1. E ADESSO ?

    di , il 2/12/2003 00:00

    Solo ieri e' morto in modo tragico un' altro carabiniere in servizio, questa volta in Italia....come mai per ora non c' e' lo stesso scalpore che per i poveri ragazzi in Iraq? Come mai non se ne parla cosi' tanto? Perche' queste differenze anche davanti alla morte? Non vi sembrano cose ingiuste?

  2. Turista Anonimo
    , 5/1/2004 00:00
    Credo tu sia riuscito a spiegare in modo chiarissimo cio' che tanti di noi ( compresa me ) non hanno fatto. Sono certa che molte persone non hanno la voglia di scostarsi dalla massa, nei pensieri e nelle azioni.
    Comunque BUON ANNO a tutti, e che ci sia almeno un pizzico di serenita' per la gente del mondo.
  3. Turista Anonimo
    , 2/1/2004 00:00
    Siccome non intervengo nei forum da tempo, è probabile quanto scriverò sia già stato ripetuto più volte da altri, però lo scrivo ugualmente.
    Personalmente, sono rimasto un pò perplesso dall'ipocrisia e dalla melensa solidarietà che si è diffusa in Italia in seguito all'attentato di Nassiriya. Chi ha osato dire la sua, tirandosi fuori dal mucchio, è subito stato tacciato di insensibilità, di irresponsabilità, per non dire peggio.
    All'improvviso tutti si sono sentiti patrioti, tutti si sono sentiti un tutt'uno nazionale. Un milione di persone in coda all'Altare della Patria, gente che ha passato la giornata davanti alla TV a seguire i funerali in diretta, eccettera.
    Mettendo da parte l'ovvio e umano dispiacere per l'accaduto, per le vittime e i loro familiari, io penso che ogni persona con un minimo di intelligenza non possa non aver notato come il tutto sia stato vergognosamente strumentalizzato dal governo, insomma da chi in fondo ha deciso di mandare a morire quegli uomini in Iraq. E qui non è una questione di destra o sinistra, probabilmente sarebbe successa la stessa cosa con un governo di sinistra.
    Si è parlato di eroi ... ma gli eroi muoiono per una causa. E le persone cadute a Nassiriya per quale causa sono cadute ? Questo non ce l'hanno spiegato. Sicuramente non per portare la libertà in un paese del quale non ce n'è mai fregato nulla. Forse sono decedute per consentire al governo e agli imprenditori italiani di essere belli pronti, di trovarsi in posizione privilegiata quando si comincerà a spartire la torta. Qualcuno mi dimostri il contrario, se ci riesce.
    Quelli di Nassiriya, secondo me, con tutto il rispetto, non sono eroi ma vittime. Vittime di un sistema politico che gioca (e ha sempre giocato) sulle ambizioni personali di carriera ed arricchimento professionale e pecuniario dei singoli individui. Perchè, in fondo, da quel che mi risulta, si trattava di volontari. La loro è stata una scelta professionale, ben retribuita e che al ritorno in patria, avrebbe offerto loro prospettive di carriera interessanti. Perchè continuare a negarlo ? Ovviamente, i "burattinai" ci hanno fatto credere (o per lo meno ci hanno provato) che non si aspettassero che le cose prendessero una piega simile, così drammatica. E dire che si tratta di una guerra, non di un servizio d'ordine allo stadio, per un derby ...
    Riguardo al tema proposto da Serena, personalmente sono d'accordissimo con te.
    I minatori e gli operai che muoiono nei cantieri o in fabbrica "fanno l'Italia" non meno di quanto la possono aver fatto le povere vittime di Nassiriya. Solo che loro non portano i vessilli dello stato italiano e, quindi a modo di vedere di qualcuno, a livello d'immagine non sono abbastanza rappresentativi dell'orgoglio nazionale. E' questo il problema. E io reputo tutto ciò davvero vergognoso. Tutti coloro che se la sono presa selvaggiamente in quei giorni con chi è uscito dal coro, dovrebbe farsi un bell'esame di coscienza e riflettere su come la loro patinata ed artificiale solidarietà verso i caduti di Nassiriya, di riflesso non denunci una vergognosa indifferenza e mancanza di rispetto nei confronti di quelle persone che quotidianamente (contribuendo allo sviluppo del paese) muoiono sul posto di lavoro in Italia, e spesso per la mancanza delle più basilari e ovvie misure di sicurezza, che tra l'altro dovrebbero essere garantite da quello stesso stato che decide quali sono le vittime da onorare e quali no.
    Questo è quello che io penso, tralasciando il fatto ovvio che ormai a distanza di sole poche settimane dall'evento, passata la scontata emozione del momento, alla stragrande maggioranza di coloro che si erano sentiti "così colpiti e coinvolti" dalla tragedia non frega già più niente. Ma del resto, è così che va il mondo ...
  4. Turista Anonimo
    , 22/12/2003 00:00
    Scusa in effetti la vicenda ricerca di intimistico ostracismo da parte della amministrazione americana anche se c'è già stata (in luogo addebito :Iraq=testate nucleari) non è che centri granchè con il terrorismo e le bombe di Nassirya,

    SOGGETTO? VERBO?VICENDA RICERCA DI INTIMISTICO OSTRACISMO. BENE.



    tra l'altro chi non sà che i nostri soldati (dico nostri così perchè mi sembra giusto dirlo .... o per convenienza!!.....il pericolo come mestiere ti andrebbe forse un pò di più?....) vanno in missione perchè un governo come il nostro adegua una richiesta da parte degli alleati (NATO) d'aiuto e sostegno nei confronti delle popolazioni colpite dalla guerra nei territori conquistati dagli eserciti U.S.A. ed U.K.? Molti come noi fanno la stessa cosa non ti sembra c'è anche chi si rifiuta di partecipare.

    ERA UNA DOMANDA?

    Non sò ma la tua antidecantazione (rifiuto anche i dibattiti in T.V. a propsto. di mass media irriverenti) sà più di canto greco in un monologo per dramma, comprensivo come un lenzuolo bianco ma altero e redditizio come la rappresentazione un Pierrot o Pulcinella (con tutto il rispetto). Alla prossima puntata allora.
    ????
  5. Turista Anonimo
    , 17/12/2003 00:00
    A proposito di Genesi ....? La morte adombra il tuo costrutto...!!!
  6. Turista Anonimo
    , 17/12/2003 00:00
    Scusa in effetti la vicenda ricerca di intimistico ostracismo da parte della amministrazione americana anche se c'è già stata (in luogo addebito :Iraq=testate nucleari) non è che centri granchè con il terrorismo e le bombe di Nassirya, tra l'altro chi non sà che i nostri soldati (dico nostri così perchè mi sembra giusto dirlo .... o per convenienza!!.....il pericolo come mestiere ti andrebbe forse un pò di più?....) vanno in missione perchè un governo come il nostro adegua una richiesta da parte degli alleati (NATO) d'aiuto e sostegno nei confronti delle popolazioni colpite dalla guerra nei territori conquistati dagli eserciti U.S.A. ed U.K.? Molti come noi fanno la stessa cosa non ti sembra c'è anche chi si rifiuta di partecipare. Non sò ma la tua antidecantazione (rifiuto anche i dibattiti in T.V. a propsto. di mass media irriverenti) sà più di canto greco in un monologo per dramma, comprensivo come un lenzuolo bianco ma altero e redditizio come la rappresentazione un Pierrot o Pulcinella (con tutto il rispetto). Alla prossima puntata allora.
  7. Turista Anonimo
    , 17/12/2003 00:00
    Esiste, a mio avviso, in Italia un curioso meccanismo di genesi delle opinioni. Anche le chiavi di lettura fuori dal coro, quelle che vorrebbero stigmatizzare le contraddizioni delle opinioni più diffuse, tendono in breve a spingersi all’estremo come se, imboccato un percorso, non fosse possibile fermarsi prima ma fosse necessario spingersi fino all’estremo. Così leggerei io, è chiaro, quanto scritto in questo forum stando al quale se di eroi si deve parlare allora del titolo se ne devono fregiare il maggior numero di deceduti possibile. Fra caduti di Nassirya e muratori caduti, sì ma da un’impalcatura, non pare esserci differenza alcuna e di eroi, stando al sillogismo che vorrebbe la morte di per sé santificatrice, ce ne sarebbero da riempire cimiteri fitti.
    La morte, come estrema vicenda della vita, pare dover unificare tutti (o eroi tutti o tutti gente comune non c’è scampo). Eppure, al di là del sentimento nei parenti, una morte uguale per tutti non la vorrei proprio, nemmeno nell’opinione pubblica. Questo 18 politico del decesso mi pare francamente insufficiente perché annulla i significati, non si impara nulla. Ed invece passatemi l’idea che esistano morti educative, altre indifferenti, altre ancora addirittura diseducative.
    Ho in passato criticato l’atteggiamento celebrativo, la pesante impalcatura edificata per i morti di Nassirya (ingiustamente irrispettosa del dolore delle famiglie e pericolosamente simbolo quasi di un isteria collettiva, di una ricerca di fare nucleo e patria), come del resto ho criticato il termine “eroe” usato a sproposito in quella vicenda proprio perché mancava, nei poveri caduti, quella componente di consapevolezza che è indispensabile al termine eroe. Questo però mai mi ha fatto pensare che fra un carabiniere ucciso in Italia e i caduti in atti terroristici in Iraq ci sia in fondo questa pericolosa uguaglianza, come se essere spediti in zone di guerra e rimanere a difesa di una banca nel centro di Roma non ci sia differenza emotiva e culturale. Altro è il sostegno economico che lo Stato ha il dovere morale di garantire alle famiglie, ma mi auspicherei un invito ad aiutare anche coloro che sono caduti nel silenzio piuttosto che una specie di livoroso richiamo a quanto è stato dato alle famiglie dei militari italiani e non ad altri.
    Da ultimo ricordo che molti dei militari avevano gradi insufficienti a garantire una pensione adeguata alle famiglia e per le loro “trasferte” in paesi in guerra non ricevevano certo cifre esorbitanti senza poter, spesso, rifiutare le missioni per questioni interne alla carriera militare. Che poi dovessero preventivare la possibilità di poter morire in una delle missioni mi pare un’affermazione, scusate, ignobile almeno nel modo in cui viene posta.
    Graziano, mica ho capito sai...
  8. Turista Anonimo
    , 17/12/2003 00:00
    Ne so perche' il lavoro che faccio mi permette di stare a contatto con tantissime persone ( all' interno dell' universita' e di enti culturali ). Naturalmente posso dire la mia in base a quello che conosco, vedo e sento e non sara' sicuramente oro colato, ma sono sempre piu' convinta che anche il "pianto" di una nazione sia manipolato dai mass-media.
  9. Turista Anonimo
    , 16/12/2003 00:00
    l'entità che controlla due mondi. Stati Uniti. Prec/z.
  10. Turista Anonimo
    , 16/12/2003 00:00
    Ma che pochi interventi quasi quasi ci provo. Se non distur bo la quiete pubblica. Io penso che il fatto stesso di trovarci coinvolti in Iraq in una delle tante fasi della debacle tra musulmani capeggiati da leader come Saddam Hussein e strategie americane in medio oriente costituisca qualcosa di veramente nuovo nel panorama politico internazionale. Prima di conoscere le vere intenzioni dei paesi entrati in guerra bisognerebbe riavvicinarci un attimo alle ultime fasi della guerra fredda, quelle mai chiarite, ma questo solo per un istinto interpretativo delle politiche di allineamento. Voglio dire per esempio la Francia pur essendo una vecchia conoscenza degli Stati Uniti fin dai tempi del Vietnam e della Corea, oggi ritro varla nelle mani di una scelta di governo meno che mai discutibile per quanto riguarda il riflesso statunitense non vuole apparire come uno stato che pone in evidente disarticolazione la questione mediorientale dalla posizione assunta nell'assurda pretesa di riallineamento da parte degli states nei confronti degli stati europei (ma solo loro?)almeno dal punto di vista politico ed anche nel sogno di una vittoria paradossale nei confronti degli stati appartenenti all'ex impero sovietico. Appunto liberi ora, ma quanto è d'accordo l'enorme numero degli stati con cui intrattiene rapporti politico/commerciali ?
  11. Turista Anonimo
    , 16/12/2003 00:00
    L'atto agli USA dell'11 Settembre è stato un atto di guerra, tant'è che la risposta non è stata pronunciata in un tribunale (come accade normalmente per atti terroristici, e in Italia ne sappiamo molto). Che ne sai tu di quanta gente si è fermata a pensare a quel Carabiniere morto. O tutti gli altri morti di quel giorno? Mi sembrava che il punto fosse l'attenzione pubblica, intesa in senso istituzionale e masmediatico. E questo non si può oggettivamente riservare a tutti i morti.
  12. Turista Anonimo
    , 16/12/2003 00:00
    Non e' il fatto di fermarci ma di pensare e sono sicura che in pochi hanno pensato in questo caso. Credo tu abbia confermato cio' che altri hanno detto in questo forum: delle volte e' piu' importante COME si muore e in che contesto, che avere degli ideali e lottare per qualcosa, in base a quello fai scalpore. Se hai letto bene nessuno di noi ha mancato di rispetto ai morti in Iraq e non si possono mettere a confronto attentati come alle Twin Tower con azioni di guerra, perche' in Iraq c' e' la guerra...o no?
  13. Turista Anonimo
    , 16/12/2003 00:00
    La morte merita rispetto. Ma non ci si può certo soffermare ogni giorno per commemorare tutti quelli che sono morti il giorno prima. L'11 settembre sono molte migliaia di persone, solo persone, solo morte. Ma ci si è fermati e ci si fermerà sempre a commemorare quei morti perchè a creare "la notizia" non è stata la morte, ma la causa di essa. In Iraq sono stati uccisi dei ragazzi andati lì per il bene del popolo iracheno e del mondo intero. Chi può dire che se la sono cercata? Facevano il loro lavoro, onorando la nostra Patria. Ciò non toglie dignità a chi è morto ieri e che non abbiamo commemorato, semplicemente non ci si può fermare sempre. Per fortuna.
  14. anna_mrcs
    , 16/12/2003 00:00
    Come sempre l'apparenza conta più della sostanza!!!
  15. Turista Anonimo
    , 16/12/2003 00:00
    Hai ragione...purtroppo e' cosi'.....
  16. Turista Anonimo
    , 16/12/2003 00:00
    PERCHè la maggiorparte della gente fa le cose solo per farsi vedere che le fa.