1. UN FIGLIO A TUTT I COSTI?

    di , il 19/12/2003 00:00

    Ascoltando i recenti dibattiti in riferimento alla legge sulla fecondazione assistita, ed essendo reduce di una gravidanza interrotta, ho cominciato a riflettere su quanto sarei disposta a fare per avere un figlio mio.

    Valea

  2. Giusi D'anna
    , 19/1/2004 00:00
    vorrei sapere se ci sono coppie portatrici di b-talassemia che per avere un figlio hanno fatto ricorso alla diagnosi preimpianto.
    per sapere la loro esperienza desidero avere contatti via e-mail.
  3. Turista Anonimo
    , 8/1/2004 00:00
    Non conosco bene il panorama legislativo mondiale per l'argomento in questione. Rischio sicuramente di dire cose parziali e sbagliate, ma secondo me il problema non esiste a livello etico, nel senso che non è un problema più di quanto lo sia l'accanimento terapeutico verso determinate patologie e malattie. Io francamente non vedo proprio la differenza tra il voler artificialmente generare la vita e il voler artificialmente ritardare la morte.
    Non sò, il mio tarlo è che tante questioni assumerebbero dimensioni decisamente differenti se non vi fosse l'intervento delle comunità cattoliche e del mondo religioso.
    Andrea sarà sicuramente meglio informato, ma in Italia è praticamente impossibile effettuare un'aborto nella sanità pubblica senza attraversare una serie di ostacoli difficili da superare tanto psicologicamente quanto praticamente.
    La maggior parte dei medici ospedalieri sono obiettori di coscenza, e sebbene io porti un gran rispetto verso questa scelta, io stessa non sarei in grado, credo, di interrompere una vita, beh, credo che molti obiettino per ragioni che non hanno a che fare con la coscienza ma con le eventuali strade che in Italia si aprono o si chiudono per un medico, in dipendenza della scelta di obiezione che fanno o non fanno.
  4. Turista Anonimo
    , 5/1/2004 00:00
    urca.
    innanzitutto mi spiace valentina che tu abbia avuto una brutta esperienza in questo senso. ma se era la prima volta che rimanevi incinta non `dovresti perdere coraggio. ho sentito spesso dire che molte donne perdono il primo figlio. spesso senza nemmeno accorgersi che erano in attesa. ma altre volte anche dopo il terzo mese di gravidanza. quindi spero tu sia sempre sorridente e positiva.
    detto questo, non saprei che dire. come andrea anche io mi rendo conto di non avere risposte universali. credo che aborto e fecondazione artificiale siano argomenti sui quali le decisioni sono difficilissime da prendere e sicuramente non sono discorsi da affrontare a cuor leggero. ma come dice andrea, il rispetto per la persona dovrebbe essere al centro dei nostri pensieri sempre. rispetto per una madre come rispetto per il suo bambino. che vita avrebbe la madre senza un bambino tanto desiderato o con un bambino che magari non desidera? come vivrebbe un bambino non desiderato? e uno tanto desiderato e concepito in vitro sarebbe forse meno felice di un altro? e se gli è data la possibilità di essere sano è peccato? perchè pur di sfidare in parte la natura si obbligherebbe un bimbo a passare la maggior parte della sua vita soffrendo? sarebbe più etico che permettergli di essere sano intervenendo sulla sua salute prima invece che a danno avvenuto?
    rispetto.
    rispetto e serietà.
    qualità di pensiero che spesso la gente non possiede.
  5. Turista Anonimo
    , 3/1/2004 00:00
    Argomento difficile, non c’è che dire. Difficile esprimere un giudizio senza portare anche un po’ della proprie convinzioni ed esperienze nella risposta. La prima cosa che mi sento di dire, senza starci a pensare su troppo, è che non ho risposte. Non ho cioè risposte che ritengo possano valere per tutti. Ne ho invece in relazione alla legge a cui il forum fa riferimento; entrando nello specifico mi sento di dire che la ritengo sbagliata, almeno in alcuni dei passaggi. La prima questione che me la fa rigettare è senza dubbio il punto per il quale è negata la possibilità della diagnosi preimpianto, per cui non sarà più possibile stabilire che l’ovulo fecondato e successivamente impiantato non sia in linea di massima portatore di patologie genetiche. Credo che rispettando questo punto si venga meno ad uno dei diritti fondamentali che è quello alla salute del cittadino, che è salute fisica e psicologica. La legge, così strutturata, taglia con l’accetta proprio in un punto estremamente delicato, quello di coloro che ricorrono alla fecondazione omologa proprio per superare quello che per alcuni può essere il dramma di una grave malattia. Penso, fra i tanti, ad una coppia segnata dall’aver visto morire nel giro di pochi mesi il figlio a causa di una malattia genetica rara di cui entrambi i genitori erano portatori. Solo la fecondazione artificiale ha permesso loro di avere figli sani e mi chiedo, ed è una domanda non retorica, se sia rispetto o cultura della vita far nascere un figlio destinato in breve alla morte (e di casi simili ce ne sono a iosa). In questo punto inoltre la legge risulta contraddittoria, non permette la diagnosi preimpianto ma non abolisce la possibilità del ricorso all’aborto ( è più vita l’ovulo fecondato del feto parrebbe) ed in questo senso manca di logica, sembrerebbe voler imboccare la via dell’imperativo assoluto alla vita senza coerenza né ideologica né giuridica.
    Per il resto la legge sancisce un numero massimo di embrioni impiantati pari a tre ma costringendo ad un impianto forzato di tutti gli ovuli fecondati. Se per certi versi questo limita le possibilità di riuscita della fecondazione per altri vorrebbe tutelare dagli eccessi talora percorsi in passato con esiti di gravidanze plurime. L’elemento di costrizione all’impianto mi sembra però irrispettoso, valuta la donna come un mero “contenitore” dimenticando che il rispetto della vita è anche rispetto della madre. Per il resto, anche a proposito dei passaggi successivi della legge in questione, come dicevo, non ho risposte certe e mi risulta difficile trovarne, dire anche solo per principio cosa sia giusto e personalmente mi spaventa che ci sia qualcuno che lo faccia a cuor leggero. Il desiderio di maternità e paternità sono difficili da giudicare dall’esterno, difficile stabilire paletti se non quelli ovvi quando il desiderio di maternità supera i limiti della scienza per diventare ossessione. Mi pare che in questi casi sia necessario più capire che proibire, discutere più che negare, come al solito del resto. Certo è che abbiamo tutti molto da imparare dal confronto, giudicare le scelte altrui appare la via più semplice ma anche la meno corretta. La legge in questo senso mi pare essere il frutto di un integralismo cattolico di ritorno, mi pare voler tutelare più il principio che la persona, è cioè poco flessibile e mal si adatta, pur nella vocazione al rispetto della vita, alle numerose eccezioni che è facile immaginare si presenteranno. E’ vero che esiste l’adozione, che si può essere padri e madri senza per forza avere il concepimento dalla propria ma è di certo un'altra cosa, e come poter parlare di egoismo? Non si è, per assurdo, egoisti anche a voler imporre ad altri di non essere egoisti? Ovvero se l’adozione è una valida risposta per alcuni davvero lo può e deve essere per tutti? Questo mi ricorda la frase di Protagora sull’uomo come misura di tutte le cose, pare a volte che ci sia qualcuno che ritiene di essere, per così dire, più misura degli altri….
    Il progresso insomma ha senza dubbio bisogno di limitazioni, specie se opera sull’uomo, ma fornisce anche strumenti e tecniche sulle quali non è possibile stendere semplicemente un velo. Non a caso sono stati istituiti comitati etici che discutono e vagliano le nuove prospettive scientifiche. Ma si tratta di comitati che vagliano scienza ed etica con un atteggiamento interrogativo e non votato alla negazione assoluta sulla base di un principio. Se vale solo l’etica, la morale pura, non si rischia per assurdo di dover ritenere anche la cura del cancro un interferenza esterna alla vita ed al suo naturale percorso?
  6. anna_mrcs
    , 2/1/2004 00:00
    Esistono tanti bambini a questo mondo che sono da soli e non hanno nessuno che pensi a loro, che li aiuti a crescere e li faccia diventare uomini e donne che a loro volta ameranno e cresceranno altri figli.
    Mi chiedo perchè, se la natura ha posto dei limiti l'umanità deve per forza infrangere questi muri per permettere qualcosa che naturalmente non sarebbe successo.
    Certe volte mi chiedo se è il desiderio di un figlio o di una maternità che spinge queste persone. Perchè se è solo il desiderio di un figlio.. come ho detto.. l'adozione soddisfa appieno tale necessità, senza andare a sfidare le leggi della natura... mentre se si tratta di desiderio di maternità (intesa come gravidanza).. beh.. allora questa per me è una forma di egoismo...
    Conosco due coppie che hanno adottato dei bambini e non ci vedo nessuna differenza... Sono due famiglie come tante altre... E ammiro queste coppie per quello che hanno fatto...
  7. Valentina Andreazza
    , 19/12/2003 00:00
    Ascoltando i recenti dibattiti in riferimento alla legge sulla fecondazione assistita, ed essendo reduce di una gravidanza interrotta, ho cominciato a riflettere su quanto sarei disposta a fare per avere un figlio mio.
    valea