1. CIBO E TURISMO

    di , il 26/12/2003 00:00

    Il rapporto del turista con il cibo come contatto e approccio con la cultura locale

  2. Piero Morelli 1
    , 8/3/2004 00:00
    Se' mangiato bene e se' speso poco..cosa vuoi di piu' dalla vita?!
    Consiglio di un Cuoco,ciao!!!
  3. Turista Anonimo
    , 15/1/2004 00:00
    prima o poi.....
  4. Turista Anonimo
    , 14/1/2004 00:00
    ma ti sposi??????????????????
  5. Turista Anonimo
    , 14/1/2004 00:00
    W la porchetta!!! arrivo subitoooooo socia!!!!
    (noi abbiamo speso molto meno di 70 E, eravamo oltr'Alpi, mi sa che lì costa di meno sposarsi!)
  6. Turista Anonimo
    , 14/1/2004 00:00
    70 euri cadauno? ma siamo matti? certo mangiare è un piacere ma pagare tutti quei soldi per far maggnare gente che poi si lamenta cmq, gente di cui per un buon 50 % non te ne può fregare e sei costretto ad invitarli,e poi tanto son tutti a dieta, chi c'ha il colesterolo, chi deve stare attento ecc ecc...ma va là....
    io per il mio matrimonio propongo una bella porchetta per tutti! e vaaaai
    P.S. Sento già le lamentele..ma le sentirei cmq visto che chi vuole tradiizonale, chi vuole cose originali...c'è sempre qualcuno che rompe.....
  7. Turista Anonimo
    , 14/1/2004 00:00
    so cosa vuol dire concordare il menu' della cena delle nozze......
    comunque uno spera che i propri ospiti non vengano solo per magnare, ma magari anche per te, per condividere la tua gioia... comunque è inevitabile che qcosa a qcuno non piacerà.... pazienza!....
  8. Turista Anonimo
    , 14/1/2004 00:00
    Allora senti questa e inorridisci: un banchetto nuziale ha un costo, in una città come Roma, non inferiore ai 70 EurI cadauno, e se ti attesti su questo minimo rischi anche di non dormire per i sensi di colpa, torturato dalle infinite possibilità gastronomiche offerte dall'aggiunta di una o più decine di EurI al suddetto prezzo unitario.
    Tale cifra include ogni sorta di Bendiddio, a partire da un "aperitivo" che potrebbe sfamare diversi villaggi africani per diversi giorni, seguito da primisecondicontorni e dolci a profusione, nonchè alcolici caffè e ammazzacaffè.

    Niente male no? Offrire tanta abbondanza ad un centinaio di commensali (ogni genere di grado di parentela-amicizia-fratellanza viene ridotto a "commensalità").

    Beh, non ci crederai, ma il problema successivo alle scelte di cui il tuo amico ti ha fatto partecipe, cui ti assicuro che presto o tardi anche lui giungerà, riguarderà la scoperta del modo di evitare di far morire di fame coloro che presentino allergie-intolleranze alimentari o disgusti di varia natura nei confronti di anche uno solo degli alimenti contenuti nel menù.
    E dovrà prevedere una pasta al pomodoro (se è pezzente, altrimenti opterà per qualcosa tipo "trionfo di asparagi variegati allo champagne") per chi è allergico al sugo di corstacei.

    Sai che ti dico?
    Hai ragione tu, mi sono convinta. Troppa, decisamente troppa attenzione al cibo!
  9. Turista Anonimo
    , 14/1/2004 00:00
    Platone o le pappardelle al cinghiale, Leibniz o una grigliata di carne, Kant o un tortino ai carciofi… chi mai non avrà affrontato nella vita una dicotomia di questa portata!
    Mio nonno, filosofo anche lui, dice che a Roma è tutto un magna magna e lo dice senza più far caso alla provenienza dei commensali. Poi ti giri facendo finta di non aver sentito e lo trovi lì, davanti al piatto, intento a ripulire anche l’ultima verniciata di sugo.
    Mia nonna, da par suo, ha un po’ metabolizzato le massime del consorte e preoccupata del magna magna sforna piatti in sequenza come neanche negli scivoli del McDonald’s.
    Mangi, parli di ciò che mangi, commenti ciò che mangi:
    provenienza, qualità, cottura, varianti della ricetta, proprietà organolettiche, prerogative dei nutrienti, stagionalità, regionalità, qualità dell’orto familiare, variazioni del contenuto dei sali nel terreno, valore del cibo di produzione locale, simpatia od antipatia dei commessi, igiene dei banconi, città vs. montagna, proprietà depurative dell’acqua, variazione della diuresi e dell’alvo, natura ed intemperie, la semenza, i liquidi alcoolici, il caffè: provenienza e macinatura, corretto o non…
    Passando dal particolare al generale (si chiama induzione) mi pare che spesso si cada nel tranello del monotematico.
    Cambio di scena, altro esempio. Poco tempo fa’ mi chiama un amico che sta organizzando il suo matrimonio. Salto parte della conversazione concernente quello che sapete. Giungo alla parte riguardante il menu; problemi:
    Aperitivo: mare o monti, all’aperto o al chiuso, in piedi o a tavola, prima o dopo arrivo sposi, poco o tanto.
    Primo piatto: elenco possibilità offerte, semplice o complesso, 1 o 2
    Secondi: carne o pesce, elenco varianti, durata intermezzo, sì o no al sorbetto, quante verdure
    Dolci: torta e altro? Classico o trasgressivo dell’etichetta, piano terra o anche piani rialzati?, statuine sposi alla sommità o al bando la plastica?, gusto dominante?
    Dopo torta: alcoolici e sigari?, tavolo esterno?, importati o nazionali?

    A questo punto mi chiede di accompagnarli prima per verificare la qualità del ristorante. Sinceramente, preferisco la sorpresa….
  10. Turista Anonimo
    , 13/1/2004 00:00
    Stò Andreaccì lo vorrei proprio vedere a tavola, niente niente ti comincia a parlare di filosofia ignorando mozzarelle di bufala e impepate di cozze!

    Scherzi a parte, il fatto che l'ospitalità italiana abbia il cibo come fulcro (capitato mai di essere accolti nella casa di un amico siciliano?) è un elemento culturale che mi piacerebbe approfondire, o quantomeno capire se si tratta di una caratteristica propria del nostro paese o se analoghe ritualità appartengono anche ad altri popoli, chissà.

    A proposito dei problemi alimentari e delle loro ripercussioni sulla vita sociale mi viene in mente una coppia di amici. Lui buonissima forchetta e amante del buon cibo e lei vegetariana nonchè allergica ai latticini...non riesco a pensare a nulla di più triste (per lui)!
  11. Turista Anonimo
    , 13/1/2004 00:00
    la cosa "inquietante" è che, mangiando, si continua a parlare di cibo!..... :)
  12. Turista Anonimo
    , 13/1/2004 00:00
    Andrea C, in effetti hai ragione, le relazioni sociali si coltivano soprattutto intorno ad una tavola... lo ammetto io stessa... con gli amici si esce a cena, e perchè non si va mai a visitare una mostra, o a teatro?... forse perchè mangiando si chiacchiera + volentieri?.... mah.. ci devo pensare...
  13. Turista Anonimo
    , 12/1/2004 00:00
    Quindi Andrea, nulla da dire sul sapore ma da ridire sulla quantità..... sei un fan della novelle cousine? Sapore sì ma porzioni lillipuziane?
    Sto scherzando naturalmente.
  14. Turista Anonimo
    , 12/1/2004 00:00
    KA IO SONO ADIETA FERREA DA STAMATTINA.
  15. Turista Anonimo
    , 12/1/2004 00:00
    Annie... erano buone le patatine?....
    tu che puoi... sigh.... io sono di nuovo a stecchetto..... uffaaaa
  16. Turista Anonimo
    , 10/1/2004 00:00
    Guarda camilla che non tentavo certo di essere offensivo, tutt’altro. Che la cultura del cibo porti molto di buono è fuori dubbio, io sono una buona forchetta e non lo rinnego. Che però a volte si esageri mi pare evidente e così accettare quello che di buono c’è nella critica dell’amico americano, beh anche quello è essere una buona forchetta. Noi forse siamo abituati ad una buona tavola, tant’è che il termine nutrimento ci pare roba da diete calibrate. Nutrienti, proteine, grassi, carboidrati o vitamine.. non è che ce ne importi molto, il cibo è sapore e quantità casomai. Nulla da dire sul sapore (se uno non gode un po’ prima di deglutire tanto vale spezzettare tutto in una siringa e via), qualcosa di più da dire sulla quantità. E’ comunque eccessivo, a volte lo è davvero, che la comunicazione, lo stare insieme passino per forza attraverso un piatto di spaghetti, che l’accoglienza sia solo una tavola imbandita (non è sempre così, ma a volte…).; la prima cosa che viene in mente quando compare in casa un ospite è “che ti posso fare?”.
    Essere per esempio celiaci è in Italia grave come in nessun altra parte del mondo. Certo c’è dietro una malattia (con annessi e connessi non solo relativi all’alimentazione) che porta a rinunce, a dover calibrare la dieta e utilizzare prodotti dedicati ma qui da noi non poter mangiare come gli altri fa subito disgrazia. Una tavola poco ricca è l’esempio principe della miseria per noi. L’agriturismo, anche quello più industriale che si conosca, è comunque sano da queste parti. Insomma, a me il cibo va più che bene, mi va bene la cura e la cultura della tavola ma fra un boccone e l’altro parlerei volentieri anche d’altro e non sempre si riesce…