventare disegnatrice di moda; noi, naturalmente, continueremo a fare la nostra parte, ma l’impegno maggiore dovrà essere loro. Al di là dei ringraziamenti, è Jackie che ci fa il regalo migliore: “Non le ho mai viste così contente!”. Speriamo che sia vero, Jackie, e ci piace crederlo: quando salutiamo Stephanie e Samantha sotto casa loro, le tue parole ci fanno sperare che questa per loro non è la fine di un bel sogno, ma l’inizio di una realtà migliore.

    Fabrizio Fortunato e Maria Grazia Fels
    Indirizzo del sito del MAIS
    http://www.mais-onlus.org/index.html
  5. sisona
    , 28/1/2005 00:00
    Scusate mi sono resa conto solo ora che ho scritto un romanzo !!!!
    é che se comincio a parlare di Kenya mi faccio prendere la mano ....spero di non avervi annoiato troppo !!!!
    Silvia
  6. sisona
    , 28/1/2005 00:00
    Ciao a tutti voi gente dall'anima generosa ... devo dire che è proprio un bel forum, un forum per viaggiatori certo ma che oltre a viaggiare con i piedi, con i 5 sensi, con la macchinetta fotografica viaggiano sopratutto con il cuore.
    E visto che presuntuosamente non mi ritengo da meno, vorrei raccontarvi la mia esperienza africana e sopratutto la mia esperienza con un associazione fantastica.
    Nel 2002 dopo mille peripezie per trovare un associazione con cui partire per il terzo mondo ....avevo un idea ..... da ragazzina da 18enne ...volevo ridare ai popoli sottomessi tutto quello che mi ero presa a loro spese nel mio mondo occidentale per venti anni ... bhe con questa bella idea romanzata sono entrata in contatto con una piccolissima associazione di Roma ... A.I.N.A. associazione italiana nomadi dell'amore .... sede via nomentana 1367 dove hanno anche una casa famiglia per ragazze madri, ragazze uscite dal carcere ..etc. ...chi volesse farci un salto magari dando anche un po del suo tempo per aiutare saranno i bene accetti !!!! ...comunque entro in contatto con questa associazione che mi dice che ci sarebbe stata la possibilità di andare in Kenya, Africa !!!
    Vabhe ...mi accontento ...ho pensato appena me lo hanno comunicato ... la mia idea era l'america latina ..... sulle orme del CHE Guevara ..... l'Africa ... e chimai ci aveva pensato ?
    Vabhe un po complice il fatto che eravamo in aprile e chi mi avrebbe anche dato questa opportunità erano al completo hoi accettato !!!
    Sono state le 5 settimani più importanti della mia vita .... sono cresciuta, ho imparato ad accettare nuove culture e a lavorare con queste culture tanto diverse dalla mia ma non per questo completamente sbagliate e sopratutto ho imparato ad amare quel continente nero che mai avevo considerato e che dopo quel periodo non mi sono più tolta dalla mente.
    Che facevo la? facevo ...la mamma ...a 5 pesti ... quelli che ora quando parlo in giro chiamo i " MIEI " bambini ... orfani, malati di Aids .... sono ospiti in questo ospedale e io li aiutavo a fare il bagnetto, gli davo la colazione, il pranzo, la cena, la merenda, li facevo giocare, li facevo addormentare ..... li sgridavo, li punivo, cercavo di fargli capire cosa è giusto e cosa è sbagliato ...... la mamma ?!?!?!?
    Bhe l'anno successivo ci sono tornata e cosi il 27 luglio 2003 parto e questa volta non sono tornata a casa dopo 5 settimane ..... si purtroppo sono tornata a casa ...però dopo 4 mesi.
    Sono tanti...o sono pochi !?!?? ... sono tanti perchè ti affezioni e quidni sono troppo pochi, sono il giusto per poter veramente capire la gente il popolo, le usanze,le credenze .... ma soprattutto in 4 mesi ho vissuto esperienze, emozioni che mai avrei potuto vivere se fossi tornata per 5 settimane per 5 enni ....... ho visto i primi passi del " mio ciccione " ( nome reale James ) o vissuto il passaggio dal pannolino al wc ....( si-si qua non sono molto per la quale ... rapido e indolore ...forse !!!) ... di Bitti-boo ( nome reale Beatrice !!! ) ho avuto l'onore di conoscere il cuore di Kinya ... ( nome reale Kinya ) ... solo dopo un paio di mesetti abbondanti si è veramente aperta ..... ho vissuto tante emozioni difficili da spiegare, più che altro difficili da mettere in parole, in immagini ....... certo ho anche vissuto lo scontro con la burocrazia Kenyota per il rinnovo del visto ..... la fabbrica del Dom (Duomo -Milano-)
    I miei bambini, il mio Keyna ...la mia africa .....
    Ora purtoppo sono in Italia ( sinceramente sono in erasmus in spagna per questo anno perchè l'America latina non l'ho proprio-proprio messa in cantina e quindi mi serviva imparare lo spagnolo !!!) perchè aimè devo finire gli studi, senza i quali a Igoji ( villaggio in cui ero ), in Kenya, in Africa o in America latina poco ci faccio ..... sopratutto con una maturita scientifica !!! e quidni mi sto rimboccando le maniche per poter tornare il prima possibile dai miei mostri !!!!
    Comunque lo stare a casa mi ha fatto consocere di più l'associazione ..... un associazione per la quale faccio dei mercatini di artigianato del Kenya nel mio paese ...SAn Donato Milanese .... chiunque volesse farci un giro l'ultima domenica del mese ..o forse la prima ...non mi ricordo mai ... davanti alla chiesa San Donato ......
    un associazioen che ha i conti in chiaro, puliti, ... un associazione che fa adozioni a distanza ...e dopo averne fotografati più di 700, aver litigato con la suora perchè circolavano 4 elenchi e ogniuno diverso dall'altro ..... vi assicuro che i bambini esistono, ricevono tutti i soldi e sopratutto sono soldi che se sono destinati alla scuola li vanno perchè hanno una gestione locale tale per cui per la data bambina Es Polly Kathambi ( una bellissima bambina di 5 anni che ha adottato una mia amica e alla quale avevo portato una serie di giochini e di dolcetti ...cosa le era piaciuto di più ???? i bambini sono tutti uguali in tuto il modno !!!) è adottata per andare alla primary school .... i soldi non vengono cosegnati alla famiglia che poi dovrebbe pagare la scuola .... con questo metodo la conclusione è un a: il padre se li ciuccia via al bar !!! no i soldi viene pagata la retta scolastica, la divisa, i libri, le matiet etc e poi si va dalla famiglia e le si dice: " tua figlia ha la retta pagata a scuola .... mi raccoimando non farla andare alavorare nei campi che ha la possibilità di studiare !" .... risultato ...la bambina lavora prima e dopo scuola ma va a scuola !!!
    Io che sono come San Tommaso ..ora mi posso fidare e posso dare il mio denaro o il mio tempo per vendere degli oggetti e guadagnare soldi !!!
    Oltre in Kanya sono in adozione bambini del Brasile, del Chile, del Madagascar e poi non mi ricordo !!!!! Scusate !!! Ma sono un po campanilistica e non essendoci dentro nel giro delle altre adozioni !!!! Scusatemi tanto !!!
    Lo scorso anno il Vescovo ha regalato alla nostra associazione ( ho il vizio di essere un po possessiva ...lo ammetto ) un pezzo di terreno di fronte all'ospedale dove ora sono ospitati i bambini e si è creato un progetto per costruire una casa d'accoglienza dedicata ai bambini orfani con l'aids ...questo perchè ? perchè in ospedale c'è un brutto ambiente ... i malati di aids ovviamente sono isolati rispetto agli altri reparti ... considerate che è un maternity hospital ... adulti e bambini sono messi nello stesso " padiglione" e quidni i bambini sono esposti tutti i giorni a scene veramente tristi,brutte ... che sono tali per loro ..... pensate che la fase terminale dell' aids prende il cervello ... quindi prima di giungere al vegetalismo passano per un periodo di pazzia pura ..... la maggior parte dei bambini sono entrati in quell'ospedale con i genitori che poi sono morti su quel letto dove ogni due per tre vedono morire altre " mamme " .........
    è un progetto che ha da farsi ...anche per poter accogliere più bambini di quelli che ora può accogliere ....ora i posti letto sono 12 .... ma qeulla è l'unica struttura che li accolga nel giro di 250 Km.... ovvimente per poter fare questo ci volgiono soldi ..... come sempre tanti soldi !!!
    Quindi io lancio il mio appello ....per favore se avete un paio di euris ( come dice una mia carissima amica )che vi crescono dedicateli ai miei bambini ...... che altro non sono che un volto un nome alla tanta miseria africana !!!
    Un paio di euris per regalare la speranza che un domani le cure cambino ... o meglio che le cure che hanno già scoperto gli americani e che si tengono ben nascoste per evitare che il continente africano sopravviva e non aumenti il suo debito estero sempre di più .... che l'aspettativa di vita migliori, che gli sforzi per fargli imparare l'alfabeto, i numeri e poi a scrivere, a leggere ...a imparare .. non siano stati, non siano e non saranno vani !!!!
    Vi lascio il sito dell'associazione ...un po retrò .... un po tanto retrò .... ma sono in pochi con troppo poco tempo e con troppe cose da sbrigare .... e con troppa poca conoscenza del mondo del computer ...permetto di aggiungere sperando che non si offenda nessuno !!!!
    www.aina-onlus.it
    O chiunque volesse informazioni piu dettagliate anche solo per sapere come fare un esperienza simile alla mia ... ogni estate vengono organizzati gruppi di volontariato, 10 persone circa per circa 3 settimane ...... non esiti dal contattarmi inprivato sarò ben lieta di rispondervi !!!
    un grosso abbraccio africano ( che è diverso da quello italiano è più ... è più !!!! )
    Silvia
  7. Turista Anonimo
    , 28/1/2005 00:00
    romy, di dove sei?
    sono svizzera anche io... magari ci potremmo incontrare. ora sono impegnata con antonio, ma magari un giorno potrei aderire anche io con te per un bimbo in africa.
    fammi sapere! mi trovi nell'indirizzo qui sopra, nel tema del forum. scrivi l'oggetto in maiuscolo, che se no confondo con dello spam, di cui la mia casella grazie a tpc ormai deborda...
  8. Turista Anonimo
    , 28/1/2005 00:00
    sono felice di leggere che questo nostro forum sia ancora in home per cause diverse da antonio ed il madagascar.
    la nostra corsa con antonio continua, anche se devo ammettere con tristezza che non sono ancora riuscita a fare tutto quello che desideravo. ma presto ci riuscirò. ne sono sicura.
    il madagascar, l'africa, l'india, il sudamerica... non si contano i paesi che hanno bisogno di noi accidenti.
    ho molta voglia però di sorridere vedendo quanti di noi non si siano dimenticati di nessuno e che, malgrado gli scandali gli aiuti trovino sempre le persone giuste; così come le persone giuste trovano sempre chi ha voglia di aiutarle.
  9. Turista Anonimo
    , 15/12/2004 00:00
    Ciao,

    io mi sono rivolta ad una associazione svizzera (sono svizzera) dopo il mio primo viaggio in Kenya.
    Conosco bene tutti i componenti del comitato, aiuto a svolgere dei mercatini per sostenere questa associazione (ATKYE) e so che ogni centesimo che invio arriva a destinazione.
    Ogni anno (a gennaio sarà la quinta volta) vadi in Kenya, ogni anno vedo la "mia" bambina che ho adottato a distanza e ogni anno vedo e apprezzo i suoi miglioramenti (pagella compresa).
    C'è stata molta bufera su certe organizzazioni (anche molto conosciute) ma io so che con ATKYE tutto funziona alla perfezione grazie alle persone che si mettono a disposizione (e mettono a disposizione il loro tempo) per una giusta causa.
  10. Paolo Pierini 1
    , 18/11/2004 00:00
    Gent.li Patrizio e Susy,
    Mi chiamo Paolo, ho lavorato come dirigente per tanti anni presso la Regione dell'Umbria.
    Pensionato, ho 62 anni, mi sono dedicato ad aiutare la popolazione di Zomba in Malawi.
    L'Onlus per la quale lavoro si chiama "Amici del Malawi", con non grande fantasia.
    Però operiamo, io da qualche anno, altri da tanti, su tre settori, sanitario, scuole e nursery-school.
    Intervengo nel dibattito poiché vedo spesso che molti si interrogano su quanto costa sostenere, o aiutare, un bambino in un paese che noi chiamiamo in via di sviluppo.
    Attesto che nelle tre nursery-school di Lita, Chalera e Kunsiya dove vengono ospitati nelle ore antimeridiane 50 piccoli orfani in età prescolare ad asilo, il costo non supera i 10 euro mensili per ciascun piccolo ospite.
    Per una colazione, merenda, pranzo e un minimo di istruzione, quaderno e matita, adeguata all'età. Con questi dieci euro vengono pagate anche tre maestre locali, per ogni asilo, e due cuoche.
    Il "menù" è controllato da nostri medici.
    La costruzione in muratura di un asilo di 120 mq in Malawi ci è costato circa 10.000 euro. I pozzi circa 3.000 ciascuno.
    Gli asili sono controllati da un chairman, con il relativo Committee, in rappresentanza dei 10/12 villaggi che inviano i piccoli all'asilo.
    I bambini sono scelti dai relativi capovillaggio.
    Nessuna ingerenza o controllo su questo da parte dell'Associazione.
    Al momento dei pasti è difficile che i bambini siano solo quelli registrati. Ma u questo si chiude un occhio, o anche due.
    Noi cerchiamo di abbinare un gruppo 50 persone di Perugia per ogni asilo in modo da garantirgli la sopravvivenza anche per il futuro.
    L'abbinamento è gruppo/asilo.
    Non famiglia/bambino.
    L'assistenza sanitaria è garantita da un Clincal Officer del posto oltre che dai nostri medici volontari.
    Da tenere ben presente che questi sono i costi nudi e crudi di mantenimento degli asili.
    Non ci sono altri oneri perchè tutto il resto si svolge in maniera volontaria.
    Tutte le persone che ci aiutano e si recano a Thondwe si pagano da soli ogni onere. Compreso il viaggio e il soggiorno in Thondwe dove disponiamo di una casa accoglienza, bella per il posto, ma sopratutto funzionale. Piccole camere con bagno.
    Tutto gestito da una sacerdote che acquista direttamente i generi alimentari e li distribuisce poi agli asili.
    Sicuramente altri sono i costi delle grandi organizzazioni che devono pagare il pesonale europeo, ed effettuare controlli e tutte le altre spese di gestione.
    E' comprensibile.
    Solo che una ispezione di un funzionario di una settimana costa quanto mantenere un asilo tutto l'anno.
    Grazie dell'attenzione

    Paolo Pierini
  11. Roberto De la tour 1
    , 11/10/2004 00:00
    Ciao,
    Riguardo al problema degli "animali" che approfittano, non credo che ci siano rischi con associazioni serie e conosciute, con chiara e abbondante documentazione. Io, lavorandoci, faccio ovviamente "tifo" per Medici Senza Frontiere, ma senz'altro altri, Emergency, Handicap International, che so, vanno bene. Non mi fiderei invece di pubblicità (l'ho vista su giornali italiani) con una foto tragica, un titolo "per aiutare i bambini africani" e un numero di CCP. Nome assolutamente sconosciuto. In tal caso bisogna chiedere dettagli sui programmi: luoghi, tipo di intervento, ecc.

    Quanto alle agenzie del sistema ONU (UNICEF, UNHCR, WFP, ecc), sono enormi macchinoni burocratici, che secondo me fanno ben poco (anzi quando lavoravo per MSF in Malawi, sia l'UNICEF che l'UNHCR ci hanno appaltato dei progetti, i primi un orfanotrofio per i bimbi i cui genitori erano morti di AIDS, i secondi acqua potabile e latrine per l'ospedale di un campo profughi). Loro non muovevano le loro grasse chiappe dai loro uffici con aria condizionata. Allora perchè non inviare i soldi direttamente a chi fa il lavoro?
  12. Turista Anonimo
    , 11/10/2004 00:00
    quali sono le associaizoni serie che conoscete per adottare un bambino a distanza?
    ciao an
  13. Elena Bonvicini
    , 9/10/2004 00:00
    Sono favorevole agli aiuti umanitari e non mi spaventa l'idea che qualche "animale" se ne approfitti.
    Penso che se io devolvo 100 e qualche "furbo" si mette in tasca 50, va bene, l'importante è che il restante 50 arrivi a destinazione.
    Questo non significa che agisco con le "fette di salame" sugli occhi, ma che sono disposta a tollerare qualche azione poco pulita pur di far arrivare gli aiuti a destinazione.
    Io guardo nel mio cuore e mi giudico per quello che faccio io.
    Le azioni eticamente scorrette di qualche "traffichino" sono cose che riguardano i tribunali, ma non mi fermano di sicuro dal dare il mio aiuto a chi ne ha bisogno.
    Certo versare fondi è sicuramente più facile che assistere giorno per giorno una famiglia in difficoltà, ma credo che ognuno debba fare quello che si sente di fare.
    Vivo da 5 anni l'esperienza di una adozione a distanza con Azione Aiuto e non ci penso nemmeno a recarmi in Ghana a trovare questo bambino o lavorare sul posto per migliorare la situazione, ma ammiro chi lo fa.
    I soldi raccolti servono per costruire pozzi per l'acqua o per dare ai bambini un'istruzione.
    Quindi ok gli aiuti ma solo per dare sostegno e fornire elementi validi perchè la popolazione possa poi continuare da sola senza il nostro aiuto.
  14. Turista Anonimo
    , 7/10/2004 00:00
    QUESTO DISCORSO SECONDO IL MIO PARERE E' UNO DEI QUALI LA GENTE DOVREBBE SOFFERMARSI A PENSARE DI PIU'...SI PERCHE' I BAMBINI CHE STANNO MALE A QUESTO MONDO CE NE SONO DAVVERO TANTI, TROPPI...CREDO CHE, PRIMA DI FARE UN'ADOZIONE A DISTANZA SAREBBE UN BENE ANDARE VERAMENTE A VIVERE UNA SITUAZIONE COME LA LORO. IO HO 19 ANNI, SONO STATA NELLE FAVELAS DEL BRASILE PER UN MESE,VIVEVO COME LORO, ED E' STATA UN'ESPERIENZA STUPENDA. CREDO SIA ADESSO QUINDI IL MOMENTO GIUSTO PER FARE UN'ADOZIONE A DISTANZA, DOPO CHE HO SAPUTO COME VIVONO, QUALI SONO I LORO INTERESSI ECC... LE ADOZIONI COMUNQUE NON SEMPRE SONO GESTITE NEL MIGLIORE DEI MODI... BISOGNA FARE ATTENZIONE A CHI CI SI APPOGGIA....
    PENSO TUTTA LA GENTE CHE STA BENE A QUESTO MONDO DOVREBBE PREOCCUPARSI DI COLORO CHE SOFFRONO.
    UN BACIO E UN ABBRACCIO
  15. Turista Anonimo
    , 6/10/2004 00:00
    Ho sostenuto per anni con adozione a distanza una bambina del Bangladesh, a mezzo di una piccola associazione della zona dove vivo. Con lei mi sentivo direttamente con posta aerea, ma se volevi ogni anno la stessa organizzazione organizzava un viaggio di 15 gg nel villaggio a cui gli italiani davano aiuto.
    Poi la bambina ha interrotto gli studi per volere dei genitori naturali (ha solo conseguito il diploma elementare), e così me ne hanno proposta un'altra. Non ho continuato, anche perchè l'associazione italina ha cominciato a lavorare male. Pochi contatti, incontri, informazioni ecc.
    Nel mio piccolo ora, ad ogni viaggio, parto con la valigia piena e torno con la stessa vuota.
    Regalo ogni bene di prima necessità a donne, uomini e bambini; t-shirt, pantaloncini, scarpe, saponi... che a casa per noi, se non li usiamo, sono un ingombro. PER LORO INVECE E' SOPPRAVIVENZA!!!
    Poi capita come l'ultima volta in Senegal, dove trovi un orfanotrofio, il suo gestore, e tanta volgia di ricominciare un'adozione a distanza... questa volta senza associazioni nel mezzo!
  16. Sara Fratini
    , 5/10/2004 00:00
    Già, la cosa migliore è avere un contatto sul posto che vada periodocamente a controllare.
    Sarita