1. TIBET il grande bluff

    di , il 10/10/2001 00:00

    Documentandomi sul tibet nell'ultimo viaggio in cina ho scoperto che la situazione non è così drammatica come viene publicizzato.... Chi ha altre notizie?

  2. Marco Benfe
    , 14/4/2002 00:00
    titolo "STORIA DEL TIBET"
    di LAURENT DESHAYES
    collana I VOLTI DELLA STORIA
    editore NEWTON & COMPTON
    traduzione italiana di LUCIO CHIAVARELLI

    ennesimo libro IMPARZIALE che analizza la storia tibetana soprattutto quella dell'ultimo secolo che ci interessa particolarmente.

    P.S.
    ciao paolo
  3. Marco Benfe
    , 29/3/2002 00:00
    all' amico "PALLE" ho letto il uno dei libri che mi consigliavi "STORIA DEGLI ULTIMI 50 ANNI" ma parla di avvenimenti in tutto il mondo fuorchè di TIBET.
    appena ho altre notizie ti farò sapere.
    ciao.
  4. Paolo Motta 2
    , 26/3/2002 00:00
    scusate, provvedo:

    La prigioniera di Lhasa. Ngawang Sangdrol, religiosa e ribelle
    1ª ed.
    Philippe Broussard , Danielle Laeng
    Euro 15,00
    pagine 188
    editore: Fandango 2002
    Traduttore : Manuela Maddamma
    Prefatore : Renata Pisu
    Titolo orig.: La prisonnière de Lhassa
  5. Marco Benfe
    , 25/3/2002 00:00
    hai omesso di srivere autore ed editore così da poter comprare il libro!!!
  6. Paolo Motta 2
    , 25/3/2002 00:00
    per la moltitudine di tibetINDIGNATI consiglio la lettura di:

    La prigioniera di Lhasa. Ngawang Sangdrol, religiosa e ribelle

    Storia di una giovane ragazza TIBETANA che TANTI anni fa ha CHIUSO CON LA VITA NORMALE, dove SI parla di torture, lagher ecc. e la storia è estremamente recente!!!

    "Sul Tetto del Mondo, una donna si batte: Ngawang Sangdrol, la prigioniera di Lhasa. Questa religiosa buddista di 23 anni è incarcerata nella capitale tibetana dal 1992 per aver osato contestare l'occupazione cinese del suo paese. Arrestata e torturata all'età di nove anni, oggi la giovane monaca è considerata il simbolo della resistenza al governo di Pechino. Il Dalai Lama ha lanciato inutilmente appelli per liberarla. Il libro traccia la biografia di questa 'Giovanna d'Arco del Tibet' - dal convento alla prigione, dalla fede alla sofferenza - e la ricostruisce attraverso testimonianze inedite dei suoi amici più cari e compagne di carcere, nuove denunce sulla pulizia religiosa e politica nel paese, la vita quotidiana nel paese delle nevi. Documenti di una forza rara che nulla ignorano delle realtà del Tibet. "

    ciao paolo-milano
  7. Marco Benfe
    , 23/3/2002 00:00
    per la moltitudine di tibetscettici consiglio la lettura di: " LA MIA STRADA PORTA IN TIBET" di SABRIYE TENBERKEN edito da CORBACCIO.
    Storia di una giovane ragazza tedesca che pochi anni fa ha aperto una scuola per bambini non vedenti nel tibet cinese, dove non si parla di torture, lagher ecc. e la storia è estremamente recente!!!
  8. Laura Di mattia
    , 3/3/2002 00:00
    Mia moglie Laura ed io siamo assolutamente d'accordo con quanto pubblicato in questo forum da Piero Verni in risposta alle note non brillanti posizioni espresse in precedenza, posizioni criticate del resto anche presso altri forum telematici.
    Caro Patrizio, le tue/vostre puntate indo-himalyane sono state bellissime, ti/vi sosteniamo a spada tratta.
    LHA GHYEL LHO!!! Max
  9. Roberto G
    , 1/3/2002 00:00
    Veramente ragazzi, che PALLE!!!! D'accordo che ultimamente mi trovo in sintonia con Marco su un po' troppe cose, ma se ritenete che su altri siti ci siano cose interessanti sull'argomento, mettete il link, non stressateci i coglioni con interventi chilometrici a base di copia e incolla.... tanto non li legge nessuno!!
  10. Marco Benfe
    , 1/3/2002 00:00
    ragazzi per i comunicati da amnesty c'è un forum apposito!
  11. Paolo Motta 2
    , 28/2/2002 00:00
    DA AMNESTY INTERNATIONAL - RAPPORTO 2001
    Regione autonoma del Tibet (TAR)
    A gennaio, il diciassettesimo Karmapa, il più importante capo religioso ad abbandonare il Tibet negli ultimi anni, è fuggito in esilio. La repressione di tutte le attività religiose nella regione è stata intensificata durante il 2000. Si pensa che centinaia di monaci e monache buddisti rimangano ancora imprigionati alla fine dell'anno. Molti detenuti sono obbligati a lavorare a lungo in condizioni dure. Scarsa qualità e inadeguatezza del cibo, e condizioni sanitarie pessime, causano problemi di salute a molti reclusi. Solo pochi sono riusciti a evitare le torture e i maltrattamenti, in particolar modo durante i primi tempi della prigionia.

    *Ngawang Choephel, un etno-musicista tibetano, sta scontando una condanna a 18 anni di prigione. Fu condannato nel 1996 per "spionaggio e attività controrivoluzionarie". Mentre era detenuto, ha raccolto materiale utile alla produzione di un documentario sulle arti della tradizione tibetana. Ngawang Choephel è stato detenuto nella prigione di Powo Tramo e, secondo quanto riferito, soffre di salute cagionevole, essendo stato colpito da "bronchite, epatite e infezioni alle vie respiratorie". In agosto, le autorità cinesi hanno dato il permesso a sua madre di venire dall'India fino in Tibet, per visitare il figlio, per la prima volta, dal suo arresto, avvenuto nel 1995.
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    RAPPORTO 1999
    Continuano le restrizioni ai nazionalisti tibetani e ai buddisti nella Regione Autonoma del Tibet. Dalle notizie almeno dieci persone sono morte - una per un colpo di arma da fuoco - in seguito ad una protesta nella prigione di Drapchi all’inizio di maggio mentre rappresentanti dell’Unione Europea stavano visitando la prigione. Molti detenuti che hanno partecipato alla protesta sono stati picchiati e messi in isolamento. Ngawang Sungrab, monaco del monastero di Drepung, e Gyaltsen Choephel, laico di Lhasa, sono stati picchiati così duramente che sono stati portati all’ospedale per cure. Le autorità successivamente hanno ammesso che "disordini minimi" si erano verificati nella prigione all’inizio di maggio, ma hanno negato che come conseguenza sia morto alcun prigioniero. Il 7 di giugno sono morte nella prigione di Drapchi quattro monache detenute in isolamento da maggio - Choekyi Wangmo, Tashi Lhamo, Dekyi Yangzom e Khedron Yonten. Funzionari della prigione hanno detto che si sono suicidate, ma non hanno spiegato come abbiano potuto farlo lo stesso giorno mentre erano in isolamento.
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    RAPPORTO 1998
    Nella Regione Autonoma del Tibet è continuato il giro di vite contro gruppi nazionalisti e religiosi. E’ continuata anche la ‘rieducazione patriottica’ in monasteri e conventi del paese impartita da squadre per la propaganda. Le proteste di monaci e monache che rifiutavano di denunciare il Dalai Lama ha portato ad espulsioni ed arresti, alcuni di loro sono entrati in clandestinità o sono fuggiti all’estero per evitare l’arresto. In febbraio un gruppo di monache della contea di Lhoka Choenkye sono state incarcerate per aver pacificamente protestato contro un gruppo di agenti governativi entrati nel loro convento per dare attuazione alle leggi che vietano l’esposizione di foto del Dalai Lama. Sono state portate nella prigione della contea di Nethang dove molte settimane dopo si trovavano ancora incarcerate. Nel mese di giugno, Jampel Tendar, un monaco del monastero di Gongkar Choede, è stato arrestato per essersi schierato a favore del Dalai Lama dopo che una squadra ufficiale di ‘rieducazione’ aveva chiesto ai monaci di scrivere affermazioni di denuncia nei suoi confronti. Il monaco è stato picchiato sia nel monastero che nei centri di detenzione di Tsethang e Lhasa. Sempre in giugno, le autorità della Regione Autonoma del Tibet hanno diffuso la notizia secondo cui nel 1996 erano state arrestate 98 persone "per aver messo a rischio la sicurezza nazionale". Tra di loro ci sono 14 monache provenienti dal monastero di Ganden e imprigionate per aver preso parte agli scontri con gli agenti del governo avvenuti nel loro monastero nel maggio del 1996 (vedi Rapporto 1996).
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    RAPPORTO 1997
    Un rafforzamento delle misure contro i sospetti nazionalisti e i gruppi religiosi in Tibet ha accompagnato il lancio della campagna anticrimine ‘colpire duro’. All’inizio dell’anno le autorità avevano ordinato la chiusura dei monasteri in Tibet che avevano ‘problemi politici’. In maggio l’applicazione del bando della fotografia del Dalai Lama ha portato a scontri tra gli ufficiali del governo ed i monaci del Monastero Ganden. Alcuni monaci sono stati feriti dall’intervento delle forze di sicurezza e sembra che uno di essi sia successivamente deceduto a causa delle ferite riportate nell’occasione. Il monastero venne chiuso e 90 tra monaci e novizie vennero incarcerati o ‘sparirono’ nei giorni seguenti. Almeno 15 erano ancora detenuti alla fine dell’anno e di altri 45 non si sa più nulla.
    Una campagna di ‘rieducazione politica’ è stata organizzata fra maggio e ottobre nei monasteri tibetani da squadre per la propaganda ufficiale: almeno 15 monaci sono stati arrestati, mentre molti altri sono stati espulsi da numerosi monasteri. Tra coloro che sono stati arrestati vi è Ngawang Tharchin, imprigionato in ottobre e condannato a tre anni per aver discusso con alcuni ufficiali durante una lezione di politica al monastero Drepung, e Tenchog Tenphel, che è stato arrestato in settembre durante una lezione di ‘rieducazione’ al monastero Sakya a sud-ovest di Shigatse ed è morto in una prigione locale due settimane dopo. La polizia ha affermato che egli si sarebbe suicidato, ma non c’è stata nessuna inchiesta sulle circostanze che hanno portato alla sua morte.
    Alcuni laici tibetani sospettati di supportare l’indipendenza del Tibet sono stati arrestati, sebbene pochi di questi casi siano stati resi pubblici. Fra di essi vi sono cinque tibetani accusati di propagandare l’indipendenza del Tibet; essi sono stati condannati fino a 5 anni di carcere durante un’udienza pubblica tenutasi nel mese di maggio a Shigatse.
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    DETENZIONE E TORTURA IN TIBET
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    Nella regione autonoma del Tibet, le autorità hanno represso senza pietà ogni tentativo di opposizione. Amnesty International non prende posizione sullo status politico del Tibet o delle altre regioni. La sua unica preoccupazione si rivolge alle persistenti e violente repressioni dei diritti umani in queste aree. Migliaia di persone sono state arbitrariamente incarcerate e molte sono state torturate da quando le dimostrazioni in favore dell'indipendenza tibetana sono riprese nel 1987. Decine di dimostranti sono stati uccisi dalle forze dell'ordine. Altri sono stati imprigionati per dimostrazioni pacifiche come gridare slogan, mostrare la bandiera tibetana e distribuire volantini indipendentisti. Molti bambini e ragazzi sono stati imprigionati e torturati. Gli ultimi anni hanno visto un aumento della repressione nelle aree rurali in seguito alla crescente tensione sociale. Un numero sempre maggiore di uomini e donne viene detenuto arbitrariamente. Nuove direttive sono state approvate nel 1994 per soffocare le dimostrazioni nazionaliste, e questo ha portato alla distruzione di numerosi templi e monasteri. Almeno 650 persone erano detenute all'inizio del 1995 come prigionieri politici, per la maggior parte monaci e monache incarcerati solamente per aver sostenuto pacificamente l'indipendenza del Tibet.

    Lobsabg Tsondru, un monaco e teologo buddista del monastero di Drepung vicino a Lhasa, aveva circa 80 anni quando ` stato arrestato nel 1990. Sta ora scontando una condanna a sei anni per "coinvolgimento in attività illegali". Nel 1993 si ` saputo che soffre di disfunzioni cardiache.
    Nel 2011, data in cui dovrebbe essere rilasciato, Jigme Sangpo, un ex-insegnante di scuole elementari ora sessantenne, avrà passato 28 anni ininterrotti da prigioniero di coscienza. é stato inizialmente condannato a 15 anni di prigione nel 1983 per "incitamento e propaganda controrivoluzionaria". A questa condanna se ne sono aggiunte altre due per aver urlato slogan indipendentisti in prigione.
    Nel 1989 Phuntsog Nyidron, una monaca di 28 anni del monastero di Michungri, ` stata condannata a 9 anni di prigione per aver organizzato una breve e pacifica dimostrazione indipendentista a Lhasa. Questa condanna ` stata successivamente aumentata a 17 anni per aver registrato canzoni nazionaliste mentre era in carcere.
  12. Stefano Merialdi 1
    , 28/2/2002 00:00
    Patri e Susy ciao e ciao a tutti,vi scrivo a questo forum,dopo aver visionato ,la lettera di quel signore,di cui a parlato Patrizio nelle Web letter saltuarie ai tpc clubbisti;in merito alle ultime puntate Tibetane -Nepalesi,a cui poi,Lucio Verri,ha dato ampia risposta nel sito,nella rubrica posta e risposta;lì pe lì,non ci ho fatto caso,poi sono andato a leggerla,e attentamente ho seguito il discorso,nonostante fosse molto lunga, e laboriosa,e non poco impegnativa.All'inizio,ero perplesso,poi continuando a scorrere la missiva,devo dire,mi ha stupito favorevolmente;e devo dar atto,al signor Giusti mi sembra,che è molto ferrato e documentato,e parla con cognizione,sulle vicende Tibetane;A cui non posso,onestamente,contrapporre un altrettanto conoscenza minuziosa del paese in questione;primo,perchè non ci sono mai stato personalmente,e forse nemmeno il lettore in questione;e quindi non posso,dire,quali sono le reali condizioni dei Tibetani o Nepalesi;visti direttamnte e per contatto diretto;cosa che fornirebbe a chiunque,un esperienza,più completa e veritiera;mentre altro conto,e parlare e pontificare,sulla storia delle dominazioni cinesi,in un modo che mi è parso,troppo astratto,e comunque secondo grandi visioni teoretiche e per mezzo di teorizzazioni accademiche e nozionistiche; su un paese,come il Tibet,attraverso dei vecchi testi scolastici,o tramite lettura di testate,giornali,o chi per loro;ma da quanto ho visto, nelle ultime due puntate,famigerate trattate,e combinazione,ho seguito solo quelle,e non tutto il viaggio.In tutta onestà,non mi è parso,che lo staff di Tpc,tendessero, a dare delle versioni di parte,o solo pro-Free Tibet,come dice il lettore;nessuno vuole disconoscere,i meriti reali,del regime cinese,che a qaunto pare,ha fatto molto,in un paese,comunque non suo;dove il popolo,pur bisognoso e misero che dir si voglia;ha comunque,da quel poco che ho visto,tradizioni,lingua e rituali etnici,folklorisitici ed etnologiici;che non sono omologabili,e riconducibili,in toto alla storia e alla mentalità cinesi.Se non ricordo male,Pat e Susy,più volte hano rimarcato,di come in qualche modo i Tibetani,hanno sempre lottato,per non essere anullati e assorbiti,completamente,dalla cultura cinese;perchè indubbiamente,sia trecento anni fa,in tempi arcaici;che ora,sempre di invasione politica e culturale,oltre che militare,si è trattato.Ora,può essere che cento anni fa,o anche più;i Tibetani,non fossero un paese indipendente,o non sapevano di esserlo;o comunque esistevano come etnia a parte,con usi e costumi propri,e questo mi pare,che nelle puntate si sia rimarcato;ma non avevano coscienza di classe,o di se stessi come popolo;ed allora,a quei tempi la dominazione cinese,fu possibile,consentita e duratura.Sul fatto,che gli altri paesi,abbiano riconosciuto questo dato di fatto;non vuol dire niente.Si sa,che chi vince un paese non suo,se lo domina ha sempre ragione;vedi la Polonia nella second aguerra,o anche il KuwAIT E kOSSOVO E COMPAGNAI BELLA;SE CE NE FOSsiMO STATI ZITtI,IN QAULCHE MODO,AVREMO RICONOSCIUTO,QUESTI fatti,come ormai compiuti e assodati.Poichè Saddam,non si sarebbe mai sognato di andarsene,e ci sarebbe rimasto.Intanto,è sempre doveroso, e necessario,fare dei distingui,tra storia,con relative guerre e colonialismi ingiustificati,e tradizione identità politica e geo culturale,d'un popolo;perche se così non fosse,allora;si può dire che è giusto tutto;è giusto il controllo inglese sull'Irlanda,perchè tanto,è stata conquistata secoli fa.Sarebbe stato giusto,che il lombARDO VENETO,RESTASSE ALL'aUSTRIA;tanto,c'erano già da un pezzo,e magari economicamente,a Trieste ,conveniva pure.In America latina,c'erano gli spagnoli,quindi la Bolivia,era di fatto loro;e così doveva restare.Ma queste,sono tutte balle;è logico che la Spagna non torni agli Arabi,perchè mai agli Arabi è appartenuta;l'avevano conquistata è vero;ma non era un paese arabico o medio orientale di certo;sia geograficamente,che storicamente,la Spagna,rientrava ,in un orbita occidentale;puttosto,che esere unan terra da Mille e una notte.La Sicilia,era araba; non perchè l'aveva voluto,ma perchè i sultani,ci erano sbarcati a spron battuto,passando a fil di spada,chi si opponeva;e proponendo l'abiura,in cambio di vantaggi economici.Ora,io non conosco la storia cinese,a mena dito;ma a occhio e croce;vedendo come i cinesi affrontano,le dissidenze interne,con la mano pesantuccia;non credo,che neanche la dinastia Ming,o Manciù di trecento a nni fa;ci sia andata tanto leggera col Tibet.Ora,siamo d'accordo,che con gli inglesi,era pure peggio;e che non è,che i lider e i politici,tibetani,siano proprio delle aquile;ma questo non significa,che non siano degni dell'indipendenza;o che non abbiano raggiunto una maturità intellettuale,o culturale;che fa capire loro;che la CIna è un altra parrocchia;e il gli occhi a mandorla dei tibetani,non significa che siano affini più di tanto ai cinesi.E' interessante,il ragionamento,sul potere e la ricchezza dei Dalai Lama e dei vari preti tibetani;su questo punto,posso essere d'accordo;la casta sacerdotale,non se la passa male,a giudicare da quei pò ,pò di templi e pagode,che esprimono non solo arte,ma una certa ricchezza e potenza;a differenza della gente,che magari fa la fame;ma come tutte le caste teologiche e sacerdotali,e ovvio;che anche i Lama,hanno portato acqua ,prima di tutto al loro mulino.Però,bene o male,sono tibetani;sono nati lì;i cinesi,invece no.Questi,ne vengono d a fuori;e vogliono comandare un paese;da cui differiscono.Un pò come la Russia,ha tentato di fare,con l'Afgahnistan;una provincia orientale in più o in meno...
    I cinesi,non possono pretendere,di giustificare,il lor imperialismo,tanto qaunto non potevano giustificarlo più di tanto,gli inglesi o chi per loro.Diciamo,che i cinesi,hanno atteso,il momento giusto e il posto giusto;per rientrare,da dove se erano già sloggiati,a suo tempo.Forse,prima i tibetani,non avevano gli strumenti,o i mezzi di informazione ,nè i media;e in tempi primordiali,erano troppo disuniti e in rivalità tra loro,per opporsi ai cinesi;ma ora,il mondo è cambiato,tranne che per la Cina ,che insegue ancora,vecchi fantasmi,d'u comunismo,che altrove,non esiste più.Non so,come il Tibet,userà al sua libertà;comunque,vorrei l'avese;vale pur sempre la pena di rischiare,per la libertà.
  13. Marco Benfe
    , 28/2/2002 00:00
    a freddo e dopo alcuni interventi concordi si ragiona meglio, indubbiamente condivido il tuo ultimo intervento e difatti con il lancio di questo forum ho voluto lanciare un sasso in un lago di voci di parte. ora posso sotterrare l'ascia di guerra.
  14. Roberto G
    , 27/2/2002 00:00
    Ciao Marco! Il forum in effetti si è un po' troppo spostato sui problemi della sinistra, ma solo perché ci si è messi a commentare la sparata di quel penecefalo che ha accusato i tpc di fare marchette all'adidas... Mi pare di aver capito che, di gente che è stata in tibet recentemente, ne sia intervenuta molta... Sai cosa penso? Penso che molto probabilmente la verità sta nel mezzo... ovvero che ci sia in effetti una presenza ingombrante e per certi versi indesiderata della Cina in Tibet, ma che come spesso accade, i media e alcune frange della popolazione "oppressa" cavalchino la tigre ed accentuino i toni per degli scopi ben diversi che il benessere del popolo tibetano...
    Saluti
    Roby
  15. Marco Benfe
    , 26/2/2002 00:00
    carissimi!
    il tema del forum era comunque quello di definire la situazione in tibet oggi!
    e non dei problemi della sinistra che a mio parere ai tibetani non frega assolutamente nulla!!
    come non gli frega se ci piace o meno il programma!!
    c'è qualcuno fra i tanti delatori che è stato in tibet (quello vero) recentemente???
  16. Roberto G
    , 25/2/2002 00:00
    Direi che Vittorio ha fotografato perfettamente la "voglia di autogol" di certi militanti di sinistra.
    A lui va sinceramente la mia stima personale (che magari non gli interesserà) per la lucidità, la coerenza e anche la volontà di costruire qualcosa.
    Con simpatia
    Roberto