1. Viaggio e catarsi

    di , il 1/6/2002 00:00

    Voglio proporvi questa riflessione e un quesito. All'universita' (facolta' di lingue) ho sostenuto un esame di sociologia del turismo estremamente interessante. Ho letto diversi testi, ma quello di Leed e' stato quello piu' stimolante. Metteva in risalto le fasi del viaggio, dal distacco dal prprio guscio al ritorno "in patria". Secondo Leed il viaggio puo' essere catartico, puo' rinnovarci,e questo dipenderebbe sopratutto dalla fase del transito, dove la nostra mente si libera grazie al passaggio continuo di scenari sempre nuovi. Che ne pensate? elle

  2. Turista Anonimo
    , 12/6/2002 00:00
    vediamo se ho capito:

    l'autore si riferisce a quella voglia di scappare che ti viene quando decidi di partire e che, mentre sei in viaggio, si trasforma nella voglia di tornare a casa perchè viaggiando hai messo tutto a posto con te stesso?

    a me capita, credo sia famoso come il "partire per tornare".

    Ciao,
    Daniela
  3. Eleonora Bonalumi
    , 4/6/2002 00:00
    per paolo m.
    ah, era una battuta, cazzarola....e' che a parte luttazzi non frequento.
  4. Paolo Motta 2
    , 3/6/2002 00:00
    ....il momemto è catartico....non il viaggio!
    ciao paolo-milano
  5. Daniela A
    , 3/6/2002 00:00
    bè, posso concordare solo se il viaggio viene fatto "criticamente" e non "da animali"...ci sono dei "cosiddetti turisti" che in vacanza si scatenano nel fare il contrario di ciò che non farebbero mai a casetta loro....( a cominciare dai rifiuti!!) ciao a tutti
  6. Rambutan N
    , 3/6/2002 00:00
    Troppo complicato ...
  7. Andrea C. 1
    , 3/6/2002 00:00
    E' che non sono in vena oggi eleonora! Comunque l'assunto è interessante e sicuramente in molti l'hanno sperimentato. Il viaggio inevitabilmente in quanto prevede uno spostamento ed un confronto con una nuova dimensione è catartico e lo è ancor di più se esperienza solitaria. Basti pensare ai numerosissimi casi di persone che decidono di affrontare , Soldini mi viene in mente fra i primi, delle esperienze che del viaggio hanno il senso iniziale, l'incipit ma che in realtà si trasformano in percorsi di autoconoscenza nel movimento e nell'isolamento. La dimensione casalinga, fatta di certezze uterine finisce per standardizzare le modalità di risposta agli imprevisti dell'ambiente esterno e così ognuno si illude di conoscere un sè stesso che però non è reale perchè è l'io che si muove in un labirinto conosciuto. Quando si viaggia si scopre invece una dimensione fatta di incertezze ed imprevisti non programmabili a cui noi soli possiamo dare risposta e così il processo di trasformazione e purificazione diventa inevitabile. Inssomma a Roma si dice :
    "E' ora ca tarsi!!!"
  8. Paolo Motta 2
    , 3/6/2002 00:00
    il momento è catartico....è una battuta del Dott. flavio orelio...a zelig...
  9. Annie
    , 3/6/2002 00:00
    oggi ragiono molto + terra terra.....
  10. Eleonora Bonalumi
    , 3/6/2002 00:00
    per paolo.m
    in realta' si parlava proprio di viaggio nella sua interezza.secondo il leed, infatti, il distacco dal nostro guscio ci permette di essere in contatto pieno con la nostra essenza perche' l'arricchimento avviene con un distacco da tutte le certezze che determinano la nostra personalita'.e poi, il turista del leed si integra nella societa' in cui arriva,l'anima si imbeve di tutto cio' che incontra e si purifica. certo dipende dalla ricettivita' che ognuno possiede. sei d'accordo?elle
  11. Eleonora Bonalumi
    , 1/6/2002 00:00
    Voglio proporvi questa riflessione e un quesito. All'universita' (facolta' di lingue) ho sostenuto un esame di sociologia del turismo estremamente interessante. Ho letto diversi testi, ma quello di Leed e' stato quello piu' stimolante. Metteva in risalto le fasi del viaggio, dal distacco dal prprio guscio al ritorno "in patria". Secondo Leed il viaggio puo' essere catartico, puo' rinnovarci,e questo dipenderebbe sopratutto dalla fase del transito, dove la nostra mente si libera grazie al passaggio continuo di scenari sempre nuovi. Che ne pensate? elle