1. Turismo Responsabile.

    di , il 19/5/2004 00:00

    Mi pare quasi un insulto chiedere nel sito di Syusi e Patrizio se sapete cos'è il turismo responsabile, ma voglio farlo perchè da circa un anno me ne occupo.

    In particolare sto organizzando per conto di una Onlus di Vicenza una serie di viaggi in Perù per la prossima estate, della durata di 22 giorni e per un costo di 2350 euro circa, a seconda del periodo e del numero dei partecipanti.

    Se desiderate maggiori informazioni su questo viaggio, andate al sito:

    Www.asoc.it

    O scrivete a:

    Turesol@asoc.it.

    Fermo restando che essendo questo un forum, è aperta la discussione su cos'è il turismo responsabile, che cosa ci si aspetta e le esperienze di chi lo ha già praticato.

  2. Turista Anonimo
    , 28/6/2004 00:00
    Grazie Ricky per la completezza dell'informazione. Credo che chiunque legga il tuo intervento si toglierà ogni dubbio che possa essere invece nato a seguito dei miei post.
    Purtroppo, e questo no è rivolto a te, questo sito è strutturato in maniera tale che uno legge un intervento su argomenti aperti da tempo solo se sa già cosa deve cercare.
    Se per es. qualcuno di coloro che sono intervenuti qui in precedenza ha perso interesse per l'argomento e non va a cercarselo, non ha modo di sapere che c'è stato un aggiornamento con i nostri due interventi. Spero che ciò venga letto da chi di dovere e faccia in modo di provvedere in qualche maniera.
  3. Turambar
    , 25/6/2004 00:00
    Salve a tutti. Mi vorrei inserire in questa discussione che mi sembra abbastanza interessante.
    Mi presento: sono Riccardo Soli, faccio il volontario da alcuni anni presso la cooperativa Oltremare di Modena. Di mestiere faccio (purtroppo) tutt'altro.
    Aggiungo alcune cose a spot che mi sembra non siano ancora saltate fuori:
    - perché si viaggia e perché fare un viaggio di turismo responsabile organizzato piuttosto che viaggiare da soli? Il turismo responsabile è nato (in Italia specialmente ma anche in altre parti del mondo) per far conoscere ad amici e parenti i progetti di sviluppo su cui lavoravano alcune persone. I tre filoni sono le missioni, le ONG ed il commercio equo. É una semplificazione, ma se guardiamo i TO del settore hanno tutti questa genesi ed anche all'estero ci sono affinità.
    Può un TO che non ha contatti fiduciari con questi tipi di progetti riuscire ad organizzare un incontro? Può farlo un singolo che viaggia da solo? Nel 99% dei casi no. Questo è inconfutabile e lo so per esperienza diretta, quando io od altri miei amici abbiamo cercato di farlo (non presentandoci sul posto, ma contattando i progetti per tempo prima di partire).
    Essere invece accreditati da un'organizzazione che ha già un rapporto fiduciario permette di visitare anche certe realtà. È importante in un viaggio di turismo responsabile? Sì. Forse non indispensabile, ma di sicuro crea un valore aggiunto insostituibile.
    Esistono poi altre motivazioni al fare un viaggio di TR. Per esempio non avere tempo di organizzare un viaggio di un certo tipo. Per organizzare un viaggio di TR ci vogliono alcuni mesi, non è di certo un viaggio improvvisato come ha detto qualcuno nei suoi interventi. È vero che l'itinerario può essere costruito con l'intervento del gruppo che parte e che possono esserci delle variazioni sul posto per ragioni varie, ma questo non vuole assolutamente dire che l'organizzazione sia fatta sommariamente.
    C'è poi che si affida a gruppi perché non ama viaggiare da solo. Io per esempio, anche se qualche volta l'ho fatto. È una ipotesi che nessuno ha fatto, ma basta guardare i forum sul turismo e si scopre che in realtà molti viaggiatori fai da te cercano compagni di viaggio. Vogliamo lasciare che chi vuole viaggiare in gruppo sia costretto ad andare da Francorosso?
    C'è poi chi viaggia con gruppi organizzati perchè non conosce o non conosce bene la lingua del posto. Con l'inglese negli Hilton ci se la cava bene. Con molte lingue si possono viaggiare in varie parti del mondo (spagnolo, inglese o francese), ma spesso le popolazioni locali non sono madrelingua di quell'idioma e non lo parlano correttamente. Se non abbiamo un interprete quindi non possiamo che limitarci a chiedere una stanza o sapere quanto costa il viaggio in taxi.

    - il costo di un viaggio di TR è alto? No, non credo proprio. Se si viaggia da soli probabilmente si risparmia è vero, ma ci si precludono anche delle possibilità. È possibile visitare il Guatemala da soli? Certamente, ma non aspettatevi che i maya vi accolgano a braccia aperte. Sono stati perseguitati dagli spagnoli per secoli e dopo l'indipendenza sono stati perseguitati e trucidati dai dittatori gringos: non sono certo cordiali od amichevoli con i turisti.
    I viaggi di questo genere poi hanno una caratteristica rispetto a viaggiare da soli ed è quello che solitamente fa aumentare molto i costi: è l'accompagnatore. Questa figura, solitamente un nativo del posto, (anche se in alcuni viaggi è necessario un accompagnatore dall'Italia) non è una vera e propria guida turistica, ma ha un compito di aiutare il gruppo e di svolgere il compito di intermediazione culturale. I TO tradizionali ne sono solitamente sprovvisti.
    Se noi in Italia siamo abituati che certe cose le fanno i volontari nelle altre nazioni non è così e l'accompagnatore va pagato. Per quanto una nazione sia povera va riconosciuto a quella persona almeno un buono stipendio, perché oltre al lavoro che fa di accompagnare di solito ha anche il lavoro da fare nei mesi precedenti: trovare i posti dove dormire, curare i contatti e fissare gli appuntamenti. Lavoro comunque faticoso e chi lavora in agenzia dovrebbe saperlo.
    Vi faccio un esempio sul viaggio che sto organizzando per questa estate in Cile. Il costo sarà approssimativamente di 2700 euro e sarà di tre settimane (le agenzie propongono viaggi in Cile a partire da 2700-3000 euro per due settimane). Quindi non costa di più. Come vengono ripartiti i costi? Circa 1100 euro sono solo per il volo internazionale. I costi li abbiamo pensati per dieci persone ma saremo in molti meno. La quota del viaggio che viene pagata all'agenzia (Viaggi e Miraggi) è di 1350 euro, il resto è il cosiddetto fondo cassa, cioè quello che i viaggiatori spendono direttamente sul posto. Se a quei 1350 euro togliete il costo del volo, le spese dell'assicurazione e la "quota progetto" (50 euro), vedrete che a chi organizza resta ben poco. E qualcuno qua nel forum dice che ci si lucra. Poveretto. (poi è vero che si è corretto: la mia prendetela come battuta. Sono io il primo a dire di stare attenti e di cercare di conoscere la gente con cui ci si relazione, perché di "ecofurbi" è pieno il mondo). Il fondo cassa sul posto (gli altri 1350 euro) andranno a coprire le spese di trasporto, quelle per l'accompagnatore e le guide locali e le spese di vitto ed alloggio. Il Cile è un paese caro. Fate de conti: da soli quanto spendereste?

    - perché i voli costano così tanto? Qui va sfatato un mito. Prenotare per tempo per un certo numero di persone costa più che comprare un biglietto singolo. Viaggiare da soli quindi in questo senso è più conveniente. Chi organizza un viaggio però non può permettersi di avere tutto organizzato, avere i viaggiatori pronti e poi non avere i biglietti aerei. Se si prenota si hanno dei costi aggiuntivi.
    Un problema tecnico delle prenotazioni è che il biglietto (per le varie leggi internazionali sul terrorismo) deve essere nominale. Non può cioè essere prenotato dall'agenzia senza nome e non può essere ceduto. Per esempio: se io V&M so che il viaggio in Messico di Natale sarà sicuramente pieno con 10 partecipanti (perché tutti gli anni l'ho riempito) non posso acquistare ad agosto i biglietti, perché non so chi sono fisicamente i partecipanti (che magari si iscriveranno solo i primi giorni di dicembre). O rischio di non trovare i posti od avere una tariffa molto svantaggiosa e li acquisto di volta in volta, oppure prenoto i posti per tempo (con le modalità di cui parlavo) ed accollo al costo del viaggio l'onere di questa spesa. Una soluzione potrà essere vendere i pacchetti viaggio come fanno per i campi di lavoro, cioè escluso il volo ed ognuno si autogestisce.

    - è legale quello che si fa nel TR o è concorrenza sleale verso le agenzie di viaggio? È tutto perfettamente legale a norma di legge. Esiste infatti la possibilità per le organizzazioni ONLUS (cioè non a scopo di lucro: è una classificazione che non ci si può dare da soli ma si deve rispondere a requisiti ben precisi ed essere iscritti ad un registro) di organizzare viaggi per i soci. Buona parte delle organizzazione che fanno viaggi di turismo responsabile (soprattutto le più piccole) sfruttano questa possibilità. Va anche detto che le più strutturate e le più grandi invece hanno le autorizzazioni come i TO tradizionali, quindi sono identiche formalmente a qualsiasi altra agenzia.
    Per quanto riguarda il servizio di biglietteria aerea invece sono molto poche quello che lo fanno. Principalmente perché non ci si guadagna nulla ed è un servizio abbastanza oneroso. Le compagnie aeree fino ad alcuni anni fa infatti concedevano degli sconti alle agenzie che vendevano i biglietti per loro rispetto al prezzo di listino. Quegli sconti si sono sempre più assottigliati fino a diventare quasi zero ad oggi. Le compagnie aeree hanno così aumentato i loro guadagni spostando il costo delle biglietterie sulle agenzie viaggi che sono così costrette a farsi una "guerra dei poveri" per vendere un biglietto aereo.

    Esistono tante forme di viaggiare ed entrare in contatto con le realtà del luogo. I campi di lavoro sono un'ottima occasione per farlo senza voler per forza fare un viaggio itinerante di TR. Esistono centinaia di organizzazioni che fanno campi di lavoro o di solidarietà (che non sono la stessa cosa) in ogni parte del mondo ed in ogni lingua. Si può cercare in internet oppure utilizzare delle guide del settore ("Vacanze contromano" e "Turisti responsabili" sono senza dubbio i due punti di riferimento), oppure rivolgersi a botteghe del commercio equo o direttamente ad associazioni della vostra città.

    Si parlava poi di beneficenza e di offerte. Effettivamente il terreno è abbastanza rischioso come diceva qualcuno negli interventi. Se una persona vuole fare una donazione privata senza poi avere un contatto duraturo nel tempo forse è meglio appoggiarsi ad associazioni od ONG italiane che agiscano nella stessa zona. Un finanziamento che arriva a pioggia e che non viene seguito spesso è più dannoso che utile: può diventare una forma di assistenzialismo che crea una dipendenza senza poi nel concreto avere una valenza di crescita sociale. Appoggiarsi ad un soggetto è vero che ha dei costi, nel senso che non tutto quanto viene donato va poi al progetto stesso, ma una parte serve per i costi di gestione della struttura stessa (qui l'unica è informarsi il più possibile per capire quanto sia ampia la forbice fra soldi raccolti dall'organizzazione e quanto effettivamente impiegato per dei progetti).
    Se invece l'idea è poi di seguire quel progetto o quel gruppo di persone nel tempo si può fare anche come privati. In fondo molte ONG ed associazioni sono nate proprio in questo modo. La Rete Radiè Resch è un ottimo esempio. Allora ben vengano raccolte di fondi, cene di finanziamento, convegni…. Deve però esserci la costanza di proseguire nel proprio lavoro.
    In questo caso il viaggio di TR può essere una delle fonti per raccogliere i fondi per quel determinato progetto. Attenzione però che non diventi pietismo, cioè un voler raccogliere fondi mettendo in mostra situazioni di disagio umano. È una strada che in certi casi hanno seguito le missioni, ma non è turismo responsabile. I famosi 50 euro che ogni turista lascia ad un progetto visitato durante il viaggio non sono un obolo, ma devono servire ad un progetto concreto. Può essere un sostegno finanziario piuttosto che un progetto di microcredito od i soldi per uno stipendio ad una delle persone che lavorano presso il progetto.
    Vi faccio un altro esempio che conosco di persona. Con Oltremare collaboriamo con una associazione che è nata per dare appoggio ad una comunità in Swaziland. Sono partiti alcuni privati, che poi si sono costituiti in associazione. Ora tutti gli anni vanno giù per fare dei campi di lavoro e per dare aiuti materiali a questa comunità. Nel contempo organizzano ad ogni occasione delle iniziative per raccogliere i fondi necessari ai vari progetti in loco (dall'adozione a distanza di orfani alla realizzazione di scuole). Da un paio d'anni poi sono state realizzate anche delle strutture di accoglienza turistica presso la comunità (che è posta al confine con alcuni parchi naturali della zona). Questa struttura dà del lavoro ad alcune persone del posto (per il servizio di ristorazione, per portare i turisti nei parchi, per le necessità degli hut), con conseguenti ricadute su tutta la comunità. Si potrebbero poi organizzare anche dei viaggi veri e propri di turismo responsabile in quella zona. Il progetto di alcune persone quindi ha preso piede e consistenza: non facendo delle semplici offerte ma creando un vero e proprio sviluppo per la comunità. È poco? Forse sì, solo una goccia nel mare. Ma un turista che visita i parchi nella zona può tranquillamente fermarsi nell'Hilton più vicino, oppure inconsapevolmente alloggiare in uno di questi hut e così contribuire ad un progetto che è nato da poche cose.

    Concludo con un mio spot. Per chi volesse venire in Cile con noi il viaggio sarà dal 3 al 24 agosto. I costi se siete arrivati fino a questo punto della lettura già li conoscete. Il programma dettagliato lo potete trovare alla pagina www.coopoltremare.it/Turismo/Cile.html . Potete anche scrivermi in privato a ricky@misterweb.it . Il viaggio è la prima volta che si fa (sarà quindi sperimentale) ed il gruppo sarà di non più di dieci persone (anche se in realtà saremo sicuramente molti meno: vale a dire che ci sono ancora posti liberi!).

    Scusate se mi sono dilungato, ma alcune considerazioni mi avevano toccato nel vivo. Un saluto a Sangiopanza che ho già incrociato in altri forum in cui molto commercialmente ho pubblicizzato il nostro viaggio.
    Saluti e baci
    Riccardo
  4. Giorgio Sandorfi
    , 14/6/2004 00:00
    Riprendo l'argomento per dirvi che sono gli ultimissimi giorni per iscriversi alla partenza del 14 luglio. Affrettatevi!!!!!!!!!
  5. Viviana Piciulo
    , 1/6/2004 00:00
    Salve a tutti sono Viviana
    Vi scrivo per dirvi che insieme al Cides di Bologna "Centro Internazionale Dell’Economia Sociale"
    (http://xoomer.virgilio.it/www.cidesbo.it/il_bastimento/turismo_resp.htm) stiamo organizzando con il contributo della Regione Emilia-Romagna un progetto di turismo alternativo: "IL BASTIMENTO" con l'obiettivo di favorire lo sviluppo economico in Argentina.
    Con tale proposito il Cides presenta una proposta di turismo indirizzato allo sviluppo economico locale senza condizionare usi, costumi e abitudini della popolazione e mantenendo un basso impatto ambientale.
    Se vuoi conoscere un paese meraviglioso, te lo assicuro io che sono argentina, e prendere parte in modo attivo allo sviluppo argentino questa occasione è quella che aspettavi!
    Ti garantiamo che le risorse spese dai turisti responsabili saranno prevalentemente utilizzate all’interno delle realtà economiche locali.
    Così accanto alla scoperta delle persone, ci proponiamo di farti conoscere le bellezze naturali locali, anche quelle meno note o frequentate, offrendoti la possibilità di visitare alcuni progetti di sviluppo economico e realtà del tessuto produttivo e sociale argentino.
    Se vuoi sapere di più puoi visitare sito del CIDES
    o mandarci una e-mail:
    info@cidesbo.it (per chiedere informazioni sui viaggi)
    specchiolucente@libero.it (per chiedere informazioni sulla cena argentina che si farà al ristorante IT2 di Bologna il 10 giugno ore 20,30)

    -puoi telefonarci o mandarci un fax:
    tel. 051-552876
    tel./Fax.: 051-555421
    -scrivirci:
    Il bastimento
    c/o CIDES
    Via Lame, 118
    40122 BOLOGNA

    Per incominciare a viaggiare ti aspettiamo al ristorante IT2 di Bologna, Via della Liberazione 6, il 10 giugno con una favolosa cena argentina in cui saranno illustrate le particolarità del viaggio. Affrettati il primo Bastimento parte il 21/08/2004, iscrizioni entro il 30/07/2004!
    Per informazioni sulla cena contattaci: specchiolucente@libero.it"
  6. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Aggiungo ancora una cosa, a proposito di " fare del bene".
    E' un esempio che vale per la mia associazione, ma non so se sia lo stesso anche per altri. Per fare il viaggio in Perù ci si appoggia ad una organizzazione locale, che sostiene e promuove alcuni dei progetti che si vanno a visitare. Ma lo scopo principale è dare sostegno all'occupazione giovanile, in quanto con i fondi stanziati dalla Regione in appoggio al progetto, si organizzano corsi di preparazione per giovani che diventeranno guide e saranno quindi impiegati per accompagnare i viaggiatori del T.R.Quindi non si tratta solo di fare carità, ma anche e soprattutto di fornire occasione lavorativa ad alcuni. Quindi tutto si tiene: finanziamenti pubblici per la formazione che servirà a dare lavoro a chi verrà pagato coi soldi privati dei viaggiatori. Tutto più chiaro?
    Per quanto riguarda la carità cristiana, il problema è che la scelta individuale può più facilmente essere mal indirizzata e, se si sceglie di appoggiare qualcuno o qualcosa in particolare, cresce il rischio di appoggiare un obiettivo sbagliato e/o di creare delle disuguaglianze. Mi spiego: se io vado in Kenia in vacanza e do' 10 dollari di mancia al cameriere che mi ha ben servito a tavola, perchè per me sono pochi , ma per lui è un giusto premio, io sono a posto con la mia coscienza, perchè ho fatto del bene ed ho ricompensato giustamente un lavoro. Dal mio punto di vista di occidentale il discorso non fa una grinza. Ma quando quel cameriere esce dall'albergo con i suoi dieci dollari in tasca, e va dal suo amico che ci mette un mese a guadagnarne altrettanti, non credi che si creino delle differenze, e quindi delle invidie, e quindi dei conflitti?
    Affidarsi ad un'organizzazione, di cui naturalmente hai controllato l'affidabilità, consente di distribuire le risorse in maniera più equa, con dei progetti che portino allo sviluppo di tutta una comunità.
    Fermo sempre restando che questa è solo la mia opinione, che non intendo imporre a nessuno, ed anzi ho piacere che venga messa in discussione. Perciò: scrivete!!
  7. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Caro Rambutan, non mi è proprio piaciuto il confronto che hai fatto. Se insisto è perchè, oltre alla passione per quello che faccio, c'è una cosa che mi da' estremamente fastidio, ed è essere frainteso sulle mie intenzioni. Mi piace insistere al fine di non lasciare dubbio alcuno su quello che voglio dire. Poi ognuno libero di pensarla come crede. Non voglio convincere nessuno a cambiare idea ma solo a capirmi esattamente per giudicarmi correttamente.
  8. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Dai, dai, continuiamo a precisare che ci stiamo "allooppando", mi piace!

    Giorgio, volevo precisare che non faccio parte di alcuna associazione, e che la riunione di cui ti ho parlato è stata organizzata da una coppia di amici che in passato ha fatto un viaggio in Perù, avendo come contatto un uomo di chiesa che lì si stava adoperando per aiutare una comunità a mettere in piedi alcune infrastrutture sanitarie di base.
    La loro è stata un'iniziativa isolata, senza seguito, dettata da un loro profondo desiderio di sentirsi utili, in quel momento.

    Qui si apre u discorso che per me rappresenta un dilemma, e cioè se sia più saggio fare della beneficienza "diretta", la cosiddetta "carità cirstiana" (non sono cattolica ma mi hanno spiegato il concetto), senza volersi preoccupare delle politiche o dell'esito stesso del proprio gesto (ed è stata il caso di ciò che ho fatto quella sera a casa dei miei amici), o piuttosto non si debba preferire sostenere le azioni ed i progetti di alcune associazioni, con lo svantaggio di dover sostenere indirettamente anche le associazioni stesse, sottraendo quindi risorse ai progetti di cui si occupano.
    In questo caso il fine è anche quello di sostenere delle entità in grado di fare politica, di interagire con i sistemi decisionali che possono, a lungo termine, influenzare le scelte internazionali (ad esempio le ONG).

    Guarda Giorgio, davvero, il discorso del turismo responsabile per me viene proprio in coda nel sistema dei possibili modi di fare del bene, più ne parlo e più me ne convinco...magari ecco, apprezzerei il fine educativo di indicare ai turisti irresponsabili a non fare del male, quello sì...
  9. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Beh, Giorgio, dall'insistenza con la quale difendi la tua posizione e riprecisi in cosa consiste tutto il movimento, dalle varie precisazioni che fai, deduco che un merito bisogna dartelo: molto probabilmente credi davvero in tutta questa faccenda ... io al posto tuo mi sarei già rotto le scatole da un pezzo a ripetere le stesse cose e a dover sempre fare delle precisazioni ...
    Bada che non ti stò prendendo in giro, è quello che realmente penso, ammiro chi mostra tenacia nel voler diffondere ciò in cui crede, anche se poi agli occhi di qualcuno rischia di essere paragonato ad una sorta di Testimone di Geova.
  10. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Scusami ancora, cara Annalaura.
    Per pietismo intendevo il sentimento di quelle persone che solo per il fatto di avere dato 1 euro al primo extracomunitario che glielo chiede, crede di essere a posto con la sua coscienza. Senza minimamente preoccuparsi di sapere perchè quell'extracomunitario è qui, costretto a chiedere quell'euro.
    Ho capito benissimo che non è il caso tuo nè dei tuoi amici. Ma avrei qualche dubbio su tutte le persone che intervengono alle vostre riunioni.
    Visto da fuori, senza sapere ovviamente nulla dell'organizzazione di cui fai parte o su come sono organizzate e a chi sono rivolte le riunioni.
  11. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Cara Annalaura, non so cos'altro potrei aggiungere per descrivere gli scopi. Se hai letto i l sito dell'Aitr e se leggerai qualche libro sul tema, tutto ti sarà più chiaro.
    Ricorderò comunque che si rivolge a chi ha un certo tipo di coscienza, che permette di visitare iniziative e progetti che da solo il viaggiatore non sarebbe in grado di individuare e di contattare nei canonici 15-20 giorni di una vacanza e che è rivolta a chi comunque potrebbe fare un viaggio similmente "responsabile " da solo, ma preferisce farlo in gruppo per conoscere comunque altra gente che abbia il suo stesso " sentire" e/o che non se la sente o non è capace di organizzarselo da solo.
  12. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Caro Giorgio, non mi trovi d'accordo sul discorso del "pietismo", in quanto il termine, che viene sempre declinato in senso negativo, quanto meno non rende giustizia a chi crede in questo tipo di occasioni per "risvegliare" le coscienze dormienti di noi pasciuti occidentali che solitamente di queste riunioni siamo i protagonisti. Itendo dire che c'è chi lavora per rendere possibile un coinvolgimento a distanza e per facilitare l'adozione di una causa a coloro che spesso per indolenza non si pongono alcune questioni.

    Riguardo la tua attività spero di non essere stata fraintesa, nel senso che comunque penso sia un'iniziativa lodevole quella che portate avanti. E' solo che non riesco a capire a chi serva e in che modo. Dici che coloro che abitualmente seguono le regole del T.R., che ho letto nei giorni scorsi sul sito da te indicato e nelle quali mi sono pienamente riconosciuta, di solito non vi cercano pre organizzare i propri viaggi. D'altra parte esistono tipologie di persone che vengono dissuase dal partecipare ai vostri viaggi se non ritenute adatte.
    Allora mi piacerebbe capire quali sono i vostri veri obiettivi, che forse hai già spiegato ma che devono essermi sfuggiti (rileggerò!).

    O meglio, se ti va, avere una testimonianaza diretta di esperienze positive, di risultati al di sopra delle aspettative, non sò...
  13. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Un'ulteriore precisazione per Annalaura.
    Dici che non ti sembra una maniera efficace per sensibilizzare i turisti.
    Hai perfettamente ragione: nessuna pretesa di farlo. Chi sceglie il turismo responsabile sa già quello che fa, ed è quindi già sensibilizzato di suo. Se per caso non rientrasse in un certo "standard" la riunione obbligatoria pre-viaggio, prevista per il T.R., permetterebbe di individuarlo. Al che seguirebbe un caldo invito ad abbandonare l'idea di scegliere questo tipo di viaggi. Ma non credo che un'eventualità del genere si sia mai verificata.
  14. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Vedo che purtroppo il concetto non riesce ancora ad essere chiaro. Quello di cui parla Annalaura, non è Turismo Responsabile. Quelli son rispettabilissimi Campi di lavoro, dove chi va sceglie di offrire le proprie vacanze utilizzando il proprio tempo per svolgere qualche mansione, in cui sia possibilmente competente, in una ben determinata località, specie del terzo mondo, utilizzando solo i ritagli del tempo libero per fare il turista.
    Qui invece si fa del vero turismo, con in più il fatto che parte, minoritaria, del tempo viene dedicata alla visita di progetti di sviluppo. Ed è qui direttamente che si lascia la quota destinata al progetto. Infatti quasi sempre l'organizzazione che si occupa del " reclutamento" dei viaggiatori in partenza dall'Italia, incassa direttamente solo i soldi per il biglietto aereo e per le spese organizzative in Italia. Il resto, già calcolato a priori, il che spiega perchè si conoscono già le tariffe, portato con sè nel paese di destinazione e consegnato all'accompagnatore di là. Volete chiamarlo cassa comune?
    Organizzare delle serate con relativa beneficenza, vuol dire puntare sul pietismo, cosa peraltro degnissima in mancanza di altre soluzioni, mentre quello a cui vuole tendere il T.R. è la conoscenza diretta delle situazioni. Cosa non sempre facile se tale conoscenza viene fatta tramite interposta persona.
    E comunque il T. R. non è che " si affidi" ad un Tour Operator qualsiasi. Ne chiede la collaborazione per risolvere alcuni aspetti tecnici, come la prenotazione dei voli. E chiaramente solo ad alcuni tipi di T.O. o Agenzie di Viaggi, ossia quelle che condividono la carta del Turismo Responsabile, che ancora una volta invito a leggere nel sito dell'AITR. Se qualcuno poi vuole capirne qualcosa di più rispetto alle mie confuse spiegazioni, posso invitarlo ad entrare in qualsiasi Bottega del Commercio Equo e Solidale, che molto spesso ha un angolo libreria in cui potreste trovare dei testi che parlino di questo tipo di turismo.
    Fermo restando quanto già detto da tutti, che il "turista responsabile" lo è o non lo è sia che viaggi da solo o in gruppo, con i classici T.O. o con gli operatori di turismo responsabile. Si tratta solo di scelte diverse e di possibilità di vivere la vacanza in un modo o in un altro.
  15. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Non capisco per quale motivo dovete dubitare che il Rambutan che sta scrivendo in questo forum non sia il vero Rambutan, quello solito ! Vi avviso che se volete farmi venire delle crisi di identità non ci riuscirete !
  16. Turista Anonimo
    , 31/5/2004 00:00
    Volevo aggiungere un commento.
    Ho letto che "Collection" fa un riferimento ai bambini, indicando nella loro presenza la necessità per una famiglia di affidarsi ad un tour operator per l'organizzazione di un viaggio. Come dire che chi decide di viaggiare in modo indipendente in compagnia di individui al di sotto dei 18 anni è un pazzo irresponsabile.
    Ecco, questo genere di mentalità tipicamente italiana mi manda ai matti.
    Conservo ancora un post che Laura ha scritto tempo fa, che è un inno al viaggio, proprio perchè parla dei bambini e di come sia non solo possibile, ma bellissimo viaggiare assieme a loro (non in resort All Inclusive con MiniClub)