1. Pillole di mondo

    di , il 17/2/2003 00:00

    CUBA "...Cuba è un viaggio nel tempo, dove il tempo non esiste..." (Archifoglio) POLINESIA "...Siamo partiti a caccia di un sogno e abbiamo trovato la Polinesia..." (Bluinverso) AUSTRALIA "...Visitare l'Australia è come fare mille viaggi in uno...." (Cla1909)

    LISBONA "Non puoi starci più di 3 giorni, perchè rischi di rimanerci tutta la vita...." (Psiche)

    MALDIVE "...Sono il regalo più bello che mi potessi fare. Grazie amore!" (Francesca) Queste frasi le avete scritte voi negli itinerarari che ci avete inviato. Brevi e efficaci, da sole fanno sentire il sapore di tutto un paese. Sei un lettore degli itinerari pubblicati su questo sito? Trova le frasi magiche nascoste nei testi e poi inviale qui. Noi lasceremo pubblicate le più belle. Sono convinto che verrà fuori qualcosa di molto, molto bello. Grazie da Martino

  2. Giada Spadoni
    , 3/4/2003 00:00
    [...] Dopo alcuni tentativi invano, riusciamo ad individuare un piccolo passaggio in fondo a Petite Anse che ci porta sul sentiero per Anse Cocos. Il sentiero sale poi su una collina, siamo immersi nella giungla, ogni tanto possiamo intravedere uno scorcio di mare, sembra una cornice in mezzo alla vegetazione, è bellissimo! Il sentiero dopo un po’ inizia a scendere e ci ritroviamo in mezzo ad una specie di prato costellato di palme da cocco. Sulla destra, una barriera naturale di alberi ci impedisce di vedere il mare e di accederci ma sentiamo il rumore delle onde, chissà cosa troveremo lì dietro!?… Andiamo avanti, ci sono delle casette di muratura abbandonate, sembrano le rovine di un resort, iniziato ma mai terminato… sarebbe meglio abbattere del tutto queste costruzioni… Ancora nessuna traccia del sentiero che ci porterà alla spiaggia… I tedeschi non si ricordano più dov’è (loro sono stati qui qualche anno fa)… Ci sono pozzanghere un po’ ovunque… Ma finalmente vediamo un sentiero! Dobbiamo soltanto saltare un paio di volte sopra dei piccoli ruscelli creati dalla pioggia e ci siamo!… Eccola!

    Anse Cocos! Il bianco della sabbia mi costringe ad indossare subito gli occhiali da sole! E’ una spiaggia meravigliosa! La spiaggia è incorniciata con degli scogli di granito, come le due precedenti, e va leggermente in discesa verso il mare, molto mosso in quanto da questa parte dell’isola non c’è barriera corallina.

    Tratto da 'Un coco fesses sul mio passaporto' di Karin
  3. Turista Anonimo
    , 7/3/2003 00:00
    "Madrid è una prostituta.
    Madrid si concede a tutti, si apre a chi vuole conoscerla senza alcun pudore rivelando anche agli sconosciuti le sue pieghe più nascoste.
    Madrid non è una città.
    Madrid è una persona, anzi, un personaggio: un personaggio di un film sopra le righe, un film di Almodóvar, per esempio. Un personaggio reale e surreale, drammatico e grottesco, comico e melodrammatico, ma mai banale. Mai."


    Questa è la
    Madrid che ho consciuto io. E questo è il primo racconto che ho letto su tpc:
    MADRID ME MATA di Paco
  4. Mario B
    , 1/3/2003 00:00
    Non c'è un racconto in particolare...

    E' il sogno,quel momento,quel periodo nel quale ti rifugi e nel quale ti senti protetto.E' il sogno,che ti lascia pieno dopo esser stato vuoto,che ti accompagna.E' ogni piccolo ricordo di quel sogno che si era avverato.Ti accompagnerà per sempre e quando ti sentirai solo e tutto ti sembrerà perso,rifugiati dentro quel sogno.Cerca di riviverlo.....

    Tratto da non so' quale racconto...forse è un po' quello di tutti noi.....
  5. Turista Anonimo
    , 28/2/2003 00:00
    "Percorriamo alcuni metri su un piccolo sentiero sabbioso in mezzo agli alberi, probabilmente dei Takamaka… e alla fine, la vediamo!…
    La spiaggia è deserta e mi sento subito come il protagonista di Cast Away (solo che noi abbiamo un passaggio per il ritorno). Il colore del mare è di un turchese intenso ma trasparente e resto ipnotizzata dalle onde enormi che si infrangono sulla sabbia bianchissima e accecante… Ai lati della spiaggia, che non è molto lunga, ci sono dei grossi blocchi di granito, alcune palme e alberi di Takamaka fanno da cornice a questo gioiello della natura… Tiro fuori la Reflex e inizio a scattare febbrilmente! E' talmente bella e irreale che voglio catturare ogni centimetro di questa spiaggia!… Finito il rullino, mi decido a buttarmi in acqua, mi rendo conto che stavo ritardando quel momento proprio per godermi la visione di questo posto, mi sembra incredibile che io sia qui!… Mio marito, che di solito si sdraia all'ombra per leggere qualche libro e non ama tanto fare il bagno, è già in acqua!… Lo raggiungo! Rimaniamo a lungo in mezzo a queste onde paurose ma attraenti, ci tuffiamo, ci facciamo portare fino a riva, dei pesci multicolori ci circondano, cerchiamo di non farci risucchiare dalle correnti, che anche qui sono abbastanza forti, dobbiamo star attenti perché abbiamo già l'acqua fino a sotto le braccia, ma sembriamo due ragazzini, agitatissimi a giocare tra le onde!… L’acqua è calda ma non troppo. E' un momento fantastico, ci sembra di essere soli al mondo!…"
    Le SEYCHELLES di Karin!

    ...che invidia! e pensare che oggi a Milano mi sembra ci sia anche un cielo fatto di carta oleata!!! che invidia2!
  6. Giada Spadoni
    , 27/2/2003 00:00
    'Ogni tanto nei miei peggiori momenti di stress e di grigio mi torna in mente Samui, l'isola verde con un filo di follia in cui ho trascorso tre settimane spensierate: le onde di smeraldo, le spiagge bianche, le palme agitate pian piano dal vento, la frutta profumata, il sorriso gentile ma interessato dei suoi abitanti sfoderato tra un "sawaddii" (buongiorno) ed un "krop khun kaa " (grazie).'

    Tratto da 'Koh Samoui, l'isola verde' di Lorecoll.
  7. Giada Spadoni
    , 27/2/2003 00:00
    'Il mio ultimo ricordo del Perù, prima di addormentarmi sulla scomoda poltrona dell’aereo, è una foto scattata dal trenino che ci portava da Cuzco a Machu Pichu, procedendo a zig zag per riuscire a scalare la montagna, troppo ripida. Case di fango, bambini colorati e una scritta su un muro, dentro un cuore rosso, “somos Perù”.'

    Tratto da 'Il cuore rosso del Perù' di Monica Messina.
  8. Giada Spadoni
    , 27/2/2003 00:00
    'Una donna energica e decisa che affronta la Guardia Nacional armata di sigaro e cipiglio, un uomo di mare cocciuto che mantiene le promesse e vive di ‘pescado’, un trafficante in vacanza che porta in giro i turisti, un commerciante italiano che arreda i grandi hotel del Sudamerica. Vite avventurose abbozzate nello scenario dell’America latina caraibica, un viaggio che parte dal buio gelido di un’alba milanese e arriva nell’arcipelago di Los Roques, a nord del Venezuela.
    [...]
    Lo scenario non cambia: mangrovie e botuto adornano la spiaggia, mentre il vero spettacolo sono i pellicani. Pellicani bruni dalla criniera rossa, che trascorrono il tempo galleggiando placidi vicini a riva, interrompendosi solo per andare a pesca. Allora volteggiano a pochi metri d’altezza e poi d’imporvviso avvistano la preda e si lanciano come missili pennuti contro il pelo dell’acqua, annegandovi con tutto il corpo e lasciando fuori, a volte, solo le zampe palmate e gommose. Riemergono placidi, scrollandosi l’acqua dagli occhi e gonfiando il gozzo dentro il quale si intravedono le forme delle vittime dei loro appetiti.'

    Tratto da 'I sogni di Chiara: Los Roques, diario di viaggio' di Walter M.
  9. Giada Spadoni
    , 27/2/2003 00:00
    'Amsterdam è davvero una città particolare, dove i poliziotti portano lunghi capelli lunghi e sono pieni di tatuaggi, dove c’è una certa tolleranza per tutto, dove puoi vedere personaggi davvero strani, dove nelle vetrine puoi trovare anche donne in carne ed ossa..'

    Tratto da 'Avventure nordiche' di roberta@skap.it
  10. Turista Anonimo
    , 27/2/2003 00:00
    "Scendiamo dalle gole di Todra, fuggendo dalle orde di turisti che qui arrivano in bus, per immergerci nuovamente nel silenzio, tra i miraggi ed il calore accecante delle piste sconosciute verso Taouz, e da Taouz verso Mahamid, a ridosso del confine Algerino... Pietre, pietre e sabbia e nient'altro, ed il mio cuore che batte a ritmo con i pistoni del motore dell'auto, con i miei occhi accesi di questi colori che sono ormai i colori della mia anima, tesi a catturare ogni angolo, ogni bivio.."

    da "Suggestioni di sabbia" di Raobogabraoun@hotmail.com
  11. Dario 1
    , 27/2/2003 00:00
    "Il museo della Revolucion è, come il nome stesso promette, un inno alla presa politica di Castro e del team del Granma: i turisti sono pochissimi e, evidentemente, piuttosto motivati; foto e cimeli degli eroi, strategie di battaglia, cronistoria degli eventi , ipse dixit di Fidel formato Zaratustra: tutto conservato ed esposto con amorevole cura, rispetto e dedizione.
    Cerco di non dimenticarmi che siamo in dittatura; cerco di non dimenticarmi che questo governo non è certo l’orrore corrotto di Batista ma non è nemmeno il migliore dei governi possibili. Eppure non riesco a nascondere l’emozione, a non stupirmi davanti alle imprese del Che e di Cienfuegos, ai loro volti sorridenti e ispirati, alle foto impressionanti della folla osannante e inneggiante a Fidel liberatore. Passo là dentro due ore buone. Poi vado verso l’uscita e lì una poesia di Nicholas Guillen mi incanta:

    CHE COMANDANTE
    “Estas en todas partes. En el indio echo de sueno y cobre
    Y en el negro revuelto en espumosa muchedubre.
    Y en el ser petrolero y solitiero
    Y en el terrible desamparo
    de la banana,
    y en la gran pampa de las pieles,
    y en el azucar y en el sal y en los cafetos,
    tu, movil estatua de tu sangre
    como te derribaron
    vivo, como no te querian,
    Che comandante,
    amigo”."


    "Il Vedado. Solo adesso che ci metto piede mi rendo conto di quanto sia diverso dall’Habana Vieja. Grande sfoggio di verde al Vedado, avenide dai palazzi moderni si alternano a calli disseminate di ville coloniali più o meno conservate. Si vive bene in questa zona della città, visibilmente meglio che nella parte più antica.
    E’ qui che facciamo conoscenza con Coppelia.
    Coppelia non è una bella donna habanera, Coppelia qui a Cuba è un’istituzione. Ogni Cubano la conosce e ci è andato almeno una volta nella sua vita.
    Coppelia è “LA gelateria” dell’Isla Grande. Ogni città ha la sua Coppelia , è una sorte di McDonald del gelato. Buono, cremoso, lattoso, il gelato di Coppelia è un tuffo papillare in una crema di latte al sapore di fragola."

    entrambi tratti da "Havana" di pepa.c
  12. Cri Mich
    , 26/2/2003 00:00
    "La sensazione di chi non è abituato a questo fiume è quello di essere di fronte al mare. Lo sguardo si perde all’orizzonte, incapace di raggiungere l’altra sponda. E non c’è da stupirsi, questa sconfinata, incredibile massa d’acqua ha numeri che spaventano: oltre 6000 Km di lunghezza, una larghezza che può raggiungere i 4, profondità variabili tra i 30 ed i 300 metri.
    E soprattutto una pendenza ridicola (50 metri di dislivello in oltre 2000 Km) che contribuisce a creare quell’aspetto surreale di luogo senza tempo, immobile e statico dove non esistono onde e la corrente non si percepisce. Sulle rive del Rio delle Amazzoni si vive con pazienza. E ci si abitua alle distanze, tanto qui tutto è lontano.
    Los “caboclos”, così vengono chiamati gli abitanti del fiume, sono discendenti di immigranti e avventurieri, gente abituata a convivere con una natura spietata dove temperature disumane fanno evaporare anche i pensieri e dove l’umidità non dà mai tregua. Sono pescatori, naviganti, allevatori, agricoltori. Sono poveri ma tenaci, in simbiosi con un fiume che un giorno ti dà tutto e quello dopo te lo toglie."

    "Il mercato di Leticia ti avverte della sua vicinanza con l’inconfondibile profumo del pesce fritto che alcune instancabili donne non smettono di cucinare. Sono pesci mai visti, enormi e bizzarri, dai nomi musicali, Jaraquì, Tucunarè, Pirarucù, Jelitorè, che ti rimbalzano in testa come a sottolineare che questo è davvero un mondo a parte. E poi la frutta, esotica, coloratissima, profumata ed invitante dalle forme e dimensioni improbabili, figlia di una fantasia che solo la natura amazzonica può avere.
    Tutt’intorno bambini che giocano correndo ed io, invecchiato di cent’anni da un afa che non ha pietà, mi chiedo come facciano. Già, ma loro sono nati qui e poi, si sa, i bambini, dovunque siano, non si stancano mai......"


    "Visto da “dentro” il Rio delle Amazzoni è ancora più impressionante e immenso. Il suo letto è solcato da moltissime altre imbarcazioni, quasi tutte di legno alcune piccole come la nostra, altre molto più grandi ed imponenti. Sono i “recreios”, i battelli passeggeri dalla forma leggermente ovale ed inarcata, che collegano le principali città. Alcuni sono belli nuovi e colorati, altri vecchi brutti e scrostati, ma tutti hanno nomi beneauguranti come “Fe em Deus”, o vivaci come“Flor do rio” e così via....
    Sulla riva decine di pescatori si guadagnano la giornata. È un lavoro duro ma il fiume, oggi generoso, riempie abbondantemente tutte le reti, nessuna esclusa."


    "Gli indios hanno la loro personale teoria per spiegare l’origine del luogo dove vivono: in principio tutto era foresta poi un immenso albero cadde formando il Rio, con il suo tronco, e tutti gli affluenti, con i suoi rami.
    Tungurahua, lo chiamano, Re delle acque."

    "Dal letto principale, infatti, partono (o arrivano) migliaia di “igarapes” rigagnoli piccoli, grandi o grandissimi che si perdono verso l’interno dando proprio l’idea di un albero dalle fronde intricate. Un labirinto in continuo movimento dove acque rossastre, verdognole o nere come la pece si mescolano continuamente a quelle del Rio, color caffè, dando vita ad acquarelli meravigliosi."

    Da "Tungurahua, il Re delle acque" - Colombia - di Steve (jinglejangle2002@hotmail.com)
  13. Giada Spadoni
    , 25/2/2003 00:00
    'Il centro di Damasco è un labirinto di stradine strette strette ed altissime. Il centro del centro è il mercato. Comincia in una piazza enorme. Ci si inoltra nelle viuzze. A questo punto le stradine vengono semplicemente coperte con una tettoia di lamiera che lascia penetrare poca luce. Le lame di luce scendono a tagliare l’atmosfera intrisa di polvere di spezie e pigmenti di blu cobalto e colpiscono teli di seta svolazzanti, datteri, tappeti e gioielli in argento. Le botteghe si susseguono le une alle altre e sono così piccoline che sembra di essere ritornati nel medioevo e nelle favole delle mille e una notte. La luce e l’ombra si susseguono senza ritmo e logica, sorprendendoci di continuo. La luce può cadere indistintamente su di un mercante come su di un pezzo di muro azzurro di una bottega di spezie. Camminiamo col naso per aria osservando i fili di luce che scendono a colpire un naso, un baffo, un pezzo di stoffa, una nuvola di polvere di cardamomo.
    Questa è l’immagine che più mi è rimasta impressa di Damasco. Il mercato coperto e le sue luci. Ma anche la piazza enorme, i boulevard dei quartieri nuovi larghi e pieni di palme alte e floride, le stradine piene di fango della periferia dove i bambini corrono tra le pozzanghere ed i vecchi ti invitano a giocare a domino e a fumare un narghilè con loro.
    Più di una volta ci siamo sedute ad un piccolo tavolino di latta a tre gambe ed abbiamo sfidato vecchietti sdentati che ad ogni mossa gridavano felici “ahaaaaaa!!!!” ed afferrato un elemento numerato lo sbattevano con gioia e violenza sulla superficie metallica.
    Poi si fumava felici un narghilè e si beveva the, o meglio “ciai”, il loro delizioso infuso di menta e zucchero.

    E naturalmente, l’emozione primaria della città vecchia la si prova quando, camminando tra le budella del mercato coperto, si apre sulla destra una porta luminosa. [...]
    Ad accoglierti, una piazza perfettamente liscia e brillante di pietra con una fontana al centro, contornata da fila e fila di colonne dove volano centinaia di uccelli. E dal minareto comincia la melodia del muetzin che lancia i suoi urli nostalcici di invito al raccoglimento.'

    Tratto da 'Luce, stelle, architettura e contraddizioni' di Eloisa Vacchini.
  14. Turista Anonimo
    , 24/2/2003 00:00
    "Una volta eliminate le scorie delle emozioni turistiche emergono i grigi.
    Emergono i colori pastello.
    Emergono gli sfumati.
    Ma emergono prepotentemente anche il bianco e il nero dei contrasti che di questa città sono la linfa vitale.
    Uno spettro vario ma anche un vortice che porta all’ unità cromatica scandita dalle note di un fado triste.

    Tratto da: "DA AMALIA RODRIGUES A RICKY MARTIN" di Francesco P.
  15. Turista Anonimo
    , 24/2/2003 00:00
    ...km di niente che creano con il solo buio della notte la stessa seducente scenografia di un presepe vivente...ma sul cammello ci sono io!! Quello che pensai la prima volta che mi sono fatta rapire dal grande deserto del Sahara (oltre a un "se mi addormento qui sopra che succede?")...
  16. Turista Anonimo
    , 22/2/2003 00:00
    "E questo essere avulsi dal contesto quotidiano che ci tocca sorbire e fastidiosamente odio-amare per trecento trenta giorni l'anno, questo dolce sentire e respirare a pieni polmoni il profumo della libertà e della storia più antica, ci fa sentire ad un tempo fortunati e grandi noi che l'abbiamo conosciuta, noi che l'abbiamo vissuta la Grecia,
    noi che l'abbiamo assaporata stando seduti davanti ad un dolce yogurt al miele o ad un piatto di capretto..."

    da "Thassos la verde" di Pepa