1. Psicologia del viaggio

    di , il 24/8/2003 00:00

    Ciao a tutti i turistipercaso! Io sono Chiara, laureatapercaso...in psicologia del turismo, con un lavorone sulla storia del viaggio e la psicologia del viaggiatore. Vorrei proporre un forum per scambiarci informazioni, articoli, commenti, opinioni...sulla psicologia del viaggiatore. E' un argomento ancora poco studiato, ma tanto tanto affascinente... Se qualcuno fosse interessato, io son o qui! Pronta a condividere tutto il materiale raccolto, a scambiare consigli e informazioni. Vi aspetto!!

  2. Leonard
    , 1/11/2003 00:00
    Anche per me partire è un pò morire e molto sparire (io scappo, tu corri, egli fugge, noi smammiamo, voi telate, essi filano...) . Non è necessario che mi ritrovi senza far niente (anzi, questo dopo un pò, fra sensi di colpa e cosa ci stò a fare, mi secca . Poi torno in trincea e mi dò del cretino per questo...) . Staccare la spina, rendersi irreperibile, irraggiungibile, indisponibile per cause di forza maggiore (e di kilometri)...Poi posso anche stare in un pensionato per studenti, seguire lezioni e fare compiti a casa a 35/39 anni suonati (ma in mezzo alle migliori esponenti femminili della razza bianca, e non solo bianca...), fà lo stesso, stò benissimo, "no complaint, sir" (basta che non mi becchi un' intossicazione alimentare -I survived english cooking, l' ho pure scritto su una maglietta-, allora mi può ANCHE venire nostalgia di casa) e se mi capita di tornare, embè, ci torno...
    Gli italiani "abroad"...Sì, vanno bene finchè sono pochi (ricordi, quattro studenti alla "stalovaya" dell' università . Atmosfera: "quanti giorni all' alba ?") . Però a volte ne basta uno che ti vien voglia di dichiararti "alien" . Una sera al Bolshoy (c' era una ragazza che vendeva biglietti all' obshejitie, un pò per farle un favore -senza secondi fini-, un pò il Bolshoy è il Bolshoy...), una signora zona Milano che faceva finta di essere un' inglese in India, per caritàdiddio...Per fortuna Giselle è Giselle, specialmente al Bolshoy (io non la conoscevo . Il secondo atto è meglio assai . Bello dark, a saperci fare...) .
    Quanto alla psicologia "giusta" per il viaggio...adesso non ho sottomano "Il senso di Smilla per la neve" (se qualcuno l' ha letto, forse ha già capito), ma è tutto scritto lì: chiedere permesso, se non proprio scusa, imparare la lingua...se poi, per ragioni tue, devi avere il biglietto di ritorno..."nicevò", non fà niente .
  3. Gianluca Fiesoli
    , 23/9/2003 00:00
    La pscicologia dei miei viaggi è questa:
    Http://www.gianlucafiesoli.com

    Penso sia quella più giusta al di là di tutto.
    Saluti.
    Gianluca Fiesoli.
  4. Turista Anonimo
    , 4/9/2003 00:00
    Credo di appartenere alla categoria dei TEI, Turisti Esterofili Insaziabili.
    1) Adoro viaggiare e risparmio quel che posso del mio baby stipendio per le vacanze
    2) preferisco andare all'estero perchè spesso costa meno dell'Italia e mi aiuta a staccare ben bene dal lavoro e dalla quotidianità
    3) sono un'insaziabile, nel senso che appena ho sistemato le foto del viaggio, già penso al prossimo che farò.

    C'è una cura?
  5. Turista Anonimo
    , 31/8/2003 00:00
    D'accordo con Andreaesse per la telecamera: io e mio marito la portiamo sempre nei nostri viaggi, non per fare gli sbruffoni con gli amici, ma per avere dei ricordi veri per noi...Anzi, spesso giriamo cose simpatiche, piene di ironia e spontaneità, non i classici semi-documentari pallosissimi! Tra l'altro io amo anche tenere un diario di viaggio, con l'annotazione delle mete visitate nonché dei pensieri ed emozioni del momento.
    Forse, poi, anch'io sono una turista più che una viaggiatrice, ma mi piacerebbe imparare a diventarlo, senza la smania del ritorno alla rassicurante normalità e alle comodità di casa. Ammiro molto i veri viaggiatori, come un nostro amico che sta fuori per mesi e mesi,vivendo alla giornata e con uno zaino in spalla.
    Bye a tutti!
  6. Turista Anonimo
    , 30/8/2003 00:00
    Io ho sempre un po’ di paura quando la psicologia si mette ad analizzare fenomeni sociali (ne ho, figuriamoci, quando analizza il singolo soggetto…), quando si presta al mondo delle categorie, alle schematizzazioni forzate. Mi sembra molto spesso di leggere quei test fatti ad hoc per l’afa da ombrellone in cui ad ogni domanda corrisponde un punteggio preciso e, sommando con cura i numeri, il tuo profilo dovrebbe appartenere ad uno dei tre psicotipi che si leggono sulla pagina successiva. Si finisce irrimediabilmente per appartenere al tiepido profilo centrale, quel limbo in cui non sei né carne né pesce, non una descrizione che ti faccia sobbalzare dalla sdraio e neanche un elenco di pregi che soddisfi l’amor proprio. E nella buca centrale, il profilo tiepido, ci ricadono tutti: assassini e santi, antipatici e simpatici etc. A volersi discostare dalla massa tocca mentire sulle risposte, dire magari che il tuo ideale di donna è una cameriera di spizzico, che vorresti diventare imbianchino… solo così ci si può discostare dal punteggio consueto.
    Così pensare che la psicologia mi viene a dire che tipo di turista sono mi mette i brividi, preferisco descrivermi come piace a me, mentire e correggere il mio profilo a mio piacimento illudendomi di dire la verità, che il profilo nasca bell’e fatto dalla descrizione dei miei viaggi. Altrimenti si finisce come nelle fotografie: uno si illude di essere bello, affascinante, proporzionato e tac, uno scatto fotografico ti inchioda alla verità ed hai voglia a buttarla sul fatto di essere o meno fotogenici. Quanto alla infinita questione italiani all'estero, ha ragione Rambutan, mi sento discriminato. Un bel viaggio a Maiorca nel zona del "dominio" tedesco e mai più un imbarazzo per il "casinista" italiano, questa la cura!
  7. Turista Anonimo
    , 29/8/2003 00:00
    Ah ... volevo dire ... sono stato un pò assente dal TpC ma vedo che si insiste sul tema degli italiani all'estero ... chi se ne vergogna, chi li scansa, chi si finge svizzero o gallese pur di non farsi riconoscere per italiano, eccetera eccetera ... Vorrei spezzare una lancia a favore di quelle schifezze dei turisti italiani, quindi anche di me stesso, in fondo. Tutti a criticarli (ma mai a criticarCI, ovviamente), ma sapete come la penso ? In verità, il problema secondo me è che, oltre al reale comportamente casinista e invadente per non dire un pò zotico di parte degli italiani all'estero (comportamente che per lo meno è genuino, visto che noi italiani siamo cafoni sia all'estero che in patria, contrariamente a francesi, tedeschi o anglosassoni, tanto per fare degli esempi, che diventano fastidiosi esibizionisti all'estero mentre in patria fanno gli agnellini) ... dicevo ... il problema è che capiamo quello che gli italiani dicono, contrariamente invece non capiamo cosa dicono francesi, austriaci, olandesi o che so altro, quindi non ci rendiamo conto delle cazzate che anche loro diranno. Quest'anno dove sono andato in vacanza ho avuto spesso modo di ammirare il comportamento di gruppi di australiani in vacanza (fuori patria ovviamente) e non vi dico di che razza di gente di merda si trattava. Invadenti, maleducati, coi portafogli pieni di dollari pensano davvero di potersi comprare il mondo intero e comandare ovunque; evidentente è una tara di tutti i popoli anglosassoni, pensavo che gli australiani si salvassero un pò, invece purtroppo ho constatato che sono della stessa pasta di americani e inglesi; del resto pensandoci bene basta vedere in che stato hanno ridotto gli aborigeni. Quindi, non diamoci troppo contro, anche se spesso lo meritiamo: gli altri non è affatto detto siano migliori di noi.
    Io piuttosto che spacciarmi per scandinavo (ha parte che non ci riuscirei mai visto il colore di capelli, occhi e carnagione ...) o mitteleuropeo, direi che provengo dal pianeta Caracallo ...
  8. Turista Anonimo
    , 29/8/2003 00:00
    Eh si ... in effetti come non vedere l'atto di preparare lo zaino come un ritorno all'infanzia, quando si riempivo la propria cartella di libri, portapenne, quaderni e merende ? Qui si nota l'eterno fanciullo(a) che è in noi, venire fuori, proiettato in una dimensione poliedrica che spinge l'uomo che ormai si è, verso il gusto della scoperta, esattamente come facevamo da bambini nell'imparare a leggere e scrivere. Come non notare similitudini tra l'abbecedario e la guida Lonely Planet, tra il quaderno e il blocchetto dei travel-cheques, tra il portapenne e la scatola di preservativi, tra la nutella portata in cartella e la crema solare nello zaino ?
    Ci mancava solo la psicologia da viaggio ... bah ...
  9. Turista Anonimo
    , 29/8/2003 00:00
    non riesco a leggere tutta sta roba...
    beh, io da brava svizzera quando incrocio degli svizzeri.... mi nascondo!!!! hahahhaha! però è vero. è come se quando viaggio non voglia più avere a che fare con i miei connazionali.
    eppure, una svizzera di zurigo, sull'isola di chiloé mi ha tirato fuori dagli impicci mica male. ero arrivata a chillon, la punta sud dell'isola cilena. ero arrivata senza un soldo perchè li avevo finiti. dovevo fare rifornimento. beh è una città mi dico, vado alla banca... che prende solo bancomat cileni?????? cacchio, ma il mio è un bancomat argentino.. che differenza fa? di solito non ne fa, ma qui si.
    riesco con gli ultimi spiccioli a pagarmi l'hotel, ma di cenare non se ne parla o domani non prendo il traghetto. sperando che di là ci sia una banca!
    la mia vicina di stanza è uan zurighese. tornare a parlare tedesco dopo un anno mi mette in difficoltà estrema e mi ingolfo spesso. lei ride e mi invita a cena. finiamo per parlottare un po' in inglese un po' in tedesco e un po' in italiano in un ristorante travestito da chalet svizzero. volevano servirci pure la fondue ma abbiamo cortesemente ma fermamente rifiutato. il ristorante si chimava "le petit suisse"... che cosa frustrante. ma quella sera, al verde e persa su di un'isola mi è parso buffo. ed ho accettato questa improvvisa alleanza.
    peccato non averla più rivista. l'avrei invitata volentieri da me, per ripagare il favore fattomi.
  10. Turista Anonimo
    , 28/8/2003 00:00
    dai non spammate post chilometrici...
  11. liciajacek
    , 28/8/2003 00:00
    Leggo le ultime sull'Inglese, solo ora.
    Niente male e molto vero.
    Consolatevi comunque . Vorrei che qualcuno di Voi parlasse con qualche straniero in Italia per renderVi conto quante volte possa succedere a noi/loro la stessa cosa.
    Visto che io ho armai una certa età, vi dirò che (non scandalizzateVi) succedeva tempo fa lo stesso tra Nord e Sud Italia.
    Ricordo che una mia conoscente, proveniente da un paese del Sud, perse (all'inizio degli anni 70) nell'ospitalissima Romagna un'amicizia, perchè si presentò a fare gli auguri di buon Anno, Lei donna, in una casa di romagnoli purosangue. Ha scoperto 2 anni dopo casualmente il perchè di tanta freddezza.
    Ma qui stiamo decisamente divagando!
  12. liciajacek
    , 28/8/2003 00:00
    Ma chi ha buttato il sasso ha nascosto la mano?
    Che fine hai fatto? Non eri disosta a confrontarti?

    Per quanto attiene gli italiani all'estero (oltre che mi sembra sia già presente in altro forum ) , io è vero che ho delle diffidenze. on nei confronti di tutti. Preferisco solo prima guardarli e vdere a che tipologia di turista appartengono.
    Non perchè siamo nati nella stessa nazione, siamo tutti uguali, vi sembra?

    Poi c'è un problema che riguarda l'abitudine al viaggiare.
    L'Italiano è stato un popolo povero, per cui il viaggio, nella maggioranza dei casi, era viaggio di emigrazione ( non stiamo naturalmente parlando del Rinascimento o di periodi precedenti).
    Tutto considerato il turista italiano all'estero (come fenomeno di boom) è acquisizione abbastanza recente.
    E la nostra dimestichezza con culture e lingue straniere è stata per anni piuttosto relativa.
    A differenza di paesi , sicuramente più ricchi , con tradizioni fortemente colonialiste, con abitudini anche diverse ( nei paesi anglosassoni esiste un diverso approccio del ragazzo nei confronti della famiglia. Un suo più frequente autonomia ).
    Ora molti degli italiani che si incontrano tendono un po' a comportarsi o come se si trovassero sulla Riviera Romagnola 15 giorni, o trattando i locali come "il buon selvaggio" o, riportando il tutto alla propria città, vita o esperienza.
    Non che lo stesso non accada con turisti di altri paesi (Vi assicuro che sentire i discorsi nei villaggi turistici dei tedeschi e/o degli americani è altrettanto deprimente), ma negli altri paesi è più facile incontrare viaggiatori indipendenti, più adattabili .
    Del resto non è un caso che le guide per viaggiatori indipendenti non siano mai state prodotte in Italia.

    Non si può fare di un'erba un fascio, ma la mia diffidenza rimane.
    Licia
  13. Turista Anonimo
    , 28/8/2003 00:00
    Si effettivamente il Beppe è un grande, la maggior parte dei suoi libri li ho letti e mette a nudo inglesi, italiani e americani in un modo tutto suo.
  14. Turista Anonimo
    , 28/8/2003 00:00
    ke ke ke
  15. Turista Anonimo
    , 28/8/2003 00:00
    Ma i vari libri di Beppe Severgnini? E' capace di farmi sorridere scrivendo delle persone che di solito mi fanno incazzare...
  16. Turista Anonimo
    , 28/8/2003 00:00
    io non conosco nessuno che si rifiuterebbe di star via di casa più di 4 settimane....
    tristesa quelli lì !