1. Lascio tutto e me ne vado!

    di , il 23/3/2001 00:00

    Chi di noi avrebbe davvero il coraggio di mollare tutto quello che si è costruito in anni di dure (e spesso inutili) fatiche per tentare la strada dell'avventura??? Ma è poi vero che serve andare "altrove" per ri-trovare se stessi o è solo un'utopia? Oppure, mettiamola così: la società occidentale a cui apparteniamo accetta che si abbandoni la logica del profitto per seguire una strada più spirituale o, per riuscire in questo bisogna decisamente "fuggire" altrove?Forse la partenza per un viaggio non ha senso senza aver pensato ad un ritorno...

    Quanti interrogativi... Aiutatemi voi per le risposte!

  2. Dario C. 2
    , 6/6/2001 00:00
    Grazie Debora per averci confuso quelle poche idee chiare che ci eravamo costruiti... Del resto chi ha detto che bisogna capire prima di parlare... (o scrivere).
  3. Debora Stenta
    , 31/5/2001 00:00
    tornando all'argomento che ha aperto il forum, mi stupisco ogni volta, anche se ormai avrei dovuto farci l'abitudine, di come ognuno faccia delle proprie teorie la propria vita e viceversa. chi si contenta gode, ma in senso positivissimo! e' per questo che non mi piace leggere di gente che non ha avuto voglia, interesse, coraggio, spirito o possibilita' di andare altrove e si arrampica sugli specchi per dire quanto e' bello fossilizzarsi dove ci e' capitato di nascere e non mi piace nemmeno leggere di gente che ha avuto voglia, interesse, coraggio, spirito o possibilita' di andare altrove e guarda un po' dall'alto in basso chi non lo ha fatto. perche' partire deve significare qualcosa oltre al partire? ma chi l'ha detto che se uno molla tutto e se ne va lo fa per fuggire, per paura o non e' in pace con se stesso e bla bla bla? e' molto lodevole che molti sottolineino l'importanza di trovare il luogo adatto a noi dentro se stessi, ma d'altronde in questa ricerca del "nostro" luogo interiore non molliamo, partiamo, fuggiamo, scegliamo e viaggiamo perennemente anche in noi stessi? non sapremo mai se un luogo e' giusto se non ci siamo stati, e questo vale anche per i nostri luoghi interiori.
  4. Dario C.
    , 8/5/2001 00:00
    Interessantissimo e assolutamente attuale l'argomento degli ultimi interventi... Ma credo esuli dall'oggetto di questo forum. Si potrebbe aprirne un'altro? Del tipo: "L'approccio al viaggio nelle religioni del mondo" oppure "La fuga nei secoli"... Che ne dite!?!
  5. Veronica S.
    , 1/5/2001 00:00
    Ciao,
    Il punto è che non metto in dicussione il cristianesimo come tale fine a se stesso, ma di fatto è la religione dominante nel mondo.Ok, l'islamismo è aberrante, ma i crimini piu'mostruosi della storia partono dalla culla del cristianesimo per il semplice fatto che è piu'espanso....il cristiano annienta il diverso, nelle isole caraibiche religioni quali candomble'e vuduismo uccidono il nemico ma non puntano mai alla totale distruzione per presunzione di superiorita'....uccidere è nell'istinto umano pure in loro...cambia il rapporto col crimine, cambia la considerazione del nemico.Gli indiani recuperavano gli scalpi delle vittime per esibirli, per rendere pubblico il fatto che loro erano proprietari della parte del corpo dove risiedeva la mente....c'era ammirazione dunque!Il cannibalismo esiste tutt'ora, ma per chi lo commette uccidere mangiando vuol dire assorbirne l'animo e piu'un uomo e' valoroso e resistente alle torture, piu'e' fondamentale per loro berne il sangue....è un modo per avvicinarsi al valore della vittima e per assorbirne le positivita'!
    In questo il cristianesimo è diverso...riduce l'uomo ad un eunuco analizzandone gli istinti con occhi imparziali e negativi, nelle societa'piu'"primitive" la follia è la manifestazione di Dio nell'uomo, da noi il folle è un elemento da bandire!
    Non discuto la durezza di certi atti che sono presenti in tutte le religioni, metto in discussione l'approccio che esse hanno col diverso e visto che il cristianesimo è il culto piu'vasto nel mondo e'anche quello che ha fatto piu'danni nel modo piu'indignoso:ha messo in ginocchio un continente (l'Africa) e intere popolazioni...chi altro è arrivato a tanto?L'islamismo è mostruoso, ad estremi ulteriori del cristianesimo,ma ancora non è arrivato a tanto....non ancora!Purtroppo la religione forma le societa'e i principi sui quali esse si basano, i nostri limiti e pregiudizi sono pure il frutto di influssi religiosi formatisi in secoli e per noi uccidere è annientare,è umiliare il nemico perchè in noi c'è la presunzione di superiorita'!!!Ci crediamo migliori perchè abbiamo il "progresso",loro sono bestie perche'mangiano i loro simili!!!Ma quanti secoli sono passati prima che antropologi analizzassero l'emotivita'delle religioni minori?Si e'aspettato fino alla meta'del XIX secolo per capire che forse dietro il sacrificio umano ci fosse l'esaltazione del nemico e questo per il semplice motivo che considerandoci superiori non vedevamo la necessita'di "disturbarci" per capire da dove certi gesti nascevano!!!Noi invece fuciliamo per cancellare del tutto!!
    Sono punti di vista differenti, ma non credo che questo sia il forum adatto per discutere piu'di questo.....Dario insomma vai e spacca tutto!!!!
  6. Stefano Franchetto
    , 30/4/2001 00:00
    Alcune riflessioni:
    è caratteristico di qualsiasi società e cultura dominante schiacciare, distruggere ed annientare i valori "estranei" e spesso anche le persone che tali valori perseguono.
    Lo hanno fatto i cristiani (tutte le confessioni cristiane e non solo la chiesa cattolica) nel passato, lo hanno fatto e spesso lo fanno ancora oggi gli aderenti all'islam (l'Afghanistan non è certo la patria dei diritti civili) e lo faranno, purtroppo, in mille altri modi nel futuro le generazioni che verranno.
    D'altro canto mi vien da pensare alla singolare situazione dei Caraibi, tanto per fare un esempio. Prima che ci arrivassero i colonizzatori spagnoli, le tranquille isole caraibiche sino ad allora abitate dai pacifici e domestici arawak furono "colonizzate" dai predatori caribi, spesso cannibali e di sicuro poco inclini a farsi scupoli nei confronti delle popolazioni indifese. Dunque non credo che il seme della violenza sia stato fatto germogliare solo dalle culture europee in terra d'America ... ma essendo insito nel genere umano, è purtroppo riscontrabile in ogni latitudine ed in ogni longitudine.
    Detto questo volevo solo aggiungere che se c'è da condannare comportamenti ed azioni, passate e presenti, non sarò certo io a difendere posizioni d'intolleranza o di pregiudizio, ma non accetto giudizi negati "preconcetti" nei confronti della religione cattolica (e del suo operato) così come non lo accetto per qualsiasi altra religione al mondo (che ritengo essere tutte degne di rispetto finché non ledono i diritti fondamentali dell'essere umano).
    E credo che su questo possiamo essere tutti quanti d'accordo.
  7. Veronica S.
    , 29/4/2001 00:00
    Ciao a tutti.Non amo fare troppe disquisizioni di carattere religioso,ma voglio sottolineare quello che ho precedentemente detto.Il missionario porta pace laddove i buoni vecchi colonizzatori cattolici hanno devastato:dai puritani uccisori di milioni di amerindi ai credenti spagnoli deportatori di vite umane verso il nuovo mondo per quasi tre secoli.Tutte le culture devastate hanno avuto la saggezza di creare un sincretismo a loro misura, il cattolico l'ha imposta laddove gli "infedeli" avevano altre usanze.Elogio ai missionari che sacrificano la loro vita, ma non mi si venga a dire che il cattolicesimo,con le sue miserie umane sia portatore di solo ideali positovi!!!
  8. Dario C.
    , 27/4/2001 00:00
    Siamo tutti d'accordo che l'intolleranza e la chiusura mentale non sono certo caratteristiche dominanti di un'unica cultura o, peggio, di una civiltà. Dipenda dagli individui e dalle epoche storiche. Tuttavia andrei cauto anche con affermazioni contrarie eccessivamente semplicistiche. E' vero: moltissimi padri missionari moderni propongono e professano una tale apertura mentale che neppure il più ardito dei pensatori laici potrebbe permettersi, vivendo loro stessi ed in prima persona le contraddizioni che scaturiscono dal raffronto, spesso impari, tra culture e stili di vita differenti.
    Ma non c'è neppure da dimenticare che, così come ogni appartenente ad una cultura "dominante" (come quella cristiana), il cattolico apostolico romano porta con se il duplice e pesante fardello del "superiore" e del "colonizzatore". Ovunque si sentirà fuori posto e ovunque gurderà al "diverso" come a colui che deve essere redento, pena l'inferiorità eterna. Non è una nostra scelta... siamo nati e vissuti in un sistema che ci ha proposto questi schemi imprescindibili di valutazione. Altre culture vedono il "diverso" come fonte di ricchezza e non di pericolo per l'integrità morale e psicologica della comunità. Ed è in quelle culture che il viaggio "altrove", la scoperta del nuovo non prende e non prenderà mai il connotato di "fuga"... sarà invece un'opportunità di ricerca e di confronto ad armi pari, con ciò che ci è attorno, senza l'ansia di colonizzare, giudicare o compatire.
  9. Stefano Franchetto
    , 25/4/2001 00:00
    Ho appena letto il messaggio lasciato da Veronica. Concordo pienamente con lei sul fatto che l'incontro di culture diverse produca effetti positivi sulla mentalità delle persone e sull'apertura verso tutto ciò che ci circonda (dunque maggiore tolleranza in definitiva). Concordo molto meno sull'ipotesi che sia la cultura cattolica ad essere causa di bigottismo e poca disponibilità al confronto. Io ci andrei cauto con certe affermazioni, anche perché un conto è l'operato di singoli individui magari davvero chiusi e molto "provincialotti" (se mi si passa il termine, altro è il dettato di fondo di una cultura (e non dimentichiamocelo, di un credo religioso) che ha saputo cogliere specificità ed unicità di culture nel proprio intento (chi crede il contrario si studi la storia delle missioni cattoliche e di quanto hanno saputo valorizzare le tipicità locali all'interno di un unico messaggio evangelico).
    Chiedo perdono per questa precisazione, che forse centra poco con il forum in sé stesso. Ma a volte si spara a zero su troppe cose, magari senza conoscerle nemmeno poi tanto bene.
  10. Veronica S.
    , 25/4/2001 00:00
    Ciao a tutti.Nei miei soli 25 anni posso dire di aver assaporato la magia del salto diverse volte.Ho vissuto 6 mesi in Irlanda, 4 in Inghilterra e 5 in Spagna.Il punto non è solo la liberta'che si assapora, ma il contatto con culture diverse che inevitabilmente in Italia non si assapora.Negli ex-paesi colonizzatori(e quelli turistici) c'è un forte incontro di culture e idee diverse che ti fanno crescere e capire l'universo che ti circonda.Abbatti le barriere culturali e ti senti arricchito non solo come esperienza, ma anche come sensibilita'e tolleranza del diverso.Non so dove finiro', ma a volte gli stereotipi un po'cattolici e benpensanti italiani costituiscono un limite alla nostra apertura mentale!Un bacio a tutti!!
  11. Giovanni De biasio
    , 19/4/2001 00:00
    evviva!!!!!Io l'ho fatto quando avevo 25 anni (...sigh...) ora ne ho 37 e non sono assolutamente pentito delle mie scelte. Certo, col senno di poi, qualche cosa cambierei, peró rifarie tutto di nuovo. Da Milano sono finito a Lisbona, per amore e forse altro, e vi assicuro che quando si cambia vita si cresce parecchio....
    saluti a tutti
  12. Lora Del gatto
    , 10/4/2001 00:00
    cari amici, partecipo tardi, ma l'argomento mi sta troppo a cuore... sono nata e cresciuta in una piccolissima città del centro-sud, che mi è sempre stata strettissima, soprattutto a causa di una diffusa mentalità sottilmente maschilista. Aggiungerei che ho sempre odiato i riti giovanilistici (la solita passeggiata lungo il solito viale, la pizza del sabato sera, lunedì di pasqua tutti sulla stessa spiaggia, il 15 di agosto tutti sulla stessa montagna, ecc.) e l'idea che oltre i confini cittadini il mondo non esiste, e comunque non importa. Così, a 22 anni, sono fuggita a Cremona, da cui ho fatto rientro a casa tre anni dopo per condividere gli ultimi istanti di una persona che amavo. Da allora, non sono più riuscita a venirne via; ho scoperto la bellezza selvaggia della mia terra, ma continuo a desiderare "l'angoscia che dà una pianura infinita", senza tuttavia poter trovare uno straccio di lavoro che mi consenta almeno di mantenermi. L'idea della fuga, probabilmente, dovrebbe essere quella romantica del tuffo senza rete, ma io so troppo bene che, senza punti di appoggio, senza un minimo di lavoro e guadagno, il viaggio dura poco, e si è costretti a tornare... Vorrei un consiglio: sono stanchissima dei miei compromessi, ma, soprattutto, della completa mancanza di prospettive. Vi ringrazio. L.
  13. Daniela Poggi 1
    , 9/4/2001 00:00
    "La bellezza è neli occhi di chi guarda". Attenzione non si scappa da sconfitti e non ci si porta dietro la "bruttezza" negli occhi. Al tuo fianco ci sono centinaia di persone che hanno i tuoi ritmi, i tuoi obblighi e che vivono nella tua stessa città. Non sono tutti tristi. Non è detto che tu possa trovare tranquillità altrove, reinventa piuttosto una nuova vita qui. Si può fare e non è un compromesso, anzi è una battaglia che resti a combattere per vincere. Chi fugge in questo caso non vince. Possiamo anche riparlarne. In bocca la lupo.
  14. Stefano Franchetto
    , 3/4/2001 00:00
    Fuggire è quando si vuole abbandonare ciò che si ha per dimenticare i problemi e le fatiche. Scelta di vita è quando si progetta un futuro diverso, con valori differenti, in un ambito territoriale nuovo rispetto a quello che lasciamo.
    Io voglio ripartire da zero con la mia vita, e farlo distante da dove vivo (vicino a Milano, nda), ma non voglio fuggire da nulla: ho solo vogli di costruirmi una vita diversa, con ritmi differenti, con valori distanti dal denaro, dall'apparenza, dai vestiti firmati, dallo stress di un lavoro che per quanto pagato non da nessuna vera soddisfazione.
    Qualcuno dice che sia un po' ammattito ... forse. Ma io ho scelto!
  15. Andrea Parodi
    , 3/4/2001 00:00
    Ciao a tutti! Non ci crederete, ma io non potrei mai mollare tutto e andarmene da dove vivo!
    Sono nato a Torino 22 anni fa, dove vivo da sempre.
    Torino è una città fantastica, piena di risorse e che non finisce mai di stupirmi! E' bello viaggiare, ma bisogna esaminare bene il concetto di "viaggiare". E se magari per un giorno provassimo a viaggiare per le nostre città e per i nostri dintorni? Senza dover prendere aerei scopriremmo luoghi e posti magari ancora più belli ed emozionanti di quelli che si raggiungono con costosi viaggi.
    Faccio un esempio.
    Io abito a Torino, città molto spesso coperta ed eclissata da molteplici luoghi comuni, che la vedono come città grigia e triste, priva di attrattive turistiche e come città insustriale!
    Tutto ciò non è vero e ,anzi, possiede numerose testimonianze del suo glorioso passato.
    Ad esempio le 13 residenze sabaude, Patrimonio mondiale dell'Umanità dell'Unesco.
    Ma poi, se anche Torino non mi
    bastasse, (e vi assicuro che in 22 anni non sono ancora riusito a conoscerla tutta)
    ci sono i suoi dintorni.
    Prendo l'auto e in un ora sono nel cuore delle Alpi circondato da cime alte più di 3500 m.
    Oppure in un ora e mezza raggiungo la Liguria, terra fantastica ricca di risorse e di paesaggi inimmaginabili.
    Un altra opportunità (sempre in un ora) è quella dei laghi: lago maggiore o d'Orta, veri gioielli della natura.
    E dulcis in fundo.......le langhe e il monferrato che posso raggiungere in mezzora di auto, terre di vini, vigneti ,casstelli e tartufi.
    Con i supoi colori e i suoi profumi un luogo unico nel mondo!
    Capite adesso perche non mi piacerebbe andarmene via da dove vivo?
    Capite perchè è così bello abitare un una "one hour city"? Torino è l'unica "one hour city" d'Italia, che permette di raggiungere il maggior numero di paeaggi e luoghi diversi in un ora di viaggio.
    Un saluto a tutti dalla mia bella Torino!
    Andrea
  16. Massimo Fabbrici
    , 24/3/2001 00:00
    Ho letto alcuni dei Vostri interventi e oltre a essere daccordo un po con tutti vorrei aggiungere anche la mia opinione.
    Piccolo preambolo: nato e cresciuto i primi 21 anni a Milano, 11 anni tra il centro di Firenze, Lucca e.....Greve in Chianti poi il salto dove vivo:
    Bovalino, costa ionica della Calabria (bellissimo).
    Sono un velista e il partire per nuovi lidi e insito in questa passione ma.....credo di avere capito una cosa, i nuovi lidi sono già dentro di noi e non
    dobbiamo fare altro che scoprirli facendo un passo di più ogni giorno.
    Ho letto di gente che è andata dall'altra parte del mondo per trovare la felicità ma rimango molto perplesso dall'idea che un essere umano possa
    sradicarsi così violentemente dal suo territorio senza subire inconvenienti fisici e mentali. Ma possibile che nessuno di voi abbia visto la tristezza che
    riempi gli occhi di quegli animali ospitati magari anche in parchi bellissimi. Tutti bravi a parlare della bio diversità però sempre quella degli animali
    perché noi siamo la razza umana e come tali possiamo anche decidere di andare a vivere all'equatore anche se la nostra pelle chiara non potrebbe
    sopportare nemmeno un quarto dell'insolazione di quelle zone, e non parliamo poi dell'alimentazione. In somma voglio dire che se davvero vogliamo
    ristabilire gli equilibri del nostro pianeta dobbiamo farne parte e non estraniarcene come tanti di noi hanno fatto o vorrebbero fare. Badate bene che
    io stesso sto progettando il mio anno sabbatico ma e solo l'epilogo di anni passati a progettare la famosa "fuga"........ma da che cosa? In Italia ci
    sono dei posti assolutamente sperduti di una bellezza straordinaria dove uno può decidere di fare la vita che vuole. Avete paura del clima? be
    sappiate che oggi o domani io andrò a fare il bagno al mare (siamo a marzo!!!!!!!) e che stanotte c'erano 20 gradi e ieri sul terrazzo di casa mia
    c'erano 47 gradi. Sono un aquario convinto e i sogni fanno parte da sempre della mia vita ma ora a 41 anni l'unico sogno e di vedere la "nostra"
    bellissima Italia trasformata in un paradiso terrestre............pensate che non lo potrebbe essere? Ciao a tutti