1. Gli italiani all'estero possono votare in Italia

    di , il 1/9/2003 00:00

    La legge è in vigore.

    La ritieni una buona legge o no? E perchè?

  2. Marco Chiarolini
    , 3/9/2003 00:00
    Accidenti Paolo, mi hai tolto le parole di bocca sia in questo che nell'altro forum.
    Aggiungerei che mi sembra ingiusto che gente che vive da anni all'estero e che non ha nessuna intenzione di tornare possa decidere le regole con le quali dobbiamo vivere noi che in Italia ci stiamo.
    Buon viaggio a tutti, Marco.
  3. Turista Anonimo
    , 2/9/2003 00:00
    C'è da aggiungere anche che tra i Milioni (diversi milioni!) di Italiani all'estero che hanno ora il diritto di voto vi sono un numero elevatissimo e probabilmente maggioritario di Pseudo Italiani e cioè: Figli di Italiani che hanno il doppio passaporto.
    mi chiarirci sono i figli di uno o entrmbi genitori Italiani che magari sono espatriati da 30/40 anni in Argentina, Brasile, Belgio, Germania, Australia, Usa...e che per gran numero non hanno MAI messo piede in Italia.
    ho dei cugini di Toronto, nati in Canada, venuti 1 volta in Italia, figli di Padre emigrato a 3 anni e madre Canadese. entrambi i cugini hanno il doppio passaporto e potranno votare!!!
    che senso ha in questi casi?
    diverso è il discorso per i LAVORATORI ALL'ESTERO. persone che per qualche anno si trasferivano all'estero per motivi lavorativi e che non potevano votare.
    oggi si da il voto a persone che sono solo formalmente Italiani. ma solo grazie alla "sangue" e al passaporto ereditato dai genitori!
    basti vedere cosa accadde l'anno passato in Argentina. ambasciata e consolati assaltati da centinaia di migliaia di Pseudo Italiani che volevano un doppio passaporto per avere la possibilità di fuga dall'agonizzante Argentina.
    lo stesso potrebbe accadere in Brasile dove solo a San Paolo ci sono 3 o 4 milioni di Pseudo Italiani o in Australia o in Germania.
    sono contrario.
  4. Turista Anonimo
    , 2/9/2003 00:00
    Italiani all'estero....se si tratta di italiani momentaneamente all'estero per lavoro, vacanza ecc... che vivono regolarmente in Italia, è giusto che abbiano la possibilità di esprimere il proprio voto tramite le ambasciate o consolati locali...se invece si tratta di italiani che ormai vivono da decenni all'estero ed hanno sporadici contatti con la madrepatria allora non lo trovo molto giusto in quanto stando fuori per molto tempo si perde il senso di ciò che realmente avviene in madre patria.
  5. Turista Anonimo
    , 2/9/2003 00:00
    Quando ero all'università, frequentavo il corso di neogreco in cui eravamo solo una decina di studenti. Di questi gli Italiani erano 4, gli altri tutti stranieri. Un pomeriggio, mentre chiacchieravo fuori dell'aula aspettando l'inizio della lezione, la mia amica svizzera rovista nella borsa per cercare gli appunti e tira fuori un po' di lettere che aveva preso prima di uscire dalla cassetta della posta. Tra la corrispondenza che le era scappata fuori dalla borsa c'era una lettera di sua madre che le inviava i certificati elettorali per poter votare per posta dato che in Svizera c'erano i referendum. Lei, non potendo recarsi a Badragaz per votare lo faceva da Roma. E' giusto. Perché se un Italiano si trova all'estero non può votare a meno che non faccia come in "Bianco Rosso e Verdone" lunghi tragitti fino al luogo di residenza? Agli emigranti italiani è stato tolto il diritto di voto, sebbene per lungo tempo abbiano continuato ad avere rapporti soprattutto economici con la madrepatria (le rimesse degli emigrati hanno aiutato e non poco l'economia italiana fino a pochi decenni fa).
    L'unica perplessità mi sorge se penso che molti di loro sono ormai lontani dall'Italia attuale e forse non conoscono bene la situazione odierna. E' pure vero, però, che, a mio parere, l'Italia che hanno lasciato era migliore di quella di oggi: sicuramente più povera e sgangherata, ma poi così tanto? Che non sia utile un loro voto come lo sono stati x decenni i loro soldi?
  6. Turista Anonimo
    , 2/9/2003 00:00
    I pochi italiani all’estero che ho conosciuto (per lo più parenti di parenti) e quelli che ho conosciuto tramite inchieste televisive, comprese quelle dei due “padroni di casa”, Syusy e Patrizio, sono nella buona parte dei casi rimasti legati ad un’Italia anni ‘40-’50, quella che hanno lasciato con la loro partenza. E’ un particolare esempio di congelamento del tempo, un viaggio a ritroso nella tradizione da cui proveniamo. Spesso vivono secondo le regole non scritte di una convivenza da pre-boom economico, piccoli circoli (vecchi bar arrangiati alla dopolavoro in fabbrica) per giocare a carte, molti santi ed eroi patri alle pareti, ed un italiano dialettale magari mischiato a qualche vocale storpiata secondo la lingua della nuova madre patria, seduti a raccontarsi quel mondo che non c’è più convinti però che qui si viva ancora una vita da rione; qualcuno rimpiange le serate passate sull’uscio di casa con i vicini a chiacchierare, un mondo che profuma di romanzi alla Giovanni Verga. Anche le comunità più nutrite trasformano i nuovi quartieri colonizzati dopo l’emigrazione secondo quello che ricordano essere stato nel loro passato, quasi più dei set da cinecittà che un immagine viva dell’italia; la tradizione sopra tutto, il rammarico forte per i nipoti che perdono la confidenza con una lingua che per gli emigranti ha significato tanto anche per riconoscersi e fare nucleo. Mi chiedo allora quale sarebbe il significato di concedere, al di là delle complicazioni pratiche, anche a loro il voto. Io dalla mia non considero il voto come un diritto assoluto nè mi pare che possa essere considerato un romantico simbolo di appartenenza ad un paese da cui i più sono lontani da decenni. Meglio allora il voto agli immigrati che il nostro paese lo vivono e ne conoscono le contraddizioni e, forse meglio di noi, i problemi. Questo mondo dei giovani emigranti invece mi pare non sia ancora così nutrito da giustificare un voto così complicato nei fatti da organizzare. Miei colleghi che, come diceva Laura, sono all'estero per questioni di lavoro e ricerca vivono fuori per periodi di tempo limitati, per lo più tornano in Italia ad ogni occasione possibile. I tempi dell'emigrazione alla ricerca di fortuna, quella che faceva stare distanti a lungo creando "colonie" vere e proprie mi sa che si è concluso, più facili percorsi di aggiornamento e praticantato a tempo limitato. Sarà che il nuovo problema è quello di essere accettati dal nuovo paese (questioni di carta verde o cittadinanza vera e propria) e che la nostalgia ora può essere dissetata più comodamente con l'accorciamento delle distanze.
  7. Laura Guatemala
    , 2/9/2003 00:00
    che sciocchezza nn dare il voto agli italiani all'estero.. coloro che vivono fuori dai confini italiani nn sono + solo gli immigrati in cerca di fortuna partiti con la valigia di cartone: sono giovani che spesso vivono fuori per studio o per approfittare delle occasioni (leggi ricerca) che l'italia nn e' capace di creare. Gli italiani filo fascisti ci sono, ma nn sono + la maggiornaza..
    D'altronde gli altri Paesi (l'argentina per es, tra i tanti) concedono ai propri cittadini il voto, perche' noi nn dovremmo?
    Inoltre taaaaanti italiani hanno la seconda casa in italia su cui pagano le tasse (per nn parlare degli italiani in pensione che ricevono l'obolo decurtato del 30%, come in Italia).. per cui..perche' creare dei CITTADINI di serie B????
  8. Turista Anonimo
    , 1/9/2003 00:00
    Concordo pienamente con Andrea C. (sul forum "gemello"), meglio il voto agli stranieri residenti in Italia (meglio se da più anni) piuttosto che quello agli italiani all'estero.
    Un paese deve essere "gestito" da coloro che ci vivono.
    Non so cosa pensi la sinistra sul voto agli italiani all'estero ma il fatto che questa legge sia entrata in vigore grazie ad un governo di destra non mi coglie di sopresa.
  9. Martino Ragusa 1
    , 1/9/2003 00:00
    La legge è in vigore.
    La ritieni una buona legge o no? E perchè?